Disturbi specifici dell'apprendimento - Psicologo Milano
Elisa Spada
29 luglio 2013
La psicologia nel virtuale…
29 luglio 2013
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Disturbi specifici dell’apprendimento

 

Disturbi specifici apprendimentoCosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento?

 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, noti come DSA, rappresentano una delle patologie a maggior incidenza nella popolazione scolastica (stima nazionale: 2,5% - 3,5%). Hanno carattere evolutivo e cronico e interessano sia bambini della scuola primaria e media inferiore, sia ragazzi, adolescenti e giovani adulti della scuola media superiore e dell’università.

Sulla base del deficit funzionale, sono distinte differenti condizioni cliniche:

 

 

 

Disturbi specifici apprendimentoCosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento?

 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, noti come DSA, rappresentano una delle patologie a maggior incidenza nella popolazione scolastica (stima nazionale: 2,5% – 3,5%). Hanno carattere evolutivo e cronico e interessano sia bambini della scuola primaria e media inferiore, sia ragazzi, adolescenti e giovani adulti della scuola media superiore e dell’università.

Sulla base del deficit funzionale, sono distinte differenti condizioni cliniche:

 

 

 

  • Dislessia, ovvero disturbo della lettura (decodifica del testo)
  • Disortografia, ovvero disturbo della correttezza di scrittura (codifica da fonema a grafema, correttezza ortografica)
  • Disgrafia, ovvero disturbo della grafia (fluenza, qualità grafico-esecutiva, gestione dello spazio e dello strumento grafico)
  • Discalculia, ovvero disturbo del calcolo (comprensione del numero e delle quantità, algoritmi di calcolo, strategicità, recupero dei fatti) 

 

La diagnosi coinvolge diverse figure professionali, fra cui principalmente il Neuropsichiatra Infantile, lo Psicologo e il Logopedista. Per tale motivo richiede una cornice di senso comune, costituita da un insieme di conoscenze condivise, declinate per le varie specificità delle figure professionali coinvolte.

 

Tale cornice è costituita, in prima istanza, dai criteri fissati dai manuali diagnostici ICD – 10 (Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche F81) e DSM – IV – TR (Disturbi dell’apprendimento 315). Un ulteriore riferimento è costituito dalle linee guida fissate dalla Consensus Conference, organismo specificatamente sorto dal confronto fra plurime associazioni e categorie professionali specializzate. La conferenza di consenso fornisce linee guida e raccomandazioni cliniche comuni, che uniformano e indirizzano la diagnosi di DSA eseguita dalle differenti figure professionali.

 

Le conseguenze dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Il carattere di multidisciplinarietà che caratterizza l’iter diagnostico deve necessariamente riguardare anche la presa in carico. Il DSA trova, infatti, espressioni in molteplici contesti di vita, tutti di importanza vitale per il bambino / ragazzo che si trova a doversi con esso rapportare: scuola, casa, socialità, e successivamente nel tempo, mondo del lavoro.

Nel contesto scolastico, la rilevanza dei DSA è dovuta non solo alla prevalenza, seppur significativa, ma anche alle conseguenze che questi disturbi determinano: ridotta espressione delle potenzialità cognitive, carriere scolastiche non lineari, frequenti abbandoni scolastici o abbassamento del livello scolastico conseguito, con relativa riduzione della realizzazione delle proprie potenzialità sociali e lavorative.

Nel contesto familiare, il DSA provoca una accentuazione di dinamiche di potere, caratterizzate spesso dall’estremizzazione dell’accentramento del ruolo di accudimento della madre, che si fa carico dei rapporti con la scuola e dei compiti scolastici. La relazione con il figlio viene giocata con un accento marcato su aspetti prestazionali e di competenza, con la conseguenza di un aumento dei conflitti fra genitori e figli. Molto spesso, inoltre, a livello delle aspettative genitoriali, la difficoltà scolastica attiva significati che rimandano al successo, all’efficacia sociale e lavorativa. La percezione dei genitori evoca frequentemente immagini di difficoltà proiettate sul futuro lavorativo, cosa che accentua la preoccupazione che viene poi portata ed agita nella relazione col figlio.

Tale meccanismo è amplificato a livello delle relazioni, soprattutto con il mondo dei pari e dei compagni di classe. Il bambino / ragazzo con DSA appare connotato dai compagni di classe come “diverso”, “ingiustamente aiutato dagli insegnanti”, come problematico a livello intellettivo o solo “furbo”. Non è infrequente notare tendenza ad isolarsi, difficoltà relazionali o irritabilità.

 

Come intervenire

L’intervento deve considerare tutti questi aspetti. Alla parte puramente riabilitativa e funzionale, fatta di esercizi specifici e mirati, spesso condotti dal logopedista o dallo psicologo stesso con ausilio di software riabilitativi, deve affiancarsi un’analisi ecologica e contestuale del problema.

L’intervento riguarda una pluralità di contesti e non può prescindere dalla costruzione di una rete di figure professionali. L’intervento è infatti condotto:

  • In ambulatorio e con il bambino, per gli aspetti funzionali e riabilitativi, ma anche per fornire uno spazio in cui raccontare, in cui portare il proprio disagio legato ai fallimenti scolastici e imparare a gestirlo, a dargli una lettura ed una connotazione di significato differente. 
  • Con i genitori, per esplicitare e rendere consapevoli i significati connessi al DSA. Tali significati derivano spesso dalla storia personale, dalla propria carriera scolastica e lavorativa, dalla posizione assunta all’interno della famiglia rispetto alle tematiche di successo, alle aspettative che sono condensate nelle richieste rivolte ai figli. Il genitore deve essere accompagnato a comprendere anche quali strategie devono essere adottate per esempio nello svolgimento dei compiti a casa. Ciò può essere fatto con un intervento psicoeducativo di analisi delle metodologie utilizzate e dell’organizzazione messa in pratica per i compiti scolastici, un ampliamento strategico con anche l’introduzione di conoscenze sugli strumenti compensativi. Spesso si osserva un ruolo primario della madre, che diventa l’esperta “affiancatrice” del figlio nel momento dei compiti, la “solutrice preferita di problemi” e la “lettrice sostitutiva primaria”. In tali casi l’intervento va nella direzione di uno sgravio della madre da tale impegno, aumentando l’autonomia del figlio, oppure introducendo un riequilibrio fra il ruolo materno e paterno.
  • Con la scuola, il lavoro principale riguarda la condivisione delle conoscenze riguardo la diagnosi. L’alleanza con le insegnanti è necessaria, in quanto è nel contesto scuola che il bambino passa la maggior parte del tempo. Nell’intervento con la scuola ci viene in aiuto la recente normativa. I decreti applicativi alla legge n°170/2010, pubblicati a Luglio di quest’anno, mettono infatti in chiaro per la scuola la necessità e il dovere di attuare modificazioni e interventi a livello didattico. È infatti ribadito come la scuola debba considerare l’individualità dell’alunno, che possiede caratteristiche particolari e uniche, anche nel modo di apprendere. L’intervento con e a carico della scuola non si esaurisce con un “elenco degli strumenti compensativi e delle misure dispensative”. Ciò è fortemente deresponsabilizzante, sia per le insegnanti, sia per il clinico. La normativa va, al contrario, nella direzione di una didattica personalizzata e individualizzata, alla cui programmazione concorrono il consiglio di classe, la famiglia, il clinico e lo studente stesso. La scuola è poi ingaggiata su un altro fronte. Le insegnanti devono porsi, infatti, come mediatori delle relazioni che l’alunno con DSA ha con i compagni. Occorre fare un’attenta presentazione degli interventi metodologici e didattici che sono posti a favore dell’alunno DSA. È necessario che questi non vengano vissuti dal resto della classe come discriminanti e ingiusti. Tale lavoro è fatto accompagnando la classe a comprendere che ognuno è diverso dagli altri, possiede proprie specificità e che è compito della scuola non dare ad ognuno la stessa cosa ma “dare ad ognuno ciò di cui ha bisogno”.

 

In questa complessità, il ruolo di attore principale è svolto dall’alunno DSA. Esso non solo deve rapportarsi con tutti questi contesti, non da ultimo il contesto sanitario e ambulatoriale. È necessario che si percepisca come attore diretto di cambiamento e non come soggetto ad un’accettazione passiva di una condizione. Essere attore diretto di cambiamento aiuta il ragazzo a migliorare l’immagine di sé e la propria autostima.
Purtroppo non tutti gli operatori tengono in conto della complessità racchiusa in un caso di Dislessia, accontentandosi spesso di un intervento solo funzionale o solo scolastico. A mio parere, in base alla mia esperienza, la gestione di tutti i contesti, sebbene faticosa e difficile, porta a cambiamenti più rapidi e ad una maggiore efficacia del trattamento.
 

Dott.ssa Elisa Spada

Psicologa

Albo Regionale della Lombardia n°11303

Socia AIRIPA

Bibliografia

Legge 8 ottobre 2010, n.170 – Norme in materia di disturbi specifici dell’apprendimento in ambito scolastico (GU n.244 del 18-10-2010)

 

Ministero della Salute, Sistema Nazionale per le linee guida: Consensus Conference Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Dicembre 2010

 

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento, Luglio 2011

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.