Attivazione comportamentale per la depressione: efficace quanto la CBT? - Psicologo Milano
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Attivazione comportamentale per la depressione: efficace quanto la CBT?

Attivazione comportamentale e depressione

Attivazione comportamentale per la depressione: efficace quanto la terapia Cognitivo-comportamentale?

Un nuovo studio, condotto da Richards e collaboratori e pubblicato a luglio 2016 sulla rivista The Lancet, ha messo in luce un risultato interessante: il trattamento di attivazione comportamentale, un intervento psicologico semplice e poco costoso, sarebbe efficace nella cura della depressione quanto la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), ritenuta attualmente il trattamento di elezione per questa condizione.

La depressione è un disturbo mentale comune e disabilitante che riguarda circa 350 milioni di persone in tutto il mondo. I farmaci antidepressivi e la terapia cognitivo-comportamentale sono i trattamenti per questa condizione supportati da maggiori evidenze scientifiche di efficacia.

Sebbene gli antidepressivi siano poco costosi, il loro uso è in parte limitato dagli effetti collaterali, una bassa aderenza al trattamento da parte dei pazienti e un rischio di ricadute. La CBT si è dimostrata efficace tanto quanto gli antidepressivi e i suoi risultati si mantengono a lungo termine, tuttavia si tratta un trattamento più complesso, necessita di professionisti altamente qualificati, dunque è più costosa, almeno nel breve termine.

La necessità di investire denaro nel formare e retribuire questi professionisti limita la possibilità di ricevere una CBT, con il risultato che solo una parte di coloro che soffrono di depressione possono accedere alle cure, soprattutto nei paesi con una condizione economica più difficile. In tutti i paesi, inoltre, vi sono lunghe liste d’attesa che ritardano l’accesso alla terapia.

In cerca di un’alternativa sostenibile, i ricercatori inglesi dell’università di Exeter (Uk) hanno condotto la ricerca “Cost and Outcome of Behavioural Activation versus Cognitive Behavioural Therapy for Depressionm (COBRA)”. Lo studio è andato a confrontare gli esiti della CBT con quelli della terapia di attivazione comportamentale, un semplice intervento psicologico che consiste nell’identificazione e nello svolgimento di attività piacevoli o comunque attivanti che aiutino la persona a uscire dalla passività tipica della depressione. Tale intervento può essere facilmente e velocemente insegnato a professionisti junior della salute mentale che non hanno ancora seguito un training in psicoterapia, con la promessa di una cura maggiormente disponibile e meno costosa. Di conseguenza, i ricercatori erano interessati a valutare l’efficacia di questo trattamento.

La ricerca

Lo studio ha reclutato 440 adulti inglesi che soddisfacevano i criteri per la depressione maggiore secondo il DSM-IV.

I soggetti sono stati assegnati casualmente a una tra due condizioni: un gruppo ha ricevuto la terapia di attivazione comportamentale condotta da professionisti junior della salute mentale, l’altro la CBT da parte di psicoterapeuti.

I professionisti junior della salute mentale (formati per condurre interventi di self-help, ma che non avevano seguito nessun training specifico in psicoterapia) somministravano l’intervento di attivazione comportamentale con l’obiettivo di ri-avvicinare i pazienti a stimoli ambientali positivi. Specifiche tecniche di attivazione comportamentali includevano: identificazione dei comportamenti depressivi, analisi dei trigger e delle conseguenze di tali comportamenti, monitoraggio dell’attività, sviluppo di comportamenti orientati all’obiettivo, programmazione di attività e sviluppo di comportamenti alternativi alla ruminazione.

Gli psicoterapeuti, accreditati come terapeuti CBT dalla Association of Behavioural and Cognitive Psychotherapy e con una specializzazione in terapia congitivo-comportamentale, conducevano invece trattamenti CBT standard, basati sull’identificazione e modifica dei pensieri inaccurati e delle credenze negative che supportavano il disagio emotivo, nonché di strategie di coping disfunzionali. Le tecniche includevano: monitoraggio dell’umore e delle attività, svolgimento di esercizi che valutassero i pensieri automatici negativi, esame dell’accuratezza di tali pensieri e modifica delle sottostanti credenze.

I risultati della ricerca hanno mostrato che entrambi i trattamenti producevano risultati comparabili e che, al follow up ad un anno, circa i due terzi delle persone di entrambi i gruppi pecepivano un significativo abbassamento del disagio.

Conclusioni

Richards ha così commentato i suoi risultati: “Il trattamento efficace ma a basso costo della depressione è una priorità globale. I nostri risultati rappresentano ad oggi la prova più robusta del fatto che l’attivazione comportamentale ha un’efficacia comparabile alla CBT; pur senza compromettere l’alto livello di qualità della cura, dunque, sembra possibile impiegare per il trattamento di questa condizione una forza lavoro alternativa, che potrebbe essere addestrata molto più facilmente ed economicamente”.

Si tratta di una prospettiva entusiasmante per ridurre i tempi di attesa e migliorare in tutto il mondo l’accesso ad una terapia di alta qualità per la depressione. Offre una speranza per i paesi alle prese con l’impatto della depressione sulla salute dei loro popoli e delle loro economie”.

 

Bibliografia

http://www.thelancet.com/pdfs/journals/lancet/PIIS0140-6736(16)31140-0.pdf

 

Una nuova ricerca pubblicata su The Lancet a luglio 2016 mette in luce le potenzialità del trattamento di attivazione comportamentale, un trattamento psicologico molto semplice e poco costoso, nel trattamento della depressione.

Secondo i ricercatori, l’impiego di questo trattamento porterebbe a risparmi notevoli per i sistemi sanitari di tutto il mondo, in quanto somministrabile anche da operatori junior della salute mentale che non hanno ancora svolto un formazione specifica in psicoterapia. Ciò sarebbe vero soprattutto per quei paesi che vertono in condizioni economiche difficili, garantendo un maggior accesso alle cure.

Si tratta di un risultato di grandissimo interesse, in quanto potrebbe aumentare la possibilità di fornire cure di tipo psicologico ai pazienti come alternativa ai farmaci antidepressivi, che hanno dimostrato la loro debolezza nel mantenere i risultati a lungo termine. D’altra parte, temo che potrebbe mostrare le sue criticità in una relatà come la nostra, dove la cura delle psicopatologie è appannaggio dello psicoterapeuta anche perché la laurea in psicologia in Italia fornisce poche conoscenze pratiche e poche opportunità di formazione sul campo, differentemente da quanto accade in altri paesi. Inoltre, penso che in diversi casi il trattamento della depressione debba toccare altre corde e non limitarsi ad un intervento a livello del comportamento. Voi che ne pensate?

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.