L'abuso sessuale: come nasce e perché - Psicologo Milano
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L’abuso sessuale: come nasce e perché

abuso sessualeIl contesto in cui nasce l'abuso sessuale

Il gruppo dei coetanei può essere un salvagente fondamentale per trovare una via d´uscita dalla spirale del segreto. L'abuso, al contrario di altre patologie, non si origina nelle dinamiche della famiglia attuale sebbene possa essere da queste facilitato. Nasce dentro un soggetto figlio di un´altra famiglia. La motivazione del suo gesto va cercata nella sua storia e relazioni passate, quindi nella famiglia di origine dell'abusatore. Spesso capita che chi abusa sia stato a sua volta abusato, ma questa non è una regola.

abuso sessualeIl contesto in cui nasce l’abuso sessuale

Il gruppo dei coetanei può essere un salvagente fondamentale per trovare una via d´uscita dalla spirale del segreto. L’abuso, al contrario di altre patologie, non si origina nelle dinamiche della famiglia attuale sebbene possa essere da queste facilitato. Nasce dentro un soggetto figlio di un´altra famiglia. La motivazione del suo gesto va cercata nella sua storia e relazioni passate, quindi nella famiglia di origine dell’abusatore. Spesso capita che chi abusa sia stato a sua volta abusato, ma questa non è una regola. Più in generale, possiamo dire che chi utilizza un proprio bambino come preda è un soggetto carenziato che non ha ricevuto sufficientemente supporto e sostegno ma mantiene una situazione in cui possa sentirsi con poca fiducia in sé e bassa autoaffermazione, non tanto nel lavoro quanto nelle relazioni intime. Ecco, quindi, che nelle relazioni con i più deboli può pensare di sentirsi accolto, capito e valorizzato attraverso la via sessuale. Il sesso non è il motore, ma il canale per colmare proprie carenze (come anche avviene nei pedofili).

La scelta ricade sul canale sessuale e non su quello delle relazioni intense, in parte per via del carattere esclusivo che si viene ad instaurare, in parte perché è attraverso l’intimità fisica che si forma la fusionalità completa: attraverso la penetrazione si annullano i confini e ci si può riempire, annullando il gap generazionale tra figlio e genitore o tra zio e nipote.

Affinché l’abuso avvenga è necessario che ci siano delle pre condizioni (Finkelhor, 1984). Innanzi tutto occorre che un adulto abbia impulsi sessuali nei confronti dei bambini, poi che vengano superati gli inibitori interni al futuro abusatore (quelli che evitano il passaggio dal desiderio all’atto), quindi by-passare gli inibitori esterni (il controllo di qualcuno che potrebbe vigilare ed intervenire per fermare la situazione), infine l’abbattimento delle resistenze del bambino. L’inibitore esterno talvolta (spesso) decide di non vedere, perché farlo vorrebbe dire decidere di tagliare i rapporti. Anche per questo egli vive sentimenti ambivalenti.

Da parte dell’inibitore (parente, insegnante, amico) è importante cogliere le parole che il bimbo dice così come vengono. Si pensi a quando un bambino va dalla mamma e riferisce di fare cose particolari con lo zio. La prima reazione della madre spesso è improntata al non credere: “Ma sei sicuro? Ma sei proprio convinto di quello che dici?”. Il bambino sperimenterà anche in questo caso sentimenti di confusione, poiché si chiederà: “Ma perché mettono in dubbio quello che dico? Solitamente mi credono sempre quando parlo! Forse è meglio tacere per non rovinare l’idea che la mamma ha di me”.

Oltre alla capacità di ascolto da parte della madre o di altri adulti, un ruolo importante può essere svolto anche dal gruppo dei pari (soprattutto dalle medie inferiori in poi). Parlare con altri coetanei della propria condizione può aiutare la vittima a prendere coscienza dell’anormalità della sua situazione familiare, dare un nome a un qualcosa di esperito come fastidioso, trovare supporto per gestire scomode emotività. Così può innescarsi il primo passo per uscire gradualmente dalla spirale del segreto, nociva al bambino e che impedisce il cambiamento.

Anche l’abusatore frequentemente, per quanto sembri incredibile, nel commettere le sue azioni non si accorge di abusare. E’ convinto di fare del bene al bambino, di procurargli piacere e, non riuscendo a separare gli affetti dalla sessualità, nega di abusare su più livelli (nega anche nel senso psicologico del termine, ossia inteso come difesa inconscia).  Secondo Trepper e Barrett, in particolare, sono quattro i livelli sui quali l’abusatore tende a negare: sui fatti (“le cose non sono accadute”), sulla consapevolezza (“se proprio fossero accadute magari quella volta avevo bevuto un po’ troppo o avevo la febbre…”), sulla responsabilità (“ad ogni modo non sono stato sicuramente io a prendere l’iniziativa, è stata la bambina”) e sull’impatto (“ma era affetto, non poteva fare male, era più educazione sessuale e poi le piaceva!”).

La linea di demarcazione tra menzogna e difesa inconscia psicologica è sottile. Solitamente l’abusatore è un mentitore che costruisce le proprie menzogne per difendersi, eppure, in parte, alle bugie che racconta ci crede. Se non ci credesse, infatti, farebbe fatica a continuare a vivere la sua vita in maniera così fortemente distonica, avrebbe un conflitto per il quale non potrebbe stare bene e fare finta di niente, come se non fosse accaduto nulla.
Raccontarsi menzogne e crederci è il modo per vivere meglio. E’ un processo simile a quello che avviene nelle mogli che quando il bambino denuncia i soprusi subiti decidono di non credere al proprio figlio ma si schierano con il marito.

In letteratura si osserva come questa sia la situazione più frequente nelle famiglie: ben 2/3 delle madri si fida del marito, dando del bugiardo al figlio. Si è anche visto, però, come il supporto psicologico possa aiutare queste madri ad avere maggiore fiducia in quanto il figlio dice loro, riuscendo in questo modo ad avvicinarle ad una verità difficile da accettare per parecchie persone. Si fa fatica a tollerare d’essere state in casa al momento degli abusi, magari nella stanza di fianco a quella del figlio, e non essersi mai accorte di nulla. Dopo essere state sposate per tanti anni con una persona che si credeva fatta in un certo modo, non solo si scopre diverso da quanto immaginato il proprio partner, ma ci si riscopre in prima persona differenti, incapaci, ciechi di fronte a quanto accadeva proprio sotto il nostro naso.

Dichiarare il proprio figlio non più bugiardo ma vittima, vuol dire rapportarsi con una parte fallimentare di se stessi, riconoscersi sconfitte, il mondo crolla addosso e la concezione dei propri cari muta radicalmente. Per le mogli, come per gli abusatori, il travisare la realtà è spesso condizione indispensabile per potere andare avanti, per vivere nella maniera più semplice e serena. Dando supporto psicologico a queste madri si osserva un mutare delle percentuali prima esposte: ora sono i 2/3 a credere al loro figlio, sebbene un buon terzo delle mogli resterà fedele al marito. In questi casi la soluzione che deve essere adottata il più velocemente possibile, al fine di tutelare il più debole, è l’allontanamento del bambino dalla situazione, perché se perpetrata, aggraverebbe sempre di più la sua vita e il suo futuro.

Luca Mazzucchelli

Bibliografia:
Malacrea,M., Lorenzini,S., Bambini abusati , Raffaello Cortina, pp.62, euro 27,00
Carini,A., Pedrocco Biancardi ., M.T., Soavi, G. L´abuso sessuale intrafamiliare , Raffaello Cortina, pp. 411, euro 26,80
Ghezzi, D., Di Guglielmo,C. Focus sull´abuso sessuale in ” Maltrattamento e abuso all´infanzia ” n 2..
Ghezzi, D. Le risposte di aiuto nell´abuso sessuale intrafamiliare sui minori, in ” Minori Giustizia “,2

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.