Psicopedagogia Archivi - Psicologo Milano
7 settembre 2013

Perchè essere apprensivi è negativo per i nostri figli?

genitori apprensiviL'ultima volta ci siamo lasciati con questa domanda: qual è il lavoro che dobbiamo fare su noi stessi per aiutare i nostri figli?

 

Vorrei partire dalla riflessione: perché essere genitori apprensivi è negativo per i nostri figli?

 

Innanzitutto perché più si è in ansia per il proprio bimbo, più è probabile che qualcosa accada (la profezia che si autoavvera). Di fatti quando si è agitati non si riesce a prevenire al meglio gli incidenti dei nostri figli.

Inoltre quando un bimbo si sente ipercontrollato, appena si allenta la presa, ecco che si comporta in modo pericoloso.

1 agosto 2013

Aiutare i bambini a superare l’ansia in 5 mosse

ansia panico1L'ansia è uno stato molto diffuso tra bambini ed adolescenti, è un'esperienza presente in diverse culture e, nella maggior parte dei casi, ha carattere transitorio. La presenza di uno stato di apprensione o di timore non è segno di patologia, anzi fa parte del normale processo di sviluppo del fanciullo.

Ci troviamo di fronte invece a psicopatologia, nel momento in cui, assistiamo as un'attivazione emotiva che è eccessiva riguardo la frequenza con cui si verifica, l'intensità con cui si manifesta e la durata.

Come posso aiutare il mio bambino a superare l'ansia?

1 agosto 2013
crisi bambini

Come aiutare i nostri figli a superare i periodi di crisi

crisi bambiniCome possiamo aiutare i bambini ad affrontare e a superare i periodi di crisi?

Inventare un luogo, offrire un tempo. Un luogo per l’ascolto e un tempo per raccontarsi.Di fronte ad un bambino arrabbiato, spaventato, triste, aggressivo, quando l’ansia spinge a dire migliaia e migliaia di parole o a pensare e sperimentare innumerevoli strategie e soluzioni al problema, potremmo provare a muoverci in questa direzione.

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Spesso invece nella nostra relazione quotidiana con i bambini sottovalutiamo la dimensione emotiva, soprattutto quella della cosiddette emozioni “negative” (rabbia, paura, tristezza, …), dimenticando che ogni esperienza è ricca di emozioni e che quello che “si muove nella pancia” è a volte più determinante di quello che “passa per la testa”.Valorizzare questa dimensione e risvegliare capacità come l’ascolto di sé stesso e dell’altro o il racconto (attraverso tutti i linguaggi verbali e non di cui i bambini sono portatori) di sé e delle proprie esperienze sono obiettivi fondamentali in ogni progetto educativo.

Come imparare allora a gestire la propria emotività e come consentire ai bambini di esprimere queste emozioni “forti” senza farsi male? Spesso infatti questa sfera emozionale è un problema per i bambini ed altrettanto spesso lo è per i genitori.

Perché? Perché sono emozioni che “fanno paura”: sono meno controllabili, meno prevedibili, più istintive e primordiali. Ma sono emozioni “universali”: prendendone atto si può vivere serenamente ed in armonia con sé stessi e gli altri.

1 agosto 2013

Tappe evolutive e costruzione di nuovi equilibri

equilibrio-La-Pace-comincia-da-Te-300x286I cosiddetti periodi difficili, o periodi di crisi, sono, dal punto di vista degli studiosi di psicologia, una parte spesso fisiologica del processo evolutivo a cui siamo tutti continuamente sottoposti nel corso della nostra esistenza.

Nella vita di ognuno di noi, la maggior parte delle cose cambiano incessantemente senza che tuttavia noi ce ne accorgiamo. Ma a volte alcuni cambiamenti si impongono alla nostra attenzione come eventi ben precisi. Questo può accadere in presenza di eventi macroscopici ed improvvisi, oppure attraverso tanti micro-cambiamenti impercettibili che alla fine producono un esito rilevante.

Quelle fasi o quegli eventi che assumono una particolare rilevanza nel nostro percorso di vita a volte possono risultare traumatici, generare in noi un senso di disagio e di difficoltà, suscitarci ansia e preoccupazione, farci sentire spossati, tristi, impotenti, frustrati, senza più speranze.

Ma perché alcuni periodi della vita diventano per noi "critici"?

1 agosto 2013

E’ in arrivo un fratellino… e adesso?

fratelli

La nascita di un fratello o di una sorella è, soprattutto per i bambini più piccoli, un momento destabilizzante, difficile da capire. La mamma che prima era tutta per il primogenito, dopo un po' di giorni di assenza torna a casa con un“estraneo”. Chi è? Da dove arriva?

Le reazioni di gelosia, saranno diverse a seconda del bambino. Il figlio maggiore sarà costretto a rinunciare a quelle attenzioni che prima dell'arrivo erano tutte per lui, dovrà spartire l'amore di mamma e papà con un nuovo arrivato che richiede molte cure e attenzioni da parte dei genitori; il secondogenito invece sarà costretto a perdere il lati positivi e negativi dell'essere il più piccolo.

Come si verificano le reazioni di gelosia?

1 agosto 2013

Tra gioco e creatività

creativita"Capire che cos'è l'arte è una preoccupazione (inutile) dell'adulto.
Capire come si fa a farla è invece un interesse autentico del bambino" (cit. Bruno Munari)

Il bambino inizia da subito a sperimentare, non conosce nulla del mondo. Il neonato che guarda il viso dei genitori o degli oggetti non sa cosa ha davanti; la realtà che lo circonda è ancora un insieme di luci, colori, odori, impressioni varie che però non fanno ancora riferimento nel suo cervello a immagini interne, si formeranno gradualmente con l'esperienza.

Il bambino può essere paragonato ad un pittore, la sua spontaneità e la sua creatività svincolata da qualsiasi condizionamento lo rende l'artista per eccellenza. La creatività è un aspetto strutturante della personalità, tutti i bambini sono creativi e curiosi per natura, ognuno con attitudini proprie e abilità diverse. E' fondamentale creare spazio intorno al fanciullo perché possa sperimentare. Ci sono piccoli più timidi che sembrano esprimere meno questo bisogno, ce ne sono altri invece che lo fanno in maniera più estroversa.

1 agosto 2013

Video-giochiamo?

bambini-videogiochiNel precedente articolo ci siamo soffermati a riflettere sull'uso ragionevole della televisione, ma i videogiochi che influenza hanno sui nostri figli?

Il gioco è per il bambino una spinta innata verso la conoscenza del mondo intorno a sé.

Nel corso della vita assume diverse caratteristiche, il fanciullo inizia il suo percorso con giochi senso-motori che lo aiutano ad apprendere l'uso del proprio corpo e degli strumenti che possono modificare le relazioni con gli oggetti.

Successivamente è attraverso il gioco simbolico (far finta di) che il bimbo arriva a sviluppare le prime caratteristiche della propria personalità e di come ci si relaziona con le altre persone. I giochi di ruolo sono quindi una palestra naturale per sviluppare le prime interazioni sociali e le capacità di inserimento sociale. Crescendo, gli impegni scolastici e altre attività occupano sempre di più il tempo del bambino ed ilgioco viene visto come momento per scaricare la tensione e recuperare le energie. L'utilizzo dei videogiochi è spesso determinato dall'attrazione delle nuove possibilità tecnologiche che la società ci offre e che appassiona non solo i bambini, ma anche molti adulti. Giochi ambientati nelle più disparate epoche storiche e situati in differenti luoghi della terra, ricchi di particolari, talmente ben curati da sembrare reali. Giochi che richiedono la pianificazione di azioni e la permanenza davanti allo schermo di parecchie ore.

1 agosto 2013

Le 10 regole per un buon utilizzo della TV

televisioneNell’ultimo articolo da me proposto, ci siamo lasciati con questo interrogativo: esiste un vero decalogo sull'utilizzo della TV?

Di seguito cercherò di sintetizzare alcune linee guida all’utilizzo corretto della televisione.

1. proporre ai bambini i programmi più adatti a loro.

Non è necessario suggerire soltanto trasmissioni serie e istruttive, ma consigliare anche quelle più belle, interessanti e adatte alla loro età. Per esempio esistono cartoni animati a ritmi lenti, con pochi personaggi e vicende semplici che sono più vicini alla psicologia e al linguaggio del bambino. Sicuramente è necessario evitare di far vedere film dell’orrore e trasmissioni con scene di violenza; se occorre, anche gli adulti dovrebbero rinunciare a vederli.

2.Guardare la televisione insieme ai bambini.

1 agosto 2013

Si può crescere con la TV?

mamma tvLa tecnologia e in particolare la televisione hanno cambiato drasticamente le abitudini, l'organizzazione del tempo, le modalità educative e relazionali all'interno delle famiglie. Diciamo subito una cosa essenziale, la TV in famiglia fa comodo per "tenere buoni i bambini, li piazzo davanti alla tele e così posso preparare la cena e perché no rilassarmi un po' dopo una giornata intensa".

E' un bisogno di ogni genitore quello di riposare e di svolgere le faccende di casa, è necessario però ricordare che anche i bambini hanno dei bisogni e solo perché la TV a loro piace non è detto che risponda ai loro bisogni di crescita.

Per quale motivo ci si fida della televisione, spesso alla cieca?

Quale educazione, quali contenuti ricevono i bambini da questa "baby sitter elettronica"?

1 agosto 2013

Gli ingredienti fondamentali per raggiungere l’autonomia

bambini autonomiaL’equilibrio ed il benessere psichico dipendono soprattutto dal nostro vissuto, così come il benessere dei nostri figli dipende da noi. Il comportamento delle figure genitoriali ha una particolare influenza sulla percezione di un adeguato senso di sé, sull’autostima e sulla possibilità di costruire e mantenere soddisfacenti rapporti con gli altri. Per strutturare una buona atmosfera all’interno della famiglia, indispensabile per consentire al bambino di crescere sano e sicuro di sé, ci sono alcuni aspetti fondamentali da non sottovalutare:

  1. IL CONTROLLO DEI GENITORI: coerenza e chiarezza
  2. LA QUALITA’ DEI SENTIMENTI: la fiducia
  3. IL RISPETTO E LA STIMA: le aspettative dei genitori
  4. L’AIUTO DEI GENITORI: rinforzi e punizioni
  5. LA COMUNICAZIONE E IL DIALOGO
  6. IL CALORE DELLA FAMIGLIA

In ogni famiglia è indispensabile un certo controllo da parte dei genitori sui propri bambini. Come esercitare positivamente questo compito?

1 agosto 2013

Autonomia e rituali per crescere….

bambino-piccolo-gattoniAutonomia e rituali per crescere....

E' soprattutto a partire dai due anni che la voglia di autonomia comincia a farsi sentire in modo impellente nei bambini.

E' questa l'età in cui il piccolo comincia a dire "io", a riconoscersi allo specchio, a percepire il senso della propria unità corporea. Inizia a sentirsi una persona dotata di un suo pensiero e di una sua volontà, e fino a questo momento gli adulti lo sovrastano con la  loro "grandezza".

Da un lato il bambino ha bisogno degli adulti che lo circondano, perchè è dipendente da un punto di riferimento stabile e rassicurante.
Dall'altro, tuttavia, la dipendenza contrasta con il desiderio di auonomia che contraddistingue ogni crescita. Tale ambivalenza (troppo vicino, troppo lontano, voglio fare da solo, voglio che faccia tu per me perchè sono piccolo), è caratteristica di una normale evoluzione infantile.

1 agosto 2013

Aiutiamo i bambini a diventare adulti sicuri di sè

bambini adultiCosa vuol dire autonomia? Lasciare che i nostri figli crescano…

Questo accade fin dal primo momento in cui il neonato lascia l’utero della mamma, quando avviene il primo distacco, quando iniziano per la prima volta a respirare autonomamente. Un genitore di un bimbo di pochi mesi penserà all’autonomia del proprio figlio quando questi raggiungerà alcuni obiettivi molto pratici: mangiare e bere da solo, addormentarsi anche senza la rituale presenza del genitore, staccarsi dal seno materno, essere in grado di giocare in una stanza anche da solo e non con la presenza costante di un adulto, ecc…