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PsicoCuriosità: perchè alcune persone sono più propense di altre a vedere Gesù su una fetta di pane tostato?

curiosità psicologiche

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A chiunque di noi sarà capitato di scorgere un volto in una configurazione di stimoli casuali.

Che si tratti di Gesù su una fetta di pane tostato, un viso sulla superficie rocciosa di Marte o qualsiasi altro profilo nelle nuvole o in semplici oggetti della vita quotidiana, vedere volti che non esistono all’interno di stimoli della realtà è un’esperienza molto comune.

Tuttavia sembra che alcune persone siano maggiormente inclini di altre a sperimentare questo fenomeno: secondo una nuova ricerca, presentata a luglio 2015 al 19° meeting annuale della Association for the Scientific Study of Consciousness (Parigi), la personalità, il sesso e lo stato emotivo possono influenzare la nostra tendenza a percepire volti e altri schemi di significato dove non esistono.

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Un celebre caso di pareidolia: il volto su Marte, una formazione rocciosa marziana ripresa dalla sonda Viking 1, che appare come un volto in particolari condizioni e angolazioni di luce

 

Questo fenomeno, chiamato “pareidolia”, è definito come un’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili dalla forma casuale e si verifica come conseguenza del normale funzionamento del cervello.

In particolare, vi è un’area del cervello chiamata giro fusiforme che sembra essere specializzata per elaborare i volti, ma che si attiva anche quando le persone vedono una configurazione che può ricordare quella di un volto.

L’esperienza della pareidolia ha portato a numerosissime fotografie (di seguito), all’incasso di 28 mila dollari per un vecchio panino al formaggio con un presunto volto di Gesù (sopra), ed è stata notoriamente utilizzata dallo psicologo svizzero Hermann Rorschach nel suo “test delle macchie”, ancora oggi utilizzato per valutare lo stato mentale delle persone e i loro tratti di personalità.

 

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Nel nuovo studio, Norimichi Kitagawa e la sua equipe, del NNT Communication Science Laboratory di Tokyo, hanno progettato un esperimento per verificare se le caratteristiche di personalità o lo stato emotivo andassero a influenzare la tendenza delle persone a sperimentare pareidolie, e se le caratteristiche delle immagini pareidoliche percepite potessero predire aspetti della loro personalità e caratteristiche di tipo emotivo.

I ricercatori hanno reclutato 166 studenti universitari sani e hanno chiesto loro di completare due questionari di personalità, il “Ten Item Personality Inventory” e la “Positive and Negative Affect Scale”, progettati per valutare rispettivamente i cinque tratti fondamentali della personalità e la condizione emotiva in termini di umore. Dopodichè, hanno sottoposto ai partecipanti lo stesso modello di punti disposti in modo casuale, chiedendo loro di riferire qualsiasi forma scorgessero all’interno, e anche di tracciare ciò che vedeva non con una penna.

Ciò che i ricercatori hanno osservato è che alcuni soggetti avevano una maggior tendenza rispetto ad altri a percepire forme significative nella stessa nuvola casuale di punti (tra cui non solo volti, ma anche animali e piante) e che questa tendenza risultava correlata con particolari caratteristiche psichiche ed aspetti dell’emotività.

In generale, coloro che avevano riportato punteggi più alti nella scala “nevroticismo” del questionario di personalità erano più propensi a sperimentare pareidolie, così come coloro che avevano riferito un umore meno negativo. Le caratteristiche delle immagini percepite, invece, in questo studio non sono risultate correlate a tratti di personalità e aspetti emotivi dei partecipanti. Inoltre, le donne sono risultate più inclini rispetto agli uomini a sperimentare pareidolie.

Ad oggi non è ancora esattamente chiaro perchè alcuni tratti potrebbero rendere il soggetto più incline a sperimentare pareidolie. Kitagawa e colleghi hanno ipotizzato che dietro la maggior tendenza delle donne a sperimentare pareidolie vi sia uno scopo evolutivo. Le femmine sono spesso più deboli dei maschi dal punto di vista fisico e ciò, sostengono i ricercatori, potrebbe averle rese maggiormente sensibili agli stimoli significativi in mezzo al “rumore” (inteso come stimoli non significativi), consentendo loro di individuare con maggior facilità i predatori in una foresta. Inoltre, persone con alti punteggi nella scala nevroticismo tendono ad essere meno emotivamente stabili rispetto ad altre, e questo potrebbe spiegare il motivo per cui possono attribuire dei significati dove non ci sono realmente. Allo stesso tempo, anche stati d’animo specifici possono aumentare la tendenza a sperimentare pareidolie. “Come gli stati d’animo positivi aumentano la creatività, così le persone con punteggi alti nella scala dell’umore hanno maggiore probabilità di trovare molte possibili interpretazioni alla configurazione casuale di punti”

 

Vai alla fonte in lingua originale

 

Perchè alcune persone sono più propense di altre a vedere il viso di Gesù nelle bruciature di una fetta di pane tostato?

La tendenza a intravedere visi umani in configurazioni di stimoli del tutto casuali è detta “pareidolia” ed è un’esperienza piuttosto comune dovuta al normale funzionamento del nostro cervello.

Una nuova ricerca, presentata a luglio 2015 e condotta da un equipe di ricercatori giapponesi, rivela che la nostra tendenza a sperimentare pareidolie (cioè a vedere volti dove, di fatto, non ci sono) è predetta da alcuni tratti individuali, come la personalità e il sesso.

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.