Mio figlio troverà difficoltà a scuola? - Psicologo Milano
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Mio figlio troverà difficoltà a scuola?

difficoltà scuola precociMio figlio si troverà in difficoltà? Scoprire le difficoltà di apprendimento prima di entrare a scuola.

L'intervento precoce nei casi di Disturbi Specifici dell'Apprendimento risulta particolamente importante. Secondo studi longitudinali, l'individuazione e l'intervento precoci giocano un ruolo positivo nel determinare l'evoluzione dei disturbi specifici dell'apprendimento e del complessivo sviluppo cognitivo e affettivo dei bambini con tali problematiche.

E' possibile individuare i bambini "a rischio" di sviluppare difficoltà di apprendimento già nella scuola dell'infanzia.

La Consensus Conference (2007, 2010) suggerisce di osservare dei comportamenti indicatori, chiamati prerequisiti dell'apprendimento della lettura e scrittura. Tali comportamenti sono predittivi di un corretto sviluppo e rappresentano i "mattoni" su cui si costruisce il successivo sviluppo della lettura. Se il bambino appare "in ritardo" nell'acquisire tali comportamenti ciò può influenzare lo sviluppo di future difficoltà di apprendimento più specifiche.

In età prescolare non è ovviamente possibile giungere ad una diagnosi, e questo non rappresenta l'obiettivo di tale osservazione. È importante però saper cogliere i bambini a rischio, per proporre loro interventi prima che una difficoltà specifica diventi evidente o per evitare che una difficoltà minore renda comunque difficile l'ingresso a scuola. E' importante tenere presente che siamo ancora in un ambito di possibilità; difficoltà in uno o più prerequisiti non rappresenta una certezza di una difficoltà futura.

Come cogliere le difficoltà?

difficoltà scuola precociMio figlio si troverà in difficoltà? Scoprire le difficoltà di apprendimento prima di entrare a scuola.

L’intervento precoce nei casi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento risulta particolamente importante. Secondo studi longitudinali, l’individuazione e l’intervento precoci giocano un ruolo positivo nel determinare l’evoluzione dei disturbi specifici dell’apprendimento e del complessivo sviluppo cognitivo e affettivo dei bambini con tali problematiche.

E’ possibile individuare i bambini “a rischio” di sviluppare difficoltà di apprendimento già nella scuola dell’infanzia.

La Consensus Conference (2007, 2010) suggerisce di osservare dei comportamenti indicatori, chiamati prerequisiti dell’apprendimento della lettura e scrittura. Tali comportamenti sono predittivi di un corretto sviluppo e rappresentano i “mattoni” su cui si costruisce il successivo sviluppo della lettura. Se il bambino appare “in ritardo” nell’acquisire tali comportamenti ciò può influenzare lo sviluppo di future difficoltà di apprendimento più specifiche.

In età prescolare non è ovviamente possibile giungere ad una diagnosi, e questo non rappresenta l’obiettivo di tale osservazione. È importante però saper cogliere i bambini a rischio, per proporre loro interventi prima che una difficoltà specifica diventi evidente o per evitare che una difficoltà minore renda comunque difficile l’ingresso a scuola. E’ importante tenere presente che siamo ancora in un ambito di possibilità; difficoltà in uno o più prerequisiti non rappresenta una certezza di una difficoltà futura.

Come cogliere le difficoltà?

I genitori sono le figure in grado di cogliere i primi segnali di difficoltà.

Una ricerca condotta su genitori di bambini diagnosticati in seguito come dislessici o pessimi lettori, ha rivelato che essi avevano colto segnali predittori senza aver dato loro sufficiente peso. Le difficoltà rilevate erano:

  • Difficoltà ad apprendere i nomi dei gironi, della settimana e dei mesi
  • Impaccio motorio
  • Difficoltà nell’apprendere filastrocche e rime
  • Difficoltà nell’apprendere le lettere dell’alfabeto
  • Ritardo nello sviluppo del linguaggio
  • Difficoltà nel ricordarsi le istruzioni date a voce

È quindi pensabile che, attraverso un intervento formativo, il genitore possa cogliere in anticipo dei segnali di allarme, che possano suggerire o un approfondimento o un intervento, con l’intento di ridurre le difficoltà del bambino.

In questo compito un valido aiuto è offerto dagli insegnanti di scuola dell’infanzia, che con attività didattiche specifiche, possono osservare in maniera strutturata e consapevole tali comportamenti e segnalare ai genitori eventuali difficoltà.

Quali sono i prerequisiti dell’apprendimento?

I prerequisiti dell’apprendimento sono di due tipi: visivi o linguistici.

Per leggere occorre prima di tutto muovere gli occhi spostandoli da una lettera all’altra e da una parola all’altra, riconoscere le lettere stando attenti a forme e direzioni, dando loro significato (processo tramite cui diciamo: “questa è una a”). Sono utili l’attenzione visiva, cioè la capacità di selezionare un stimolo fra gli altri, e la memoria visiva, ovvero la capacità di ricordo.

Ci sono poi prerequisiti legati all’apparato uditivo e al linguaggio. Per leggere il bambino ha bisogno prima di tutto di saper distinguere un suono dall’altro, distinguere per esempio il suono di una “d” da quello di una “b”, o il suono della sillaba “ma” dalla sillaba “pa”. Anche in questo caso occorrono funzioni di attenzione e memoria, nonché di associazione fra suono e significato. Occorre anche che il bambino sia in grado di comprendere un breve racconto ascoltato.

Altro importante prerequisito è rappresentato dalla consapevolezza fonologica, ovvero dalla capacità di riflettere sull’aspetto sonoro delle parole. Tale capacità riguarda l’individuare parole in rima, riconoscere lettere e sillabe all’interno di una parola, fondere insieme i suoni.

Sapere quali sono i prerequisiti implicati nello sviluppo della lettura può aiutare a condurre un’osservazione consapevole e cogliere i bambini in difficoltà.

Come individuare i prerequisiti?

Cogliere gli indicatori visivi non è facile, ma possibile soprattutto proponendo attività didattiche. E’ possibile osservare se il bambino riconosce le lettere, e ancora prima, se è in grado di identificare figure diversamente orientate. E’ possibile, inoltre, proporre giochi in cui il bambino deve riprodurre sequenze di figure e colori, magari servendosi di cubetti o blocchi logici., oppure se ricorda figure già presentate in precedenza.

Si può, inoltre, osservare l’aspetto motorio, cioè come il bambino disegna, quanto è accurato nel riprodurre la figura umana o nel rimanere all’interno dei margini quando colora.

Più facile è osservare i prerequisiti uditivi e di linguaggio. La scuola dell’infanzia propone, infatti, numerose attività di gioco con le parole, rime e filastrocche, da cui è facile individuare se c’è un ritardo nel linguaggio. Bisogna osservare se il bambino produce correttamente tutti i suoni, se il suo linguaggio è comprendibile, se è in grado di usare le parole in modo preciso, completare semplici frasi, cogliere i suoni in inizio e finale di parola, comprendere un racconto.

Un facile suggerimento per un’osservazione da condurre anche a casa può essere rappresentato dai giochi di parole, che fanno parte della tradizione dei giochi proposti in infanzia. Si possono proporre giochi come le “catene di parole” (casa-sale-legno…) o come “il bastimento carico di”, il gioco di caccia all’intruso o di riconoscimento di inziale. Tali giochi possono essere trovati in libricini presenti in edicola.

Cosa fare se ci sono indicatori di difficoltà?

Se si colgono delle difficoltà occorre prima di tutto consultarsi con le insegnanti di scuola dell’infanzia, per condividere le proprie osservazioni.

Può essere quindi opportuno concordare con le insegnanti degli esercizi di potenziamento, con cui allenare le abilità in difficoltà. Tali esercizi andrebbero proposti prima dell’accesso alla scuola primaria.

Se le difficoltà sono troppo evidenti, suggerisco un intervento di osservazione con un tecnico specialista.

Scoprire tali difficoltà nei prerequisiti in tempo, per poter proporre interventi che riducano il rischio all’accesso a scuola. Qual è la vostra esperienza?

Dott.ssa Elisa Spada – Psicologa

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.