Adolescenti e doppia identità: la realtà americana - Psicologo Milano
La costruzione dell’identità nell’adolescente figlio di coppia mista
29 luglio 2013
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29 luglio 2013
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Adolescenti e doppia identità: la realtà americana

Il collega Matteo Baruffi prosegue nella disamina delle dinamiche identitarie cui sono sottoposti i figli di coppie miste analizzando nel dettaglio la realtà americana.
Buona lettura,
Luca Mazzucchelli

Sulla base di quanto detto nel precedente articolo si può affermare che i figli di coppia mista sviluppino una doppia identità che si basa su parte del background storico culturale di entrambi i genitori.
Il fenomeno della doppia identità è in Italia poco diffuso nonostante i più recenti dati ISTAT testimonino un forte incremento dei matrimoni misti. La realtà nordamericana, al contrario, è caratterizzata in maniera molto viva da questo fenomeno e, già a partire dal secondo dopoguerra, si sono effettuate parecchie ricerche su quella che è definita in letteratura “biracial identity”. Soprattutto negli USA l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata per lungo tempo sui matrimoni misti tra bianchi e neri e sui percorsi di sviluppo dei “bambini misti” tenendo conto di come il contesto sociale di vita influenzi fortemente la possibilità di sviluppo di una doppia identità e delle sue componenti (Tizard-Phoenix, 1995).
Una ricerca di notevole valore effettuata da Rockquemore (1998) si propone di indagare quale significato diano i figli di coppia mista “black & white” alla loro doppia identità e soprattutto come questa viene ad adattarsi al contesto quotidiano di vita.

Il collega Matteo Baruffi prosegue nella disamina delle dinamiche identitarie cui sono sottoposti i figli di coppie miste analizzando nel dettaglio la realtà americana.
Buona lettura,
Luca Mazzucchelli

Sulla base di quanto detto nel precedente articolo si può affermare che i figli di coppia mista sviluppino una doppia identità che si basa su parte del background storico culturale di entrambi i genitori.
Il fenomeno della doppia identità è in Italia poco diffuso nonostante i più recenti dati ISTAT testimonino un forte incremento dei matrimoni misti. La realtà nordamericana, al contrario, è caratterizzata in maniera molto viva da questo fenomeno e, già a partire dal secondo dopoguerra, si sono effettuate parecchie ricerche su quella che è definita in letteratura “biracial identity”. Soprattutto negli USA l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata per lungo tempo sui matrimoni misti tra bianchi e neri e sui percorsi di sviluppo dei “bambini misti” tenendo conto di come il contesto sociale di vita influenzi fortemente la possibilità di sviluppo di una doppia identità e delle sue componenti (Tizard-Phoenix, 1995).
Una ricerca di notevole valore effettuata da Rockquemore (1998) si propone di indagare quale significato diano i figli di coppia mista “black & white” alla loro doppia identità e soprattutto come questa viene ad adattarsi al contesto quotidiano di vita.
Rokquermore intervista 14 soggetti tra i 18 e i 22 anni la cui peculiarità è quella di essere, come già detto, figli di una coppia mista in cui un genitore è nero e uno è bianco. I ragazzi intervistati erano tutti cattolici e appartenenti ad una classe sociale medio-alta, inoltre almeno uno dei due genitori ha frequentato con successo il college.
Le interviste raccolte dall’equipe di ricerca della Pepperdine University sono durate da una a tre ore e hanno messo in luce quattro modalità attraverso cui i ragazzi vivono la loro doppia identità rispetto al contesto sociale che li circonda. Queste modalità sono: Border identity, Protean identity, Trascendent identity e Traditional identity.

La Border identity si può tradurre come “identità di confine”, questa modalità pone il ragazzo che la adotta in una posizione particolare in cui è ampiamente consapevole della doppia identità che lo caratterizza, tuttavia, egli non può assolutamente decidere in maniera categorica di vedere se stesso o come bianco o come nero perché non si sente tale, preferisce quindi consapevolmente individuare una terza via che gli permetta di coinvolgere le sue origini in un unicum indipendente. Ecco cosa pensa Kara, 18 anni, in proposito:
“Avere una doppia origine non è proprio come essere tagliati in due, certo sei consapevole del fatto che in te convivono due elementi, ma, al tempo stesso, ti trovi anche in bilico sul bordo di una staccionata. C’è una terza via, deve esserci una strada in cui i due elementi si uniscono! ”
Rispetto alla comunità sociale, chi si ritrova in questa situazione, percepisce che gli altri gli richiedano una scelta, deve quindi prendere una posizione chiara circa la sua identità. Si possono quindi manifestare situazioni di disagio che, in alcuni casi, possono portare la persona a cancellare parte delle proprie appartenenze culturali per adeguarsi alle esigenze del contesto sociale (Rockquemore, 1998).

La Protean identity
, identità multiforme, è tipica di chi ha acquisito la capacità di poter interagire attivamente con le appartenenze etnico-cultuarli che lo contraddistinguono. Per chi vive questo rapporto con la sua doppia identità non esistono barriere culturali che non possono essere aggirate e abbattute, attraverso una certa dose di trasformismo l’identità multiforme permette al ragazzo di evitare di vivere un conflitto identitario così rigido come per la Border identity. Il problema di quest’approccio riguarda il fatto che chi lo attua non riuscirà mai ad inserirsi completamente nei gruppi etnico-culturali che incontra, sarà sempre un outsider agli occhi di questi, seppur possa vantare un ottimo livello d’interazione. In questo senso il ragazzo acquisisce un’identità multipla caratterizzata dall’assenza di elementi d’incontro tra le sue componenti (Rockquemore,1998).

Nell’identità trascendente, Trascendent identity, il problema della duplice identità non si pone. I soggetti che sono stati classificati in questa tipologia rifiutano categoricamente l’esistenza di differenze etniche e culturali alla base della formazione identitaria della persona. In questi individui vi è quindi un netto rifiuto dell’etichettamento delle persone su base etnico-culturale. Per capire meglio come queste persone si rapportano alla loro doppia identità ecco una piccola parte dell’intervista effettuata a Rob:
“Io sono Rob, solo Rob. Non ho mai pensato che le mie origini potessero crearmi dei problemi per riconoscermi, io mi sono sempre visto come Rob, un ragazzo normale. Quando venni qui [al college] ho cominciato a vedere le persone divise in vari gruppi rispetto alle loro origini, questo prima non succedeva e ora fatico a vedere anche me stesso solo come Rob.”
Dall’esperienza dell’ingresso al college di Rob si nota come in un contesto sociale differente da quello in cui è sempre vissuto i suoi modi di gestire il rapporto con la doppia identità siano stati costretti a fare i conti con le sue duplici origini (Rockquemore, 1998). Questo gruppo di ragazzi si differenzia principalmente da quelli che hanno sviluppato una Protean identity perchè i primi, nelle interazioni quotidiane, non si pongono il problema e non desiderano nemmeno adattare sé stessi ai diversi contesti socio-culturali che si trovano dinanzi poiché ai loro occhi le differenze non acquistano rilevanza.

La Traditional identity, infine, interessa quei ragazzi che negano la doppia identità adeguandosi principalmente al background culturale di uno dei due genitori, in questa situazione il ragazzo si blocca di fronte alle negoziazioni identitarie che interessano uno dei due genitori e il contesto di vita. Rockquemore (1998) nota inoltre come nella maggior parte di questi casi vi sia un adeguamento alla cultura afro-americana e quindi l’adolescente tende a costruire la sua identità sulla base degli input che riceve dal genitore di colore. Questo processo nei casi più estremi può comportare la negazione dell’altro genitore e dei valori che porta.
Questa suddivisione di Rockquemore può essere molto preziosa per future ricerche su come i figli adolescenti di coppie “black & white” residenti in Italia considerano la propria doppia identità, soprattutto si potrebbe cercare di capire se questa suddivisione ha senso nella realtà socio-culturale italiana e se le categorie sono applicabili anche a figli di coppie miste che non si rifanno obbligatoriamente al modello “black & white”.
Nel articolo del prossimo mese mi soffermerò su alcune componenti specifiche che interagiscono nel processo di costruzione dell’identità nell’adolescente figlio di coppia mista, si parlerà infatti d’appearance (aspetto esteriore), social network (rete sociale) e autostima.

Matteo Baruffi

BIBLIOGRAFIA:

Rockquemore K. A., Between black and white: exploring the biracial experience, Race and society, vol. 1 (2), 1998, pag. 197-212.
Tizard B. Phoenix A., The identity of mixed parentage adolescents, Journal of child psychology and Psychiatry vol. 36 (8), nov. 1995, pp. 1399-1410. 

 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.