Crescita personale: esercizio di self help – dal bisogno al desiderio - Psicologo Milano
psicologia memoria
Viaggio nella mente di un super memorizzatore
19 ottobre 2015
pietro trabucchi
Vincere lo stress con la resilienza – intervista a Pietro Trabucchi
21 ottobre 2015
Mostra tutto

Crescita personale: esercizio di self help – dal bisogno al desiderio

esercizio self help

Luca longoLuca Longo, nato a Milano nel 1979, si è laureato in psicologia all’Università Cattolica e si occupa, come libero professionista, di formazione e sviluppo per organizzazioni non profit e imprese.

E’ tra i soci fondatori di Well At Work e Associati, gruppo professionale attivo nell’ambito della promozione del benessere organizzativo, della prevenzione dello stress e dello sviluppo di resilienza sul lavoro.

In ambito accademico è attivo in Cattolica occupandosi di orientamento e conduce l’Esperienza Pratica Guidata “Professione psicologo” presso la sede di Brescia; per la Facoltà di Psicologia dell’Università di Milano–Bicocca conduce il tirocinio interno afferente di psicologia sociale.

Minutaggio intervista

00:23 Self empowerment

02:19 La differenza fra bisogni e desideri.

06.02 La dimensione temporale di bisogni e desideri.

07:36 Un utile esercizio: la matrice dei bisogni e dei desideri.

09:42 Aspetti emergenti dell’esercizio.

Potrebbero anche interessarti:

Self empowerment

Psicologia positiva e self empowerment: esercizio psicologico per il benessere

Well At Work e Associati.

***

Sbobinatura intervista

“Più noi riusciamo a lavorare sulla dimensione del nostro desiderio, più riusciamo anche a fare progetti rispetto alla nostra vita. Il desiderio dal punto di vista motivazionale è molto più forte del bisogno.”

***

Self empowerment.

Luca Mazzucchelli: Un saluto a tutti da Luca Mazzucchelli, oggi siamo qui con un ospite speciale: Luca Longo, che è psicologo del lavoro e consulente in ambito dello sviluppo organizzativo. Ciao Luca, grazie per essere qui con noi.

Luca Longo: Ciao Luca, grazie dell’invito.

LM: Oggi l’argomento è il self empowerment, lo riaffrontiamo dato il grande successo che ha avuto il video che ho fatto con Stefano Gheno [v. sezione Potrebbero anche interessarti] sulla psicologia positiva dove abbiamo introdotto l’esercizio sulla margherita delle possibilità. Vedremo insieme a Luca uno strumento che può essere giocato in diversi contesti, dall’orientamento lavorativo al potenziamento individuale.

LL: Lo strumento di cui vorrei parlarvi si chiama matrice dei bisogni e dei desideri e si colloca all’interno del modello di self empowerment, il cui obiettivo principale è quello di allargare le possibilità della persona. L’approccio del self empowerment è fondamentalmente incentrato, ed è questo il motivo del nome dell’esercizio matrice dei bisogni e dei desideri, proprio sulla dimensione del desiderio. Nel self empowerment il desiderio è proprio una funzione dell’Io, la capacità di andare oltre. Credo che oggi questa capacità dell’essere umano di andare oltre il proprio limite, di lavorare sui propri desideri per costruire progetti possibili per il futuro sia una capacità che va sempre più potenziata, in questo senso l’avvio del processo di self empowerment, l’avvio di un processo di apertura a nuove possibilità per la persona non può che essere una ricentratura della persona sull’asse del proprio desiderio.

Differenza fra bisogni e desideri.

LM: Non è semplice Luca entrare in contatto con i propri desideri, benché uno ingenuamente potrebbe dire di sapere quel che vuole,  poi se ci deve riflettere sopra si inciampa….

LL: Il desiderio, soprattutto per gli adulti, è una cosa che non ci si autorizza più tanto ad avere. Fino a che si è un bambino o un ragazzo va bene, poi non si capisce come mai nel diventare grande il desiderio sia visto come qualcosa che si deve mettere un po’ da parte.

LM: Eppure siamo in una società che ci bombarda di falsi bisogni, di finti desideri, però questo in effetti è un po’ tanto fumo che abbiamo intorno e che ci impedisce di entrare in contatto con ciò che veramente fa per noi…

LL: La società di oggi ci dice che dobbiamo desiderare tante cose, ma ce le racconta non tanto come se fossero un desiderio, ma come se fossero un bisogno, una vera e propria necessità. Un desiderio invece non ha questa caratteristica di necessaria realizzazione e soprattutto il desiderio non ce lo può prestare nessuno, il desiderio è personale, una cosa che solo tu conosci e che solo tu puoi perseguire. L’adulto ha paura, ha paura di dire: “Mi piacerebbe questo”, ha paura perché oggettivamente la realtà di oggi è una realtà difficile, una realtà dove è difficile pensare di lasciare il lavoro per andare a fare una cosa che ci piace di più. Quello che cerchiamo di fare quando incontriamo la gente è provare un po’ a sfidarla su questo livello, non tanto perché poi cambino davvero lavoro, quello lo decideranno loro, ma perché si possano autorizzare a prendere in considerazione l’ipotesi che se una cosa non ci piace allora potremmo cercarne un’altra. Il processo di self empowerment è un processo di apertura ad una possibilità psicologica, innanzitutto autorizzati nella tua testa, poi vedrai. Se le circostanze ti costringeranno a  restare dove sei rimarrai dove sei, però con maggior consapevolezza rispetto a quello che ti interessa, anche perché più noi riusciamo a lavorare sulla dimensione del nostro desiderio più riusciamo anche a fare progetti rispetto alla nostra vita.

Il desiderio è alla base della capacità progettuale, il bisogno è un qualcosa che ti costringe a soddisfarlo immediatamente, risponde ad una logica di “a domanda rispondo”, se ho fame devo mangiare. Il desiderio dice che anche se hai fame, se sai che dopo due/tre ore andrai a mangiare con i tuoi amici al ristorante che ti piace tanto, allora puoi aspettare, non aprire tutte le credenze e tutti gli sportelli della cucina, ma aspettare per godersi di più la cena di stasera.

LM: Il desiderio è più forte del bisogno?

LL: Il desiderio dal punto di vista motivazionale è molto più forte del bisogno, nonostante di primo impatto non pensiamo che sia il bisogno la vera leva motivazionale. Si pensa che se uno è più fortemente bisognoso poi si muove, invece l’esperienza ci dice esattamente il contrario.

La dimensione temporale di bisogni e desideri.

LM: Questo vuole anche dire che se il desiderio è più forte del bisogno per certi versi vuole anche dire che è, provocatoriamente parlando, più il futuro che il presente a determinare poi come stiamo. Il desiderio è un qualche cosa proiettato in là, mentre il bisogno è qualche cosa che viene dall’oggi o dallo ieri…

LL: E’ molto vero quello che dici, infatti in questo senso sono importanti entrambi, perché bisogni  e desideri essendo due dimensioni caratterizzanti dell’essere umano, esistono entrambi e hanno funzioni differenti: il desiderio ti ributta nel futuro, ti permette di avere una capacità progettuale; il bisogno proprio per questa caratteristica di ancoraggio sul presente ti permette di mantenere i piedi per terra, permette di fare una progettazione rispetto al tuo futuro che sia realistica, che non sia un’utopia. Il desiderio non è coincidente con il sogno, il sogno è il futuro scollegato dalla realtà, il sogno non riguarda una realizzazione vera, infatti i sogni si fanno di notte mentre il desiderio invece appartiene alla categoria della possibilità.

Un utile esercizio: La matrice dei bisogni e dei desideri

LM: Quindi tu dici che sono due binari paralleli che non si possono separare quelli del bisogno  e del desiderio. L’esercizio che ora ci racconterai tiene in grandissima considerazione questa cosa perché è su questi due binari che poi l’individuo viene lanciato per percorrere la sua strada…

LL: L’esercizio serve proprio per far incontrare quei due binari, per far sì che questi si possano incontrare. Noi spesso nella vita abbiamo i bisogni da una parte e desideri dall’altra, infatti le persone vanno a lavorare e questo risponde al bisogno che hanno, i desideri ce li hanno nel weekend, perché sono due binari che non s’incontrano mai. Il tentativo di questo esercizio è di provare a farli incontrare, perché l’idea è che l’incontro fra bisogni e desideri sia un incontro virtuoso, che permetta alla persona di aumentare le proprie possibilità. L’esercizio è molto semplice: si costruisce una matrice fatta da due colonne e tre righe, in colonna ci sono da una parte i bisogni e dall’altra i desideri. Queste due colonne si incrociano con le tre righe che rappresentano tre aree di vita della persona: la prima riga rappresenta la vita professionale, la seconda riga la vita extraprofessionale quindi tutto ciò che ci riguarda e che sta fuori dal mondo del lavoro e la terza riga riguarda le caratteristiche personali, come sei fatto, le tue caratteristiche. La consegna è che ogni persona provi a compilare questa matrice indicando quelli che in quel momento storico, nel momento della compilazione dell’esercizio, sono i desideri e quelli che per la persona sono i bisogni nei tre ambiti di vita. Si tratta quindi sostanzialmente di provare a fare una riflessione su sé stessi e provare ad individuare bisogni e desideri.

Aspetti emergenti dell’esercizio.

LL: L’esercizio è apparentemente semplice, eppure la realizzazione non è così immediata,  perché presto ci si accorge che ci sono alcuni inghippi. Una prima difficoltà sta nel differenziare che cosa sia un bisogno e che cosa sia un desiderio, spesso le persone inizialmente pensano che la differenza sia determinata dall’oggetto: alcune cose rappresentano un bisogno, altre cose rappresentano un desiderio. In realtà, mentre la persona compila l’esercizio, si accorge che spesso l’oggetto del bisogno e del desiderio in fondo è lo stesso. Faccio un esempio banale, se io ho fame e devo mangiare l’oggetto è il mangiare, se ho bisogno di mangiare e non mangio da una settimana sento il bisogno di mangiare. In questo caso che sia un pezzo di pane, che sia un piatto di pasta o una fetta di torta non cambia, evidentemente è un tema di bisogno. Se io invece voglio mangiare una torta Sacher o andare a mangiare con gli amici evidentemente qui stiamo parlando di un desiderio. Infondo l’oggetto è lo stesso, quello che cambia è la posizione personale della persona nei confronti dell’oggetto. Questo elemento introduce il primo fattore di riflessione per la persona: non è l’oggetto in sé  a determinare se si tratta di un bisogno o di un desiderio, ma è la mia posizione personale, come io guardo la cosa.

L’altra grande difficoltà dell’esercizio è la distinzione delle tre righe: distinguere ambiti di vita diversi. L’esercizio è un po’ artificiale in questa separazione, vuole costringere le persone a tentare una separazione degli ambiti un po’ per permettere alle persone di accorgersi che in realtà gli ambiti non sono poi così separati, che quello che mi riguarda nella vita personale infondo c’entra anche con la mia vita professionale e viceversa, quasi a dire che questa distinzione che noi spesso facciamo tra ambiti di vita, tra la settimana lavorativa e il weekend, tra la cosa noiosa e faticosa e quella divertente, è una distinzione artificiale e artificiosa e che probabilmente investire tutta la propria forza desiderante nella vita extra lavorativa e non avere nessuna spinta desiderante nella vita lavorativa a lungo andare ci fa stare male. Il tentativo quindi è quello di provare a favorire nella persona una riflessione rispetto a quelle che sono le sue motivazioni profonde, man mano che le persone compileranno l’esercizio si accorgeranno che i bisogni si riferiscono molto al passato e i desideri molto al futuro, le persone si accorgeranno che il fatto di essere bisognosi fa fare fatica, crea sofferenza e difficoltà. Il fatto di essere desideranti invece è piacevole e lo è a prescindere dal fatto che tu ottenga l’oggetto del tuo desiderio, è il fatto stesso di desiderare che è una cosa piacevole e non costa nulla, che di questi tempi se gratis è molto meglio.

Ci si accorge poi per esempio che il bisogno deve essere soddisfatto immediatamente, mentre il desiderio è dilazionabile nel tempo, per cui ci permette di prenderci del tempo, come dicevo poco fa ci permette di progettare un’azione per cercare di raggiungere l’oggetto desiderato.

Ci si accorge anche, e questa forse è la cosa principale, che il bisogno ti porta via energie, il bisogno è come se fosse un po’ un buco che hai dentro e che si allarga sempre di più, che tu continuamente cerchi di colmare, di riempire, ma si svuota sempre. Il desiderio è energetico, attiva la persona, evidentissimo da questo punto di vista l’esempio di quando uno fa l’esperienza dell’innamoramento, si accorge subito di essere pieno di energie e che cosa meglio di un innamoramento spiega una dinamica di desiderio? In questo senso mano a mano che si compila la matrice il soggetto si accorge di dove lui si colloca, quanti sono i suoi bisogni e quanti sono i suoi desideri, che facilità ha nell’individuare i bisogni e che facilità ha nell’individuare i desideri, quanto si autorizza a desiderare. Gli oggetti, le cose desiderate che la persona mette nella sua matrice, possono diventare poi effettivamente un punto di partenza, uno spunto di lavoro. La matrice dei bisogni e dei desideri è un esercizio di apertura, di avvio di un processo e serve per immettere energia all’interno di un processo di cambiamento, di ampliamento delle possibilità della persona. Se si pensa all’esempio che facevo prima di una persona che volesse cambiare il proprio lavoro perché insoddisfatta è evidente che o l’attiviamo rispetto ad una dimensione di desiderio oppure inevitabilmente la persona si farà immediatamente prendere dalle difficoltà. E’ importante però non concentrarsi esclusivamente sui desideri, bisogna poi guardare anche la colonna dei bisogni, perché i bisogni permettono un ancoraggio alla realtà e ci permettono di comprendere per esempio con che tempi potremo realizzare una cosa, è quello che permette per esempio nel caso in cui tu non sia soddisfatto del tuo lavoro di non andare cinque minuti dopo dal tuo capo a dirgli che ti licenzi e che apri un agriturismo, prima faccio tutto un pensiero progettuale, penso a come potrei aprire il mio agriturismo eccetera…

LM: Bello molto bello, molto utile. Direi di aspettare i commenti di chi vede questo video, di chi prova a fare questo esercizio nello spazio sottostante e poi ci riserviamo la possibilità di fare un secondo round per dare risposte e chiarire, fare approfondimenti che magari ci chiedono. Luca grazie per la tua generosità e per la bellezza di questo esercizio, ci sentiamo presto.

LL: Grazie a te Luca a presto, ciao.

Commenti
Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.