L'anoressia come malattia sociale - Psicologo Milano
Alessia Besana
29 luglio 2013
Matteo Baruffi
29 luglio 2013
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L’anoressia come malattia sociale

padre anoressicaPubblico con piacere una serie di riflessioni di Alessia Besana tratte dalla sua tesi di laurea sull'anoressia,in cui si cerca di spostare l'attenzione dauna visione tipicamente diadica della situazione dell'anoressica in cui il rapporto privilegiato è con la madre, a un'ottica triadica, rivalutando quindi il ruolo di un grande escluso: il padre.
In questo primo articolo e in quelli che seguiranno su questo sito, avrete l'occasione di approfondire questo argomento

buona lettura
Luca Mazzucchelli

L’anoressia presenta il più alto tasso di mortalità di tutte le malattie psichiche
(Davies,1987) ed è per questo motivo che approfondire questo tema è di fondamentale importante ai giorni nostri.

padre anoressicaPubblico con piacere una serie di riflessioni di Alessia Besana tratte dalla sua tesi di laurea sull’anoressia,in cui si cerca di spostare l’attenzione dauna visione tipicamente diadica della situazione dell’anoressica in cui il rapporto privilegiato è con la madre, a un’ottica triadica, rivalutando quindi il ruolo di un grande escluso: il padre.
In questo primo articolo e in quelli che seguiranno su questo sito, avrete l’occasione di approfondire questo argomento

buona lettura
Luca Mazzucchelli

L’anoressia presenta il più alto tasso di mortalità di tutte le malattie psichiche (Davies,1987) ed è per questo motivo che approfondire questo tema è di fondamentale importante ai giorni nostri.

L’anoressia-bulimia può inserirsi tra le nuove forme di sintomo data la sua elevata diffusione (Barbuto,1999). Essa può essere definita un “fenomeno di massa” in quanto è “riscontrabile in ciascun livello sociale, coinvolgendo in egual misura soggetti appartenenti ad estrazioni economico-culturali differenti”(Barbuto,1999).
In questo articolo e in quelli a seguire cercherò di stabilire un collegamento tra le teorie cliniche e gli aspetti socio-culturali, tracciando una panoramica che abbia, appunto, risvolti in qualche modo più concreti. Inoltre il  focus principale di questo lavoro sarà la figura del padre.

Come sottolinea Nucara, “è’ noto che la gran parte degli studi sul mondo relazionale (familiare) di tali pazienti ha privilegiato soprattutto la diade madre-figlia” (Nucara, 1995): essa è stata analizzata ampiamente e a lungo ma, recentemente, la direzione delle ricerche è mutata. Sebbene gli studi circa la funzione paterna non possano ancora essere ricondotti in un quadro unitario, né dal punto di vista teorico né da quello metodologico (Ugazio,1985) la funzione paterna è risultata essere di fondamentale importanza. L’inizio di questo percorso potrebbe essere dunque rappresentato dall’affermazione che, il “ ruolo paterno che, pur ai margini rispetto al dibattito che ha investito la donna/madre, pare per certi versi rappresentare l’indice critico dell’intera problematica familiare” (Donati, Scabini, 1985) .
L’anoressia-bulimia è una patologia che si presenta in costante aumento: negli ultimi anni si è assistito a un notevole incremento di questi disturbi che quindi non possono essere considerati unicamente un problema di carattere medico e psicologico, ma anche socio-culturale (Gordon, 1998). E’ proprio per questa ragione che è fondamentale soffermarsi sugli aspetti sociali e culturali dei disturbi alimentari: è in essi che potrebbe trovarsi la spiegazione della loro larga diffusione. 

Nel corso degli articoli che pubblicherò in questi mesi spiegherò gli aspetti sociali del tema trattato: inizierò con la descrizione della “santa anoressia” (Bell,1987) per poi cercare di comprendere in che cosa consiste il fenomeno dei “padri pallidi” (Donati, Scabini,1985) e come esso sia legato alle nuove forme di sintomo (tra cui anoressia-bulimia). La sezione dedicata appunto ai nuovi sintomi, è ciò che unisce la questione sociale con la figura paterna: rappresenta l’anello di congiunzione tra i due temi principali di questo lavoro.
Successivamente occorrerà affrontare l’argomento da un punto di vista più clinico: si approfondirà il ruolo che la funzione paterna esercita in generale e come, in particolare, la sua assenza sia determinante nell’insorgere dei disturbi alimentari.

Verrà accennata brevemente anche la questione femminile, tema rilevante al giorno d’oggi e soprattutto per quel che riguarda i disturbi alimentari.Prima di tutto, però, occorre specificare il modo in cui Freud ha posto la base di quella che è diventata oggi la clinica dei disturbi alimentari. Freud, studiando l’isteria, si rende conto che il corpo parla un linguaggio che non ha nulla a che vedere con quello anatomico. Questo concetto si ripropone esattamente nei disturbi alimentari, in cui è fondamentale non prestare attenzione al cibo in sé, quanto piuttosto al corpo e a ciò che esso comunica. “Il sintomo esprime prima di tutto in maniera coperta, ma straordinariamente intelligente (e intelligibile) qualche cosa che possiamo intendere come la questione del soggetto preso nel suo corpo, nelle sue relazioni, nei modi con cui si reperisce nei suoi legami anche sociali” (Maiocchi).

Freud, oltre a questa eccezionale scoperta, è fondamentale per la trattazione della funzione del padre: egli è il genitore che introduce alla società, è tramite lui che i bambini imparano a introiettare le proibizioni e i principi di essa.
Nel pensiero di Freud la figura paterna è centrale mentre nei post-freudiani si assiste ad uno spostamento dell’attenzione dal padre alla madre che fa cadere in secondo piano la dimensione sociale. Questa accentuazione non si trova invece in Lacan, che riprende il tema del padre rileggendolo alla luce di altre considerazioni: per questo autore la funzione del padre non sarà riconducibile unicamente alla proibizione.
Di conseguenza è dall’isteria che occorre iniziare la riflessione sui disturbi alimentari, in quanto tale patologia rappresenta ancora oggi un elemento essenziale della nostra cultura, anche se ha assunto nuove modalità in cui manifestarsi.

Alessia Besana

BIBLIOGRAFIA

Davis W.N., Epilogo, in Bell R.M., La santa anoressia: digiuno e misticismo dal Medioevo a oggi, Laterza, Roma Bari, 1987

Barbuto M., Far sintomo della domanda: la famiglia come preliminare, in Maiocchi M.T. (a cura di), Il lavoro di apertura: per una strategia dei preliminari, FrancoAngeli, Milano, 1999

Nucara G., La ricerca del padre perduto nella terapia dell’anoressia e della bulimia, in “Archivio di psicologia, neurologia e psichiatria”, LVI, 1995

Ugazio V., Modelli di infanzia e ruolo del padre nel processo di costruzione sociale del bambino, in Aa.Vv., L’immagine paterna nelle nuove dinamiche familiari, in “Studi interdisciplinari sulla famiglia”, N°4, Vita e pensiero, Milano, 1985

Gordon R., Anoressia e bulimia, R.Cortina, Milano, 1994; Recalcati M.(a cura di), Il corpo ostaggio: teoria e clinica dell’anoressia, bulimia, Borla, Roma, 1998

Bell R.M., La santa anoressia: digiuno e misticismo dal Medioevo a oggi, Laterza, Roma Bari, 1987

Donati P., Scabini E.,Padri pallidi o…?, in Aa.Vv. L’immagine paterna nelle nuove dinamiche familiari, in “Studi interdisciplinari sulla famiglia”, N°4, 1985

Maiocchi M.T., Patologia e desiderio- nomi del corpo, nomi del disagio: il posto del sintomo

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.