Drunkoressia - Psicologo Milano
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drunkoressiaDrunkoressia


Dint’ ‘a butteglia
N’atu rito ‘e vino è rimasto…

Embè

Che fa m’ ‘o guardo?
M’ ‘otengo a mente e dico:

“me l’astipo

e dimane m’ ‘o bevo?”

Dimane nun esiste.
E ‘o juorno prima

Siccome se n’è gghiuto,
manco esiste.

Esiste sulamente stu momento
‘e chisto rito ‘e vino int’ ‘a butteglia.
E che faccio, m’ ‘opperdo?

Che ne parlammo a ffa!

Si m’ ‘o perdesse

Manc’ ‘a butteglia me perdunnarrìa.
E allora bevo….
E chistu surz’ ‘e vino

Vence ‘a partita cu l’eternità!
 
Eduardo de FILIPPO

drunkoressiaDrunkoressia

Dint’ ‘a butteglia
N’atu rito ‘e vino è rimasto…

Embè

Che fa m’ ‘o guardo?
M’ ‘otengo a mente e dico:

“me l’astipo

e dimane m’ ‘o bevo?”

Dimane nun esiste.
E ‘o juorno prima

Siccome se n’è gghiuto,
manco esiste.

Esiste sulamente stu momento
‘e chisto rito ‘e vino int’ ‘a butteglia.
E che faccio, m’ ‘opperdo?

Che ne parlammo a ffa!

Si m’ ‘o perdesse

Manc’ ‘a butteglia me perdunnarrìa.
E allora bevo….
E chistu surz’ ‘e vino

Vence ‘a partita cu l’eternità!
 
Eduardo de FILIPPO

Seppur ancora non ufficialmente riconosciuta come vera e propria patologia e nonostante la sua diffusione sembra essere ricondotta ad una “moda del momento”, il crescente numero di casi di drunkoressia, condotta individuata negli Stati Uniti ma diffusissima, ad oggi, anche nel nostro paese, non può che portare tanto l’opinione pubblica, quanto esperti e ricercatori del settore ad interrogarsi sulle cause di questo fenomeno e ad investire sul suo contenimento.
Il termine drunkoressia è stato coniato dai giornalisti del New York Times per indicare un nuovo e pericoloso comportamento alimentare diffusissimo tra le adolescenti: mangiare poco, fino ad arrivare anche a digiunare, per poter assumere ingenti quantità di alcolici. “Drunk” in inglese significa, infatti, “ubriaco”:
“Ci sono donne” ha constatato Douglas Bunnell, direttore del Renfrew Center, clinica privata per la cura dei disordini alimentari di Filadelfia “che hanno il terrore di mettere un chicco d’uva in bocca ma non esitano a bere alcolici”.
A sostegno di ciò, un recente studio citato su Fox TV mostra che il 30% delle studentesse universitarie tende a ridurre drasticamente l’alimentazione pur di poter bere senza correre il rischio di ingrassare. Il digiuno servirebbe, quindi, a bilanciare la massiccia quantità di calorie (un drink può contenerne fino a 500) assunta attraverso gli alcolici.
Nonostante solitamente, proprio per tal ragione, anoressiche e bulimiche siano solite evitare l’alcol; alcune di esse, in relazione al loro disturbo, cedono al bere: c’è chi affoga nel proprio drink l’ansia di dover mangiare o di aver mangiato troppo, chi usa i superalcolici per superare difficoltà relazionali o che beve sulla scia di impulsi incontrollabili. Nei casi più gravi, poi, l’alcol è l’unica fonte di calorie della giornata oppure l’unica risorsa per riuscire a rimettere. 
Il consumo eccessivo di alcol, di per sé indice di patologia, quindi, unitamente ai digiuni forzati tipici dell’anoressia ed alle condotte compensatorie proprie della soggetto bulimico, sono tutti elementi che lasciano indubbiamente supporre la presenza di un disturbo psichico. A ciò si aggiunge il fatto che la drunkoressia interessa principalmente giovani donne ossessionate dall’aspetto fisico e dai modelli di femminilità imposti dai mass media.
L’84% delle teenager tra i 12 ed i 18 anni, infatti, ritenendo il proprio peso inadeguato se comparato a quello delle filiformi modelle che appaiono sui giornali ed in televisione, ingeriscono esclusivamente acqua e caffè, masticando chewingum e fumando, di modo da arrivare all’orario dell’aperitivo sentendosi libere di bere maggiormente e consumando, al massimo, qualche snack offerto dal locale prescelto. Si consideri poi che, a digiuno, ci si ubriaca di più ed in meno tempo, perdendo autocontrollo ed inibizioni.
La drunkoressia è considerata una variante dell’anoressia per uguali criteri diagnostici, stessa diminuzione ponderale e rifiuto del cibo nonché medesimi rischi correlati (squilibri elettrolitici, osteoporosi, patologie renali, neurologiche, cardiovascolari, amenorrea, ulcere dell’esofago e problemi al cavo orale e ai denti nel caso della bulimia) a cui, però, si aggiungono conseguenze derivanti dal consumo di alcolici quali patologie del cavo orale e dell’esofago, disturbi dell’apparato gastro-intestinale, patologie epatiche, neuropatie, tremori, danni al fegato ed al cervello, cardiopatie.
Complicanze di tipo psicologico possono essere rappresentate, invece, da disturbi del sonno, sessuali, sintomi ansioso – depressivi e ossessivo – compulsivi (relativi al calcolo calorico ed alle modalità di preparazione/assunzione del cibo), irritabilità e stress.
Grande differenza tra queste due forme di disturbo alimentare è che assumere alcolici significa ingerire calorie; la rinuncia al cibo non è, dunque, fine a sé ma determinata dal desiderio di poter bere maggiormente.
Scopo di tale comportamento pare essere duplice: dimagrire e farsi accettare dal gruppo dei pari, per cui l’assunzione di alcolici si associa a divertimento e forti emozioni. I maschi, poi, sembrano particolarmente attratti ed interessati alle ragazze che mettono in atto comportamenti trasgressivi e pericolosi, a quelle più disinibite.
La drunkoressia rappresenta quindi una miscela di comportamenti autodistruttivi che rischia di rivelarsi letale.
Nel momento in cui essa raggiunge livelli d’allarme è, dunque, necessario intervenire, come per l’anoressia, a livello nutrizionale, psicologico e farmacologico nel caso in cui l’alcol si sia configurato come una vera propria dipendenza. Per quanto concerne la prevenzione, poi, il consiglio potrebbe essere quello di educare gli adolescenti alle conseguenze di uno smodato uso di alcolici nonché combattere l’idea che il divertimento risulti possibile solo mediante comportamenti trasgressivi, messi in atto in alterato stato di coscienza.

Dott.ssa Pietrabissa Giada


 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.