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Luca Mazzucchelli - "Lo psicologo che non usa il lettino..."

  
  
  
  
  

Le basi teoriche della psicoterapia breve strategica


terapia breve strategicaPsicoterapia breve strategica: le origini teoriche

Dopo avere trattato l'approccio sistemico relazionale, in questo articolo, rivolto più agli esperti del settore ma anche ai curiosi dell'argomento, vorrei sinteticamente delineare le basi teoriche della psicoterapia breve strategica, che si rifanno principalmente a tre tipi di correnti di pensiero: la cibernetica, il costruttivismo e il lavoro di Milton Erickson sull’ipnosi.

In particolare parlerò di
La terapia breve strategica e la cibernetica
La terapia breve strategica e il costruzionismo
La terapia breve strategica e Milton Erickson

La terapia breve strategica e la cibernetica

La cibernetica è la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione. In base a questo approccio le relazioni tra le persone vanno considerate nella loro totalità e interdipendenza: è impossibile ignorare l’influenza che il sistema ha sulla persona e viceversa.
 
Tra le molte implicazioni portate dalla cibernetica, mi preme in questa sede concentrarmi sul passaggio da una causalità lineare a una circolare, come nuovo modo di pensare alle relazioni umane e al comportamento. Vengono così coniate tre “leggi” dei sistemi che sono molto importanti per comprendere i presupposti sui quali si basa la terapia breve strategica: la totalità, la retroazione e l’equifinalità. 
  1. Totalità: si presuppone che un sistema non sia dato solo dalla somma degli elementi che gli appartengono, ma a qualcosa di più complesso. Scompaiono (in quest’ottica) le terapie individuali e ci si concentra sulle interazioni che la persona instaura con l’ambiente circostante: le relazioni con se stesso, con gli altri e anche con il mondo, ossia come l’uomo vive all’interno della propria cultura e scala di valori.
  2. Retroazione: il rapporto fra gli elementi del sistema è basato sullo scambio comunicativo, ovvero sulla circolarità dell’informazione. In base a questo principio il problema non è mantenuto dalle cause originali e traumatiche che lo hanno provocato, ma è sostenuto e mantenuto da meccanismi attuali. E’ questa una rivoluzione copernicana che sposta l’ottica analitica dal passato al presente. Da un terapeuta strategico raramente si andrà alla ricerca di cause nell’infanzia o dell’analisi approfondita dei rapporti da piccoli con i propri genitori. C’è, invece, una preferenza a concentrarsi su quello che la persona fa nel presente o, tuttalpiù, ci si rivolge a un passato molto prossimo. Tuttavia questa operazione non è finalizzata a cercare la causa del problema, ma ad osservarne l’evoluzione.  Facciamo un esempio concreto: una persona che da 15 anni soffre di attacchi di panico, da un analista, inizierebbe a cercare le cause del passato, lontane nel tempo. Per il terapeuta strategico breve non si possono cercare le case passate, perché troppo lontane ne tempo per essere modificate. Si può, però, modificare il presente agendo sui fattori che mantengono il problema vivo: la maggior parte del lavoro terapeutico è orientato nel futuro al fine di perseguire in tempi brevi il cambiamento.
  3. Equifinalità: I risultati non sono determinati dalle condizioni iniziali, ma dalla natura del processo. Pertanto gli stessi risultati possono anche avere origini diverse. In altri termini possiamo dire che è possibile seguire strade diverse per arrivare al medesimo punto di incontro. E, una volta arrivato allo stesso punto di incontro, posso nuovamente percorrere diverse strade. Quindi davanti a un problema, si può decidere di agire non più soltanto sull’individuo, ma su ogni componente dello stesso sistema.
 

 

costruttivismoLa terapia breve strategica e il costruttivismo 

Secondo questa corrente di pensiero la realtà non può essere considerata qualcosa di oggettivo e indipendente dal soggetto che la esperisce, perché è il soggetto stesso che costruisce.
Jean Piaget non è oggi considerato uno psicologo costruttivista, ma le sue idee hanno contribuito nel 900 a dare un forte impulso allo sviluppo di quest’ottica. Lui sosteneva che il bambino costruisce la realtà attraverso la sua esperienza, senza la quale non impara: prima fa, poi costruisce la realtà e quindi l’esperienza. La conoscenza non è uno stato, ma un processo
Nella terapia strategica questo concetto viene ripreso in quanto si tende a fare compiere alla persona diverse esperienze (le così dette prescrizioni di comportamento, che sono cose da fare o da pensare per promuovere il cambiamento) e successivamente si attende il loro effetto, che andrà a influenzare le cognizioni.
Altra figura chiave nella formazione del pensiero costruttivista è Von Foerster, il quale sosteneva l’impossibilità di non influenzare un sistema una volta che si entra in contatto con esso. Allo stesso modo i terapeuti strategici sono consapevoli di essere parte di un sistema che inevitabilmente influenzano: non resta loro che capire come e quanto farlo, decidendo di non lasciare una influenza casuale e incontrollata, ma di prenderne possesso a livello strategico.
Maturana e Varela sono due neurofisiologi che hanno scoperto i sistemi autopoietici. Osservando la vita biologica di alcuni animali, hanno notato che il sistema si struttura e tende a mantenere il proprio equilibrio interno. Un concetto, questo, molto simile a quello di omeostasi, per il quale nel sistema (anche ovviamente nel sistema chiamato famiglia) viene preservato l’equilibrio esistente anche se patologico. La resistenza al cambiamento delle persone, in quest’ottica, non deve essere combattuta ma utilizzata alla stregua di un’energia vitale.
George Kelly, invece, elabora la teoria dei costrutti personali, per cui è la persona a costruire la realtà che lo circonda. Il compito dello psicologo è non più comprendere la realtà oggettiva, ma la realtà della persona, quella individuale.
Infine Bateson, il quale si occupò a lungo di comunicazione sottolineando i suoi aspetti di contenuto e di relazione, e di molti altri concetti fondamentali alcuni dei quali ho già analizzato nell'articolo sull'approccio sistemico relazionale ma anche e soprattutto quando parlo di come si costruisce la nostra identità psicologica.

 

Milton Erickson

 

Milton Erickson e gli studi sull’ipnosi

 

Innumerevoli i contributi forniti da questo autore. In maniera sintetica accennerò ai seguenti:
  • L’idea che debba essere il terapeuta a sintonizzarsi con il paziente e non viceversa: ci si sposta dalle terapie che impongono al paziente un apprendimento del linguaggio psicologico. E’ fondamentale pertanto che il linguaggio dello psicologo sia calzato su quello della persona, per farlo sentire a suo agio e comunicare più efficacemente.
  • L’idea che la terapia dovesse terminare nel minor tempo possibile
  • L’importanza dell’agire rispetto al semplice pensare: agire prima di pensare aiutare la persona a comprendere meglio, perché ha già fatto esperienza.
  • Agire nel qui ed ora, mettendo il focus dell’attenzione sul presente e non più sul passato
Queste inestrema sintesi tre correnti fondamentali per lo svilupparsi della terapia breve strategica.
In questa intervista, invece, parlo con Giorgio Nardone di alcune caratteristiche generali dell'approccio breve strategico

La terapia strategico breve - Intervista a Giorgio Nardone


Luca Mazzucchelli


 

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