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Prospettive e segreti della comunicazione sul web – Intervista a Marco Montemagno

Marco Montemagno - Prospettive e segreti della comunicazione sul web

Marco Montemagno - Prospettive e segreti della comunicazione sul webProspettive e segreti della comunicazione sul web – Intervista a Marco Montemagno

A cura di Luca Mazzucchelli

Marco Montemagno è un imprenditore digitale e giornalista televisivo ed è il fondatore di SuperSummit. Ha curato e condotto Reporter Diffuso per 7 anni su Sky TG24 e intervistato grandi leader e innovatori  come Steve Ballner (Microsoft CEO) e Al Gore.

Indice

O1:34 Dove nasce la passione per il digital e per la comunicazione di Monty.

02:57:La preparazione mentale del buon comunicatore.

12:15 I risultati dell’esperimento: un video al giorno, ogni giorno, per un anno.

18:00 Perché le aziende italiane ancora non investono in Italia?.

22:40 Quali nuovi media aspettarci fra 10-20 anni .

25:35 Un suggerimento per il libero professionista che parte oggi da zero.

27:33 Un suggerimento per le aziende che vogliono vendere di più.

30:16 Un suggerimento per una startup che voglia un migliore round  di finanziamenti.

33:20 Come avvicinare i figli alle nuove tecnologie senza rischi.

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Marco Montemagno

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Arbesman, The Half – Life of Facts

Blogosfere

 

Sbobinatura intervista 

Luca Mazzucchelli:  un saluto a tutti da Luca Mazzucchelli, oggi una puntata diversa da tutte le altre perché l’ospite che intervisterò oggi è colui il quale,  non l’avessi conosciuto non sarei qui oggi a fare i video, a farli con questa passione, a farli con questa costanza. Parlo del punto di riferimento italiano, ma non solo, per tutto quello che riguarda il mondo digital, il mondo della comunicazione online, della comunicazione futura: Marco Montemagno, grazie per aver accettato.

Marco Montemagno: E’ colpa mia in sostanza…

LM: Lui è il responsabile.

MM: Comunque sei stato bravissimo Luca, non è per piaggeria, però fra tutti quelli a cui ho detto di provare a muoversi tu hai messo un focus importante sulla produzione dei video e i risultati si sono visti …

LM: Ti ringrazio molto … sì, in effetti è un grande sforzo, ma la gratificazione sicuramente non ha prezzo. Senti Monty, Monty è il suo soprannome, la tua pagina facebook cresce di mille fan al giorno, la tua produzione di video è ricchissima, sempre molto costante. Ho pensato che per raggiungere certi livelli di costanza e di dedizione la passione sia necessariamente un ingrediente indispensabile. Dove nasce la tua passione per la comunicazione e per il digital?

MM: Guarda Luca io ho fatto per tanti anni diverse attività di divulgazione, da Sky TG24 per sette anni un programma di tecnologia, ho fatto tanti eventi, un anno ho deciso di fare un tour nei teatri  dove andavo in giro con un cartello con scritto I love Internet per divulgare internet alle persone in Italia. Per cui è sempre stato un pallino che mi ha appassionato l’idea di tradurre il difficile alle persone, aziende o istituzioni. Come passione sai, la verità è che per me la competenza aiuta a sviluppare una passione. Ti faccio un esempio, Kobe Bryant uno dice che è molto appassionato di basket, ma diventi appassionato perché sei molto bravo, lui era molto bravo quindi ad un certo punto si è appassionato sempre di più, questo secondo me è un tema. La cosa che mi ha colpito è che da quando ho cominciato a parlare in un evento, in radio o in televisione, è sempre una cosa che mi è venuta semplice, mi sono sempre sentito a casa mia e quindi questo mi ha poi aiutato a farlo sempre di più, poi uno non è che diventa bravo, sei sempre al punto di partenza, sei sempre a cercare di migliorare, però i feedback sono stati positivi e io ho sempre approfondito.

La preparazione mentale del buon comunicatore.

LM: Tu dici che hai sempre cercato di migliorare … in effetti una delle cose che hai detto e che mi ha colpito, perché sono da questa parte anche io, è che prima della preparazione tecnica si pensa alla preparazione mentale, per essere un bravo comunicatore, un bravo web marketer, un bravo  influencer, un bravo imprenditore prima bisogna pensare a questo. La mia prima curiosità è se è  una tua attenzione recente quella alla preparazione mentale o se storicamente c’è sempre stata?

MM: Io a nove anni ho iniziato a giocare a ping pong come professionista, di mestiere facevo questo. Ho iniziato  a nove anni, non facevo il professionista all’inizio, però poi dai 13/14 ho iniziato a sposare questa carriera fino al periodo universitario in cui ho iniziato a girare, come a tennis no? Che giochi tornei a tennis, a ping pong fai lo stesso. La cosa che ti colpisce è che quando fai sport a livello professionistico la differenza dopo un certo livello non è più tecnica, è solo un fatto mentale. Se tu guardi Djokovic – Nadal… sono due fenomeni uguali da un punto di vista tecnico e fisico sono identici, ma la differenza la fa il livello mentale di determinazione, di capacità di giocare bene i punti importanti. Ho iniziato a fare una cosa negli ultimi anni, quando usciva il tema del training mentale che era nuovo ai tempi, io ho 43 anni e quindi parliamo di 23 anni fa. La cosa pazzesca è che il punto era come potessi condizionarmi mentalmente per essere all’istante ad un determinato stato d’animo. Iniziavano a circolare tutte queste teorie, i vari Tony Robbins, PNL, tutto questo mondo e per lo sport cominciavano a fare qualche applicazione. Mi ricordo di essermi appassionato perché aveva un utilizzo pratico, ad una gara quando arrivavi lì lì al posto di tremare dovevi essere in grado di automatizzare quanto meno la tua capacità di essere al meglio, poi il risultato può variare. Mi sono appassionato da quel momento in poi, ho visto come può fare la differenza. Il secondo tema è questo: io parlo con centinaia di migliaia di persone ogni anno, nei vari eventi o nelle cose che faccio. Quante volte suggerisco di leggere un libro? Quante di quelle persone realmente lo fanno? Pochissime. La differenza non è differenza di possibilità, la differenza è che alcuni mentalmente si dicono che da domani fanno un video al giorno, da domani si alzano la mattina a correre, da domani qualunque cosa sia la fanno. E altri, purtroppo la maggior parte delle persone, tu lo sai meglio di me, invece non lo fanno perché hanno mille motivi nel cervello. Questo fa davvero la differenza se vuoi salire di livello.

LM: Rispetto alla tua preparazione mentale, una panoramica di come ti prendi cura di questa cosa…

MM: In vari modi, il primo aspetto è quello fisico:  non puoi essere mentalmente forte se fisicamente sei sempre a pezzi, senza energia. Esempio di Djokovic di nuovo: è uno che mentalmente è cosi forte perché fisicamente ha questa preparazione pazzesca, lui fisicamente è una spanna sopra gli altri, alimentazione e tutto quanto. La parte fisica è fondamentale. Il secondo aspetto è che mentalmente d’istinto non si è sempre mentalmente convinti, determinati, fiduciosi ottimisti . E’ un allenamento questo, è un continuo riportarsi ogni giorno a pensare al modo giusto, riportarsi nello stato in cui si vuol stare, non è una cosa che viene naturale all’inizio. Anche perché sai ogni giorno hai mille sfighe che ti capitano e quindi la tua interpretazione può essere sempre o molto positiva o molto negativa. Ti faccio un esempio, ho visto un documentario di Amy Winehouse, grande cantante, voce pazzesca. La cosa che mi ha colpito è che qualunque avvenimento della sua vita era un disastro e una motivazione per andare a farsi di crack. Con questo tutti i fan di Amy Winehouse mi odieranno, però questo è quello che lei ha fatto. Poi magari prendi Angelina Jolie e invece qualunque fatto della sua vita, dove praticamente rischia di crepare ogni giorno, diventa un modo per ispirare un cambiamento negli altri, per fare di più, per fare meglio. Qui quello che fa la differenza è la tua interpretazione di quello che succede, non sono i fatti in sé. Preparazione fisica, quindi stare fisicamente bene e mentalmente tornare sempre nel punto giusto. Terzo aspetto sono i rapporti, personalmente da quando ho una dolce metà meravigliosa, i rapporti con i miei figli hanno cominciato ad essere molto positivi, per quello che penso io poi dovrei chiedere ai miei figli, e devo dire che questo ti da una situazione molto molto  serena, un bell’ambiente in cui svilupparsi.

LM: Sei anche una persona che studia molto, vedevo ieri sul tuo Snapchat un video in cui dicevi è importante leggere o più in generale informarsi con i podcast

MM: Tu mi segui sul serio…

LM: Io oramai non posso farne a meno, sono  Monty addicted. Quanti libri leggi per curiosità a settimana?

MM: Guarda, allora io ho questo approccio, per anni non ho mai letto niente, perché avevo dalla scuola e dall’università un po’ il disgusto dell’obbligo di lettura. A scuola ti dicevano di leggere i Promessi Sposi e io non li volevo leggere, non mi interessano, per cui per anni sono stato molto lontano dal tema della lettura. La cosa che mi ha fatto cliccare è stato l’esplosione dei video online e quindi ho cominciato a documentarmi e informarmi grazie ai video, tutti i video che hai su You Tube, su Khan Academy, ci sono talmente tanti posti con tantissimi video. Questo mi ha innescato in interesse nuovo per la lettura, per cui tu vedi un video o ad esempio l’autore di Simple Rules o di The Half – Life of Facts, un libricino carino che sto leggendo dove dice che i fatti e la conoscenza hanno un punto di scadenza e dopo un certo numero di anni che puoi prevedere la conoscenza cambia radicalmente, quindi i fatti decadono come la radioattività. In quel caso hai un video che vedi e ti proponi di approfondire quel libro o viceversa, parti da un libro. Per me il format è video, sono una persona molto visiva, quindi ogni giorno guardo video, in ogni momento o situazione : ti lavi i denti, metti su TED Ed, un video di 5 minuti, mentre ti lavi i denti ti da spunti … o magari sei lì che devi lavare i piatti, perché a volte ti tocca anche per far vedere rispetto alla tua dolce metà che sei molto attento alle cose di casa, metti su un video di qualunque tipo e questa cosa ti aiuta. I  video quindi sono un substrato, l’altra cosa che faccio è avere tanti libri in contemporanea, per dire ho preso il volo verso Milano e ho sette libri nella borsa e di questi sette libri spizzico un po’ di qua un po’ di la, se poi trovo un libro che mi appassiona vado dentro. The Half – Life of Facts mi ha appassionato allora mi butto dentro e cerco di memorizzarlo il più possibile. Un errore che fanno molti secondo me è che hanno l’dea che per leggere devi partire e leggere un libro dall’inizio alla fine totalmente anche se è un libro orrendo, ma lo devi leggere tutto. Invece con i film ti disinnamori, ad esempio ho visto The Martian l’altra sera. Bello, lo vedi tutto, ma se tu mi chiedessi se mi ricordo tutto The Martian  ti direi di no, solo alcuni concetti ti restano attaccati. I libri fanno lo stesso. L’altra cosa è che i libri di business sono facili, sono fatti per avere un’idea forte da comunicare e poi intorno ci mettono tutto il libro, quindi spesso devi cogliere solo l’idea, alcuni esempi e hai il concetto di quel libro. Poi ci torni magari, i libri non sono una cosa che guardi e che leggi una volta sola, ce li hai e sai che ci puoi tornare, ci segni i tuoi appunti . Il mio prof di italiano al liceo mi diceva sempre che non si segnano mai i libri, cosa che invece per me funziona bene, con la penna stropicciati funziona molto bene. Per cui, per rispondere alla tua domanda, in continuazione imparare ogni giorno, la modalità poi che sia video, podcast, libri, di tutto e di più ecco.

I risultati dell’esperimento: un video al giorno, ogni giorno,  per un anno.

LM: Terminata la preparazione mentale entriamo un po’ più nel tecnico, tu sei sempre stato un visionario da un certo punto di vista, quando la gente guardava i blog con un po’ di scetticismo tu hai creato Blogosfere , l’hai fatta crescere, l’hai portata un certo livello poi l’hai venduta al Sole 24 Ore. Oggi tu dici che il mondo si sta spostando dal blog al video e da ottimo sperimentatore quale tu sei stai facendo l’esperimento di produrre un video al giorno, sabato e domenica inclusi. Da quanto tempo lo stai facendo?

MM: Ho iniziato a marzo dell’anno scorso …

LM: Marzo 2015, quindi quasi un anno …. Che risultati stai raccogliendo?

MM: Il risultato è straordinario sotto tanti punti di vista, dal punto di vista numerico il risultato è facile da vedere, lo puoi misurare, ad esempio la pagina è partita che aveva 9mila fan, parlando di fan veri lasciando perdere il tema dell’acquisizione dei fan fasulli che è irrilevante, quindi persone effettivamente che ti seguono e non i brasiliani dentro le farm. La crescita è stata ottima, siamo a 50mila e passa fan e cresce di più o meno 20mila nuovi al mese in questo momento, per cui una crescita importante. Dal punto di vista dei feedback che ricevo, che per me è il parametro più importante quindi i messaggi che arrivano o le mail, c’è una reazione straordinaria, anche troppo rispetto a quello che io posso offrire. Magari mi arrivano messaggi di persone che hanno perso il lavoro, persone che hanno malattie, che chiedono una mano … sono temi su cui io non ho una risposta, io sono appassionato di comunicazione, di temi del digitale e del business e della mentalità, ma perché è servito a me e cerco di condividere queste idee, per cui sta crescendo molto. E dall’altro lato quello che puoi monitorare per vedere se un progetto funziona è cosa nasce da quella pagina ad esempio, se arrivano delle offerte di collaborazione, quali sono i vantaggi complessivi e questo devo dire è stato un salto cosmico. Ti faccio un esempio stupido: ieri sono arrivato in aeroporto e mi fermano delle persone dicendomi: “Marco sei tu?Facciamoci una foto” e io sono ancora fermo a quando mi fermavano in Italia perché mi vedevano in televisione e quindi ogni volta la mia reazione è  dire: “ Sky…?” E questo mi guarda come per dire Sky cosa!? E la gente ti segue lì, quindi devo dire un ottimo progetto. Posso dirti una cosa? Se anche avessi zero fan lo farei lo stesso, perché è la mia psicoterapia. Io mi alzo la mattina, faccio il mio video, entro le sette e mezza devo averlo finito e mi esprimo, mi piace, dico la mia opinione e va bene così insomma.

LM: Per quanto andrai avanti, dove vuoi arrivare? Prima dicevi di fare un esperimento e ad un anno poi si fanno i conti, un anno oramai è passato e l’altro giorno ti sentivo dire che da qui a tre anni avresti pubblicato un video al giorno …

MM: Io sono partito in modo molto hobbistico, proprio per la volontà di dire la mia su molti temi, anche perché se ti abitui a stare in televisione per sette anni sei abituato che ogni settimana c’è una notizia di attualità e tu dici la tua opinione su quello. Quando ho smesso di fare televisione e sono andato a vivere in Inghilterra mi mancava un pochino la possibilità di dar voce a questa parte del mio carattere, questo è un tema. Sono partito in modo hobbistico, però ho pensato prima di valutarmi di darmi un lungo periodo, ragiono sempre così. All’inizio ho pensato un annetto per cominciare a tirare le prime somme, ma sin dall’inizio pensavo di avere una visione su un lungo periodo. Tre anni secondo me è il periodo giusto per avere i risultati effettivi di un progetto online fatto bene, per tirare proprio le somme di quanto può funzionare. In questo momento il mio obiettivo è molto semplice: mi piacerebbe creare una community online di persone curiose, interessate a vedere la realtà secondo anche altri punti di vista, non necessariamente più giusti o meno giusti, però a porsi delle domande. Se parli di immigrazione magari ci sono tanti punti di vista da considerare, quello che ti dicono i media non è sempre la realtà, anzi spesso non lo è affatto. Questo è il mio obiettivo, creare una community di persone interessate e poi a quel punto capire le opportunità che nascono. Ad oggi è ancora un hobby, non è una priorità per me, mi alzo la mattina, faccio questa cosa, di giorno ho anche un paio di persone che mi danno una mano a tenere un po’ viva la community segnalando o postando alcune cose o risegnalando alcune novità e spero che sia sempre più una priorità. E’ decisamente la cosa che mi piace più fare al momento, è la più divertente e i messaggi che arrivano sono meravigliosi. […]Sai che se fossimo in radio o in televisione mi avrebbero già cacciato? Perché ho una lunghezza delle risposte che è vietata, di solito mi direbbero di tagliare …

LM: Qua siamo comodi, siamo curiosi di ascoltare i retroscena …

MM: Mi sento molto psicanalizzato…

LM: Eh attenzione … dopo ti arriva la fattura a casa …

MM: Infatti … E’ la prima registrazione dove esci e paghi …

LM: Esatto …  tu hai una grande esperienza delle aziende italiane, piccole medie imprese, ma anche multinazionali. Ora da quanti anni vivi in Inghilterra?

MM: Quattro anni …

Perché le aziende italiane ancora non investono in Italia?

LM: Quattro anni … quindi puoi vedere anche con un occhio esterno e fare dei confronti con quello che succede all’estero. La mia impressione personalissima è che le aziende italiane, non solo le piccole e medie imprese, facciano una fatica incredibile ad investire su un loro canale video piuttosto che su un influencer. Tu come la vedi?

MM: E’ così, c’è poca cultura ancora, l’altro problema è che il video è difficile, ad oggi è ancora difficile. Noi per fare questa intervista abbiamo una persona molto in gamba che ha un’attrezzatura complessa, sembra semplice ma è complessa, e ha molti parametri per funzionare, quindi un video ha bisogno di luci, di audio, di una ripresa, di un montaggio post produzione … tanti aspetti perché un video funzioni. Oltre al contenuto del video che è fondamentale, per cui le variabili sono tante. La barriera di ingresso è ancora complicata, è molto minore rispetto al passato, perché oggettivamente hai della ottima gente che fa degli ottimi video da telefonino o fai degli Snapchat da dieci secondi, la qualità fa schifo, però il format è più fattibile per chiunque. Hai un tempo che sarà più lungo di penetrazione nelle aziende proprio per questo tema, però è anche vero che molte aziende non hanno un problema di budget, quindi potrebbero benissimo dire mettiamo la nostra produzione. Alcune l’hanno fatto, pensa Red Bull con le mega produzioni, con il tipo che si butta dallo spazio, però non è facile. Ci sono due aspetti da considerare quindi: un primo aspetto è che la produzione di video sarà sempre più semplice e quindi sarà una cosa dove veramente potrai tirar fuori degli ottimi video molto semplicemente. Il telefonino chiaramente è uno di questi driver. Il secondo aspetto è un fatto culturale, all’inizio io ricordo le prime presentazioni di Blogosfere, andavamo nei centri media, che sono i centri e le agenzie che gestiscono i budget delle aziende e nelle prime presentazioni noi dicevamo che le aziende avrebbero avuto dei blog e la gente rideva, ma rideva proprio come per dire cosa stessimo dicendo. Quando dopo cinque anni questa cosa è avvenuta non ridevano più e alcuni si sono trovati totalmente indietro, spiazzati, come sempre succede nei cambiamenti. Se ti vuoi buttare nel mondo dei video o lo fai oggi, oppure aspetti fra cinque anni quando tutti sono già strutturati? Immaginati alcuni You Tuber non li prendi più, Marques Brownlee, due milioni di subscriber su You Tube, ormai lui ha quel posizionamento lì. PewDiePie è gente che ormai è un media,ha già saltato il mondo tradizionale. O Netflix, come fai a competere? Dovevi svegliarti anni fa. Ti faccio questo esempio di Netflix: anni fa, veramente tanti anni fa, mi invitarono ad una trasmissione dove c’era l’amministratore delegato di Blockbuster Italia e mi ricordo che si parlava di Napster ai tempi, per la musica, il primissimo che era condivisione illegale di file a tutti gli effetti. E tutte le aziende di musica, diciamo le major dicevano no e questi venivano bloccati e mi invitarono  a dare un commento. E ricordo mi collegai dicendo che chiaramente questa cosa non si può fermare, bloccherete Napster e ce ne saranno degli altri e quindi bisogna cominciare ad adattarsi a questo nuovo modello, gli utenti vogliono questo: vogliono condividere, vogliono scaricare questi file. Benissimo e l’altra cosa che avevo aggiunto e che mi sembrava una cosa ovvia era che chiaramente se hai condiviso un file audio, arriveranno anche i video, non c’è nessuna differenza da un punto di vista informatico, se non la dimensione. E mi ricordo che il l’amministratore delegato di Blockbuster Italia mi massacrò dicendo che non sapevo niente, di cosa stessi parlando… e io umilmente avevo detto di pensarci, poi di vedere loro. Chiusi, falliti, spazzati via. O reinventi tu il tuo business o qualcuno arriverà a reinventarlo al posto tuo …

Quali nuovi media aspettarci fra 10/20 anni.

LM: A proposito di reinventarsi, oggi febbraio 2016 dici che la comunicazione è video, se ti dovessi proiettare fra 10/20 anni quindi 2026 o 2036 quali nuovi media credi che dobbiamo aspettarci?

MM: Onestamente Luca io sono molto poco bravo nel business del futuro e quello che ho imparato intervistando Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, è stato che per capire il futuro bisogna provare a pensare a quello che non cambierà invece che a quello che cambierà. Quindi la cosa secondo me utile per tutti è chiedersi fra dieci anni le persone che cosa vorranno? Vorranno dei prodotti più costosi? Vorranno un customer care di merda che non  ti risponde al telefono, che cosa vorranno? Vorranno quello o vorranno avere prodotti di qualità, economici, vorranno risparmiare, vorranno essere contenti… Se mi concentro su quello che non cambierà è molto più facile. Poi il vestito e il format o il canale di distribuzione cambia, ma queste esigenze non cambiano. Quello che vedo in prospettiva è che senz’altro è un mondo molto visivo il nostro, inevitabilmente questa è una direzione perché storicamente abbiamo un track record del fatto che la radio piuttosto che lo scritto è stato soppiantato come peso da tutto il mondo della televisione, quindi tutto il tema visivo resta. Quello di cui si continua a parlare oggi è tutto il tema della realtà virtuale e realtà aumentata  anche. Ad esempio Magic Leap  mi sembra molto interessante, questa startup pone degli oggetti come degli ologrammi nella tua realtà normale, quindi creano una proiezione sulla retina di queste immagini e quindi hai un interfaccia fatta di oggetti che vedi, come nei film di fantascienza. Anche Microsoft ha un progetto molto bello e ormai arrivano anche questi sul mercato. Hanno preso 600 – 700 milioni di dollari di investimento, per cui questo è un mondo che andrà ad esplodere, realtà virtuale, realtà aumentata e in generale diciamo video.  In più il touch. Oculus, che  è il sistema di realtà virtuale comprato da facebook, al Web Summit ha fatto vedere sia gli occhialoni con cui sei nella realtà virtuale, sia questo touch come se fosse un joystick dove tu sei in Giappone e io sono in Inghilterra, abbiamo lo stesso joystick e sentiamo lo stesso oggetto, quella penna lì possiamo stamparla virtualmente in 3D, tenerla e chiedo a te come ti sembra e mi rispondi che dovremmo modificarla in questo o in quest’altro modo, questo sarà un trend forte.

Un suggerimento ad un libero professionista che parte oggi da zero.

LM: Senti, un consiglio flash  al libero professionista che oggi parte da zero e vuole cercare di diventare influencer…

MM: Guarda, un tema importante è sempre quello di capire quale è il risultato finale che uno vuole raggiungere, spesso questo è un errore che vedo fare in continuazione. Quale è il tuo obiettivo finale, in base al tuo obiettivo finale decidi la strategia. Un libero professionista spesso vede tutti questi trend di cui parliamo, Snapchat piuttosto che le piattaforme e si dice che deve buttarsi dentro e seguire tutto. Invece non deve affatto seguire tutto, deve capire quale è il suo obiettivo. Quindi se sei un dentista quale è il tuo obiettivo, quale è il tuo mercato … è inutile che  stai a perdere tempo su Pinterest se il tuo mercato è maschile, perché li c’è un target femminile ad oggi. Capire esattamente chi è il tuo pubblico è un punto molto importante. Secondo problema per il libero professionista è il budget: quindi un conto è se sei Coca Cola o Red Bull e decidi di fare una mega produzione, se sei un dentista magari hai 5mila euro di budget all’anno da spendere online o da spendere in comunicazione e a quel punto che cosa ci fai,quale è quella cosa che può essere più efficace per la tua comunicazione in base al tuo obiettivo. Magari vuoi avere dieci clienti in più all’anno, è inutile creare una strategia solo di visibilità se poi non la monetizzi. Quindi target, averlo molto chiaro in testa, questo vale per tutti ma spesso i liberi professionisti fanno questo errore perché non hanno una struttura come può averla una azienda più strutturata e poi il budget, è una domanda da porsi a monte.

Un suggerimento per le aziende che vogliono vendere di più.

LM: Un suggerimento ad un’azienda che voglia vendere di più …

MM: Quello che sto sperimentando e vedo sempre di più è il fatto di avere questa capacità di creare awareness, grande visibilità, creare un brand che sia affermato il più possibile e che poi monetizzi. Facciamo un esempio: molte aziende per vendere di più si concentrano sull’ottimizzare alcuni processi. Quindi un sacco di soldi in SEO, Search Engine Optimization, in mille attività, fanno piani di content marketing dettagliati, hanno una strategia molto molto mirata all’ottimizzazione di quello che c’è. Ti faccio un altro esempio, c’è tutta una discussione sul fatto di quando bisogna pubblicare i propri contenuti sui social, per cui uno studio analitico di quando pubblicare il mio contenuto, quando l’utente è esattamente online eccetera. La verità è che è una strategia un po’ da perdenti questa, il mio consiglio numero uno è avere un brand  che sia fortissimo. In Inghilterra ci sono queste biciclette per ragazzini che si chiamano Frog, non so se le hai mai sentite. Se uno ha dei bambini sa che le biciclette dei bambini pesano delle tonnellate, perché per i bambini fanno delle bici con materiale un po’ così. Frog fa delle bici iperleggere, molto molto carine, che ormai stanno spopolando ed  è un brand molto forte. Non vanno a cercare il cliente, è il cliente che cerca loro e questa secondo me è la strategia fondamentale. Se ne parla spesso sul lavoro, che il lavoro non si cerca, il lavoro si attrae. Oggi come oggi dove c’è una marea di materiale, tutti a competere, enormi budget per prendere la tua attenzione, quello che fa la differenza è se tu ti stacchi dalla massa, ti stacchi dagli altri e pensi di essere unico perché fai quella determinata cosa, se ti piace vieni da me sennò vai da tutti gli altri. Essere molto selettivo a monte è quello che fa la differenza, non dire di sì a tutti, i tuoi clienti non sono tutti, i tuoi clienti sono una nicchia molto specifica molto precisa. Facebook parte dal college, classico esempio che sanno tutti e questo secondo me fa differenza , la tentazione è sempre quella di allargare  e invece bisogna stringere, non allargare.

Un suggerimento per una startup che voglia un migliore round di finanziamenti.

LM: Un suggerimento Monty ad una startup che voglia comunicare in maniera più efficace per ottenere un round migliore di finanziamenti ?

MM: Rientriamo un po’ nei consigli di prima, tornerei al tema dei video che secondo me è molto poco “esploitato” per usare un termine di un inglese orrendo, è molto poco esplorato. Io mi ricordo che Loic Le Meur, un imprenditore francese che ha fondato Le Web, che era l’evento più grosso ai tempi di startup in Europa, poi lui l’ha chiusa e l’ha venduta ed è andato in Silicon Valley . Quando andò a SIlicon Valley la sua prima strategia per prendere il primo round era quello, guarda caso, di pubblicare un video al giorno dove raccontava la sua startup dall’interno, da zero. Diceva:“ io parto così, sono arrivato e non ho gli uffici … quindi vado lì …” e via dicendo. Racconta tutta la sua storia, le prime persone coinvolte, il prodotto ed è una strategia molto intelligente, sia per comunicare all’esterno, sia per attrarre persone che volessero lavorare nella startup, sia per farsi notare, era una cosa totalmente diversa, non la faceva nessuno e quindi gli investitori pensavano che questo tizio avesse già una base di utenti. Per me il tema del video è fondamentale, perché se io vado da un investitore oggi o se domani voglio fare una nuova startup, vado da un investitore e facciamo finta che io non conosca nessun investitore e che è falso, perché in Italia conosco purtroppo tutti, ma facciamo finta che io non conosca nessun investitore.  Vado da un investitore e dico che voglio lanciare una startup per la concorrenza alle videocamere RED che costano un triliardo e facciamo le migliori video camere al mondo a mille euro, stop, sempre che sia possibile. Se mi presento e dico di avere una fanpage di duecentomila persone che mi seguono e che credono in quello che io faccio e questo prodotto magari ha un’affinità, perché riguarda la comunicazione, è chiaro che un investitore è come una casa editrice, se hai già una base di utenti la casa editrice dice che è perfetto, se ha duecentomila utenti facciamo un libro, il tasso di conversione di questi utenti è il 3% io so già quante copie vendo sulla sua piattaforma . Questo secondo me è un tema importante, costruire il tuo brand o il tuo brand come azienda, non necessariamente un brand personale, però questo è uno sforzo che devi fare, invece l’errore che una startup fa è pensare di creare il prodotto, il prototipo, il minimum viable product, mi presento dagli investitori dicendo che conquisteremo il mondo, il mercato è di dieci miliardi se noi prendiamo lo 0,5%, ma non lo prenderai mai se non sai come arrivare al consumatore finale.

Come avvicinare i figli alle nuove tecnologie senza rischi.

LM: Senti, svestendo adesso le vesti di marketer e imprenditore digitale, un suggerimento ad un genitore, una mamma ed un papà che vorrebbero avvicinare i loro figli al mondo delle nuove tecnologie, ma che hanno un po’ il timore di vedere risucchiati dallo schermo e da queste nuove tecnologie i loro figli …

MM: E’ un tema ipercomplesso questo, che ha tante logiche, tanti meccanismi, tanti punti di ingresso. Io ho quattro figli come sai, che hanno età totalmente diverse, due anni, sette anni, quindici e diciassette e ognuno si relaziona con le tecnologie in modo diverso. Se prendo mio figlio di quindici anni è il mio reale consulente tecnologico,  è colpa sua probabilmente se ho iniziato a fare video come li sto facendo, perché era molto attento a tutti gli You Tuber, aveva un occhio diverso insomma. E’ chiaro che lui usa le tecnologie in modo massivo e a tutto li tema di guerra come Call of Duty, dove tu come genitore ti poni il problema se va bene o non va bene, sono troppo realistici, incitano alla violenza, tutta quella tematica lì… oppure se ti sposti al figlio di due anni lui guarda già i video sul telefonino, perché c’era questa ricerca un po’ di tempo fa che diceva che l’85% dei bambini di due anni non sa allacciarsi le scarpe, ma sa usare un iPhone, il perché è chiaro: è facile e chiunque lo può fare. Lì allora c’è il tema di quanto stanno attaccati a questo schermo, quanto invece dovrebbero socializzare e andar fuori, è un tema complesso. L’altra sera per il capodanno cinese sono andato a cena da un amico cinese che sviluppa videogame, è un videogame designer e quindi immaginati lui è un fautore dei videogame. Chiedevo a lui come gestisce la relazione del figlio, che ha sette anni, con i videogame. Lui ha regole molto rigide, nella settimana non gioca, può giocare nel weekend un’ora al giorno, ma dopo aver fatto lezione di cinese, perché lui vive in Inghilterra quindi il figlio parla solo inglese. Associa il premio del videogame con una durata prestabilita al post di quello che è stato uno sforzo. Quindi senz’altro dare dei paletti, quello che non puoi fare, che è pura utopia, è pensare che non verranno a contatto con questo mondo. Quello che devi fare è conoscerlo, cercare di farne parte. Con mio figlio di quindici anni secondo me c’è un ottimo rapporto perché entrambi viviamo in questo mondo di You Tuber o di video quindi c’è uno scambio di quelle che sono le novità e ti senti in qualche modo con un punto di contatto. Poi devono conoscerlo e cercare di trovare una misura, che è complessa perché è la prima volta se ci pensi nella storia che questo avviene, noi non avevamo questo problema. Io ho 43anni, non avevo niente, non c’era il cellulare, per cui tutto questo mondo esplode adesso e dovremo ancora capire come starci dietro, day bay day, adattarsi in continuazione.

LM: Monty mi sembra di averti spremuto a sufficienza, come ti sei trovato ad essere nello studio di uno psicologo, ad essere interrogato …

MM: E’ interessante, è una modalità completamente diversa. La cosa mentre parlavi che mi faceva riflettere è che per anni internet e la tecnologia sono stati lontani … psicologi che lavoravano con internet non esistevano, era una cosa per addetti ai lavori. Invece oggi come oggi, tutte le professioni, dal body builder al cuoco, siamo tutti dentro questo calderone ed è forte. Tu hai un ruolo importante Luca, perché ci saranno mille problemi mentali che escono da tutte queste novità, quindi bisogna capire come affrontarle e come svilupparle. Però anche gli studi e le ricerche su come funzioni il cervello, tutti gli studi psicologici oggi è un momento meraviglioso perché hai tanto materiale che sta emergendo e siamo tutti un po’ parte di questo cambiamento.

LM: Monty generosissimo, grazie mille e alla prossima …

MM: Alla prossima …

Commenti
Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.