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Alcune riflessioni sulla scomparsa di Simoncelli e le reazioni che ha suscitato


Perchè la morte degli altri riecheggia tanto in noi?

E’ sulle prime pagine di tutti i giornali la notizia della prematura scomparsa di Marco Simoncelli, giovane ventiquattrenne dal carattere aperto, brillante, estroverso e solare.

Quello che ho potuto notare in questi 2 giorni dalla tragica notizia, nella mia pratica clinica ma anche osservando e parlando con amici e conoscenti, è un interesse a questa vicenda sicuramente molto elevato. Quanto successo sta facendo scaturire emozioni forti, capaci di appassionare e coinvolgere in maniera profonda e sincera un pubblico molto vasto e non solo tra gli appassionati delle gare su due ruote.
L’interesse diffuso e condiviso che questa vicenda ha suscitato è anche forse dovuto al contesto che si è sviluppato attorno a Marco, raccontato a più riprese dal papà Paolo, dall’amico e “fratello maggiore” Valentino Rossi, dalla ragazza di lunga data Kate, lo staff dei paddock e i giornalisti amici: tutte persone che oggi si trovano a fare i conti con il dolore della sua scomparsa.

Tutti questi personaggi hanno testimoniato le relazioni forti e tangibili che Simoncelli è riuscito a stabilire da vivo, talmente forti da oltrepassare la barriera della morte e farci pensare di conoscere da sempre una persona fino a poco prima molto meno nota.
Tutto questo affetto e interesse io credo che sia qualcosa di molto positivo, poiché permette alle persone di ragionare su come la vita sia un bene prezioso e non vada sprecato, aprendo importanti riflessioni sul fatto che, prima o dopo, questo mondo finirà ed è nostra responsabilità vivere intensamente il tempo a nostra disposizione e portare a termine i nostri progetti. 

Per certi aspetti, tuttavia, questa attenzione attorno alla sciagurata fine del motociclista italiano mi è parsa a un primo momento immotivata, anche perché davanti ad eventi in un certo senso più eclatanti le reazioni si mostrano spesso di altro livello. Si pensi, ad esempio, al fatto che lo stesso giorno in Turchia un potente terremoto ha ucciso quasi 500 individui di ogni età e sesso.
Tra le persone con cui ho avuto modo di parlare in questi giorni, l’argomento di discussione prevalente non era la tragedia Turca ma quella sportiva motociclistica, nella quale per una serie di motivi è stato forse più semplice immedesimarsi.

Benchè per molti prima d’oggi mai vi fosse stato un interesse per il motociclismo (e tanto meno erano al corrente dell’esistenza di un ragazzo chiamato Marco Simoncelli) questo accadimento più di altri è stato capace di aprire un varco enorme dentro ai cuori di molti italiani.
Credo che sia per questo motivo che, in alcune persone, ho osservato la comparsa di un pensiero ricorrente dal quale difficilmente staccarsi, e in altri invece una curiosità molto forte rispetto alla vicenda, che ha portato alla ricerca di più informazioni possibili, inclusi anche alcuni dettagli molto tecnici su quanto accaduto.
A un certo livello, probabilmente, la notizia della scomparsa di un personaggio “buono”, genuino, capace di aprire i cuori con poche parole e di sdrammatizzare su tutto quanto gli capitava, è stata capace di metterci in contatto – chi più chi meno – con quello che è il rapporto che ognuno di noi vive personalmente con la dimensione della morte.

Come se attraverso la notizia di Simoncelli fosse possibile riavvicinarsi a una serie di tematiche a noi care quali la scomparsa di persone a noi vicine, timori su perdite future cui dovremo rapportarci, la paura che la morte possa prima o poi colpire anche noi.

Insomma, rimetterci in contatto con il personale rapporto che intercorre tra noi e la dimensione della morte.

Luca Mazzucchelli

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.