Roma Professioni addio, o forse arrivederci.

Negli ultimi anni migliaia di giovani italiani hanno preso il sogno dei genitori che li avrebbero voluti architetti, notai, avvocati, ingegneri o commercialisti, e lo hanno riposto nel cassetto.

Il mercato del lavoro saturo, l’incompiutezza della riforma Monti che invece di riconoscere un compenso per il tirocinio si è limitata ad un rimborso spese facoltativo, l’incapacità delle famiglie di sostenere economicamente anni di studio e formazione, sono solo alcune delle ragioni che hanno portato alla “crisi delle vocazioni” dei nuovi professionisti.

Il fenomeno non ha escluso nessuna categoria, come conferma Domenico Posca, presidente dell’Unione italiana commercialisti. «Dopo anni di boom delle iscrizioni agli ordini – spiega Posca – da qualche tempo i giovani si orientano sempre meno verso l’attività professionale. Le difficoltà di accesso di talune professioni, come notai e farmacisti, e l’eccessivo numero di professionisti in altre, scoraggiano i neolaureati a intraprendere questa strada. Si consideri poi che dopo la laurea il tirocinio di accesso è spesso lungo, faticoso e malpagato o addirittura non retribuito

affatto».


Tra il 2007 e oggi la categoria degli ingegneri ha perso per strada il 15,7% di nuovi laureati; i geologi hanno visto contrarsi il numero dei partecipanti all’esame di abilitazione del 28,2%, gli psicologi del 33, i chirurghi del 7 e gli architetti del 19,9%


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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Negli ultimi anni la categoria degli psicologi ha perso il 33% degli iscritti. La crisi sembra colpire tutti indistintamente…


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  1. Creare delle zone free-gadget, nelle quali è assolutamente vietato avere la connessione a internet o utilizzare strumenti tecnologici: soprattutto nelle camere da letto o nel soggiorno sarebbero da evitare smartphone, tablet e computer portatili. Nei casi più gravi anche i cellulari.
  2. Se utilizzate solitamente i vostri dispositivi collegati al web per ascoltare musica, lavorare, prendere appunti, fare foto, la soluzione migliore è farlo in modalità “aereo” che disattiva le connessioni wireless, in modo da potersi prendere una pausa senza dover rinunciare a quello di cui si ha bisogno.
  3. Fare viaggi con amici, parenti, partner, in luoghi dove non c’è internet e il segnale del telefonino è inesistente.
  4. Disattivare, di tanto in tanto, le notifiche dei social network: abbandonare Facebook, Twitter, Pinterest, Instagramm, le e-mail, può dare un reale senso di sollievo.
  5. Lasciare a casa qualunque dispositivo collegato a internet quando si esce con gli amici. Godersi la realtà senza twittare, geolocalizzarsi su Four Square e pubblicare foto su Instagramm o chattare con persone lontane, è un ottimo modo per trascorrere le proprie ore di relax e divertimento.

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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Interessanti indicazioni per chi sente di stare perdere il controllo nel rapporto con la dimensione online…


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Un lampo e la vita scorre alla velocità dei millesimi di secondo, finendo per svanire d’improvviso. E allora ai familiari, agli amici e ai conoscenti non resta che il ricordo e il dolore, profondissimo, per la perdita di un figlio, un marito, una moglie, un parente.


Succede che familiari e amici, atterriti dal dolore, lasciano ricordi e messaggi, sfogliano album di foto del passato che poi pubblicano sulle loro bacheche virtuali sul web, si sfogano e interagiscono tra loro. È un modo per farsi forza e continuare a vivere, aiutandosi reciprocamente.


È un modo per elaborare il lutto, segno dei tempi, in cui i social network, in particolare Facebook, giocano un ruolo chiave e possono essere d’aiuto alle persone per superare tragedie il cui ricordo, purtroppo, è inestinguibile.


Su Facebook nascono pagine ad hoc dedicate ai ragazzi scomparsi o comunque i genitori mantengono attivi i profili dei figli, come prolungamento della memoria attraverso le nuove tecnologie. Che ne pensa dottoressa Montesi?
“È sicuramente molto utile nel percorso dell’elaborazione del lutto da parte di chi lo subisce, soprattutto se si tratta di ragazzi giovani. I genitori si ritrovano soli, soli nel loro dolore, e i social network, strumenti dal grande potere comunicativo, di condivisione, possono aiutare ad esprimere il dolore.


E poi nei genitori scatta il senso di mantenimento delle abitudini e dei contatti primari della persona scomparsa che grazie ai social network è possibile. Il padre e la madre dello scomparso così mantengono i contatti con gli amici”.


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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Credo che se i social possono aiutare in un primo momento dell’elaborazione del lutto, rischiano se utilizzati in maniera sbagliata di legarci eccessivamente a chi non c’è più, rendendo poi più complesso il voltare pagina e metaforicamente “sepellire” il defunto.


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Pausa pranzo e slot machines.


Al ristorante Spizzico di via Monte Bianco a Milano, oltre a pizza, bibita e stuzzichini, i clienti trovano in sala anche quattro macchinette della fortuna. Le slot guardano in faccia la distesa di tavoli del ristorante, dove si assiepano impiegati, addetti dell’Atm della vicina sede dell’azienda trasporti, operai e passanti. 


Quattro apparecchi disposti attorno a una colonna, a pochi metri dall’ingresso. Danno il benvenuto ai commensali. 


Il ristorante, della catena Autogrill, raccoglie negli stessi spazi le insegne Spizzico, Puro Gusto e Ciao (tre dei marchi del gruppo). Ce n’è per tutti i gusti. Anche per chi abbia voglia di tentare la fortuna.


Affidandosi magari alla moneta di resto dopo aver pagato il pranzo, moneta infilata senza troppa convinzione nella fessura della macchinetta per vedere se la giornata cambia faccia.


Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa dell’azienda, nel capoluogo lombardo ci sarebbero altri due punti vendita dove si può giocare. «È un’attività complementare e marginale rispetto al nostro business principale», spiegano dal quartier generale del gruppo.


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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

E’ un vero scandalo quanto sta avvenendo sempre più frequentemente a Milano (ma non solo…).

Lo stato non dovrebbe permettere la diffusione di queste macchinette, e mi viene male a pensare che sia solo per un motivo economico che certe realtà vengano tollerate, avvallate, mantenute.


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Emotion Sense, un’app messa a punto da un gruppo di ricercatori della University of Cambridge che, registrando l’umore dell’utente in vari momenti della giornata e sfruttando i vari sensori del dispositivo, potrebbe essere in grado di trasformare il proprio smartphone in una sorta di psicoterapeuta tascabile.

Il dispositivo sarà in grado di raccogliere numerosi dati relativi alle modalità di utilizzo del telefono. Utilizzando il GPS, l’accelerometro ed il microfono dello smartphone Emotion Sense terrà traccia dei movimenti dell’utente, delle sue attività e della rumorosità dei luoghi nei quali si reca e, più volte al giorno gli sottoporrà brevi questionari per indagare sul suo umore.

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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

A parte il titolo, ovviamente provocatorio, io credo che questa sia una testimonianza dell’importanza crescente che le nuove tecnologie si ritagliano anche all’interno della nostra professione.

Ovviamente un telefonino non potrà prendere il posto dello psicologo, ma che dire del suo utilizzo per raccogleire dati da analizzare poi assieme al paziente in seduta?

O di poterlo considerare come una sorta di diario per monitorare l’andamento della settimana e dare anche dei feedback all’utente in merito al suo umore?

RIcordo a tutti che il 25 maggio, presso l’Universita Cattolica di Milano, sto organizzando un convegno che parlerà proprio del rapporto tra psicologia e nuove tecnologie… Maggi info sul sito www.opl.it

Luca Mazzucchelli


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Vi sentite esauriti, con la vena creativa completamente ko?


Provate a passare quattro giorni a contatto con la natura, in un posto selvaggio e soprattutto senza nessuna diavoleria tecnologica fra i piedi: vi ritroverete con testa e pensieri limpidi e la vostra capacità di inventiva ne guadagnerà non poco.


Lo dimostra una ricerca statunitense pubblicata sulla rivistaPLOS One, secondo cui la natura nutre le idee e il cervello: dovremmo ricordarcelo più spesso, in queste nostre vite incollate al computer.


Tutto questo assume particolare importanza dal momento che, come riferisce Strayer, i ragazzini passano in media appena 15-25 minuti al giorno all’aria aperta e invece, stando alle stime, fra gli 8 e i 18 anni trascorrono oltre 7 ore al giorno fra tv, computer, cellulari e tablet.


Ma come può la natura dare un’iniezione di vitalità alla nostra creatività?


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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Appoggiarci troppo alle nuove tecnologie implica il rischio di farci perdere alcune capacità che ci vengono naturali.

Ora anche la ricerca (se ce ne fosse mai stato il bisogno) rimarca l’importanza di non vivere troppo nel virtuale ma di tenere a mente nella propria tabella di marcia l’importanza di “staccare” la spina.


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La terapia proposta dal professor Nesci, per far ripartire la vita di un individuo congelato dal lutto di una persona cara, si svolge in 5 fasi:


la presa in carico del paziente (durante la quale il terapista spiega il metodo che usera’);


il lavoro sulle immagini (in cui il paziente, con l’aiuto di familiari e amici, porta in visione delle foto per lui significative, le condivide col terapista, evoca ricordi e rivive emozioni perdute);


la scelta di una colonna sonora in una apposita seduta (la “music session”) in cui si ascolta e si commenta il brano musicale;


la produzione del video (“montaggio psicodinamico”) fatta da un esperto (all’oscuro della storia del paziente) che collabora col terapista, al di fuori del setting della terapia;


la visione del video stesso in una seduta ad hoc (la “screening session”) in cui finalmente paziente e terapista osservano, commentano ed elaborano, il materiale multimediale prodotto;


la fine del lavoro, simboleggiata dalla consegna dell’oggetto della memoria al paziente.


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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Esempio interessante di come le nuove tecnologie possono affiancare lo psicologo sempre di più in seduta dando un importante valore aggiunto.

Questo chiaramente non significa sostituire l’uomo, ma aiutarlo affinchè il suo intervento possa essere sempre più efficace.


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Il Corriere ha deciso di indire un concorso dedicato a mamme, papà, single che si sentono imperfetti, che corrono, corrono, corrono.

Perché «mamma imperfetta» è una categoria dello spirito, non ha sesso, né età.

È dedicato a tutti quanti vivono l’imperfezione come seconda pelle, animati sempre da dubbi e che mettono in discussione ogni cosa, sentendosi perennemente in colpa. 


In 1.500 battute potrete raccontarci la vostra storia, la vostra esperienza di genitore imperfetto, che si sente inadeguato, di single che arranca inquieto e irrequieto.


E a giugno, quando terminerà la web serie (25 episodi di 8 minuti), le più divertenti saranno pubblicate su La 27esima Ora, e le migliori su una pagina speciale del quotidiano Corriere della Sera dedicata proprio a mamme, papà, single: tutti, avventurosamente, imperfetti.


Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Interessante il concorso indetto dal Corriere della Sera che punta a favorire la condivisione di esperienze relative alla genitorialità oggi.

Credo che il confronto, il racconto e l’ascolto congiunto di storie di vita sia utile alla crescita e all’accettazione anche di alcuni limiti che – inevitabilmente – tutti quanti si trovano prima o poi a misurare.


See on 27esimaora.corriere.it

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  1. Diventa consapevole delle tue emozioni negative chiedendoti: Come mi sento adesso, in questa situazione? (emozioni negative)
  2. Individua quali risorse e qualità hai bisogno di recuperare dentro te stesso, chiedendoti: Come mi voglio sentire adesso, in questa situazione? (emozioni positive: forte, coraggioso, sicuro di me, rilassato, sereno, ecc…)
  3. Ricorda: Per avere la sicurezza in te stesso, nell’abilità di gestire un’emozione negativa, ricordati quella volta quando ti sei trovato in circostanze simili e come in passato sei riuscito a gestire questa emozione.
  4. Rinforzati ancora di più chiedendoti: Se si trovasse in questa situazione una persona a me cara, che amo (figlio, partner, familiare, amico del cuore, ecc…) che cosa gli direi, cosa gli consiglierei di fare per riprendere il controllo di se stesso?
  5. Modellati: Metti in pratica tutto quello che hai capito dai punti 2-3-4
  6. Infine: Adotta un atteggiamento positivo verso la vita… sempre!


Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

6 passaggi da tenere a mente per cercare di meglio gestire le emozioni negative…


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I ricercatori hanno rilevato che vivere circondati da alberi, prati e fiorellini produce un effetto significativamente positivo.


Il dottor Mathew White e colleghi dello European Centre for the Environment and Human Health hanno in particolare sottolineato che gli intervistati riportavano meno stress mentale e un più elevato senso di soddisfazione generale quando vivevano in zone più verdi.


Anche nei casi in cui hanno dovuto far fronte di esperienze “stressanti” di vita, sul lavoro, in famiglia, di salute, etc, il verde ha continuato ad esercitare i suoi effetti, alleviando i sentimenti “negativi”. 


“Abbiamo accertato che vivere in zone urbane relativamente verdi ha un impatto significativamente positivo sulla psiche”, ha spiegato il dottor White, citato dal sito della Bbc.


“Questi elementi sono importanti per i politici e gli amministratori locali quando si tratta di decidere se investire le risorse pubbliche ai parchi o agli spazi verdi. Così sanno a quali risultati positivi vanno incontro”, ha commentato il dottor White.


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Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Noi siamo anche risultato del rapporto con l’ambiente che ci circonda.

Questo concetto, apparentemente banale e scontato, spesso è troppo trascurato da chi amministra i nostri denari.


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