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Studiare senza averne voglia. Come imparare ad imparare

studio psicologiaLa fine della scuola rappresenta un momento di bilanci: genitori, insegnanti e figli si interrogano sull’andamento dell’anno, sulle difficoltà riscontrate, sulle competenze.

Davanti alle valutazioni finali degli insegnanti, una domanda frequente riguarda l’abilità di studio: “mio figlio sa studiare?”, “è motivato a farlo?”, “come aiutarlo ad imparare ad <imparare>?”.

Le abilità di studio e la differenza tra apprendimento incidentale e intenzionale

Una distinzione classica della psicologia è quella fra apprendimento incidentale a apprendimento intenzionale. Si ha un apprendimento incidentale quando si è esposti a determinate esperienze dove l’obiettivo principale non è generare apprendimento (es. si guarda un film o un documentario su di un argomento che poi si ricorda). Si ha un apprendimento intenzionale quando, intenzionalmente, ci si impegna per imparare cose che non si conoscono.

In alcuni casi l’apprendimento incidentale è funzionale e alcune volte porta a risultati migliori di quello intenzionale; questo perché è automotivante, basato sull’interesse. I suoi effetti non sono però né rapidi, né solidi e non consentono di rispondere a richieste esplicite.

La scuola impegna gli studenti in sforzi di apprendimento intenzionale più o meno intensi per rispondere ai propri obiettivi curriculari. L’impegno intenzionale richiede molto spesso un carico di risorse cognitive elevato, l’utilizzo di abilità specifiche di strumento e complesse, memoria e attenzione e soprattutto motivazione e disponibilità emotiva. È così frequente riscontrare noia, distrazione, lentezza, ritardi, stanchezza, scarsa capacità di dosare i tempi, cattiva assimilazione dei contenuti, ecc.

organizzazioneIl punto critico: metodo e motivazione

I “cattivi studenti” sembrano avere difficoltà in due ambiti:

  • possiedono poche conoscenze e strategie che compongono il metodo di studio; 
  • hanno minor motivazione.

In particolare, possiedono poche conoscenze rispetto al proprio atteggiamento di fronte al compito, sono poco consapevoli di come funziona la propria mente e del fatto che il processo di studio possa essere analizzato, controllato e modificato. Hanno poi scarse conoscenze specifiche riguardo al modo in cui si studia, cioè all’esistenza ed uso di strategia appropriate ad auna data richiesta. Un esempio, si studia organizzando i tempi, limitando i fattori di distrazione (tv, musica), costruendo scalette delle attività, sottolineando le informazioni più importanti, costruendo schemi e mappe, …

I “cattivi studenti”, infine, possiedono scarse strategie di controllo, ovvero operazioni attraverso cui lo studente possa controllare l’esecuzione del proprio compito e il suo esito. Ad esempio, capire il compito, valutarne la difficoltà, stimare le proprie abilità e risorse, definire gli obiettivi, scegliere le strategie più utili, …

Un ulteriore punto critico è rappresentato dalla motivazione allo studio. In tutte le teorie dell’apprendimento la motivazione è stata considerata una dimensione fondamentale di un apprendimento profondo e duraturo. La motivazione può essere intrinseca, e quindi riguardare le risorse e gli interessi propri del ragazzo, oppure estrinseca, cioè imposta dall’esterno. Stimolare nello studente una motivazione intrinseca, anche mediante lo stimolare la ricerca di elementi di interesse in attività poco motivanti, rappresenta un punto cruciale per il successo nello studio. 

Alcune informazioni sul metodo di studio

La letteratura possiede un corpus ampio di studi sui processi di studio. Un particolare aspetto, che si è dimostrato di peso rilevante, è il rapporto fra studio e aspetti metacognitivi e motivazionali.

Schneider e Pressley (1989) individuano sei capacità di elaborare le informazioni che sono strettamente legate allo studio:

  1. L’elaborazione attiva, ovvero la capacità di trasformare le informazioni del testo in informazioni “personali”
  2. La memoria di lavoro, magazzino di memoria che consente di mantenere attive le informazioni utili da organizzare
  3. Elaborazione coerente e sistematica, che consente di cercare di recuperare le informazioni memorizzate tenendo conto delle modalità attraverso cui si erano studiate
  4. Strategie di studio e creazione di nuove strategie
  5. Scelta della giusta strategia in base al materiale da studiare
  6. Controllo del processo di studio

Di fatto, possedere queste abilità non basta. Ricerche hanno dimostrato che anche i “pessimi studenti” alcune volte utilizzano queste competenze o ne sanno riconoscere l’utilità.

Per fare un “buon studente” alle conoscenze e strategie “cognitive” occorre aggiungere una motivazione intrinseca, ovvero la motivazione personale e non esterna a imparare cose nuove, un atteggiamento positivo, cioè aspettative coerenti circa le proprie abilità e la possibilità di riuscita, l’assenza di altri fattori intervenienti, come difficoltà attentive, disturbo dell’apprendimento o difficoltà emotive e relazionali contingenti.

Insegnare-ai-bambini-a-studiareInsegnare a studiare?

Esistono alcuni programmi di insegnamento strutturato delle abilità di studio. Tali programmi si pongono come obiettivo l’insegnamento di conoscenze e specifiche tecniche di studio.

L’insegnamento delle abilità di studio può essere svolto a scuola, o in ambiti di riabilitazione specifica. L’insegnamento riguarda le funzioni di organizzazione del lavoro personale, elaborazione attiva del materiale, l’uso di sussidi, le strategie e tecniche di studio, il loro utilizzo flessibile, nonché la riflessione sul modo in cui funziona la propria mente e su come controllarla.

Tali programmi si sono dimostrati efficaci, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti di strategia di studio.

Il lavoro sulla motivazione è più complesso. Tale intervento è forse più importante, ma meno “manualizzabile”; ciò in quanto la motivazione è strettamente legata ad aspetti della storia personale dello studente. Occorre quindi indagare la storia dello studente, cosa si aspetta da sé e cosa il suo ambiente attende dalla sua riuscita scolastica, come la difficoltà di studio si pone all’interno della sua storia personale e a “cosa serve”, ovvero quali vantaggi comporta e a quali bisogni risponde. Tale intervento può essere, quindi, in gran parte specialistico. Nondimeno, genitori e insegnanti hanno il compito di mostrare la parte motivante delle attività scolastiche ed incoraggiare lo studente a cercare volontariamente una motivazione, cercando una possibile utilità dell’attività richiesta. Quando un compito o una materia non sono abbastanza attraenti, questi possono essere meno ostili se possiamo riflettere sui benefici che possono offrirci anche a lunga scadenza. Connettere una materia non motivante ad aspetti concreti e legati alla vita quotidiana può rappresentare un valido modo per motivare (almeno in parte) l’alunno. 

Secondo voi, vostro figlio ha bisogno di <imparare a imparare>?

Quali metodi e strategie gli avete proposto? Cosa è stato per lui efficace?

Dott.ssa Elisa Spada, Psicologa

 

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