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Depressione post-partum: 9 tratti di personalità che mettono a rischio le mamme

depressione post-partum

Depressione post-partum: 9 tratti di personalità che mettono a rischio le mamme

La depressione post-partum è una grave condizione che colpisce il 10-15% delle mamme nei paesi più sviluppati (400,000-600,000 donne ogni anno negli Stati Uniti).

Le mamme sono davvero il cuore della famiglia, e l’intero ambiente familiare corre un rischio quando le mamme soffrono, anche perchè lo stress e una bassa qualità delle interazioni madre-figlio possono influenzare lo sviluppo del cervello nei bambini, con conseguenze negative anche a lungo termine.

La depressione post-partum rappresenta ancora un tabù sociale, nonostante la diffusione e la portata del fenomeno, e benchè la terapia possa essere molto efficace. Molte mamme non vogliono nemmeno sentirla nominare e gli studi mostrano che la maggior parte delle donne scelgono di nascondere i propri tormenti e di rifiutare l’aiuto di cui hanno così bisogno.

Secondo la ricerca scientifica, vi sono diversi fattori che possono contribuire a sviluppare questa condizione, dalla genetica, alla mancanza di sostegno familiare e sociale, da una precedente storia di ansia e/o di depressione, agli eventi stressanti durante la gravidanza.

Ma perché alcune madri che posseggono tutti gli “ingredienti” per una depressione post-partum possono uscirne indenni? E perché altre, che appaiono libere da fattori di rischio, possono invece trovarsi a sviluppare questa dolorosa condizione facendo fatica ad uscirne?

Un motivo plausibile è che ci siano ulteriori variabili, tra le quali sembra avere un ruolo fondamentale la personalità della madre. Essa sembra implicata sia nel cosiddetto baby blues (una lieve forma di tristezza temporanea che segue spesso il parto, considerata fisiologica), sia nell’estremamente più difficoltosa vera e propria depressione post-partum.

Di seguito troverete un elenco dei tratti di personalità che la ricerca scientifica ha individuato essere correlati al rischio di sviluppare depressione post-partum. Per altro, tutti i seguenti tratti sono altresì associati alla depressione nelle persone non in gravidanza, specialmente in occasione di transizioni stressanti.

Se siete mamme in attesa o speranzose di esserlo presto e possedete uno o più dei tratti di personalità descritti di seguito, non allarmatevi. Contrariamente alla credenza popolare, la personalità e i comportamenti ad essa associati non sono scolpiti nella pietra, ma possono essere modificati. Un terapeuta potrebbe aiutarvi a intervenire in anticipo su eventuali problemi che si potrebbero verificare, fornendovi strumenti e linee guida utili a modellare la vostra personalità verso tratti che risultino più protettivi per la vostra salute mentale al momento del parto.

1) Nevroticismo

Molteplici studi indicano nel nevroticismo il principale tratto di personalità predittivo di una depressione post-partum. Le ultime ricerche indicano che le donne incinte non depresse ma con elevati punteggi di nevroticismo hanno un rischio quasi 4 volte maggiore (rispetto alle donne che hanno bassi punteggi in questo tratto) di sviluppare sintomi di depressione post-partum, sia a 6 settimane che a 6 mesi dal parto.

Il nevroticismo è caratterizzato da un’elevata sensibilità agli stress, con ansia, paura, sbalzi d’umore, preoccupazione, invidia, frustrazione, gelosia e solitudine.

I ricercatori hanno quindi ipotizzato che le madri con un punteggio elevato di nevroticismo potrebbero essere più sensibili alle sfide intrinsecamente stressanti connesse nella maternità, tra cui la mancanza di sonno o i cambiamenti ormonali.

 

2) Tratti ansiosi (alta preoccupazione e bassa autostima)

Anche se la preoccupazione, l’ansia anticipatoria e la bassa autostima (che definiscono la cosiddetta “psychic trait anxiety”) sono aspetti dell’appena analizzato “nevroticismo”, questi tratti sono degni di menzione individuale.

Le donne con punteggi elevati nei tratti ansiosi hanno un rischio doppio di sviluppare sintomi depressivi dopo il parto. Avere a che fare con le richieste incessanti di un neonato senza dubbio implica nuove pressioni e sfide: se la loro personalità risulta ansiosa anche nei momenti migliori, è comprensibile che i sentimenti d’ansia possano risultare schiaccianti per queste neomamme. L’essere maggiormente sicure di sé e meno spaventate, al contrario, aiuta le neomamme a rimanere calme quando sono sotto pressione.

Anche gli aspetti più fisici dell’ansia, come l’irrequietezza e la tensione del corpo (“somatic trait anxiety”), risultano associati ad un aumentato rischio di depressione post-partum a 6 settimane.

 

3) Sfiducia

Una nuova scoperta indica che, rispetto alle donne più fiduciose, coloro che hanno un elevata diffidenza e una bassa fiducia verso gli altri sono maggiormente a rischio di depressione post-partum a 6 mesi. Questa sfiducia potrebbe comportare una mancanza di condivisione delle responsabilità legate al bambino in famiglia e la rinuncia alla ricerca di aiuto nel superare la depressione post-partum, esasperando ulteriormente i sintomi di stress e depressione.

In quanto nuovo tratto rischioso, sono però necessarie ulteriori ricerche in merito.

 

4) Alta introversione

Classicamente, i soggetti introversi sono considerati tranquilli, riflessivi e focalizzati sul mondo interiore, mentre gli estroversi sono considerati socievoli, senza peli sulla lingua, prevalentemente interessati a quello che succede nel mondo esterno piuttosto che nella loro interiorità.

In diversi studi è stato dimostrato che un punteggio elevato nei test di introversione risultava un accurato predittore dello sviluppo di depressione post-partum nelle neomamme.

Spesso gli introversi si sentono mentalmente al meglio dopo diverse ore spese “da soli” poiché ricevono energia e forza dalla solitudine; di conseguenza, la costante mancanza di spazio e tempo privati per riflettere (a causa degli impegni di alimentazione, pulizia, trasporto e gioco del neonato) può risultare un fattore critico per le neomamme altamente introverse.

 

5) Perfezionismo

Diversi studi indicano che le donne con personalità altamente perfezionista, vale a dire con un grande bisogno di essere o apparire perfette, possono presentare un alto rischio di depressione post-partum.

In particolare, uno studio ha rilevato che tra i tratti di personalità associati alla depressione maggiore post-partum vi sono un elevato perfezionismo e soprattutto un’alta preoccupazione per gli errori.

Tuttavia, questo risultato è in contrasto con altri studi che non hanno trovato nel livello di perfezionismo delle madri in gravidanza un predittore efficace della depressione post-partum. Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire meglio la questione. Tuttavia sembra logico pensare che il nostro livello di benessere e soddifazione nella vita, indipendentemente dalla presenza di un neonato, possa essere messo a dura prova dall’avere standard di perfezione praticamente impossibili da ragiungere e dall’essere eccessivamente critici con noi stessi.

 

6) Evitamento del pericolo (“harm avoidance”)

Le personalità eccessivamente “harm avoidance” sono quelle che tendono ad evitare nuove esperienze e sfide perché si preoccupano molto, sono pessimiste, timide, timorose e dubbiose.

Una personalità di qusto tipo potrebbe limitare seriamente le opportunità di esperienze sociali sia per le madri che per i propri bambini. Molte donne riferiscono di sentirsi isolate, sole e annoiate durante il passaggio alla genitorialità, e l’essere evitanti, invece che aperte a nuove esperienze, potrebbe peggiorare le cose.

Comunque, anche questo tratto di personalità presenta risultati contrastanti nella ricerca scientifica: mentre molti studi in diversi paesi hanno riscontrato collegamenti tra l’evitamento dei danni e la depressione post-partum, uno studio giapponese non ha rinvenuto alcun legame.

 

7) Sensibilità interpersonale

La sensibilità interpersonale si riferisce ad una suscettibilità individuale a sentirsi inadeguata o inferiore nelle relazioni con gli altri, con una paura della critica e del rifiuto.

In uno studio australiano, un’alta sensibilità interpersonale è risultata il maggiore fattore di rischio per lo sviluppo di depressione a 6 mesi dal parto. Una neomamma che si offende facilmente, eccessivamente sensibile al ridicolo, che si senta a disagio in presenza di altre persone e con aspettative negative nei rapporti con gli altri, possiede senza dubbio un substrato favorevole allo sviluppo di depressione e anche di ansia.

 

8) Alta insoddisfazione dell’immagine corporea

In un’epoca dominata da rappresentazioni photoshoppate eccessivamente perfette e irrealistiche di donne e uomini, l’insoddisfazione per il corpo tende ad aumentare dopo il parto in quanto molte donne rimpiangono il loro fisico pre-gravidanza.

In un’analisi di 19 studi è stato riscontrato che l’insoddisfazione verso la propria immagine corporea è costantemente, anche se debolmente, associata con un maggior rischio di depressione, sia prenatale che post-partum. Sembra inoltre presente un circolo vizioso in cui la depressione porta a insoddisfazione corporea e l’insoddisfazione corporea porta a depressione.

Le donne orgogliose e felici dei propri corpi, al contrario, sembrano accettare in maggior misura i rapidi cambiamenti nel peso e nella dimensione corporea che si verificano alla velocità della luce in gravidanza.

 

9) Rabbia e Personal Distress

Quando qualcuno ha un carattere “iroso”, generalmente percepisce un’ampia gamma di situazioni come fastidiose o frustranti, e tende a rispondervi diventando sempre più arrabbiato. Molteplici studi hanno rilevato un’associazione significativa tra livelli di rabbia elevati e depressione post-partum.

Dall’altra parte, le persone con alti livelli di personal distress, ossia tendenti ad avere forti reazioni emotive di sofferenza, potrebbero essere molto attente alla propria condizione ma avere ridotti sentimenti di empatia e  interesse per altri sfortunati.

Uno studio ha rivelato che i pensieri indesiderati e invadenti di far male al proprio bambino, attivati dal pianto prolungato del neonato stesso, correlavano con la facilità ad arrabbiarsi e il livello di personal distress, così come un’elevata frustrazione, emozioni negative e la voglia di fuggire dal bambino (riscontrate nella depressione post-partum). È interessante notare che secondo la ricerca Canadese circa il 50% delle neomamme sviluppi pensieri indesiderati e angoscianti di fare del male al proprio bambino, in presenza o meno di depressione post-partum. È plausibile che la ricerca futura andrà ad indagare, nelle madri depresse e non, le differenze nei tratti di rabbia e di personal distress durante il periodo post-partum.

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La depressione post-partum è una forma di sofferenza psichica che colpisce alcune donne a seguito della gravidanza.

Una percentuale significativa di neomamme, nei giorni successivi al parto, possono manifestare sintomi leggeri di depressione (condizione comune definita “baby blues”), che rientrano in pochi giorni. Più gravi e duraturi sono invece i sintomi della “depressione post-partum”, condizione insidiosa e spesso tabù, a cui concorrono diversi fattori, tra i quali sembra avere un ruolo non mariginale anche la personalità della neomamma.

Nell’articolo di oggi passiamo in rassegna alcuni tratti personologici che la ricerca scientifica ha individuato come possibili fattori predisponenti alla depressione post-partum. Per le donne in procinto o desiderose di diventare mamme che dovessero ritrovarsi in questi tratti personologici, un adeguato sostegno psicologico può configurarsi come un valido e fruibile aiuto preventivo.

Relativamente a questo fenomeno, possono esservi utili altri miei contributi:

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.