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3 modi per prendersi cura di se stessi dopo la fine di una relazione

volersi bene

Non c’è bisogno di dire che la fine di una relazione d’amore può essere un evento molto doloroso e sconvolgente.

Anche davanti al più amichevole e conciliante “abbiamo preso strade diverse”, la verità è che rotture, separazioni e divorzi provocano nelle persone che li vivono livelli non trascurabili di disagio emotivo, associato qualche volta a sintomatologia di natura fisica.

Che fare allora? In questo articolo sono riportati alcuni spunti, tratti dalla ricerca in psicologia sociale, utili nell’aiutare le persone a riprendersi dopo una rottura sentimentale.

In particolare, ci sono 3 cose che potete fare per prendervi cura di voi stessi dopo la fine di una storia. Eccole:

1) Trattate voi stessi con compassione

Quando i rapporti finiscono, le persone tendono ad essere molto dure con loro stesse. Molto spesso si trovano a ripensare all’ultimo periodo prima della rottura e a cercare tutte le cose che avrebbero potuto o dovuto fare diversamente. Smettete di farlo!

Probabilmente ci sono cose che avreste potuto cambiare o avreste desiderato fare diversamente, ma, a meno che non abbiate una macchina del tempo, questo non rappresenta un’opzione.

Piuttosto, molte ricerche mostrano che una cosa utile da fare in questi casi è trattare voi stessi con compassione e comprensione. L’auto-compassione consiste nel visualizzare voi stessi con gentilezza e accettazione, non essendo eccessivamente focalizzati o identificati con emozioni negative e riconoscendo che moltissime altre persone nel mondo si sono probabilmente trovate nella vostra stessa condizione ad un certo punto della loro vita (Neff, 2003).

Un recente lavoro ha rilevato che le persone divorziate che avevano sperimentato livelli più elevati di auto-compassione in merito alla fine del loro matrimonio, avevano anche riferito un minor numero di pensieri e sentimenti negativi post-divorzio rispetto a coloro che avevano mostrato minori livelli di auto-compassione.

L’aspetto più rilevante è che un’alta auto-compassione prediceva una ridotta emozionalità negativa anche 9 mesi dopo la prima rilevazione (Sbarra et al., 2012). Quindi, siate gentili con voi stessi.

 

2) Cercate il positivo nel negativo

Per quanto in alcuni casi possa essere difficile, sforzatevi di identificare e concentratevi sulle conseguenze positive della fine del vostro rapporto. Forse ora potete cucinare cibi che al vostro partner non sono mai piaciuti, o guardare i programmi televisivi che odiava. Forse potete semplicemente essere grati di aver finalmente chiuso una relazione dolorosa e sperare in un futuro migliore.

Un lavoro pubblicato di recente sulla rivista Journal of Social and Personal Relationships ha mostrato che cercare i lati positivi di una situazione negativa (una pratica chiamata “narrativa redentiva”) può contribuire ad alleviare il disagio emotivo. In particolare, è stato rilevato che soggetti che avevano appena chiuso una storia sentimentale sperimentavano meno disagio emotivo se facevano caso alle conseguenze positive che la rottura aveva portato con sé (Slotter & Ward, 2014). Cercare di identificare gli aspetti positivi dopo la fine di una relazione sembra essere un lavoro abbastanza semplice ma in grado di produrre potenzialmente grandi benefici.

3) Fare cose che vi piacciono

Molte ricerche psicologiche indicano che, quando siamo coinvolti in una relazione sentimentale, tendiamo a diventare sempre più simili al nostro partner nel corso del tempo (Aron & Aron, 1997).

Questa è una buona cosa mentre la relazione è in corso. Tuttavia, questa sovrapposizione tra noi e il nostro partner può metterci nei guai quando la relazione in questione finisce. In generale, quando perdiamo una relazione importante, possiamo trovarci a perdere una parte di noi stessi e diventare confusi su chi siamo. Questo è uno dei motivi per cui la fine di una lunga relazione è così sconvolgente (Slotter at al., 2010). In particolare, la situazione è tanto peggiore quanto più lunga e impegnativa è stata la storia d’amore. Tuttavia, questo non è sempre vero. Gary Lewandowski e colleghi (2007) hanno dimostrato che quando un rapporto non è stato soddisfacente mentre era in corso, le persone possono sperimentare anche una “auto-crescita” dopo la rottura. Globalmente, l’insegnamento utile da trarre da queste ricerche è quello di impegnarsi a riscoprire chi si è in assenza dell’ex partner. Concentratevi sui modi in cui potete crescere come persone, e fate cose che conducono voi, e solo voi, alla felicità.

La fine di un rapporto d’amore può essere difficile e sconvolgente. Tuttavia, occorre considerare anche che ciò non rappresenta la fine della vostra vita. Prendervi cura di voi stessi è un ottimo modo per rimettervi in carreggiata e, col tempo, sentirvi di nuovo felici.

Vai alla fonte in lingua originale

Un ottimo libro da leggere quando finisce una storia, a mio avviso, è “Alla ricerca delle coccole perdute”, di Giulio Cesare Giacobbe, che recensisco nel video sottostante.

La fine di una relazione importante può essere un’esperienza di sofferenza molto profonda.

Senza voler banalizzare i sentimenti dolorosi che scaturiscono dalla fine di un rapporto d’amore, che occorre metabolizzare naturalmente con il tempo e grazie ad un processo di elaborazione personale, vi propongo 3 spunti tratti dalla recente ricerca psicologica utili per affrontare una rottura sentimentale.

A mio avviso, l’aspetto più rilevante consiste nel mettere l’accento sull’importanza di imparare a prendersi cura emotivamente di se stessi, anche a fronte di situazioni di sofferenza che sono parti integranti della vita. Inoltre penso sia altrettanto importante concedersi il tempo di vivere il dolore.

E se la storia dovesse finire a seguito di un tradimento, questo video potrebbe aiutarti:

 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.