Disturbi apprendimento Archivi - Psicologo Milano
1 agosto 2013

Studio e matematica: istruzioni per l’uso

matematicaLa matematica è difficile?

Qualche indicazione su come affrontare le difficoltà in matematica.

Gli alunni italiani e la matematica, notoriamente, non vanno d’accordo. Tale difficoltà è “certificata” da studi internazionali, che collocano il sapere matematico degli studenti italiani al di sotto dei colleghi rumeni, russi e slovacchi (American Institutes for Research; fonte: Corriere della Sera, Novembre 2007).

Bisogna però ricordare, che alcuni studenti fanno ancor più fatica di altri perché hanno un disturbo specifico nell’apprendimento delle abilità matematiche. Questo si manifesta in quegli studenti che, pur essendo normalmente intelligenti, attenti, motivati e impegnati nello studio, si trovano ad avere grosse difficoltà nell’acquisire i primi rudimenti del calcolo, la conoscenza dei numeri, la memorizzazione delle tabelline.

Questi studenti non ce la fanno non perché poco allenati o svogliati, ma perché qualcosa nella loro struttura e architettura neuronale impedisce loro di acquisire facilmente queste semplici nozioni. Se quindi non è “colpa loro”, e quindi non ha alcun senso spronarli a stare più attenti, cose si può concretamente fare?

1 agosto 2013

Studiare senza averne voglia. Come imparare ad imparare

studio psicologiaLa fine della scuola rappresenta un momento di bilanci: genitori, insegnanti e figli si interrogano sull’andamento dell’anno, sulle difficoltà riscontrate, sulle competenze.

Davanti alle valutazioni finali degli insegnanti, una domanda frequente riguarda l’abilità di studio: “mio figlio sa studiare?”, “è motivato a farlo?”, “come aiutarlo ad imparare ad <imparare>?”.

Le abilità di studio e la differenza tra apprendimento incidentale e intenzionale

Una distinzione classica della psicologia è quella fra apprendimento incidentale a apprendimento intenzionale. Si ha un apprendimento incidentale quando si è esposti a determinate esperienze dove l’obiettivo principale non è generare apprendimento (es. si guarda un film o un documentario su di un argomento che poi si ricorda). Si ha un apprendimento intenzionale quando, intenzionalmente, ci si impegna per imparare cose che non si conoscono.

1 agosto 2013

Mio figlio troverà difficoltà a scuola?

difficoltà scuola precociMio figlio si troverà in difficoltà? Scoprire le difficoltà di apprendimento prima di entrare a scuola.

L'intervento precoce nei casi di Disturbi Specifici dell'Apprendimento risulta particolamente importante. Secondo studi longitudinali, l'individuazione e l'intervento precoci giocano un ruolo positivo nel determinare l'evoluzione dei disturbi specifici dell'apprendimento e del complessivo sviluppo cognitivo e affettivo dei bambini con tali problematiche.

E' possibile individuare i bambini "a rischio" di sviluppare difficoltà di apprendimento già nella scuola dell'infanzia.

La Consensus Conference (2007, 2010) suggerisce di osservare dei comportamenti indicatori, chiamati prerequisiti dell'apprendimento della lettura e scrittura. Tali comportamenti sono predittivi di un corretto sviluppo e rappresentano i "mattoni" su cui si costruisce il successivo sviluppo della lettura. Se il bambino appare "in ritardo" nell'acquisire tali comportamenti ciò può influenzare lo sviluppo di future difficoltà di apprendimento più specifiche.

In età prescolare non è ovviamente possibile giungere ad una diagnosi, e questo non rappresenta l'obiettivo di tale osservazione. È importante però saper cogliere i bambini a rischio, per proporre loro interventi prima che una difficoltà specifica diventi evidente o per evitare che una difficoltà minore renda comunque difficile l'ingresso a scuola. E' importante tenere presente che siamo ancora in un ambito di possibilità; difficoltà in uno o più prerequisiti non rappresenta una certezza di una difficoltà futura.

Come cogliere le difficoltà?

1 agosto 2013

Strategie per migliorare la comunicazione tra genitori e scuola

problemi genitori scuolaMi ascolti? -  Strategie per migliorare la comunicazione fra genitori e scuola
Mi capita sempre più spesso negli ultimi tempi di ascoltare genitori che si lamentano del rapporto con la scuola e le insegnanti.
Difficoltà a conciliare posizioni diverse, uso di linguaggi poco compatibili, scontri verbali su quale sia la corretta visione del bambino e dei suoi comportamenti sembrano ormai all’ordine del giorno.
Scuola e famiglia, due importantissimi agenti educativi e di crescita, si capiscono poco, mal si riconoscono e a volte sembrano in conflitto fra loro.
Crescere è qualcosa di così complesso, che il bambino ha bisogno di una rete educativa che lo segui e sostenga in questo difficile processo, e che sia soprattutto disposta a cooperare, a lavorare in maniera comune e sinergica per lo stesso obiettivo.

1 agosto 2013

Linee guida per intervenire sui DSA

intervento dsaTrattamenti riabilitativi dei DSA basati sull’efficacia

La strada per ottenere una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento appare lunga e difficile: code interminabili nelle strutture pubbliche, impegno di tempo, di energia e spesso anche di soldi da parte delle famiglie.

Ottenuta la diagnosi, però, la questione non si risolve. La certificazione consente, infatti, alla scuola di attivare le protezioni previste dalla legge 170/2010, quali cioè l’uso degli strumenti compensativi e dispensativi, una metodologia didattica personalizzata, più tempo per compiti e verifiche.

31 luglio 2013

Cosa fare se fosse Dislessia?

dislessia cosa fare

 

Linee guida per muoversi nella giungla dei servizi alla ricerca di risposte.

 

 

Febbraio, tempo di pagellini e colloqui insegnante – genitore. E’ in questi momenti che spesso i genitori ricevono segnalazione circa le difficoltà scolastiche del proprio figlio.
Molto spesso la segnalazione degli insegnanti non coglie il genitore come “un fulmine a ciel sereno”.
Da una ricerca effettuata da Lo Presti, Spada e altri (2011) la maggioranza dei genitori riconosce le difficoltà specifiche del proprio figlio da segni caratteristici (lentezza e disfluenza nel leggere e scrivere, errori tipici, difficoltà nella memorizzazione di sequenze) oppure dalla presenza di indicatori di disagio emotivo connesso alla scuola (mal di pancia, pianto, rifiuto della scuola).
Il momento di colloquio con le insegnanti rappresenta, in ogni caso, la parziale conferma dei propri dubbi.
Per i genitori si apre quindi un dilemma: che fare? Dove poter ottenere risposte? Chi può dire se il bambino presenta o meno un disturbo specifico dell’apprendimento?

Riporto di seguito alcune linee guida

31 luglio 2013
compiti difficili

Non voglio fare i compiti!!

compiti difficiliIl disagio del bambino nel momento dei compiti a casa 

Dalla didattica alla relazione con i genitori


La relazione che un bambino instaura con i suoi genitori è qualcosa di particolarmente complesso da descrivere. Di fatto essa dipende da una pluralità di fattori: la storia personale di ciascun genitore, il rapporto con i propri genitori e la posizione sperimentata come “figli”, la storia di coppia e la decisione di formare una famiglia, le caratteristiche del nuovo nato, il rapporto con eventuali fratelli e le relazioni che i genitori hanno creato con essi, il rapporto con altri familiari, il rapporto con il contesto storico e culturale,….

31 luglio 2013

Com’è difficile fare i compiti!

Compiti bambimo DSALe difficoltà oggettive di un bambino con DSA 

Tutti i bambini vivono con un certo fastidio il momento dei compiti a casa. Eppure, per alcune categorie di bambini e ragazzi, questo momento è colto con maggior fatica e maggior disagio. Si tratta di quei bambini e ragazzi che presentano un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), o una difficoltà di apprendimento, nell’area di lettura, scrittura o calcolo.

Per questi bambini il momento dei compiti presenta difficoltà su più livelli.

29 luglio 2013

Disturbi specifici dell’apprendimento

 

Disturbi specifici apprendimentoCosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento?

 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, noti come DSA, rappresentano una delle patologie a maggior incidenza nella popolazione scolastica (stima nazionale: 2,5% - 3,5%). Hanno carattere evolutivo e cronico e interessano sia bambini della scuola primaria e media inferiore, sia ragazzi, adolescenti e giovani adulti della scuola media superiore e dell’università.

Sulla base del deficit funzionale, sono distinte differenti condizioni cliniche: