Disabilità Archivi - Pagina 2 di 2 - Psicologo Milano
31 luglio 2013

Dislessia: la difficoltà di lettura

dislessia letturaPerché mio figlio non riesce a leggere? La dislessia.

Colloquio ipotetico tra una mamma e uno specialista....
Una mamma si reca assieme a suo figlio dal neuropsichiatra infantile perché c’è qualcosa che non va, qualcosa di strano. Lo specialista, dopo un’attenta anamnesi, formula la diagnosi di dislessia. Leggiamo il colloquio tra la mamma e l’esperto che, a titolo di esempio, ci aiuterà ad approfondire nel modo più semplice ed immediato il significato di questa patologia e il suo impatto in famiglia e a scuola.
Prima, però, ricolleghiamoci un istante all’articolo precedente nel quale abbiamo parlato della cecità, argomento sul quale ritorneremo più avanti.
Sappiamo che i cechi totali non vedono nulla, sappiamo che gli ipovedenti vedono poco ed è per questo motivo che, a occhio nudo, non riescono a leggere fluidamente un libro e quindi a capirlo. Nella dislessia non ci sono deficit visivi, ma in questa patologia è impossibile tradurre il testo in qualcosa che abbia un senso a livello cognitivo, cioè un significato.
29 luglio 2013
psicologo non vedente

Andreste da uno psicologo non vedente?

E se lo psicologo fosse non vedente?

Inauguriamo con questo articolo la sezione "psicologia e disabilità" a cura di Chiara Schiroli, psicologa non vedente che decide di raccontarsi e riflettere su un argomento che credo essere molto importante sotto diversi motivi. Mi sono sentito di aggiungere uno spezzone video a questo articolo, tratto da "City of Angels" perchè credo che possa in poche scene condensare alcuni concetti difficili da esprimere.
Andreste da uno psicologo non vedente?
Quanto è importante in terapia psicologica vedere la persona che abbiamo davanti?
Quanti modi per vedere ci sono?
Tante domande sulle quali confrontarsi e provare a dare le nostre risposte.
Buona lettura,
Luca Mazzucchelli

2 ottobre 2012

genitori disabili? Si può! Seconda parte

genitori aiutoCome preannunciato nel precedente articolo, continuiamo ad affrontare questo tema delicato, che riguarda un po’ tutti, parlando di molti altri argomenti riguardanti il gioco, l’autonomia, l’attaccamento e altro ancora.

Quanto nascere in una famiglia di disabili visivi può favorire l’autonomia dei figli stessi?

Fino alla metà degli anni Settanta c’erano le scuole speciali, dove i disabili visivi facevano tutto il percorso scolastico, dalle elementari alle superiori. In questo modo erano costantemente a confronto con altri disabili come loro, imparavano tantissimo e più in fretta. La nostra società moderna ha cambiato molto l’assetto famigliare, quindi succede spesso che i genitori, sia di vedenti che di disabili visivi, si sostituiscano ai figli anche nelle faccende più elementari della vita quotidiana: rifanno il letto, cucinano, puliscono e via dicendo. Crescendo, chi vede osserva le azioni e impara, diciamo, per imitazione; chi non vede, invece, ha la necessità di esercitarsi costantemente nello svolgimento delle normali attività. Spesso i loro genitori non favoriscono questo tipo di apprendimento, senz’altro più faticoso, rischioso e pericoloso. Preferiscono, invece, sostituirsi a loro facendoli diventare, alla fine dei conti, degli “adulti bambini”: ho visto personalmente giovanissimi non vedenti incapaci di versarsi l’acqua o allacciarsi le scarpe. Questa cosa, in base alla mia esperienza diretta, sta aumentando col passare degli anni.