Quale lavoro per elaborare il lutto? - Psicologo Milano
Emanuele Zanaboni – Psicologo Milano – Melzo
29 luglio 2013
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Quale lavoro per elaborare il lutto?

Superare una perdita

Spesso la persona in lutto viene troppo facilmente diagnosticata come depressa o come avente un disturbo post-traumatico da stress.  Pur avendo diverse analogie con i due disturbi citati, il processo del lutto ha caratteristiche proprie che lo caratterizzano e differenziano, basti pensare che i normali farmaci antidepressivi non hanno comunque effetto in persone che stanno vivendo la perdita di una persona amata.
È innegabile che il lutto abbia i propri e caratteristici sintomi e risvolti psicologici, ma come tutti i sintomi, anche il lutto ha un proprio significato e una propria finalità. Si tratta di un processo di adattamento alla morte di una persona con cui abbiamo condiviso molti aspetti importanti della nostra vita (un genitore, un figlio, una sorella, il partner…).
Che cosa vuol dire adattarsi alla morte di una persona cara?
La morte, così come la nascita, è un evento irreversibile che inevitabilmente segna un netto confine tra un “prima” e un “dopo”: occorre quindi accettare la fine irreversibile di un “prima” che non c’è più e un “dopo” che non potrà più essere come immaginato. Partendo dal presupposto che ogni decesso comporta dolore, non si può negare che l’età e le modalità che portano alla scomparsa di una persona incidono notevolmente nel modo di vivere il lutto nelle persone amate: non si tratta di fare un’inutile e asettica scala del dolore, ma appare evidente come parlare di familiari di donatori d’organi significa parlare di persone che hanno vissuto una perdita per lo più improvvisa e precoce rispetto alla speranza di vita media. Si tratta di lutti più difficili (e a volte impossibili) da accettare, costringono chi rimane a doversi confrontare con un’assenza che inizialmente è onnivora, divora tutto. Il lavoro del lutto dovrebbe portare la persona a integrare nella propria storia una perdita senza senso: l’obiettivo è evitare che una perdita senza senso diventi una perdita di senso, altrimenti, il lutto diventerebbe così una storia dominante che imprigiona nelle proprie trame la realtà di chi rimane (Dott. Gelati, comunicazione personale).

Dott. Emanuele Zanaboni

 

 
Riferimenti bibliografici[1]
BOWLBY, J.,  Attaccamento e perdita. Vol. 3, Bollati Boringhieri, Torino, 1983.
NEIMEYER R., Lessons of loss: A guide to coping, Brunner Routledge, New York, 2000.
 

 
[1] Un grazie sincero al dott. Primo Gelati, terapeuta familiare e psicologo presso l’hospice dell’ospedale di Legnano, a cui vanno i miei più sentiti e sinceri ringraziamenti per aver messo con passione la propria esperienza a disposizione.

 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.