Differenze tra psicologo e psicoterapeuta - Psicologo Milano
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Differenze tra psicologo e psicoterapeuta

psicologo psicoterapeuta

fulvio giardina napolitanoFulvio Giardina è nato a Siracusa nel 1949.

Laureato presso la Facoltà  di Psicologia dell’Università  di Roma ”La Sapienza”, è stato Dirigente psicologo presso l’azienda sanitaria provinciale di Siracusa dal 1984 e dal 2000 responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione.

Ha ricoperto la carica di Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Sicilia dal 1999 al 2009 e di Consigliere segretario del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi dal 2006 al 2009.

In ambito accademico è stato docente di Psicologia giuridica presso il corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche dell’Università degli Studi di Catania (aa. 2000/2001;aa. 2006/2007) e docente di psicoterapia presso il corso di laurea in Psicologia dell’Università  LUMSA di Roma (aa. 2005/2006; aa. 2007/2008). E’ stato docente nazionale e regionale della Scuola dello sport del C.O.N.I. dal 1982 al 2009 e dall’11 giugno 2014 è il Presidente del CNOP, Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Indice (minutaggio)

00:58 Una professione regolamentata: cosa vuol dire?

03:13 Psicologo e psicoterapeuta

12:40 L’importanza del codice deontologico e la questione psicologo – counselor

17:30 Psicologi: i punti critici della categoria secondo Giardina e novità

21:20 Psicologi nel mondo della scuola e nel mondo accademico

24:15 Il problema degli accessi in psicologia e l’importanza di rivalutare alcune aree.

28:32 lo psicologo di domani

Sbobinatura intervista.

Psicologo e psicoterapeuta: due professioni regolamentate

Luca Mazzucchelli: Quante volte me l’avete chiesto, quanti messaggi mi avete inviato, quante mail avete scritto: “Luca aiutaci a capire la differenza tra psicologo e psicoterapeuta, che cosa può fare uno psicologo e cosa uno psicoterapeuta?”… Questo è un tema su cui c’è grande confusione, non soltanto fra i non addetti ai lavori, ma anche rispetto ai colleghi. Ho deciso di approfondire questo argomento con l’autorità in questo campo oggi che è il presidente del CNOP, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi. Fulvio Giardina è stato molto gentile devo dire ad attivarsi immediatamente quando io ho fatto questa richiesta e di questo lo ringrazio…quindi prima domanda Fulvio, che cosa è uno psicologo e che cosa può fare?

Fulvio Giardina: Lo psicologo è un professionista che svolge una professione regolamentata dalla legge. La professione è sempre esistita anche prima, ma soltanto 25 anni fa si è deciso di trasformare in norma certe competenze, perché c’era il bisogno di omologare le procedure professionali. La professione nasce quando su tutto il territorio nazionale le procedure per svolgerla sono omologate. La professione di medico nasce nei primi del ‘900, quando si era visto che era necessario determinare una modalità comune per intervenire sul paziente. Non tutte le professioni sono regolamentate, ad esempio le professioni concettuali, come il critico d’arte o l’interprete è chiaro che lavorano sulla soggettività dell’intervento, non si può dare una procedura ad una competenza per valutare un quadro. Le professioni invece che hanno queste procedure vengono determinate per tutelare maggiormente il cliente, come l’architetto, l’ingegnere, l’avvocato… Non tutte le professioni sono regolamentate, ma le professioni che sono più consolidate sono quelle regolamentate. E’ bene dire che questa è una modalità tipicamente italiana, non c’è un riferimento negli altri paesi del mondo. Generalmente l’Ordine professionale caratterizza il percorso italiano, perché è un nostro modo per concepire le tutele del consumatore, negli altri paesi del mondo quello che vige è l’accreditamento da parte di società scientifiche. Detto questo lo psicologo per esercitare la sua professione deve avere un requisito minimo di accesso e l’utente è garantito del fatto che qualunque psicologo ha questo requisito minimo d’accesso che è la laurea magistrale in Psicologia, il tirocinio e l’esame di Stato, che è il vincolo che il professionista assume con lo Stato. Chi non possiede questi requisiti è chiaro che svolge abusivamente questa professione, si entra nel campo dell’esercizio abusivo della professione, che è compito del magistrato accertare.

Psicologo e psicoterapeuta.

FG: Vi sono poi competenze aggiuntive che si poggiano su questa specifica regolamentazione della professione: nel corso della vita professionale lo psicologo arricchisce le sue competenze perché si evolve culturalmente, professionalmente, scientificamente… C’è un aggiornamento continuo, qualunque professionista per essere al passo con i tempi deve adeguare la propria competenza alle nuove frontiere che insorgono. Una di queste competenze, quella più nobile ed elitaria perché è quella che un po’ caratterizza nel vissuto collettivo la figura dello psicologo, è quella legata alla psicoterapia. La nostra normativa è inficiata dal fatto che, nella stessa legge che regolamenta la professione di psicologo, all’articolo 3 è prevista la competenza di psicoterapeuta. Fu un modo all’epoca, quando la legge fu varata, per conciliare l’esigenza dei medici e degli psicologi e bisognava pur conciliarla, perché nell’articolo 1 di questa legge vi è una parola magica che potrebbe essere equivocata. Questa parola è diagnosi, lo psicologo ha una competenza diagnostica che è patrimonio culturale del medico. C’è una sentenza della Cassazione che dice in maniera chiara che la diagnosi è competenza del medico, ma si estende anche come competenza dello psicologo. Nessun altro professionista in Italia può utilizzare questa parola, che significa un atto professionale. Per irrobustire la diagnosi si collegò in questo percorso alla psicoterapia, perché la competenza psicoterapeutica è una competenza mista fra psicologo e medico. Esiste una specializzazione in psicoterapia in cui possono accedere medici e psicologi e coloro che si specializzano vengono iscritti in un elenco particolare presso l’Ordine o dei medici o degli psicologi. La specializzazione deve essere almeno quadriennale, lo dice la legge per evitare che nel tempo si potesse abbassare questo tipo di percorso, dice anche che la specializzazione si può conseguire in strutture pubbliche o private convenzionate. Per quanto concerne questo aspetto vi è una criticità legata ad un numero esoso delle scuole di specializzazione, nemmeno noi sappiamo quante sono, trecentocinquanta circa… C’è un numero non coerente non tanto con i bisogni degli utenti, ma anche con la struttura teorica che definisce la specializzazione, i modelli teorici di riferimento, i famosi paradigmi. Trecento mi sembrano eccessivi, ma questo è un discorso diverso, sappiamo perfettamente che tutte queste scuole afferiscono a grandi aree di riferimento.

Per dare chiarezza, l’esercizio abusivo è la mancanza del requisito minimo di accesso alla professione: se io visito un paziente e non sono medico commetto un esercizio abusivo, ma se io medico tolgo un dente senza essere odontoiatra non commetto un esercizio abusivo. Secondo l’interpretazione che viene data, la mancanza della specializzazione di psicoterapeuta da parte di uno psicologo può determinare un intervento disciplinare eventualmente, perché il codice deontologico dello psicologo impone allo psicologo di avere delle competenze per affrontare il caso che ha dinanzi a sé e soprattutto di non millantare eventuali titoli. La legge Bersani che nel 2006 ha liberalizzato un po’ il percorso pubblicitario dice che si può dire tutto quello che si vuole, purché non si dicano cose che non si possiedono. Lo scorso 5 giugno [2015] il Consiglio Nazionale ha prodotto un documento importantissimo, che s’intitola declaratoria elementi caratterizzanti e atti tipici della professione di psicologo. E’ fatto in maniera sintetica perché così è stato trasmesso al ministro della Salute. Appare chiaro che la competenza dello psicologo è variegata in un ampio spettro di interventi, perché è un professionista che lavora per il benessere, tutela la salute, che vorrei ricordare è una tutela definita dalla Costituzione italiana. La Costituzione pone due tutele fondamentali per il cittadino: diritto alle difese e diritto alla salute, quindi lo psicologo interviene in un diritto fondamentale del cittadino. C’è la prevenzione ma anche la diagnosi, che è quell’atto sintetico che definisce un quadro di riferimento. Vi sono anche l’abilitazione la riabilitazione, quei processi quindi di strutturazione di percorsi che permettono all’utente di migliorare le proprie performance. Il sostegno previsto dalla legge, il sostegno psicologico a volte non è ben chiaro a chi non è psicologo: non è sostegno in senso fisico, è attivare quelle risorse individuali affinché l’individuo partendo da sé stesso possa poi trovare un modo per stare meglio. Lo psicologo lavora sulle condizioni che ogni individuo ha, non fornisce in maniera rigida strumenti. Uno di questi aspetti è la psicoterapia, essendo chiaramente una specializzazione condivisa con il medico affronta le patologie. Mi viene quindi chiesto se lo psicologo non gestisce le patologie e allora dobbiamo distinguere: lo psicologo è un professionista e nella sua genericità può gestire qualunque caso gli si offre davanti. Del resto come fai tu psicologo quando hai di fronte un utente nel tuo studio a capire subito se deve avere un percorso psicoterapeutico oppure no? Oggi ci sono nel mondo, specialmente in America dove la gestione della salute è affidata alle assicurazioni private, la ricerca di un modello terapeutico che risolva i problemi in tre sedute perché l’assicurazione non può pagarne cinquanta. Quindi è o non è psicoterapia? Per gli americani lo è, per noi che abbiamo una cultura più profonda, più ricca di metodo, più impregnata della dottrina quella non è psicoterapia, ma è un sostegno. Siamo in una situazione in cui è difficile dare una definizione, sicuramente però la patologia seria, la nevrosi ad esempio, è un ambito strutturato che richiede un intervento psicoterapeutico.

LM: Quindi è il singolo professionista che deve decidere se davanti ad un attacco di panico serve una psicoterapia o può aver senso un intervento più di tipo psicologico…

FG : Chiaro, devi considerare  quali sono i mezzi che hai a disposizione… chiudi la porta al tuo paziente che viene da te per una richiesta di aiuto e gli dici mi dispiace ma io non posso… E’ un processo valutativo che ogni psicologo fa, deve capire qual è la problematica… ci sono tentativi di creare modelli di riferimento a brevissima scadenza, in America come abbiamo detto già lo fanno, ci sono proprio dei protocolli rigidi. Il terapeuta americano però seleziona il paziente fin dalla risposta telefonica, c’è una selezione a monte e chiaramente questo facilita il percorso, perché io ho scelto gli utenti che sono più legati al mio modello d’intervento. In Europa abbiamo una situazione un po’ simile in Germania, tieni conto Luca che in tutti i paesi del mondo lo psicologo svolge funzioni diverse dallo psicoterapeuta, non è affatto una specializzazione, per gli inglesi è una professione lo psicoterapeuta, in tutto il mondo è una professione diversa. Nei paesi di lingua spagnola, quindi Spagna e Argentina, c’è la tradizione di considerare la laurea in Psicologia e anche in Psicoterapia un po’ con una laurea in Medicina e Chirurgia. Con la laurea in Medicina e Chirurgia qualunque medico in teoria può palpare il paziente e inciderlo. Tieni conto che nell’Ottocento erano pratiche diverse: il chirurgo era quello che amputava e il medico quello che dava le erbe,  però nessun medico oggi verrebbe denunciato se non essendo in possesso di una specializzazione in Chirurgia operasse, è pure vero che nessuno di noi si farebbe operare da un medico che non sia specialista.

Il codice deontologico e la questione psicologo – counselor

LM: Possiamo dire che c’è un confine che è anche interiore al professionista che è quello dato dal codice deontologico, dagli articoli che dicono che dobbiamo riconoscere i nostri limiti, di fermarci, di aggiornarci in continuazione…

FG: Sì, io vorrei richiamare la differenza sostanziale tra le professioni regolamentate e quelle non regolamentate, per noi il codice deontologico richiama la dimensione sanzionatoria prevista dalla legge, è la legge che definisce le sanzioni quindi il Codice è un codice che ha un potere enorme. Il Consiglio dell’Ordine può togliere la patente di psicologo radiandolo, la legge gli dà questo potere. Quello che dici tu è fondamentale, il Codice è la guida delle buone prassi che dobbiamo avere; come fa un giovane psicologo ad orientarsi, come facciamo noi ad orientarci in una società, come dice Bauman una società liquida, che cambia continuamente? Qual è il limite che io devo o non devo avere? Ad esempio, oggi posso fare consultazioni telefoniche oppure no? Posso usare Skype oppure no? Capisci come la tecnologia si evolve e noi non possiamo fermarci.

In tutto questo contesto se mi permetti vorrei aprire una brevissima parentesi senza fare polemiche, perché non mi piace. Si parla di counselor e così via, ma noi siamo un prodotto garantito, è inutile che la rigiriamo. Il consumatore quando acquista un prodotto psicologico è come quando va al supermercato e compra un prodotto che ha una garanzia, noi siamo garantiti, è lo Stato che ci ha garantito, poi possiamo essere bravi o meno bravi, ma il prodotto è garantito. Puoi andare a farti curare da qualunque medico orientale che ti dà le erbe, ma se tu vai da un professionista italiano sai che è garantito. Garanzia vuol dire che scattano tutele assicurative, scattano tutte quelle procedure di tutela del consumatore, che non ci sarebbero se vai da un professionista che non è regolamentato. Se io vado a raccogliere i funghi in montagna e poi mi avveleno, con chi me la prendo? Se devo mangiare i funghi vado nel negozio che mi certifica il prodotto. E’ importante capire che lo psicologo svolge un’attività certificata dalla legge. Non c’è dubbio che ci sono delle competenze che sono dello psicologo, il counseling di fatto interviene e agisce su un percorso di cambiamento, quindi il counseling relazionale è una pratica dello psicologo che interviene su una struttura di personalità. L’ascolto attivo di fatto trasforma, lo sappiamo dall’esperienza di genitori, ascoltare in modo distratto i nostri figli può determinare un percorso non certo positivo. Dobbiamo su questo avere un quadro chiaro, io non ho nulla contro coloro che hanno queste competenze in altri ambiti, in altri contesti, in altri settori, ma non c’è dubbio che l’ascolto attivo di una persona è una competenza dello psicologo. Poco fa ti stavo citando l’esperienza della Germania riguardo la psicoterapia, c’è l’unico modello simile a quello nostro, perché per diventare psicoterapeuti bisogna frequentare per quattro anni una scuola di specializzazione, fare l’esame di Stato dopodiché si registrano nell’elenco non medico dell’Ordine dei medici. La differenza è che in Germania è un modello medicale, c’è un medico che prescrive la psicoterapia e c’è la professionista che la esercita. Siccome in Germania c’è il sistema delle casse mutue per pagare, la cassa mutua paga in base al modello che tu dichiari: se tu hai un modello dinamico ti pago ad esempio trenta sedute, se è il modello cognitivo comportamentale te ne pago quattro, il modello determina il pagamento. In Germania è possibile valutare l’efficienza e l’efficacia del trattamento, da noi francamente con tutto il rispetto per i colleghi… [ LM: abbiamo un buon margine di miglioramento] nelle strutture sanitarie il sistema interviene, non c’è un limite, ma sono del parere che l’argomento sistema sanitario va affrontato in contesti diversi…

Punti critici all’interno della professione psicologo e novità.

LM: Per chi ci guarda, oggi è il 10 giugno 2015, sai questi video hanno una vita molto più lunga. Domani è un anno che ti sei insediato come presidente al CNOP, Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, hai avuto in questi giorni un punto di osservazione privilegiato sulla professione, sulle risorse e sulle criticità… quali sono secondo te i punti critici insiti nella nostra categoria?

 

FG: Sì, faccio il compleanno domani ed è un’esperienza che ti trasforma, perché ti dà il senso della responsabilità istituzionale, dà il senso del ruolo che si svolge. Chi fa politica professionale si assume la responsabilità di rappresentare tutti e quindi di avere un percorso condiviso pur con tutti i limiti della condivisione, perché la dimensione critica ci deve essere. La nostra professione intanto è una professione di sostegno, che si attiva in un percorso di sostegno alla società, nel senso che buona parte della nostra professione è legata al contesto sociale. E’ chiaro che una crisi economica di questa portata ha trasformato un po’ la nostra rete delle certezze e noi stessi. Prima di andare da un medico ci pensiamo due volte, prima di fare qualsiasi spesa ci pensiamo due volte, andiamo a tagliare le spese che per noi sono quelle meno importanti. Lo psicologo ha avuto questo percorso, ma dicono gli economisti che quando si è in crisi bisogna investire di più paradossalmente, in questo contesto per trasformare il paese e orientarlo in un percorso di scelte importanti bisognerebbe costruire sovrastrutture o infrastrutture intellettuali, gli psicologi dovrebbero essere presi in massa. C’è una situazione di grande crisi, quali sono le soluzioni? In ambito sanitario c’è l’impegno da parte del ministro Lorenzin a modificare i criteri di accesso al servizio sanitario. Tanto per dare dei numeri, attualmente abbiamo nel servizio sanitario circa 5000 psicologi strutturati, circa 6000 che ruotano attorno a piccoli contratti e così via… Aggiungo che il patto della Salute 2014 – 2016 che il ministro ha redatto mette nel mondo della sanità più di 330 miliardi e c’è un’ atmosfera di interesse all’ambito psicologico perché mancano le parole, ma soprattutto l’umanizzazione degli interventi sanitari nelle aree critiche, nelle aree a rischio, che sono le aree delle malattie terminali e là bisogna immettere gli psicologi. Tu sai che c’è il blocco dei concorsi, ora stanno ipotizzando in accordo con i sindacati di riaprire i concorsi per i medici e per qualunque laureato sanitario senza la specializzazione per facilitare l’accesso diretto. Il medico, lo psicologo, il biologo entreranno nel servizio sanitario con la laurea e l’iscrizione all’Ordine e poi potranno specializzarsi durante il percorso lavorativo, a carico dell’azienda sanitaria. Io sto scrivendo al Ministro, perché è chiaro che se quest’operazione passa la specializzazione dello psicologo interno all’azienda sanitaria deve essere a carico dell’azienda sanitaria, perché è illogico che tu mi assumi e io mi specializzo e porto un benessere aggiuntivo a spese mie.

Psicologi nel mondo della scuola e nel mondo accademico.

FG: Abbiamo avviato con il mondo della scuola finalmente un percorso di grande sinergia, abbiamo creato un gruppo di lavoro interno al CNOP che ci ha permesso di interloquire direttamente con il Ministero. Per la prima volta nei programmi di formazione degli insegnanti per quanto concerne i BES e DSA lo psicologo è attivo e presente. In questa prima fase l’abbiamo fatto senza chiedere oneri, perché sapevamo che era una scelta politica, ma il Ministero ha comunicato che nella seconda tranche di questo percorso formativo inserirà un grosso budget. Il problema nella scuola è che non possiamo essere chiamati a spot o solo quando c’è bisogno, ci deve essere un piano di programmazione, che passa dalla formazione e dal contatto con l’insegnante per poi trasformarsi in un piano d’intervento. Se questo avviene i nostri committenti che sono le famiglie poi ci supportano, sono le famiglie che chiedono il nostro coinvolgimento. Questo è un percorso che si è avviato collaborando con il mondo della sanità, la cosa più importante secondo me è l’incontro che si è avuto con il mondo accademico ed è la prima volta, saranno forse come dice il caro amico Bosio gli astri, ma ha coinciso che sia con la struttura accademica che raccoglie i capi dipartimento ossia il CPA, il cui presidente è Claudio Bosio, sia con l’ AIP che è un’associazione che racchiude tutti i docenti e ricercatori in psicologia, il cui presidente è Fabio Lucidi, ha coinciso una strategia comune. Qual è questa strategia comune? Intanto finalmente adeguare la formazione accademica alla professione, capisci bene che c’è uno stacco fra ciò che si studia e ciò che si fa, dobbiamo individuare benissimo delle aree che vanno già affrontate in via preliminare. Quando lo psicologo studia deve sapere già cosa andrà a fare, ad esempio la formazione nell’ ascolto attivo counseling va fatto durante il percorso formativo, così come tutte quelle aree innovative. Non possiamo legarci troppo a studi prettamente teorici senza essere applicativi, questa è la cosa importante e vorrei aggiungere che nell’adeguamento delle scuole di specializzazione sanitarie dei medici ormai si prevede che il 70% delle ore sia pratica e il 30% sia teoria. Siamo su questo percorso, si sta trasformando il mondo accademico.

Il problema degli accessi in psicologia e l’importanza di rivalutare alcune aree.

Dobbiamo capire che è necessario controllare gli accessi, siamo centomila ci sono sessantamila studenti, credo che ci sarà un adeguamento della nostra professione in termini quantitativi. Una professione deve essere proiettata in uno scenario futuro, noi abbiamo ancora una classe professionale in cui non c’è ricambio, perché essendo così recente il ricambio lo avrai fra 30/40/50 anni e quindi dobbiamo prevedere questo. E’ importante poi aumentare le tutele, il giovane professionista dopo 30 – 35 anni una pensioncina la deve prendere, dobbiamo capire che il sistema attuale che si utilizza è un sistema che non offre nessuna tutela, perché un ragazzo di 25 anni riesce a mettere da parte 750 euro l’anno, capisci bene che quando avrà 60 anni si troverà con un pugno di mosche. Dobbiamo capire quali sono le tutele, però su questo ci si sta lavorando molto bene. Il modello clinico è il modello che si sta evolvendo, oggi lo psicologo lavora nell’ambito del benessere, ottimizza le risorse umane, abbiamo un ambito che avevamo svenduto ad altri. Faccio un esempio banalissimo, ho lavorato nell’ambito dello Sport per più di vent’anni con varie società sportive, un mio atleta ha ottenuto pure un record mondiale. Ho visto l’anno scorso dei miei ex allievi, degli ex allenatori, ho chiesto chi ci fosse nella loro squadra e mi hanno detto che ora ci sono i coach al posto degli psicologi. Abbiamo svenduto una nostra competenza…

LM: E’ una responsabilità nostra come categoria, perché l’abbiamo vissuta come cosa di scarso interesse…

FG: Di scarso interesse, poco nobili, poco redditizie… ho lavorato per molti anni nel mondo sportivo, abbiamo svenduto noi questo ambito. La norma vuole invece la tutela dell’ atleta. Prendiamo il mondo del lavoro, ma ci siamo chiesti come mai nelle aziende non entriamo così come dovremmo entrare nonostante siano state previste certe competenze? Dobbiamo fare una riflessione interna e capire che dobbiamo occuparci di certe scenari che sono importanti e su questo stiamo lavorando, nel mondo sportivo e in tutte quelle aree in cui la presenza dello psicologo era più a livello di atmosfera che di professione stiamo incominciando a costruire progetti. Con il professor Lucidi, con il CONI e con la scuola centrale dello sport stiamo costruendo un percorso formativo per gli psicologi in modo tale che si accreditino. Detto questo siamo centomila, è chiaro che la formazione dello psicologo è onerosa per le famiglie, è la formazione più lunga che c’è in Italia. L’’Unione Europea ci impone di avere meno vincoli, perché l’Unione Europea ritiene che gli Ordini mettano vincoli all’accesso alla professione e ci mette in mora. Io ho proposto infatti di ridurre a sei mesi il tirocinio post lauream e a due prove l’esame di Stato, perché è assurdo avere un anno di tirocinio e quattro prove sequenziali, nemmeno i notai ce l’hanno. Innanzitutto dobbiamo rispettare le famiglie italiane che spendono per la formazione dei figli e anche facilitare l’immissione nel campo lavorativo, poi mi si dice che non c’è il lavoro ma quello è un altro discorso. Dobbiamo far sì che i giovani psicologi in tempi brevi abbiano la forza e le competenze per entrare nel mercato del lavoro, poi troveremo gli ambiti…

Lo psicologo di domani.

LM: Fulvio ci hai fatto una panoramica completa e ti ringrazio molto per la tua generosità in questo contesto. Un’ultima domanda che credo possa, come tutte le cose che hai detto, interessare molto i professionisti: come ti immagini essere lo psicologo in futuro?

FG: Lo psicologo del futuro è lo psicologo ci sarà da qua a vent’anni, sarà un giovane sempre più curioso del mondo, anche se tieni conto che la curiosità come emozione si sta afflosciando, perché io la trovo soddisfatta subito nelle tecnologie che ho. La curiosità in realtà è esplorazione del pensiero. Oggi i bambini hanno una curiosità tecnologica che non è quella concettuale, io immagino invece un giovane molto curioso del mondo, in possesso della competenza tecnologica adeguata e mi immagino più professioni di psicologo, ho sollecitato il mondo accademico ad individuare altre forme di specializzazione. Ad esempio, ormai il mondo della Giustizia richiede competenze ben specifiche, non è più la visione di 20 anni fa, il mondo della giustizia non si può affrontare con una semplice conoscenza generica perché bisogna conoscere procedure, azioni, interventi… Per cui ci sono ambiti che necessitano competenze strutturate. Io immagino una professione che si frammenti in più modalità prestazionali, un po’ secondo il modello medico, ovviamente siamo nell’Unione europea e noi dovremmo abituarci, adeguarci, condividere un percorso comune, anche se per la condizione della nostra lingua è difficile che ci sia una grande migrazione del professionista come questione di principio. Immagino che lo psicologo abbia una competenza, che non tutti avranno una dimensione clinica. Avremo psicologi che avranno palesemente un orientamento clinico, altri avranno una specializzazione su concetti nuovi che ancora non riusciamo a declinare, come il concetto di benessere o di salute, che sicuramente saranno il valore aggiunto da qui a dieci anni. L’ultima competenza riguarda la nostra situazione attuale, senza entrare dentro le polemiche ideologico politiche, il mondo è cambiato. L’immigrazione rappresenta ormai una realtà che non possiamo ignorare e se lo psicologo entra in questo percorso avrà delle competenze per poter gestire da qui a dieci/vent’anni questo fenomeno. Si arriva quasi a fidelizzare, come è avvenuto con gli americani di seconda e terza generazione. I professionisti che hanno fidelizzato gli immigrati di prima generazione hanno poi fidelizzato tutte le altre famiglie. Come le banche, all’inizio abbiamo il conto sulla banca di papà e mamma, fidelizzare significa avere un rapporto fiduciario, creare percorsi. Credo che lo psicologo futuro sarà uno psicologo che saprà almeno due lingue, perché purtroppo se non si entra in questo meccanismo si avranno sempre difficoltà. Immagino un giovane brillante, con la conoscenza di due o tre lingue, competenze tecnologiche e orientamento durante il corso di laurea su quello che farà dopo, perché il corso di laurea sarà tarato sui bisogni della società.

LM: Fulvio è stata una chiacchierata molto ricca, molto intensa…

FG: Spero di essere stato chiaro, è stato un piacere essere qui e partecipare alla tua trasmissione che seguo sempre con grande interesse. Complimenti.

LM: Grazie Fulvio e grazie a voi per averci seguito, a presto.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.