Col suo grande volto rigonfio minacciandoil cielo?
E tu vuoi una ragioneper questo tumulto?
Io sono il mare."
Shakespeare - Tito Andronico
Le reazioni al lutto sono sempre personali e soggettive perchè dipendono da diversi fattori, possono pertanto durare un tempo molto variabile a seconda del tipo di perdita, del legame con il defunto e del modo personale che chi sopravvive ha di affrontare la perdita. Il motivo per cui le persone fuggono dall’elaborazione del lutto è spesso dettato dal non volere affrontare il dolore e il dispiacere, seppellendolo pertanto in qualche parte di se stessi e sperando che non sia più necessario farvi i conti.
Alcuni decidono di immergersi nel lavoro e negli impegni per cercare di dimenticare e non risentirne, altri si buttano sul cibo, droghe o alcool, altri ancora sul versante opposto fermano il tempo e santificano il defunto, costruendo un mausoleo nella sua vecchia camera da letto.Sono tutti comportamenti che, se reiterati eccessivamente, possono avere effetti negativi: l’elaborazione corretta del lutto è necessaria per l’equilibrio e la salute di ogni persona.
Siccome non è possibile frenare il dolore per troppo tempo è meglio affrontarlo, evitando a sé e agli altri le conseguenze spesso drammatiche della depressione, del muro del silenzio, degli incidenti, delle malattie che si moltiplicano quando ci si sente più deboli e negativi.
Vivere nel proprio dolore rifiutando di lasciare andare il passato al suo destino è una sorta di “culto fondato sull’afflizione” (si veda Marie Ireland, 2001) come se il dolore fosse un omaggio al morto, mentre è fondamentale immergersi nel dolore e risalirne la china gradualmente, meglio se in compagnia di qualcuno che possa testimoniare questo nostro processo e aiutarci in caso di bisogno. Come dice Ancelin Schutzenberger, è in questo modo che “questa terribile malattia può permetterci di accettare la nostra natura imperfetta, offrendoci la possibilità di superare i nostri pregiudizi, di accettare gli altri e noi stessi come esseri fragili e soggetti all’errore, sviluppando così la nostra capacità di amore e di tolleranza”.
Elaborare il lutto implica il passaggio di alcune fasi che non necessariamente si succedono una all’altra, ma possono scavalcarsi e compiere anche andate e ritorni. Ispirandoci al lavoro della fondatrice della psicotanatologia, Elisabeth Kubler-Ross e a quello di Ancelin Schutzenberger, possiamo indicare alcune fasi dell’elaborazione.
Shock e siderazione: la perdita brutale e improvvisa. Rifiuto e diniego: “non è possibile, non ora… non io, non questo…” Collera e ribellione: “spesso questi sentimenti si riversano su un capro espiatorio Depressione o paura: “cosa sarà il mio futuro senza di lui?” Tristezza: tappa decisiva che va vissuta fino in fondo perché segna una svolta verso la risalita della china. Accettazione: “è dura ma devo continuare a vivere meglio che posso” Perdono: vuol dire allentare la presa dell’esigenza che il passato sia differente da quello che in realtà è stato. Se si è pieni di odio ci si avvelena il presente e non si può essere felici. Ricerca del senso e rinascita: detta anche la ricerca del dono nascosto, “grazie al dolore ho potuto…” Serenità e pace ritrovata: quando la persona vive (non sopravvive) il qui ed ora e riesce ad aderire ai progetti che le capitano.
E’ raro che si possa elaborare il lutto da soli perché per esprimere a pieno tute le proprie emozioni si ha bisogno di qualcuno, di essere ascoltati e compresi, accompagnati con empatia da una persona o gruppo che fungano da “contenitore”.
Non c’è età per elaborare il lutto ed è meglio farlo anche 20 o 30 anni dopo l’accadimento piuttosto che non farlo mai, trasformando quello che è un vincolo doloroso in una opportunità di crescita e maturazione personale.
Bibliografia consigliata Ireland Marie, apprivoiser le deuil. Surmonter la disparation d’un etre cher, Paris, Presses du Chatelet, 2001Ancelin Schutzenberger, “Uscire dal Lutto” ed. Di Rienzo Editore - 2005Elisabeth, la mort est un nouveau soleil, Le Rocher