Da critici a costruttivi - Psicologo Milano
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Da critici a costruttivi

critica costruttiva

critica costruttivaCome trasformare le critiche in consigli

Le persone con attitudine alla critica si trovano spesso in difficoltà quando devono esprimere un giudizio in mezzo alle persone.
Anche se in buona fede, infatti, finiscono poi per essere visti come i rompiscatole boicottatori della serenità altrui, e spesso almeno una parte di responsabilità ce l’hanno: non riescono infatti a capire gli effetti potenzialmente distruttivi connessi alle critiche.
Avevo già parlato di come difendersi dalle critiche, ora invece voglio soffermarmi su alcune modalità per ristrutturare le critiche e trasformarle in consigli apprezzabili.
Vediamo prima di tutto alcuni problemi connessi alle critiche:
  1. Sono solitamente espresse sotto forma di giudizi generalizzati (“costa troppo”; “così non può funzionare“) e spingono pertanto l’interlocutore ad assumere una posizione per cui o è d’accordo o in disaccordo, senza altre possibilità di replica;
  2. Se sono rivolte al livello dell’identità della persona, il critico non verrà percepito semplicemnte come un rompiscatole, ma come un “killer“: Rivolgersi al livello di identità vuol dire veicolare il messaggio “tu non vai bene“, molto diverso dal messaggio “Quello che hai fatto è sbagliato“;
  3. Sono spesso espresse in forma negativa, ad esempio: “evita lo stress!” e non “diventa più rilassato!“. il risultato è che si mette l’acento su quello che non va;
  4. Vengono spesso espresse (o percepite da chi ascolta) come categoriche e senza diritto di replica;
Alla luce di queste peculiarità possiamo pensare di apportare alcuni cambiamenti al modo in cui vogliamo esprimere un concetto critico (nell’accezione positiva e costruttiva del termine).
Trasformiamo le critiche in domande
Questo permette di aprire una discussione attenuando le problematiche connesse al punto 1 e 4. Le critiche non devono esprimere giudizi sul livello non dell’identità dell’interlocutore ed è opportuno evidenziare la positività del lavoro su cui ci stiamo esprimendo. Trasformando il nostro pensiero in domanda, è meglio iniziarla con parole quali “come” piuttosto che “perchè“, cosa che aumenta la colpevolizzazione e porta l’interlocutore a chiudersi.
Esercitati ora a modificare la tua critica:

Qual è la tua obiezione? Es: non funzionerà mai
___________________________________________

Quale il significato positivo dietro alla critica? Es: Critico perchè non voglio sprecare via risorse e ci tengo a raggiungere l’obiettivo prefissato
___________________________________________

Data questa intenzione, quale domanda che inizia con “come” potrò riformulare? Es: Come facciamo a essere sicuri che in questo modo raggiungeremo il nostro obiettivo?
___________________________________________
 

In quest’ultima riformulazione c’è un elemento in più ad attenuare la critica: la parola “facciamo“, che mette gli interlocutori su un piano paritario, sgravando il nostro interlocutore dal rischio di sentirsi solo responsabile a dovere affrontare il problema.

Luca Mazzucchelli

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.