La genitorialità nelle coppie miste - Psicologo Milano
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La genitorialità nelle coppie miste

Sulla base di come la coppia negozia le scelte e le decisioni importanti che la riguardano possono esservi conseguenze serie, come già anticipato nei precedenti articoli, nel momento in cui la famiglia si allarga in seguito alla nascita di un figlio.
Le principali aree problematiche che possono creare delle tensioni nella coppia mista sono l’esercizio della genitorialità, che nel linguaggio tecnico è chiamato parenting, l’affettività e l’educazione. I neo-genitori devono infatti imparare a conoscere le pratiche educative dell’altro senza misconoscerle e tentando di negoziare una soluzione che possa giovare soprattutto al figlio ed al loro rapporto.
Evento con una chiara valenza simbolica è la scelta del nome (Gozzoli-Regalia, 2005) in quanto essa è il risultato tangibile del compromesso culturale cui i genitori sono giunti, il nome del figlio può essenzialmente neutralizzare l’appartenenza etnica o manifestarla con forza.

Sulla base di come la coppia negozia le scelte e le decisioni importanti che la riguardano possono esservi conseguenze serie, come già anticipato nei precedenti articoli, nel momento in cui la famiglia si allarga in seguito alla nascita di un figlio.
Le principali aree problematiche che possono creare delle tensioni nella coppia mista sono l’esercizio della genitorialità, che nel linguaggio tecnico è chiamato parenting, l’affettività e l’educazione. I neo-genitori devono infatti imparare a conoscere le pratiche educative dell’altro senza misconoscerle e tentando di negoziare una soluzione che possa giovare soprattutto al figlio ed al loro rapporto.
Evento con una chiara valenza simbolica è la scelta del nome (Gozzoli-Regalia, 2005) in quanto essa è il risultato tangibile del compromesso culturale cui i genitori sono giunti, il nome del figlio può essenzialmente neutralizzare l’appartenenza etnica o manifestarla con forza.
I genitori devono inoltre assolvere due importanti compiti che sono da ritenere fondamentali per la crescita del bambino; da una parte è necessario trasmettere ai figli i valori proprie delle culture di entrambi, dall’altra devono sostenere il figlio nel percorso di costruzione della propria identità. Un ruolo primario in questo percorso è la capacità dei genitori di individuare pratiche educative condivise.
Il tema delle pratiche educative riguarda principalmente come i genitori cercano di trasmettere parte della propria cultura di riferimento al proprio figlio in modo tale da fornirgli una solida base su cui costruire la propria identità. Nella coppia mista le scelte educative sono frutto di una doppia negoziazione che, da un lato, interessa i rapporti interni alla coppia e, dall’altro, il rapporto che la coppia instaura con il contesto sociale che la circonda. Il “bambino misto” si trova a dover integrare messaggi e riferimenti diversi che i suoi genitori gli trasmettono, egli deve inoltre elaborarli, modificarli e ricomporli così da crearsi un’eredità familiare personalizzata e coerente con la propria situazione grazie alla quale può svincolarsi dal passato proprio dei suoi genitori e cominciare a costruirsene uno proprio in cui ritrovare quelle parti che ha ritenuto giusto trattenere.
È fondamentale in questo senso che il bambino abbia la possibilità di passare diverso tempo con i nonni, portatori di una serie di tradizioni e pratiche che possono permettere al bambino di focalizzare maggiormente le sue origini ed aiutarlo nel percorso di definizione di se stesso. Purtroppo questa possibilità è remota perché le famiglie d’origine di uno o, talvolta, di entrambi i coniugi non vivono nel paese in cui la famiglia risiede e, d’altra parte, i genitori non sempre sono favorevoli al soggiorno del figlio in una nazione che non sempre può garantire ai suoi abitanti condizioni di vita dignitose.
Da una serie di studi ed interviste condotte da Tognetti Bordogna (1996) su coppie miste si nota come principalmente le scelte educative dei genitori si concentrino sulla trasmissione della lingua d’origine e sulle scelte religiose. In questo caso si distinguono tre tipologie di famiglie: cosmopolite, assimilazioniste e conflittuali.
Il primo tipo di famiglia vede l’appartenenza biculturale dei figli come un arricchimento e la incentiva fortemente, in questo caso scelte importanti come quelle religiose sono di comune accordo spostate in là nel tempo quando il figlio potrà decidere indipendentemente dove collocarsi. La famiglia cosmopolita rappresenta la situazione ideale in cui i figli di una coppia mista possono pienamente crescere, in essa le negoziazioni culturali tra i coniugi sono già avvenute molto prima della nascita del figlio. Il bambino vive quindi una situazione biculturale in cui le culture d’origine dei genitori sono poste sullo stesso piano.
Le famiglie assimilazioniste attuano un progetto d’assimilazione verso la cultura del paese ospitante, in questo caso il coniuge straniero ha pochissima voce in capitolo per quanto riguarda la trasmissione della propria eredità culturale al bambino.
Solitamente si riscontra questo orientamento nelle famiglie in cui il padre è autoctono e la madre straniera; il genitore straniero vive la propria appartenenza culturale come qualcosa di cui vergognarsi e spesso la cela dinanzi al figlio.
In questo caso il bambino rischia di perdere innumerevoli occasioni per capire da dove viene e soprattutto chi siano i suoi genitori, d’altra parte il genitore remissivo giunge ad una negazione di sé e delle proprie origini che a lungo andare può portare al progressivo isolamento dal figlio.
Nelle famiglie conflittuali, invece, le scelte educative ed identitarie dei coniugi sono causa di conflitto tra questi, in particolar modo questa tipologia di famiglia è spesso caratterizzata dalla presenza di un padre straniero. I conflitti riguardano soprattutto la scelta del nome e le pratiche religiose mentre per quanto riguarda la trasmissione della lingua le discussioni sono più limitate. Questo tipo di famiglia è pervasa da una relazione asimmetrica dove uno dei due coniugi è convinto che l’altro debba adattarsi alla propria cultura in quanto superiore, spesso il coniuge “culturalmente prepotente” non ha consapevolezza che le differenze debbano essere negoziate alla pari.
In questo panorama molto variegato si situano i figli delle coppie miste che devono cercare di costruire la propria identità etnica mediando tra gli influssi provenienti da parte dei genitori. Il compito non è per nulla facile soprattutto in quei casi in cui, come abbiamo visto, ai figli non è consentito accedere completamente all’universo culturale di uno dei due genitori.
Nei prossimi articoli approfondirò il percorso di sviluppo dell’identità negli adolescenti figli di coppia mista, momento molto delicato e caratterizzante la vita di questi ragazzi.

Matteo Baruffi

BIBLIOGRAFIA

Regalia C., Gozzoli C., Migrazioni e Famiglie. Percorsi, legami e interventi psicosociali, Il Mulino,   Bologna, 2005.
Tognetti-Bordogna M., Legami familiari e immigrazione: i matrimoni misti, L’Harmattan Italia, Torino, 1996.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.