La ferita del lutto
Un lutto elaborato non comporta l’assenza di una ferita: come detto nelle fasi iniziali di questo contributo, tendiamo sempre a conservare il lutto, in quanto costituisce il modo per mantenere il legame con la persona scomparsa. La ferita tipica di un lutto elaborato è però una ferita che si è cicatrizzata: il segno rimane, ma consente di continuare a vivere; proprio come le ferite di vecchi traumi fisici: ci sono momenti in cui il dolore si riacutizza, ma si riesce a preservare un funzionamento normale.
“Il dolore per la sua assenza non potrà mai essere più grande della gratitudine per esserci stato”.
Questa frase tratta dai diari di Etty Hillesum, che l’autrice dedica al marito defunto, è un ottimo esempio di quello che si può considerare un lutto elaborato, nel quale il patrimonio affettivo della persona scomparsa diventa una fonte di ricchezza per i superstiti.
BONANNO G.A., WORTMAN C.B., NESSE R.M, Prospective Patterns of Resilience and Maladjustment During Widowhood, Psychology and Aging, 19 (2), pp. 260-271, 2004.
BOWLBY, J., Attaccamento e perdita. Vol. 3, Bollati Boringhieri, Torino, 1983.
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