Psicologia giuridica Archivi - Psicologo Milano
7 settembre 2013

L’audizione protetta: cosa fare e cosa no

audizione protettaL'audizione protetta è una forma particolare di udienza in cui viene ascoltato un minore (di anni 16) presunta vittima di reati di natura sessuale.

Siamo in fase di incidente probatorio, in cui avviene l'assunzione della prova. La testimonianza del minore viene raccolta con l'ausilio di un esperto in psicologia dell'infanzia che ha il compito di facilitare la raccolta delle dichiarazioni del minore. L'audizione protetta si dovrebbe svolgere in uno "spazio neutro" cioè un luogo in cui il minore possa sentirsi tranquillo e tutelato.

1 agosto 2013
separazione

Separazione e figli

separazioneLa separazione e il divorzio sono momenti cruciali e di grande sofferenza. Quando ci sono dei figli i problemi psicologici richiedono una fortissima responsabilità psicologica.

Di solito, la decisione di separarsi è conseguente ad un periodo prolungato di profonda insoddisfazione:

1.      non si riesce più a stare bene insieme,

2.      si hanno valori e obiettivi diversi e inconciliabili,

3.      non si fa che litigare oppure

4.      nella coppia regna la distanza emotiva e la mancanza di comunicazione.

Dal divorzio si esce in qualche modo “segnati” e cambiati sempre.

1 agosto 2013

Come difendersi dalla pedofilia… giocando

pedofilia41                        Non v'è luce alcuna nell'alba che segue al tramonto di un'anima pura

Non v'è gioia negli occhi spenti, sfregiati dal volto bendato d'un amore malato
Gridano pietà le stelle mute nel cielo fumoso; trema il ventre di Madre Terra all'urlo rabbioso del tuono;
scorre impotente l'acqua del fiume sul letto melmoso ove s'è consumato il più terribile dei crimini:
l'anima di un bimbo vaga agghiacciata
nel cimitero dell'infanzia e della speranza e spettri crudeli s'affacceranno alla finestra della vita
alitando gelo sui fragili vetri del cuore.

Non v'è pace né fine al tormento di chi porta in sé il fardello della propria anima defunta
Laddove sporche carezze infangano l'intimo e viscidi baci addentano l'infanzia lo splendore muore
Il sorriso: primo diritto di un fanciullo; primo dovere di un uomo
Perché il sorriso dei bimbi accende la Luce del Mondo.

(Barbara Brussa)

1 agosto 2013

Anormalità del quadro psichico ed esclusione di imputabilità

infermità mentaleCon questo breve articolo vorrei parlare del problema dell'imputabilità, un problema antico che investe tanto il profilo sostanziale del reato, tanto quello processuale volto all'accertamento del fatto.

Sul  piano sostanziale, è ormai chiarito che l'imputabilità non si identifica con la capacità di essere assoggettato a pena e che l'imputabilità è "capacità di reato" o meglio di "capacità di colpevolezza".

Sul piano processuale, esclusi gli automatismi cui facevano riferimento le più antiche concezioni criminologiche, il problema dell'imputabilità va risolto caso per caso. E la soluzione del "problema", al pari di ogni altra questione relativa al "fatto", non può prescindere dalle regole dettate in materia di valutazione della prova; mentre ogni conclusione sul piano della definizione del processo deve incanalarsi nelle regole indicate negli art. 530 e 533 C.p.p., rispettivamente, dettate nella prospettiva dell'assoluzione o condanna dell'imputato.

1 agosto 2013

Linee guida per fermare il bullismo

bulliIl termine bullismo è la traduzione italiana dall’inglese “Bullying” ed è una forma di oppressione in cui un bambino, o un adolescente, sperimenta, ad opera di un compagno una condizione di sofferenza, svalutazione della propria identità ed emarginazione dal gruppo. Un problema questo, che spesso sfugge agli occhi degli adulti che vivono nella convinzione che quella dei bambini sia solo l’età dell’innocenza, in cui determinati eventi non possono verificarsi.

Vi è differenza, però, fra aggressività e bullismo.

La prima si manifesta con comportamenti violenti che servono principalmente a scaricare energia, emozioni e tensione. Il bullismo è, invece, un fenomeno caratterizzato da violenza fisica, verbale e psicologica che ha conseguenze devastanti a lungo termine. Il tipo di relazione che si instaura tra il bullo e le sue vittime è caratterizzata dalla presenza di uno squilibrio di potere. Il più forte mette in atto condotte ostili verso il più debole per danneggiarlo o metterlo in difficoltà; non si conclude dopo un singolo episodio ma si cronicizza.

Il profilo del bullo

1 agosto 2013

Psicologia del crimine: alla ricerca delle prove…


psicologia-criminale                        Quando due oggetti entrano in contatto,

ognuno lascia sull’altro qualcosa di sé;

quindi un individuo che commette un crimine lascia

qualcosa di sé sulla scena del crimine e, parallelamente,

qualcosa del luogo del delitto rimane sul reo.

(Locard, 1910)

  

Da anni ormai si sente parlare di sopralluogo giudiziario, scena del crimine ed analisi della scena del crimine; molte serie televisive e film hollywoodiani hanno contribuito a far accrescere la curiosità verso questa disciplina dell’autorità giudiziaria competente, ma hanno inoltre contribuito a confondere la realtà con la fiction!

Ma in cosa consiste realmente questa attività? Quali sono le reali procedure?

1 agosto 2013

Sindrome di Alienazione parentale e patologia della famiglia

sindrome-di-alienazione-genitoriale                        I BAMBINI IMPARANO CIO' CHE VIVONO

Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.

Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.

Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.

Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.

Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare

l'amore nel mondo.

( Doret's Law Nolte )

 

La PAS (dall’inglese Parental Alienation Syndrome) Sindrome da Alienazione Genitoriale è un fenomeno sempre più osservato nelle cause di separazione ed affido di minori e consiste in un’azione di screditamento più o meno consapevole da parte di un genitore sull’altro che va a determinare un vissuto di “alienazione” appunto, di distacco emotivo, del minore verso l’adulto vessato.

1 agosto 2013

7 Strategie per combattere lo stalking

stalking"Se ami saprai che tutto inizia e tutto finisce e che c'è un momento per l'inizio e un momento per la fine e questo non crea una ferita.

Non rimani ferito, sai che quella stagione è finita.

Non ti disperi, riesci a comprendere e ringrazi l'altro: “Mi hai dato tanti bei doni, mi hai donato nuove visioni della vita, hai aperto finestre nuove che non avrei mai scoperto da solo.

Adesso è arrivato il momento di separarci, le nostre strade si dividono”

Non con rabbia, non con risentimento, senza lamentele e con infinita gratitudine, con grande amore, con il cuore colmo di riconoscenza.

Se sai come amare, saprai come separarti”(OSHO RAJNEESH)

 

Qualche definizione preliminare...

1 agosto 2013

Dalla rabbia alla rissa, quando l’aggressione è co-costruita

RISSADopo avere passato in rassegna la psicologia degli aggressori, della vittima e delle conseguenze che l'atto violento implica, in questa trattazione parlerò di un fenomeno molto comune ed altrettanto pericoloso: la co-costruzione di un’aggressione.

Cosa intendiamo per co-costruzione? Intendiamo che il fenomeno in oggetto, in questo caso l’aggressione, è costruito con la partecipazione di almeno due attori.

Ma ciò cosa significa in pratica? Sarà capitato a tutti o quasi di guidare nel traffico, ad una lentezza estenuante, quando un “furbo” superando da destra tutta la colonna si infila proprio davanti a noi. In quel caso è molto frequente perdere la pazienza, arrabbiarsi, e magari mandarlo mentalmente “a quel paese”. Talvolta capita di verbalizzare l’imprecazione, senza però che ciò sia udibile dall’altra persona. In alcuni casi però può capitare che, in preda all’esasperazione, si suoni il clacson o si gesticoli in modo da far percepire all’altra persona il nostro disappunto. L’altra persona potrebbe non apprezzare il nostro commento o il nostro gesto e potrebbe rispondere a tono. Poi il semaforo diventa verde e, più arrabbiati di prima, si riparte.

1 agosto 2013

La psicologia dell’aggressore

aggressione“Aggressione per un parcheggio; aggressione in discoteca perché gay”; “brutale aggressione da parte di uomo conosciuto in internet”; “aggressione e rapina”; “aggressione e violenza sessuale di gruppo”... Pensa a quante volte hai sentito notizie del genere... Ecco che oggi dopo avere visto le conseguenze psicologiche delle aggressioni e la psicologia di chi ne è vittima, ci soffermiamo sulla psicologia di chi aggredisce.

Tematiche di violenza e aggressione sono oggi di estrema attualità. Se ne parla molto spesso nelle cronache giornalistiche, in servizi specializzati e persino negli show televisivi. Potremmo chiederci che senso abbia un’informazione dove vengono riportati fatti riguardanti aggressioni, con tanto di dettagli spesso cruenti, senza entrare nel merito delle motivazioni che hanno portato all’atto, cioè senza spiegare come una persona è diventata aggressore e un’altra vittima. Ci si potrebbe anche chiedere quale sia “la morale” di tali cronache. Cosa impariamo ascoltando notizie di cronaca nera al telegiornale? Riflettici un momento... che cosa ti lascia una notizia di aggressione al telegiornale? Che cosa provi mentre la ascolti? E dopo averla ascoltata come ti senti?

Molto spesso, nonostante la ridondanza di queste notizie, proviamo rabbia e disgusto ascoltandole... quante volte abbiamo pronunciato frasi come “quello lì dovrebbero rinchiuderlo e gettare via la chiave!” o “per gente del genere il carcere non è abbastanza!”? ...poi passiamo ad uno stato di indifferenza quando il TG propone il servizio successivo.

1 agosto 2013

Psicologia della vittima: come trasformare la paura in alleata

Donna-aggredita-a-Treviso-l-opinione-di-Gabriella-Moscatelli-presidente-di-Telefono-RosaNel precedente articolo abbiamo visto come l’aggressione sia un’interazione che vede coinvolti due attori: un aggressore che mette in atto un comportamento volutamente lesivo nei confronti di un’altra persona; una vittima, che subisce l’atto aggressivo. Abbiamo ragionato sui sentimenti aggressivi incontrollati che pervadono l’aggressore e sul suo desiderio di annientare l’altro. Infine, ho iniziato ad accennare come l’aggressione sia un processo relazionale, proprio perché vede coinvolti due attori.

La relazionalità del processo dell’aggressione nasce nel momento in cui la persona con l’intenzione di aggredire, aggredisce l’altra, proprio quella specifica persona tra le altre. Ha scelto colei che diverrà la sua vittima. L’aggressore quindi esprimerà la sua aggressività scaricandola sulla vittima. In realtà l’aggressione è un processo complesso, perché nasce prima della messa in atto del comportamento aggressivo. Nasce nella mente dell’aggressore, data la presenza di una vittima. Nella mente di chi è prossimo ad aggredire iniziano ad alternarsi pensieri e fantasie quali: “Quell’uomo mi ha guardato male. Ce l’ha con me. Ora gli faccio vedere io”; “Quella donna mi ha sorriso. Vuol dire che desidera sesso”, accompagnate ad un forte stato di eccitazione e aggressività.

La vittima, nella maggior parte dei casi, non sceglie di essere tale. Accade che venga investita dall’emozionalità dell’aggressione ancora prima che l’aggressore agisca il comportamento.

1 agosto 2013

Aggressione e psiche: effetti, conseguenze e strategie per fronteggiarla

aggressioneSono molto felice di inaugurare oggi una serie di articoli sul tema violenza e aggressività a firma di Alberto Longhi, un collega giovane ma capace secondo me di spiegare in maniera chiara e semplice gli argomenti che tratta.

Buona lettura!

Luca Mazzucchelli

In Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nella sua vita è stata vittima della violenza di un uomo. Secondo i dati dell'Istat, sono 6,743 milioni le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale, tre milioni quelle che hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata. Si tratta di violenze domestiche soprattutto a danno di mogli e fidanzate: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte e in questo caso lo stupro è reiterato. Il 6,6% delle donne ha subito una violenza sessuale prima dei 16 anni, e più della metà di loro (il 53%) non lo ha mai confidato a nessuno. Gli autori sono degli sconosciuti una volta su quattro, nello stesso numero di casi sono parenti (soprattutto zii e padri) e conoscenti.” Dati tratti dal sito: www.associazionedonnalibera.it.