Bisogna eliminare lo stress? - Psicologo Milano
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Bisogna eliminare lo stress?

 

Bisogna eliminare lo stress?

 
"Eliminare" lo stress?
Può sembrare superfluo soffermarsi a parlare di stress, dato che molti - purtroppo - saprebbero descrivere alla perfezione cosa esso sia. Peraltro questo sito non è nato per spiegare i concetti della psicologia ma per parlare delle leggende metropolitane psicologiche. Parlo di stress, quindi, solo per mostrare un certo numero di luoghi comuni su questo argomento.
Il primo luogo comune è l'idea che lo stress sia sempre e solo un nemico da combattere ed eliminare.

 

Bisogna eliminare lo stress?

 
“Eliminare” lo stress?
Può sembrare superfluo soffermarsi a parlare di stress, dato che molti – purtroppo – saprebbero descrivere alla perfezione cosa esso sia. Peraltro questo sito non è nato per spiegare i concetti della psicologia ma per parlare delle leggende metropolitane psicologiche. Parlo di stress, quindi, solo per mostrare un certo numero di luoghi comuni su questo argomento.
Il primo luogo comune è l’idea che lo stress sia sempre e solo un nemico da combattere ed eliminare. Per quanto possa risultare sconcertante, la condizione psichica ideale per l’individuo non è una vita assolutamente priva di impegni e di sollecitazioni perchè questo risulta estremamente logorante. Tanto che, incredibile ma vero, esiste anche uno stress da mancanza di stress.
Pensate a quanti sportivi, dopo avere vinto tutto quel che c’è da vincere, vanno in crisi perchè non hanno più scopi a cui tendere. Possono vantare successi innumerevoli, ma se la domanda “adesso quali obiettivi mi do?” rimane senza risposta questa non è una condizione ideale: appunto perchè la mancanza di stimoli si rivela stressante tanto quanto un loro eccesso. D’altra parte chiunque pratichi uno sport regolarmente, anche senza essere un campione olimpico, sa che uno dei principali motivi per cui si può smettere è proprio l’assenza di obiettivi, il non sapersi dare delle mete nuove ogni volta che si è appreso qualcosa di nuovo e si è raggiunto un determinato risultato. Chi continua, invece, sa inventarsi un nuovo obiettivo a cui mirare ogni volta che si è impadronito di un certo risultato, si riserva sempre un ulteriore traguardo da raggiungere, un altro limite da oltrepassare. Sa, insomma, come non farsi mancare gli stimoli.
 
Stress positivo? Sì, grazie!
La parola “stress” infatti non ha di per sè nessuna connotazione negativa o positiva. Indica semplicemente lo sforzo che un organismo fa per cercare di adattarsi all’ambiente in cui vive (ho parlato di “organismi” e non specificamente di “persone” perchè il termine si può usare indifferentemente per gli esseri umani e per gli animali). Potremmo quasi dire che la nostra vita è basata proprio su questi continui aggiustamenti che mettiamo in atto, spesso, senza accorgercene.
C’è dunque anche un modo positivo, benefico di essere stressati. E’ quella condizione in cui sentiamo che gli eventi ci stanno dando una bella e salutare carica: nè troppa, perchè saremmo troppo “tirati”, nè troppo poca, perchè ci spegneremmo. Non c’è un livello di carica “giusto” per chiunque. E’ esperienza comune che certe persone prediligono una giornata ricca di stimoli e di cose da fare mentre altre vivono la stessa situazione come un peso: ognuno ha il suo livello ottimale di carica. A ognuno quindi il compito di trovare il suo livello ottimale di attivazione, quello nel quale sente di funzionare al meglio.
Perche’ e’ tanto importante sapersi stressare bene? Perche’ solo se siamo caricati nel modo giusto, ne’ troppo ne’ troppo poco, siamo in grado di affrontare efficacemente la realtà attorno a noi. Pensate a una persona che sostiene l’esame di guida. Sappiamo bene che egli dovrà evitare di essere troppo “caricato”: l’eccessiva tensione abbassa la lucidità e la prontezza di riflessi. Ciò significa, allora, che egli dovrà essere il più possibile rilassato? La risposta è ancora no: il troppo relax rallenterebbe i suoi riflessi e gli impedirebbe di prestare la necessaria attenzione alla guida. Dovrà quindi essere ben sveglio e attento, senza per questo sconfinare nell’eccessiva emozione. In questo senso, quindi, un po’ di tensione non sarebbe male perchè gli darebbe quel minimo di lucidità e reattività necessarie.
Perciò quello da combattere è solo un certo tipo di stress, quello che si allontana troppo dal nostro livello ottimale di carica. Quello che ci fa stare in una condizione di eccessiva allerta o di esagerato torpore.
 
Anche il corpo può essere stressato
Ed ecco un altro luogo comune: di solito quando parliamo di stress abbiamo in mente lo stress “psicologico”. Pensiamo cioè all’insieme di reazioni di natura emotiva che si possono avere di fronte a eventi di un certo peso (un periodo duro sul lavoro, una malattia di una persona cara, un lutto, ecc.). In realtà il termine viene usato anche per indicare fatti fisici: anche il corpo può essere sottoposto a stress. Una prova fisica faticosa, uno sbalzo di temperatura nell’ambiente, il cambio di stagione: sono tutti esempi di situazioni che è corretto definire stressanti anche se non impegnano la mente, o la impegnano in misura limitata.
 
Perchè non fare una bella lista?
Le situazioni che possono provocare stress sono in effetti parecchie e probabilmente ognuno avrebbe le sue da suggerire.
Logico che prima o poi a qualche studioso venisse in mente di stilarne un elenco, e magari di farci anche una vera e propria graduatoria, dalla più alla meno stressante. Lo hanno fatto, per la precisione negli anni Sessanta del secolo scorso, due studiosi statunitensi di nome Thomas Holmes e Richard Rahe in una serie di ricerche oramai famosissime e continuamente citate. Essi volevano vedere se c’è una relazione fra livello di stress e tendenza ad ammalarsi. Fecero perciò migliaia di interviste per raccogliere le esperienze più svariate e per classificare i fatti della vita dal più al meno stressante. Ne venne fuori un elenco di un centinaio di voci (se siete curiosi lo trovate facilmente in rete, andate su qualunque motore di ricerca e digitate “stress”, sarete sommersi dal materiale).
Una delle prime cose che colpiscono è che in questa lista non ci sono solo fatti negativi ma anche eventi positivi. Demoliamo così un altro luogo comune: l’idea che solo i fatti negativi siano stressanti. In realtà possono essere logoranti anche situazioni positive come il matrimonio, la nascita di un figlio, le vacanze, una cospicua vincita in denaro (ricordate Peppone?), un avanzamento di carriera… Tutte condizioni in cui siamo chiamati a un certo dispendio di energie mentali, seppure per ottimi motivi. Dunque, situazioni potenzialmente stressanti.
 
Tutti stressati allo stesso modo?
Ma questa scala, come tutti gli elenchi costruiti su dati statistici, ha una caratteristica da non trascurare: tratta tutti allo stesso modo. In altri termini non ci dice cosa sia stressante per un singolo individuo, ma cosa risulta più o meno stressante per la maggior parte delle persone. E per giunta risale a parecchi anni fa. Mentre invece è legittimo pensare che, cambiando il contesto socio-culturale in cui vivono le persone, cambi anche quel che viene vissuto come più o meno stressante.
Tanto per fare un esempio: siamo sicuri che l’evento “licenziamento” abbia lo stesso potenziale di stress per una persona degli anni 60 e per una del 2000? Sarà stressante allo stesso modo per un operaio che vive in una zona molto industrializzata, con molte occasioni per trovare un altro posto, e per uno che abita in un luogo in cui le opportunità lavorative sono scarse? Per un operaio e per un manager? Per un venticinquenne e per un cinquantenne? Per un abitante degli USA e per un italiano, o un messicano, o un giapponese?
E allora attenzione, perchè qui è in agguato l’ennesimo luogo comune: c’è il rischio che si usi questa scala alla stregua di uno di quei cosiddetti “test” (le virgolette non sono casuali) da rotocalco. Un bell’elenco di tutto quello che ci sta accadendo ultimamente assegnando tot punti per ogni evento che rientra nella scala, calcoliamo il totale e… accidenti, abbiamo ottenuto un risultato altissimo: vuol dire siamo stressatissimi e che ci ammaleremo di qui a poco!
 
Quello che le scale non dicono
Avrete capito che non funziona proprio così. Intanto perchè ognuno, come abbiamo visto prima, ha il suo personalissimo livello ottimale di stress “buono”. E poi perchè a stressare non è il fatto in sè ma il senso che gli si dà. In altre parole, non conta solo quel che mi succede ma anche come io lo vivo. E questo dipende da un sacco di fattori: il mio carattere, il contesto socio-culturale in cui abito, la mia età, l’atteggiamento delle persone attorno a me, eccetera. Queste cose non può prevederle nessuna scala.
Dunque, occhio: non si può commettere l’errore di definire come sta una persona esclusivamente in base ai risultati di una scala di valutazione o a come si comporta sottoponendola a un test. Non perchè la scala o il test siano sbagliati o inutili: ma perchè non possiamo far dire ai test cose che essi non possono dire. L’errore, il luogo comune, sta quindi non nella scala ma nel modo in cui questi strumenti possono essere usati.

Per gentile concessione della Dott.ssa Silvia Bianconcini www.psicologia-imola.it

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.