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Essere buoni genitori – Intervista ad Anna Oliverio Ferraris

Anna Oliverio Ferraris
Essere buoni genitori

Essere buoni genitori

Anna Oliverio Ferraris dal 1966 al 1971 ha operato presso l’università di Torino come assistente alla cattedra di Psicologia Sperimentale. Dal 1971 è stata assistente di ruolo nel Corso di laurea in Psicologia dell’Università di Roma e dal 1980 è professore ordinario di Psicologia dello sviluppo. E’ stata membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale di Bioetica.

Collabora regolarmente e da anni con le seguenti riviste: “Vita Scolastica”, “La scuola dell’infanzia”, “Vita dell’infanzia”, “Prometeo”. Ha diretto la rivista degli psicologi italiani “Psicologia Contemporanea”. E’ stata collaboratore fisso per molti anni del Corriere Salute (Corriere della sera) e ora scrive saltuariamente su alcuni quotidiani e altre riviste.

Indice
00:41 Restare orfani: le diverse reazioni.
03:31 Linee guida per un proprio stile di genitorialità più adeguato.
06:37 Genitori più fragili: gli effetti di una psicologia banalizzata.
08:15 Da figli a genitori: l’influenza della propria esperienza.
10:53 Il ruolo delle nuove tecnologie nella genitorialità.

Sbobinatura intervista

Luca Mazzucchelli: Un saluto a tutti da Luca Mazzucchelli, oggi parliamo di genitorialità, è con me la professoressa Anna Oliverio Ferraris, che è direttrice della rivista di Psicologia contemporanea. Ha inoltre insegnato per un quarant’anni circa Psicologia dello Sviluppo alla facoltà di Psicologia di Roma La Sapienza ed è punto di riferimento per tutto quello che concerne la Psicologia dello Sviluppo e della Genitorialità. Grazie prof per il suo tempo oggi.

Anna Oliverio Ferraris: Grazie a voi…

Restare orfani: le diverse reazioni.

LM: Prof inizierei la nostra chiacchierata con una provocazione: ho sentito dire che 37 premi Nobel provengono da un’infanzia da orfani. Le chiedo quanto è importante essere dei buoni genitori per poter crescere dei figli felici?

AOF: Sì certo, essere genitori non è per niente facile oggi, anche perché il mondo intorno è abbastanza complicato. Per quanti riguarda i premi Nobel orfani bisogna anche dire che di orfani ce ne sono anche tanti in prigione, ecco. Certamente la morte di un genitore, di un padre è una svolta importante nella vita di un ragazzino, che può reagire in maniera molto diversa, può diventare anche un motivo di rivalsa. Questo genitore che se ne è andato può essere un modello positivo a cui si ispira il figlio per costruire qualcosa, in assenza del genitore lui costruisce, però ci sono altri invece che si sentono abbandonati a sé stessi e questo invece da cosa dipende? Dipende dall’ambiente circostante, dipende dalle caratteristiche personali ovviamente, dai talenti che uno può avere e non avere, ma anche molto da che cosa poi trova intorno che lo sostiene e lo incita a continuare, ad andare avanti. A volte può essere la madre, a volte un altro parente, a volte un insegnante. Un insegnante lo è stato ad esempio per Albert Camus, che era rimasto orfano prestissimo e che aveva una madre diciamo un po’ insicura, un po’ persa, la nonna era una piuttosto cattiva, molto severa, però trovò in un suo insegnante di lettere l’appiglio a cui agganciarsi per costruirsi e questo insegnante aveva colto il talento che Camus aveva nella scrittura, l’aveva sempre molto incoraggiato perché poi un ragazzo crescendo, anche se ha delle capacità, ha sempre bisogno di sentirsi dire ” tu ce la puoi fare ” , soprattutto se poi la situazione è difficile, se tu ti trovi in una situazione diversa da quella degli altri ragazzi, senza un padre. Camus come altri ha trovato un sostituto paterno in una persona che ha saputo anche seguirlo nel corso del tempo e questo non è infrequente.

Linee guida per un proprio stile di genitorialità più adeguato.

LM:Chiaro…Prof siamo nell’era dell’informazione, c’è un’accessibilità immediata e diretta a tanti libri, tanti materiali educativi ed essere genitori oggi ti permette di confrontarti con diversi modelli genitoriali, molti modelli di genitorialità buoni, ma spesso diversi tra loro nonché contradditori. Come ci si può orientare per sviluppare il proprio stile di genitorialità più adeguato?

AOF: Beh certo le persone sono diverse, hanno anche gusti, preferenze, hobbies ovviamente differenti che comunicano poi ai figli, però si possono individuare delle costanti. Per esempio un genitore, qualunque siano le sue caratteristiche di personalità e le sue convinzioni, dovrebbe cercare di essere un genitore autorevole. Che cosa significa? Che non è autoritario, vecchio stile, che non comunica con i figli, che ordina e basta, che punisce e non spiega. E’ una persona che sa comunicare con i figli, sa prendere le decisioni giuste per i figli quindi non è iper permissivo come a volte oggi sono alcuni genitori, che pensano che i figli devono essere completamente liberi, educarsi da soli eccetera, in una visione sbagliata della libertà, no. Li segue soprattutto quando sono piccoli, li guida, stabilisce delle regole, però c’è anche affetto, molto affetto, comprensione, dialogo e soprattutto disponibilità anche al cambiamento. Non deve essere iper protettivo, questo sarebbe un altro limite e nemmeno entrare in crisi quando i figli entrano in opposizione. Già questo si verifica nell’infanzia, ma poi in adolescenza ancora di più. Quindi da un genitore, che è un adulto, ci si aspetta un comportamento da adulto, che sappia reggere lo scontro e che capisca che i risultati dell’educazione si vedono sui tempi lunghi, non sull’ immediato come molti adulti fragili si ritrovano, entrano in crisi, chiedono scusa ai figli eccetera eccetera. Questo può creare insicurezza, soprattutto nell’infanzia i figli hanno bisogno di pensare che i genitori sanno che cosa è bene per loro, poi loro naturalmente si oppongono, ma questo fa parte del gioco.

Genitori più fragili: gli effetti di una psicologia banalizzata.

LM: Su questo punto Lei vede che c’è una fragilità in aumento oggi?

AOF: Un pochino sì, questi genitori un po’ fragili forse perché non assimilano bene anche tutta una serie di risultati della psicologia secondo me. Quando la psicologia viene banalizzata alla fine hanno tanti input disordinati e non sanno più bene come devono comportarsi perché sentono cose molto diverse. Questo è un po’ un problema oggi perché c’è una diffusione della psicologia attraverso i media, attraverso magazine, moltissimi scrivono di psicologia senza però avere una preparazione seria alla base e quindi possono dare delle indicazioni che un po’ mettono in crisi. A volte arrivano delle veline dagli Stati Uniti e ti dicono all’improvviso che la madre tigre è la madre migliore, cioè quella che sottopone il bambino ad una disciplina rigida, favorisce la competitività eccetera. Qualche anno fa si è diffusa molto l’idea che la madre debba essere severa, intransigente e così via come certe madri giapponesi, in Giappone è molto diffuso questo stile perché poi in futuro avranno successo eccetera. Uno segue queste mode passivamente e poi si trova spiazzato.

Da figli a genitori: L’influenza della propria esperienza.

LM: Quanto è importante rispetto al nostro modo di essere padri e madri oggi l’esperienza che abbiam vissuto sulla nostra stessa pelle dei nostri genitori?

AOF: Beh sì quello è importante perché sono gli anni diciamo formativi, gli anni che danno un’impronta un po’ alla personalità, i primi sei anni di vita, ma anche dopo naturalmente. Ci sarebbe la tendenza a ripetere le stesse modalità che i nostri genitori hanno utilizzato, a meno di prendere coscienza. C’è qualcuno che si butta completamente dall’altra parte siccome ha avuto dei genitori molto distratti e inefficaci, allora diventa troppo controllante, bisogna anche stare attenti perché la genitorialità è un’arte, bisogna man mano adeguarsi alle condizioni in cui si vive, alle caratteristiche del figlio e così via. Bisogna prendere coscienza, fare un esame di sé stesso, cercare di capire quanto uno è stato modellato e condizionato tenendo anche presente che a volte non è sufficiente soltanto capire, perché appunto noi abbiamo tutta una vita inconscia di cui spesso non abbiamo consapevolezza che poi può emergere in certi momenti particolari di difficoltà, di crisi quindi aver vicino una persona che ci aiuta. Ecco perché è meglio che i genitori siano due piuttosto che uno, anche se ci sono genitori unici che riescono a cavarsela benissimo. A volte poi ci sono intorno altri parenti che sanno dare una mano. Oggi i nonni ad esempio sono molto attivi e partecipativi e sono anche più giovanili dei nonni di alcune generazioni fa, magari sono più vecchi come età, però siccome sono cambiate molte cose, c’è una maggiore cura della salute, sono adulti che hanno fatto ginnastica, sono adulti che hanno viaggiato, sono adulti che hanno fatto tante esperienze, molto più dinamici di quanto non fossero i loro genitori. Ecco che allora sono in grado veramente di dare una mano sostanziale ai genitori…

Il ruolo delle nuove tecnologie nella genitorialità.

LM: Tra l’altro prof su questo punto mi permetto una parentesi, ricordo a chi ci sta guardando che c’è questo video con Silvia Vegetti Finzi che approfondisce proprio il tema dei nuovi nonni nella direzione che Lei ha tracciato e mi sembra un approfondimento interessante. Prof un ultima domanda, si parla spesso del rischio delle nuove tecnologie legate alla crescita degli adolescenti, dei ragazzi e dei bambini. Si può dire qualcosa sull’influenza che le stesse nuove tecnologie rivestono sulle mamme e i papà odierni nel rivestire questo ruolo delicato e importante?

AOF:Sì, ormai moltissimi papà e mamme odierni sono già digitalizzati, diciamo, e quindi spesso sono loro stessi circondati da tecnologie, le usano, anche in maniera impropria: magari non so, si interrompe una conversazione per rispondere al telefono e in più fanno spesso un’altra cosa: per tenere buoni i bambini li mettono di fronte ad un video, a volte anche in automobile c’è un televisorino, un video per tenerli tranquilli momento per momento senza considerare che poi tutti quanti bambini e ragazzi in particolare hanno anche bisogno di far lavorare il proprio pensiero, non c’è bisogno sempre di esser intrattenuti dall’esterno, da qualcuno che ha già fatto dei prodotti per te. La creatività, l’immaginazione hanno bisogno di contributi che nascono dall’interno di sé, dalle proprie emozioni, dalle proprie memorie e così via. Quindi ci devono essere dei tempi morti, ma in realtà non sono tempi morti, tempi in cui uno elabora le cose, per esempio che ne so, quando se ne sta in tram tranquillo e guarda fuori il pensiero se ne va per conto suo, se invece ha di fronte già un telefonino è sempre preso in qualcosa che ha fatto qualcun altro e quindi bisogna stare attenti. Non bisogna avere poi paura che i figli si annoino, che diano fastidio e quindi sempre metterli di fronte ad uno schermo, perché questo fanno molti genitori oggi e poi naturalmente si lamentano perché magari non vogliono fare i compiti o hanno tempi di attenzione troppo brevi, però tutte queste tecnologie portano un po’ a questo, perché sono molto veloci, non favoriscono tempi di attenzione più lunghi e non lasciano spazio all’attività mentale dell’individuo. Prima bisogna fare esperienza del mondo reale secondo me, anche se vicino ci sono le tecnologie. Il bambino ha bisogno di conoscere il mondo attraverso i cinque sensi, di spostarsi, di muoversi, di raggiungere le cose, di sbagliare, di parlare con persone vere, avere dei feedback da persone vere perché lo schermo non ti da feedback e quindi stare attenti all’uso di queste tecnologie. Per esempio a scuola si possono utilizzare molto bene, si possono fare degli ottimi lavori io li ho visti fare, passando dal virtuale al reale e viceversa, però l’esperienza del mondo reale soprattutto nell’infanzia è fondamentale.

LM: Chiarissimo prof, per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente i temi che abbiamo sollevato ricordo i due libri della prof: La sindrome Lolita. Perché i nostri figli crescono troppo in fretta e A piedi nudi nel verde. Giocare per imparare a vivere. Grazie prof per questa chiacchierata…

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.