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FALLIMENTO: 10 spunti da tenere a mente

fallimento

“Non conta SE cadi, o PERCHE’, ma COME REAGISCI alle cadute”

Benchè il fallimento sia un’esperienza demoralizzante e dolorosa, esso fa parte della vita. Purtroppo non ci è possibile controllare quali eventi negativi ci capiteranno nelle nostre esistenze, tuttavia ci è possibile regolare, in larga misura, come reagiremo ad essi.

Spesso il fallimento conduce le nostre menti a pensare cose che non sono vere. Se non ci rendiamo conto di questo meccanismo e non impariamo a rispondere agli insuccessi in modi psicologicamente adattivi, essi rischiano di paralizzarci, demotivarci e limitare le nostre possibilità di fare bene in futuro.

(…) Ecco 10 spunti da tenere a mente sul fallimento, che vi aiuteranno in un percorso di trasformazione di un esperienza difficile e dolorosa in una potenzialmente costruttiva e utile.

 

1. Il fallimento fa sembrare gli obiettivi meno raggiungibili

In una ricerca, alcuni soggetti dovevano calciare una palla ovale in una porta di football americano, e dovevano successivamente stimare quanto lontano e quanto alta essa fosse. I risultati mostrano che coloro che fallivano nel compito, giudicavano poi la porta significativamente più lontana e ad un altezza molto superiore di quanto fosse nella realtà! In altre parole, il fallimento distorce automaticamente la percezione dei nostri obiettivi facendoceli vedere come meno raggiungibili. Notiamo la parola “distorsione”: gli obiettivi, nella realtà, sono raggiungibili quanto lo erano prima di fallire. E’ solo la nostra percezione che si modifica! Conoscere il modo in cui tendiamo a reagire automaticamente ad un insuccesso può essere utile per scegliere di ignorare consapevolmente questa nuova prospettiva distorta in cui i nostri obiettivi ci sembrano più complessi da raggiungere. Comunque, cambiare il modo in cui percepiamo i nostri obiettivi non è l’unica modalità con cui il fallimento distorce le nostre percezioni, infatti…

 

2. Il fallimento distorce la percezione delle nostre abilità

Oltre che darci la percezione (erronea) che i nostri obiettivi siano fuori portata, il fallimento distorce anche la percezione delle nostre abilità reali, facendoci sentire meno all’altezza del compito.

Dopo un fallimento siamo infatti propensi a ritenere le nostre capacità come non sufficienti o difettose, e a concepirci come significativamente più deboli di quanto realmente siamo. Conoscere questa tendenza automatica e ridimensionare l’opinione che abbiamo in merito alle nostre abilità è molto importante poichè, se continuiamo a svalutare le nostre capacità…

 

3. Il fallimento può farci credere di essere impotenti

Una delle emozioni più comuni e più travolgenti che accompagnano l’esperienza del fallimento è l’impotenza. Fallire provoca una ferita emotiva. La nostra mente risponde a questa ferita cercando di metterci nella situazione di non venir feriti di nuovo, e il modo migliore per condurci a rinunciare ad ingaggiarci in situazione potenzialmente fallimentari è farci sentire impotenti. Facendoci sentire come se non ci fosse nulla che possiamo fare per avere successo, la nostra mente ci terrà lontani da possibili errori futuri e ci proteggerà da eventuali fallimenti…tuttavia, così facendo, ci priverà anche della possibilità di godere di eventuali successi!! Questo, per altro, non è l’unico modo in cui la mente può lavorare contro di noi, infatti…

4. Le esperienze negative possono creare una “paura del fallimento” inconsapevole

(…) Il problema della paura di fallire è che spesso non è consapevole. Di conseguenza, la persona non si chiede se sia reale, ragionevole o probabile, e non si dedica a comprendere come incrementare le sue probabilità di successo: tutti i suoi sforzi sono inconsapevolmente volti ad evitare di provare emozioni dolorose nel caso fallisse. Questa attenzione inconscia su come evitare fallimenti piuttosto che su come assicurarsi successi, conduce le persone ad agire in modi molto particolari, ad esempio…

 

5. La paura del fallimento spesso conduce ad attuare inconsapevolmente comportamenti auto-sabotanti

Con l’idea di ammortizzare un insuccesso futuro, spesso le persone possono crearsi degli “alibi” con cui potrebbero giustificarsi nel caso in cui fallissero, finendo tuttavia per auto-sabotarsi. Ne è un esempio l’andare ad una festa la notte prima di un esame, in modo da poter dare la colpa alla stanchezza qualora la prova avesse un esito negativo, oppure lo sviluppare (secondo un meccanismo psicologico inconsapevole) sintomi psicosomatici, come mal di testa o mal di stomaco, che rendono difficile il raggiungimento di uno stato di concentrazione ottimale per lo studio (…). Inutile dire che, in realtà, questi comportamenti, teoricamente “protettivi”, sabotano i nostri sforzi e aumentano vertiginosamente le nostre probabilità di fallire. Un altro motivo per cui è necessario riconoscere queste paure inconsapevoli è che…

 

6. La paura del fallimento può essere trasmessa dai genitori ai figli

Studi sull’argomento mostrano che genitori che hanno paura di fallire possono involontariamente trasmetterla ai loro figli: essi possono reagire duramente oppure esibire un atteggiamento di distacco emotivo quando i loro figli fanno errori o non riescono in qualcosa, trasmettendo l’idea che l’insuccesso sia qualcosa di inaccettabile Questo atteggiamento, naturalmente, rende i figli più predisposti a sviluppare, a loro volta, paura di fallire. Un’altra conseguenza è che…

7. La pressione per avere successo può aumentare l’ansia da prestazione e…. condurci a sbagliare!

Quando un golfista sbaglia un tiro cruciale, un giocatore di bowling spreca l’ultimo lancio, un giovane cantante stecca totalmente ad un provino, spesso è perchè la pressione della prestazione ha giocato loro un brutto scherzo. Può infatti capitare che la pressione di fare una prestazione di alto livello ci conduca a pensare eccessivamente a qualcosa che il nostro cervello sa già come fare. Come risultato, aggiungiamo una “correzione” non necessaria ad un’azione o a un movimento, che va a compromettere l’esito della nostra performance. Tutto ciò è certamente un’esperienza imbarazzante e frustrante, ma anche evitabile in quanto si tratta di “overthinking”, cioè un uso eccessivo (e controproducente) del pensiero, dunque…

 

8. Un buon modo per superare gli errori dovuti all’ansia da prestazione è…. fischiare!

Fischiare o mormorare tranquillamente mentre vi state preparando per un colpo, un lancio, o una prestazione in generale, può aiutarvi a concentravi sul compito stesso. Con questo semplice atto mentale, potete “rubare” sufficienti risorse attentive al cervello per evitare l’ overthinking e smettere di correggere qualcosa che non richiede correzione.

Finora abbiamo parlato di operazione mentali automatiche che possono condizionare la nostra performance e predisporci al fallimento; un altro fattore che frequentemente conduce a fallire è rappresentato da un calo di volontà, non perchè la persona manchi in generale di questa caratteristica, ma perchè è necessario capire come la forza di volontà funziona…

 

9. La forza di volontà è come un muscolo: necessita di riposo e di glucosio per funzionare bene

Proprio come i muscoli si affaticano se ne si abusa, anche la forza di volontà può abbandonarci quando siamo sovraccaricati o denutriti. Il nostro cervello richiede glucosio per funzionare e, quando non ne ha abbastanza, le nostre risorse cognitive (attenzione, concentrazione), le nostre funzioni esecutive (pianificazione, processo decisionale) e anche la nostra forza di volontà cominciano a vacillare. Ecco perché le diete spesso finiscono in abbuffate: esse consumano la forza di volontà così gravemente che le persone perdono l’autocontrollo tutto in una volta e divorano qualsiasi cosa. Dunque: siate consapevoli di quanto impegno e forza di volontà utilizzate durante il giorno e fate in modo di concedervi un riposo sufficiente; inoltre, mangiate ciò che vi è necessario per garantire al vostro cervello l’apporto necessario di glucosio, in modo da mantenere salde le vostre motivazioni quando ce ne sarà bisogno, aumentando le volte probabilità di evitare di fallire. Assumere il controllo sulla vostra forza di volontà è un passo cruciale per superare i fallimenti della vita, infatti…

10. La risposta psicologicamente più sana al fallimento è concentrarsi sulle variabili che sono sotto il nostro controllo

Alla luce di quanto detto finora, il fallimento può certamente farci sentire demoralizzati, impotenti, senza speranza e ansiosi, ma possiamo imparare a fronteggiarlo. Una buona strategia sta nel sapere distinguere tra gli aspetti dell’obiettivo che sono sotto il nostro controllo e quelli che invece non lo sono. Date prima uno sguardo veloce agli aspetti che NON sono sotto il vostro controllo e valutate se c’è la possibilità di assumerlo in qualche modo, ad esempio migliorando le vostre abilità o le vostre relazioni. Dopodichè lasciateli stare e concentratevi esclusivamente sugli aspetti che sono sotto il vostro diretto controllo. Avere un certo senso di padronanza e controllo sugli eventi è un antidoto ai sentimenti di impotenza e demoralizzazione, uno stimolo a provare e riprovare senza perdere la motivazione, aumentando le probabilità di successo e cercando di ridurre sempre di più quelle di fallire.

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Imparare a gestire le emozioni spiacevoli generate dal fallimento è una delle grandi sfide dell’essere umano. Perchè, purtroppo, tutti noi siamo destinati a incorrere prima o poi in esperienze di fallimento, insuccesso e errore.

Ecco allora 10 spunti da tenere a mente su questa esperienza psicologica.

Sull’argomento, potete anche guardare QUESTO VIDEO, in cui valorizzo il lato positivo dell’errore come occasione preziosa per apprendere e crescere. Allora: “fail fast!”, “sbagliate in fretta”!, perchè chi prima sbaglia per primo riesce a capire cosa non fare e quale strada invece provare a percorrere.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.