Disabilità Archivi - Psicologo Milano
1 agosto 2013
libri non vedenti

Perchè i bambini pluridisabili non dovrebbero poter leggere come gli altri?

libri non vedentiContinuiamo ad approfondire l'argomento della lettura da parte dei bambini pluridisabili che, come già dicevo precedentemente, mi ha colpito molto. Andiamo più a fondo degli aspetti che stanno dietro alla loro creazione e dei processi che facilitano.

Il testo va semplificato ad un livello adeguato al lettore restando ricco, divertente e mantenendo alti il contenuto emotivo e il significato veicolato:  se la semplificazione toglie al testo parte del suo contenuto, che diventa quindi meno piacevole, significa che non è funzionale.

Ecco un esempio di testo modificato. L'originale è questo, uno stralcio di Cappuccetto Rosso.

1 agosto 2013

Perchè i bambini pluridisabili non dovrebbero poter leggere come gli altri?

libri non vedentiFinora mi sono soffermata in buona parte degli articoli ad approfondire il tema della disabilità visiva in tutti i suoi molteplici aspetti, e continuerò a farlo. Ora, però, vorrei parlarvi di un argomento che a me per prima è risultato nuovo ed interessante, la questione della lettura nei bambini pluridisabili, cioè in coloro che hanno difficoltà di comprensione, attenzione, a volte problemi visivi e così via. La neuropsichiatria di Verdello, BG, ha ideato un sistema molto innovativo a livello riabilitativo che permette a questi bambini di poter leggere come gli altri, anche se sembrerebbe impossibile. Nell'articolo proverò a spiegarvi il percorso fatto per giungere a questo tipo di libri e a delineare che vantaggi può avere la lettura dei libri in simboli non solo per i bambini pluridisabili, ma anche per tutti gli altri. 

Libri su misura, libri modificati e inbooks: cosa sono e a cosa servono?

1 agosto 2013

Si può leggere con le mani se non lo si può fare con gli occhi?

Piccolo principe brailleIn questo articolo vorrei soffermarmi sull’importanza che ha anche per chi non vede quella che mi piace chiamare lettura non mediata, cioè diretta, senza l’uso di computer o di qualsiasi altro mezzo che si interponga tra il lettore e il libro cartaceo. Farò anche qualche accenno alla mia esperienza personale di lettrice non vedente.

Per capire fino in fondo cosa significa leggere per un disabile visivo ho bisogno di fare un breve accenno alle diverse modalità che un ipo o non vedente ha a disposizione per leggere oggi.

I libri cartacei si possono passare a scanner, diventare digitali ed essere letti tramite computer. Un computer è utilizzabile tramite screen reader, software che leggono lo schermo e mandano all’utente un outut vocale tramite sintesi vocale, braille tramite una barra braille e ingrandito tramite un videoingranditore.

I libri cartacei possono essere letti da un donatore di voce, essere registrati e poi ascoltati con un lettore CD o ancora tramite computer.

Con l’avvento degli smart phone, chiunque, vedenti e non, può acquistare un libro e leggerlo comodamente sullo schermo dello smartphone, con gli occhi o con la sintesi vocale. Tutti questi ausili permettono a chiunque di leggere in modo immediato e più semplice. Ma non è detto che questa modalità sia la più efficace.

1 agosto 2013

Gli occhi di un cieco

Abbiamo già parlato molto di non vedenti e della loro modalità di vedere le cose, ma l’abbiamo fatto solo in teoria. Con questo articolo, molto particolare, vorrei farvi sperimentare in pratica cosa significa passare qualche ora con un non vedente.  Cliccando il link qui sotto si aprirà un file audio, chiudete gli occhi e lasciatevi accompagnare in questa esperienza un po’ innovativa e originale. Se vogliamo essere banali, potremmo pensare che stiamo ascoltando un radiodramma, ma se vogliamo lasciar volare […]
1 agosto 2013
olanda tulipani

Il viaggio verso la disabilità

olanda tulipaniHo ritrovato dopo diversi anni un brevissimo racconto nel quale mi ero imbattuto in occasione di un colloquio con un responsabile di un centro che si occupa di disabilità.

La prima volta che lo lessi mi sorprese molto, e anche ritrovarlo a distanza di tempo mi porta sempre a fare nuove riflessioni su come la vita possa sempre essere ricca di sorprese belle, e di quanto l'atteggiamento mentale che manteniamo davanti alle avversità (o presunte tali) sia spesso capace di farci vedere cose altrimenti nascoste.

Buona lettura,

Luca Mazzucchelli

Benvenuti in Olanda (di Emily Perl Kingsley)

“Mi hanno chiesto spesso di descrivere l’esperienza di allevare un figlio con una disabilità, per cercare di aiutare la gente che non ha vissuto questa esperienza unica a capirla, ad immaginare come ci si sente. 

E’ come… 

Quando stai per avere un bambino, è come pianificare una favolosa vacanza in Italia. 

Compri grandi quantità di guide e fai i tuoi progetti meravigliosi. Il Colosseo. Il David di Michelangelo. Le gondole a Venezia. Puoi imparare qualche frase utile in Italiano. E’ tutto molto eccitante. 

1 agosto 2013

Cos’è la pedagogia dei genitori? Seconda parte

gruppo genitoriNel precedente articolo ho iniziato a spiegarvi qualcosa di forse un po’ teorico sulla pedagogia dei genitori, ora entreremo più nel pratico e cercheremo di capire ancor meglio l’utilità di questa metodologia.

I figli sono conosciuti bene dai loro genitori, ancora di più se sono in situazione di disabilità. E’ vero che queste persone vivono incontrando medici, psicologi e assistenti sociali, ma il loro percorso non può essere deciso solo da figure sanitarie o, in caso della vita a scuola, dagli insegnanti di sostegno, ma dev’essere concordato confrontandosi coi genitori. Le figure esterne hanno studiato, ma anche madri e padri hanno “studiato”, e lo hanno fatto tutti i giorni, stando a contatto coi loro ragazzi da quando sono nati. E’ importante l’alleanza tra famigliari ed educatori per non far sentire soli gli educatori stessi e per far sì che i famigliari sappiano cosa succede fuori casa. Si stipula una sorta di patto educativo in modo che si sia tutti alla pari: gli operatori studiano, ma anche le famiglie hanno qualcosa da dare, il sapere dell’esperienza. Una persona analfabeta, ad esempio, può essere bravissima ad allevare animali e a fare vino, ma se facesse un esame universitario sarebbe probabilmente considerato un ignorante. Il sapere dell’esperienza è quotidiano, concreto, non deve passare per forza attraverso la teoria. Le mamme hanno un sapere prezioso: aiutano i loro figli a trasformare il linguaggio non verbale in verbale non grazie al sapere teorico, ma all’istinto. Chi conosce il campo? Il contadino che lo cura da anni o l’agronomo che ha studiato tanti campi? Entrambi: il contadino deve rifarsi all’agronomo e viceversa. I contadini sono i famigliari perché conoscono bene il loro congiunto vivendoci insieme quotidianamente, l’agronomo è l’educatore.

1 agosto 2013

Cos’è la pedagogia dei genitori? Prima parte

pedagogiaIn questo articolo, vorrei parlarvi di una metodologia molto interessante per affrontare in maniera diversa il tema della disabilità.

Normalmente, quando nasce un figlio con disabilità grave o medio grave, c’è un’iniziale paura dei genitori di fronte al fantasma della malattia con la quale dovranno convivere tutta la vita. In seguito, però, grazie alla conoscenza del nuovo arrivato e all’aiuto fornito dagli operatori esterni ed esperti del mestiere, i famigliari imparano ad accettare questa condizione e, di solito, iniziano a trovare una serie di lati positivi di fronte all’insopportabile idea di aver generato un figlio con problemi.

Il secondo passo, però, è quello di far accettare il bambino dalla società, prima tra parenti e amici, poi durante tutto il percorso scolastico. Come si può fare a considerare “persona” un individuo che, ad esempio, a mala pena sta seduto in carrozzina, che non parla e fatica ad esprimersi anche mediante gestualità? Con questo approccio, il Dott. Riziero Zucchi ha ideato una metodologia che, se riuscirà a diffondersi in modo capillare, produrrà sicuramente dei grossi vantaggi da molti punti di vista.

Ogni disabilità ha un nome che la definisce e la classifica, ma siamo sicuri che due bambini autistici siano esattamente uguali? In fondo, le parole sono simboli convenzionali, bisogna passare dalla parola alla persona e la metodologia descritta qui permette questo passaggio. Non basta fermarsi alla superficie della parola “autistico”, ma bisogna andare più in profondità e conoscere quel bambino che, di certo, pur essendo autistico, avrà le sue abitudini e il suo particolare carattere.

1 agosto 2013

genitori disabili? Si può! – Prima parte

genitori disabiliIn quanti pensano che la disabilità possa, in qualche modo, ostacolare il processo evolutivo individuale consistente, ovviamente, anche nel diventare genitori?

Accudire un neonato, fornirgli le cure primarie, dargli tutto il sostegno emotivo e affettivo di cui ha bisogno: come si può se già chi deve fare tutto questo ha, lui per primo, bisogno di tanto aiuto e sostegno?

E invece è possibilissimo e, anzi, praticamente normale!

Se continuerete a leggere questo articolo e il successivo, vi fornirò una serie di testimonianze date da persone disabili visive che stanno crescendo figli, sulle loro difficoltà, sulle loro gioie e sugli accorgimenti che utilizzano per aiutarsi. In realtà, partiremo da questo, ma il discorso poi cercherà di essere il più possibile generale. Non prendete queste righe come delle ricette, ma solo come occasioni di confronto e scambio di diversi punti di vista su una questione che per tutti è, probabilmente, la più complicata al mondo!

1 agosto 2013
paura del buio

Illuminante viaggio nel buio (parte 3)

paura del buioLa paura del buio... Eccovi altri spunti interessanti di riflessione attorno al buio. La prima parte di questo articolo potrà, forse, trovare più interesse in chi segue bambini piccoli, ma anche in chi vorrà averne! Leggerete alcuni consigli utili per provare ad evitare che crescano con la classica e costante paura del buio. Più avanti, per concludere, faremo una riflessione più ampia che riguarderà la differenza tra il buio reale, quello che c’entra coi nostri sensi, e quello metaforico, mentale. La paura del buio La luce è la "novità assoluta" in cui si imbatte il neonato: è stato ipotizzato, per primo fra tutti da Otto Rank, che la prima fantasia neonatale sia proprio quella di farla sparire, di "fare buio", di ritornare "al buio e all'acqua dello stadio intrauterino" (Galzigna, 1995). E allora come mai in alcuni bambini si manifesta la paura del buio?

1 agosto 2013

Viaggio in un buio illuminante… (parte 2)

buioViaggio nel buio, seconda parte

Anche questo articolo ha nel titolo le parole buio e viaggio, perché è l’ideale prosecuzione del precedente. Ed è proprio dai viaggi che vorrei partire, dai viaggi all’inferno! Ma poi andremo oltre…. In quanti sono scesi agli inferi?

L’epica ci tramanda che Odisseo è sceso per incontrare l’ombra dell’indovino Tiresia, Enea è sceso insieme alla Sibilla Cumana, Dante con la sua guida Virgilio. E di nuovo la mitologia greca e romana ci illustrano alcuni dei viaggi.

 

1 agosto 2013

Viaggio in un buio illuminante… (parte 1)

viaggio buioViaggio nel buio

Nel precedente articolo ci siamo soffermati sull’interconnessione tra i sensi e sulla dicotomia luce buio. Iniziamo a dipanare l’argomento buio nei suoi molteplici aspetti?
Seguitemi, intraprenderemo un viaggio molto interessante tra mitologia, arte, cinema, filosofia e molto altro!
Essendo un argomento molto vasto, sarà trattato in vari articoli che formeranno, alla fine, un unico e affascinante percorso.
Innanzitutto vorrei sottolineare una cosa molto strana e allo stesso tempo interessante: a differenza che sulla luce, del buio si è scritto poco, forse perché essere a tu per tu col vero buio ci riporta alla mente l’incubo infantile di essere lasciati da soli in una stanza senza luce.

1 agosto 2013
psicologia cecità

il cerchio dei sensi: la vista è davvero così importante?

psicologia cecità

Nel primo articolo di questa sezione vi ho raccontato un po’ di me, della mia esperienza e di come svolgo il mio lavoro senza vedere. Ora partiamo dal fatto che, nella nostra vita, tutti i sensi sono ugualmente fondamentali. Il problema è che siete talmente abituati ad usare la vista che spesso non vi rendete neanche conto di quanto collaborino, come in una grande squadra, tutti gli altri sensi durante lo svolgimento di una qualsiasi attività. 

E allora partiamo con l’agganciare la cecità alla luce e il vedere al buio e da qui andiamo avanti, diciamo così, nel tracciare il cerchio dei nostri sensi.
 

Chi vede spesso si domanda se i ciechi vedano nero, buio, ma nessuno riesce mai a dare la risposta corretta, forse perché quello che sto per dirvi probabilmente potrà disorientarvi un po’ o far paura a qualcuno. In realtà, i ciechi non vedono nulla, il buio non sanno cosa sia, proprio perché non hanno mai visto la luce. Questo discorso si riferisce ai ciechi dalla nascita, diverso è per chi cieco lo diventa, ma andiamo con ordine.