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Vostro figlio picchia il fratellino? 7 passi per farlo smettere

liti tra fratelli

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Vi è mai capito di osservare vostro figlio picchiare il fratellino (anche di pochi mesi)?

Solitamente questo comportamento è frequente nei bambini di 3/4 anni di età.

L’aspetto che stupisce maggiormente è la mancanza di segnali che avvertano dell’imminente reazione aggressiva: un minuto prima vostro figlio sta giocando serenamente insieme al fratellino e gli dà bacini, un minuto dopo lo spinge per terra e inizia a picchiarlo. Inoltre sulla sua faccia non vi è un’ espressione di rabbia, anzi sembra quasi divertito. Se osservassimo segnali di rabbia, frustrazione o gelosia, la situazione sarebbe certamente più semplice da gestire in quanto ciò ci offrirebbe la possibilità di prevedere i comportamenti di nostro figlio. Quando invece agisce “a sangue freddo” per divertimento, ci getta in una situazione di sgomento: temiamo che nostro figlio stia per diventare, o sia già, un piccolo mostro.

Genitori ricordatevi: sebbene stia agendo come un piccolo mostro, non lo è!

Il bambino in realtà sta cercando di comunicarci che ha disperatamente bisogno di noi, che in quel momento è travolto dalle sue emozioni e non è in grado di tollerarle. Capita frequentemente, però, che invece di aiutare nostro figlio a gestire i sentimenti che lo investono, lo puniamo. L’unica strategia che finiamo per utilizzare è dire severamente “Smettila di picchiarlo! Gli stai facendo male!” sperando che questa scena non si ripeta mai più.

Tuttavia sappiamo già che non succederà… Non è realistico pensare che basti dire “Non picchiarlo!” per farlo smettere! I suoi sentimenti ingovernabili e contrastanti sono ancora lì. Il bambino sta giocando teneramente con il fratellino quando all’improvviso nasce in lui il desiderio di fargli del male. Non è un mostro! È semplicemente un bambino ancora piccolo che sta facendo i conti coi suoi sentimenti, anche quelli negativi. Sentimenti che tutti gli esseri umani provano: odio, rivalità, invidia.

Quindi la ragione dell’espressione vuota, neutra sul viso di vostro figlio è che sta cercando di offuscare quei sentimenti negativi che non gli piacciono, anzi lo spaventano. In quel momento sta provando sentimenti di invidia nei confronti del fratellino: teme di perdere il suo posto speciale nella famiglia e nel cuore dei genitori. Tutto questo è così drammatico per lui che non è in grado di sopportarlo, dunque sfoga i suoi sentimenti addosso agli agli per non sentirli. Il motivo per cui la sua faccia appare impassibile è perché sta cercando di intorpidire tutta quella gamma di emozioni che sta provando. Sfortunatamente, tutte le volte che sceglie di spingere il fratellino per terra noi rispondiamo con rabbia e il suo cuore si indurisce ancora di più. Questo non fa altro che intensificare la maschera di apatia che indossa e aumentare il desiderio di picchiare il fratellino.

Come si può fare breccia nella sua fortezza per aiutare il bambino ad ascoltare tutte le sue emozioni e a gestirle?

L’indicazione più fornita dagli esperti è quella di spendere molto tempo con il figlio. Questo è essenziale, ma attenzione: non è abbastanza per risolvere il problema. Il bambino che picchia ripetutamente il fratello più piccolo sta cercando di comunicarci i suoi sentimenti ingestibili. Espelle fuori da sè tutte le emozioni più terribili, ma facendo così butta fuori anche tutte le emozioni positive e diventa così vuoto. Dunque, il compito di noi genitori non solo è quello di aiutarlo a riconoscere e gestire i suoi sentimenti negativi, ma anche di ricostruire insieme tutti gli aspetti buoni che teme di aver perso, trasmettendogli che è un bambino degno di amore.

Ecco, a riguardo, un utile piano d’azione per i genitori:

1. Trascorrete almeno mezz’ora insieme. Per costruire un legame profondo con il proprio figlio occorre spendere almeno una mezzora al giorno giocando insieme. In questo lasso di tempo, è fondamentale essere lì con lui al 100%. Lasciate scegliere a lui cosa fare durante questo tempo e mettete da parte le distrazioni. Amerà questo sentirsi al centro della vostra attenzione: fategli capire che il vostro unico interesse è renderlo felice. Ancora più importante, fategli vedere quanto è divertente stare con lui, alimentando così il suo sentimento di autostima.

2. Aiutatelo a ridere delle proprie preoccupazioni attraverso il gioco. Ridere è fondamentale per la nostra salute, e ancora di più lo è per i bambini. Anche se può sembrare controintuitivo, compito di un genitore è aiutare il figlio “manesco” a ridere circa la propria aggressività in quanto il bambino ne è spaventato. Proponete la battaglia di cuscini: è un gioco di contatto corporeo anche un po’ irruento, nel quale però non ci si fa male, anzi è divertente e si ride insieme a crepapelle. Oppure proponete un gioco con una famiglia di animali di pezza nella quale è da poco arrivato un nuovo cucciolo. Lasciate che il bambino ne combini di tutti i colori al piccolo animale, per esempio gettarlo nel cestino o tiragli le zampe. Questo gioco è privo di pericoli e permette al bambino di esprimere e sfogare le sue emozioni negative (rabbia e gelosia) dalle quali è terrorizzato.

3. Andate a consolare per primo il fratellino che piange. Siete in cucina, quando sentite piangere il vostro figlio più piccolo. Correte in salotto e vedete che il fratello maggiore lo sta picchiando. Ecco che dentro di voi sorge questo bisogno impellente di punirlo… invece fate un respiro profondo! Per prima cosa andate a consolare il fratellino che piange. Portatelo in un’altra stanza della casa, un posto silenzioso e calmo che vi permetta anche di controllare la rabbia che sta montando dentro di voi. Una volta che il piccolo si è calmato, riportatelo in salotto e accompagnate il fratello maggiore nella stanza silenziosa. Lo so: lo vorreste punire. Tuttavia per giungere al vostro obiettivo, cioè che smetta di picchiare, dovete aiutarlo a capire quali sono le emozioni che in quel momento non è in grado di gestire: l’aggressività non è che secondaria a celare un’altra emozione sottostante per lui difficilmente gestibile.

4. Aiutatelo a far sì che la rabbia e le paure sottostanti diventino lacrime. Quando siete con lui, abbassatevi e guardatelo negli occhi, che sono le finestre della sua anima. Vedrete soltanto una espressione vuota. Fate un respiro profondo e ricordatevi che è un bravo bambino che necessita il vostro aiuto; questo vi permetterà di essere gentili con lui ed empatizzare dicendo: “È stato faticoso vero? Il fratellino piangeva. Ho visto che stavi male. Raccontami un po’ cosa è successo…”. Create uno spazio apposta per lui, per approfondire il suo vissuto interno. (…) Se non parla provate ad immaginare cosa stia provando: “Mi chiedo se per te sia difficile qualche volta avere un fratellino nella nostra famiglia…”. Cercate di vedere dal suo punto di vista: la sua rabbia spezzerà la sua maschera e inizierà a urlare quanto vi odia, o quanto odia il fratellino. Questo è una buona cosa: la rabbia dissolve l’apatia. Ditegli che è giusto essere arrabbiati e che volete conoscere ancora di più quello che sta provando. Cercate dunque di consolarlo: ”Scusami tesoro se non mi sono accorta prima dei tuoi sentimenti. Chissà quanto dolore hai provato in tutto questo tempo..” Non c’è bisogno di molte parole, basta che apriate il vostro cuore. In lacrime si butterà tra le vostre braccia.

5. Rinforzate tutti i comportamenti positivi che mette in atto nei confronti del fratellino. Notate tutte le cose positive che fa per il fratellino: “Che bravo che sei quando presti i tuoi giochi al fratellino. Lo rendi così contento”, “Sei così premuroso”, “Nessuno fa ridere come te il fratellino”.

6. Incoraggiate il legame profondo tra i fratelli. Ecco alcune strategie per incoraggiare il legame tra fratelli: create giochi divertenti che li coinvolgano entrambi, riempite la casa di foto di loro due mentre si divertono insieme, invogliateli a fare disegni l’uno per l’altro, lasciate che il fratello maggiore aiuti il piccolo nei momenti della giornata, per esempio mettendogli la copertina quando dorme. Ma soprattutto riducete la rivalità: “Appena le mie mani si liberano, ti aiuto tesoro” piuttosto che dire “Non vedi che sono occupata con tuo fratello?! ti aiuto dopo”.

7. Prevenite. Vostra responsabilità è quella proteggere i vostri figli. Forse lasciare un bimbo di 9 mesi da solo con l’altro figlio di 4 anni non è una buona idea. Certamente prevenire è meglio che curare, tuttavia basta una semplice distrazione ed ecco il misfatto! Non serve a nulla però colpevolizzarsi. Quando sentite i pianti del fratellino, raggiungeteli e dite al maggiore “Adesso sono qui e posso aiutarti ad essere più calmo e gentile”. Inoltre cercate sempre di condividere le responsabilità: “Non si picchia il fratellino amore, comunque non dovevo lasciarti da solo a gestire le tue emozioni”.

E non vi preoccupate: questi comportamenti si affievoliranno con il tempo e i vostri figli costruiranno un legame di profondo amore.

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Che fare quando vostro figlio picchia il fratellino più piccolo? Cosa c’è dietro a questi moti aggressivi inaspettati? E quale atteggiamento, da genitori, occorre tenere in questi casi?

Nell’articolo di oggi cerchiamo di dare una risposta a queste domande, partendo dall’idea di base che aiutare nostro figlio a gestire le sue emozioni è funzionale alla modulazione dei suoi comportamenti.

Ovviamente, le indicazioni presentate in questo articolo non vogliono in nessun modo sostituire l’aiuto di un professionista. Se tali comportamenti aggressivi raggiungono proporzioni eccessive o gli strumenti di self help presentati dovessero mostrarsi insufficienti, la soluzione più efficace è consultare uno psicologo specialista in età evolutiva.

Sull’età evolutiva, potete consultare, tra gli altri, i miei seguenti articoli:

5 suggerimenti per ridimensionare le lotte di potere tra genitori e figli 

5 attività basate sull’attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio 

9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere 

Inoltre, potete visionare questo video dove approfondisco l’importanza del gioco per il benessere psichico dei bambini e accenno ad alcuni campanelli d’allarme da monitorare in merito alle modalità in cui i figli si coinvolgono in situazioni ludiche, come l’assenza di gioco, il gioco aggressivo e il gioco irrequieto…

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.