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Luca Mazzucchelli - "Lo psicologo che non usa il lettino..."

  
  
  
  
  

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ortoressiaOrtoressia

Mangiare cibi biologici, fare sport, non bere, non fumare sono tutte condotte tipiche di quello stile di vita esemplare che i media, a partire dagli anni ’90, hanno incessantemente promosso con campagne su salutismo, benessere, fitness e wellness.
La ricerca ossessiva di tale modus vivendi, tuttavia, può divenire un problema soprattutto per quanto concerne il rapporto col cibo: si inizia escludendo alcune macro categorie alimentari, come la carne o i cibi di origine vegetale, per poi giungere a frequentare solo supermercati specializzati, fare propri esclusivamente regimi nutrizionali alternativi (Macrobiotica, Veganismo, Crudismo, etc.) ed avanzare, quindi, una crociata contro il cibo sospettato di essere inquinato, industriale, nemico, sviluppando, così, una vera e propria patologia: l'Ortoressia.
Il termine Ortoressia deriva da greco “orthos”, ossia “giusto” e “orexis”, ovvero “appetito”, ed indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano; fissazione diretta sulla qualità, quindi, piuttosto che sulla quantità del cibo ingerito che, talvolta, sconfina in un quadro di ipocondria paradossale: il timore di un sostentamento scorretto impone all’ortoressico uno stile alimentare talmente rigoroso da esporlo costantemente al rischio di sviluppare gravi carenze nutrizionali e, quindi, importanti sintomatologie medico-psicologiche.
Descritta per la prima volta nel 1997 dal dietologo statunitense Steve Bratman, autodefinitori ex-ortoressivo, si caratterizza per la presenza di un’eccessiva preoccupazione per la purezza del cibo e lo sviluppo di rigide regole alimentari che, se non rispettate, conducono a sperimentare senso di colpa, rabbia, umore depresso ed ansia.
Trattandosi, come si è già detto, di un’ossessione, ossia di un pensiero fisso, il soggetto ortoressico trascorre ore a discutere sull’esistenza di cibi puri o impuri e ad acquistare scrupolosamente alimenti da cucinare, poi, con eccessivo rigore. Cibarsi diventa un rituale rigido e maniacale. Una condanna, una galera di cui non si è consapevoli; si crede, anzi, di amare se stessi e farsi del bene, di tenere alla propria salute. Avviene, così, una sorta di demonizzazione di alcuni cibi, col conseguente disprezzo per chi non segue lo stesso regime, determinando vere e proprie problematiche relazionali.
Nel libro “Health Food Junkies” Bratman, definisce questa categoria di soggetti “drogati di cibo sano”, con riferimento alle analogie che, per dispersione di tempo e modalità di ricerca, questo tipo di disturbo ha con le dipendenze patologiche: sono soggetti che necessitano di programmare scrupolosamente i propri pasti e conoscere ciascun ingrediente contenuto negli alimenti che stanno per assumere, evitano le “mangiate sociali” e, nel caso in cui non possano farne a meno, portano con sé cibi pronti e stoviglie personali. Mangiano, insomma, il cibo più “giusto”, senza considerarne sapore o odore, rinunciando a quello che più piace.
Come per l’Anoressia, tale problematica destabilizza i vari ambienti di vita di chi ne è affetto (lavorativo, familiare, sociale) e conduce alla perdita di peso, poiché depriva l’individuo, ignaro o disinteressato a tutto ciò, dei nutrimenti essenziali al benessere psicofisico (minerali e vitamine), preludendo, così, alla comparsa di dannose patologie organiche (osteoporosi, arteriosclerosi; etc.).
Anche l’ortoressico possiede, inoltre, un’idea distorta di perfezione e, avendone timore, si nega il piacere del cibo.
Poiché il confine tra un’alimentazione sana e lo sviluppo della patologia in oggetto appare labile e sfumata, soprattutto per chi mette in atto tali comportamenti, Bratman ha ideato il seguente test secondo cui, il soggetto che risponde affermativamente ad almeno quattro domande viene classificato “potenzialmente” ortoressico, in un crescendo di gravità che giunge ad un livello maniacale della stessa.

1.    Spendi più di 3 ore al giorno riflettendo sulla tua alimentazione?
2.    Pianifichi i tuoi pasti diversi giorni prima?
3.    La possibilità che i cibi assunti ti facciano ingrassare è sempre più importante del piacere di mangiarli?
4.    Lo stato d’ansia nella tua vita è aumentato da quando hai riflettuto sulla tua alimentazione?
5.    Sei diventato più severo con te stesso nei confronti del tuo comportamento quotidiano e alimentare?
6.    La tua autostima aumenta quando ti alimenti correttamente?
7.    Hai eliminato radicalmente diversi cibi che ti piacevano in favore di cibi più salutari?
8.    Ti riesce più difficile mangiare fuori casa?
9.    Ti senti in colpa quando non mangi in modo corretto?
10.  Ti senti in pace con te stesso ed in pieno controllo quando mangi in modo corretto?

Dott. ssa Giada Pietrabissa

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