Psicologo Milano

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la psicologia e la morte

Disturbo da alimentazione incontrollata: quale approccio più efficace?

 

Approccio Breve Strategico vs approccio Cognitivo-Comportamentale per pazienti affetti da Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

 

L’obesità, una delle problematiche mediche maggiormente rilevanti della nostra epoca, è spesso accompagnata da complicanze di ordine psicopatologico, quali il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder, BED) caratterizzato dall’alternanza di periodi di digiuno e momenti in cui l’individuo si abbandona completamente al piacere delle abbuffate. Contrariamente a quanto avviene per la Bulimia Nervosa, l’assenza di condotte compensatorie (es. uso di lassativi, vomito autoindotto, ecc.) porta inevitabilmente il soggetto ad aumentare di peso.

√ La questione femminile

ruolo donna disturbi alimentariIl ruolo della donna e i disturbi alimentari

Nonostante siano in netto aumento i casi di maschi che soffrono di disturbi alimentari, questa patologia colpisce soprattutto le donne.

Dato che, negli articoli precedenti, Alessia Besana ha evidenziato un legame tra questi disturbi e gli aspetti sociali caratteristici di una determinata epoca, oggi ci soffermiamo su uno dei motivi del progressivo e recente aumento di queste patologie: il ruolo che oggi si attribuisce alla donna.
Buona lettura
Luca Mazzucchelli

L’anoressia e la bulimia sono patologie in cui il processo d’integrazione dell’identità “devia da un progetto psicologicamente e culturalmente adeguato” (Confalonieri, Gavazzi, 2002) per seguire un percorso d’insicurezza che riflette non solo caratteristiche individuali,

Ψ L'obesità

obesitàL'obesità: un quadro complessivo

Il termine "obesità" deriva dal latino "ob – edo", mangiare meno, ma un'analisi più attenta chiarisce meglio il sottile concetto. "Ob" indica “al di sotto”, vale a dire, mangiare senza saziarsi.
Viene definita come: condizione cronica, ad eziologia multifattoriale, caratterizzata da un aumento del peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo, in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute (OMS, 1997). La quantità di adipe non dovrebbe, infatti, superare il 19 % della massa corporea negli uomini ed il 22 % nelle donne: è possibile, quindi, parlare di obesità solo al di sopra di tali limiti. Diversi studiosi hanno, poi, proposto alcuni sistemi di classificazione basati sull’indice di massa corporea, permettendo l’individuazione di quattro gradi di obesità:

Il vuoto paterno nei disturbi alimentari

padre mancanzala mancanza della funzione paterna

La collega Alessia Besana, dopo aver analizzato il ruolo che la funzione paterna svolge, si sofferma ora su cosa accade quando il padre (o chi per lui) non non adempie ai suoi compiti.

La mancanza della funzione paterna è strettamente legata al panorama sociale che è stato trattato negli ultimi articoli: la società odierna appare caratterizzata dalla mancanza del limite, funzione principale esercitata dal padre che appare come separatore e impositore di divieti. La mancanza di ciò si manifesta nelle dipendenze, ovvero nei “nuovi sintomi”: è quindi evidente il legame tra la clinica attuale e la società. Sono molte le conseguenze di una mancanza della funzione paterna; poniamo ora l’attenzione in particolare sui disturbi alimentari.
Buona lettura
Luca Mazzucchelli

I numeri dei disturbi alimentari

epidemiologia disturbi alimentariL'epidemiologia dei disturbi alimentari

Negli ultimi anni sono stati numerosi gli studi che hanno mostrato gli elevati tassi di prevalenza dell’anoressia e della bulimia nella maggior parte dei paesi occidentali, nonché la presenza pervasiva, soprattutto fra gli adolescenti, di fattori aspecifici che possono considerarsi predisponenti allo sviluppo di questi disturbi, come il desiderio di dimagrire, l’insoddisfazione per il proprio peso corporeo e la propria immagine, il frequente ricorso a diete, il valore estetico della magrezza, ecc (Speranza, 1998).
Negli ultimi venti anni, anche se le rilevazioni non sono chiare per via dei diversi criteri diagnostici utilizzati, è apparso evidente un aumento notevole dei disturbi alimentari. Gli studi degli anni ‘70 negli Stati Uniti e in Europa rilevavano una prevalenza dello 0.5-0.6% per l’anoressia e del 2% per la bulimia nella popolazione a rischio.

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