9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere - Psicologo Milano
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9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere

figli ansiosi

Tutti i bambini sono pronti per andare a scuola.

Tuo figlio si volta verso di te e ti dice: “Non voglio prendere l’autobus. Mi fa male la pancia. Ti prego non farmi andare.”

Immediatamente pensi: “Ci risiamo, ancora con questa storia!”. Ed ecco che un semplice inizio di giornata si trasforma in una sfida ardua. Guardi tuo figlio e vedi nei suoi occhi un autentico terrore. Desideri confortarlo. Vuoi calmare la sua preoccupazione eccessiva.

Come prima cosa, cerchi di usare l’umorismo: “Non ti preoccupare, l’autista ha il record di non-incidenti!!”. Ma lui non si muove.

Allora provi a rassicurarlo: “Ti ho promesso che non ti succederà niente. Guardami… ti fidi di me?” Il bimbo annuisce. Pochi secondi dopo sussurra: “Ti prego non farmi andare.”

Alla fine perdi la pazienza: “Adesso basta! Tu prendi quell’autobus ORA, oppure niente videogiochi per una settimana!”. Ti guarda come se lo stessi obbligando a camminare su una passerella per poi gettarsi in mare aperto. Sale sul pullman, sconfitto. Ti senti un genitore orribile.

Episodi come questo capitano a diversi genitori. La maggior parte dei genitori muoverebbero le montagne per diminuire il dolore e le sofferenze dei figli. I genitori di figli ansiosi muoverebbero anche pianeti e stelle. Vedere il proprio bambino così spaventato da situazioni che francamente non sembrano così paurose è qualcosa che frustra e disorienta. Tuttavia, è proprio questo il punto: agli occhi di tuo figlio queste situazioni sono davvero terrificanti. E, come per tutte le minacce percepite, si attiva nel bambino uno stato di “allerta”. Questo fenomeno prende il nome di ansia.

L’ansia è una condizione molto diffusa. In USA, circa 40 milioni di Americani adulti soffrono di un disturbo d’ansia, ma il dato più sorprendente è che a soffrirne è 1 bambino su 8.

Questi bambini perdono molti giorni di scuola, non svolgono le attività tipiche della loro età, come andare alle feste oppure fare i compiti a casa di un amico, e il loro sonno risulta spesso disturbato da pensieri e paure. Molti genitori sperimentano sentimenti di enorme frustrazione e si sentono senza speranza quando ogni giorno devono assistere alle eccessive preoccupazioni del figlio.

Non esiste un’unica soluzione per curare l’ansia, ma ci sono molteplici tecniche che possono aiutare i genitori a maneggiare più efficacemente le più varie preoccupazioni dei figli. (…)

Ecco 9 suggerimenti, tratti dal programma “GoZen” messo a punto da Renee Jain, che i genitori di figli ansiosi possono provare a mettere in pratica.

1. Basta rassicurare tuo figlio!

Tuo figlio ha paura. Tu sai che non c’è niente di cui avere paura, così dici: “Fidati di me. Non c’è nulla da temere!”. Tuttavia questo non sembra essere sufficiente. Perché le tue rassicurazioni cadono nel vuoto? Non è un problema di udito. Il bambino ansioso vuole disperatamente ricevere rassicurazioni, ma il cervello non permette che vengano recepite. Infatti, durante periodi di ansia c’è una rapida riduzione dell’attivazione della corteccia prefrontale. Questa componente del cervello, quella più razionale, viene messa temporaneamente in stand-by, mentre la parte del cervello più emotiva e automatica prende il sopravvento. In altre parole, è veramente difficile per tuo figlio pensare in maniera chiara, usare la logica o ricordare anche solo i compiti più basilari.

Che cosa potresti fare invece di cercare di razionalizzare le paure? Prova il “metodo FEEL”, una mentalità generale con cui approcciarti all’ansia:

– (Freeze) Fermati: prendi una pausa e fai qualche respiro profondo insieme a tuo figlio. Respirare profondamente aiuta a rallentare la risposta del sistema nervoso.

– (Empathize) Empatizza: l’ansia è paura. Tuo figlio vuole solo sapere che hai capito come sta.

– (Evaluate) Esegui una Valutazione: una volta che il bimbo è calmo, è possibile valutare insieme una soluzione.

– (Let go) Lascia andare: lascia andare la tua colpa; sei un bravo genitore che dà al proprio figlio gli strumenti per maneggiare le paure.

2. Sottolinea l’utilità delle preoccupazioni

Ricordati: l’ansia è già difficile da gestire senza che un bambino creda “C’è qualcosa di sbagliato in me”. A causa di ciò, molti bambini sviluppano addirittura l’ansia di avere l’ansia. Ecco perché occorre dire ai bambini che le preoccupazioni servono, sono utili. Quando i nostri antenati cacciavano e cercavano cibo, essere preoccupati e in allerta li aiutava ad evitare pericoli come il gatto dai denti a sciabola, sempre in agguato dietro ai cespugli. Nei tempi moderni, non abbiamo bisogno di scappare dai predatori, tuttavia conserviamo dentro di noi questa impronta evolutiva, la preoccupazione, che ci protegge dai “pericoli” quotidiani. La preoccupazione è un meccanismo protettivo. È il nostro campanello che ci avvisa di un pericolo che sta per arrivare. È importante insegnare ai bimbi che le ansie sono normali e comuni, che ci proteggono e tutti ne hanno fatto esperienza.

Capita a volte, però, che il nostro sistema ci invii dei falsi allarmi. Per fortuna queste preoccupazioni eccessive possono essere controllate con semplici tecniche.

 

3. Porta alla luce le preoccupazioni di tuo figlio

Come probabilmente sai, ignorare l’ansia non aiuta. È anzi fondamentale portare alla consapevolezza le preoccupazioni di tuo figlio e parlarne. A questo scopo, potrebbe essere utile e divertente creare insieme un personaggio fantasioso che personifichi la preoccupazione. In GoZen è stato creato Widdle il Guerrirero, che rappresenta l’ansia. Widdle vive nel “vecchio” cervello, che è responsabile di proteggerci quando siamo in pericolo. Certamente, capita che alcune volte Widdle perda un po’ il controllo e, quando succede, è necessario parlare proprio con lui. Puoi usare questa stessa idea con un animale di pezza o fare dei giochi di ruolo a casa. Personificando una preoccupazione o creando un personaggio si hanno benefici multipli: può aiutare a diminuire l’intensità della paura che i bambini provano quando sono spaventati, può attivare la parte più razionale del cervello, ed è uno strumento che i bambini possono usare da soli in qualsiasi momento.

 

4. Insegna a tuo figlio ad essere un “detective del pensiero”

Ricordati che la preoccupazione è una modalità del cervello per proteggerci dal pericolo. Per avere la sicurezza di ottenere la nostra piena attenzione, la mente spesso esagera l’oggetto della preoccupazione (per esempio, scambiamo un bastoncino per un serpente). Per identificare i pensieri disfunzionali (cioè quelli che non sono realistici ma derivano da una eccessiva previsione del pericolo) è possibile utilizzare la “tecnica delle 3C”:

A) (Catch your thoughts) Afferra i pensieri: immagina tutti i pensieri che stanno fluttuando sopra la tua testa, come se fossero all’interno di una nuvoletta (come quella dei fumetti). Adesso, prendi una di queste nuvolette contenente un pensiero preoccupante, per esempio “Non piaccio a nessuno a scuola”

B) (Collect evidence) Colleziona evidenze: come passo successivo, colleziona evidenze che supportino o neghino questo pensiero. Insegna a tuo figlio che tali evidenze devono riguardare i dati di realtà e non i suoi sentimenti. Le emozioni non sono fatti!

– Evidenze che supportano: “Ho fatto fatica a trovare qualcuno che si sedesse con me a pranzo ieri”

– Evidenze che negano: “Io e Alice facciamo i compiti insieme, lei è una mia amica”

C) (Challenge your thoughts) Sfida il pensieri: Sulla base delle evidenze che hai raccolto, metti in dubbio il tuo pensiero inziale e trova pensieri che descrivono meglio la relatà, ad esempio: “Potrei non andare d’accordo con qualcuno, ma per la maggior parte del tempo ho amici su cui contare”.

 

5. Permetti a tuo figlio di avere preoccupazioni

Come ben sai, dire a tuo figlio di smettere di preoccuparsi non previene dal farlo. Se i tuoi figli potessero allontanare queste preoccupazioni, lo farebbero. Permettere a tuo figlio di essere preoccupato in maniera aperta, in dosi però limitate, può essere una strategia utile.

Crea un rituale giornaliero chiamato “Tempo delle preoccupazioni” che dura 15 minuti. Durante questo momento, incoraggia il bambino a scrivere su un foglio tutte le preoccupazioni che ha. Per rendere tutto più divertente potete creare insieme la “Scatola delle ansie”. Durante questo momento non ci sono regole su cosa sia una preoccupazione valida, tutto va bene! Quando il tempo è terminato, chiudete la scatola e dite insieme “Arrivederci preoccupazioni.”

 

6. Aiutalo a passare da “COSA SUCCEDEREBBE SE..” a “COSA SUCCEDE ADESSO”

Pensavi che non fosse possibile, ma le persone sono capaci di viaggiare nel tempo. Mentalmente, infatti, spendiamo molto tempo nel futuro. Per alcuni soggetti che soffrono di ansia, questo tipo di viaggio mentale non fa altro che aumentare le preoccupazioni. Un tipico viaggiatore nel tempo si pone domande Cosa potrebbe succedere se…: “Cosa potrebbe succedere se non riuscissi ad aprire il lucchetto della bicicletta?”, “E se l’autobus avesse in incidente?”. Una ricerca condotta da Zeidan et al. (2014) ha osservato che rimanere ancorati al presente può aiutare a ridurre l’intensità delle preoccupazioni. Un metodo efficace in questo senso è praticare esercizi di mindfulness. Queste tecniche consentono al bambino di passare da domande “Cosa succederebbe se…?” a domande “Cosa succede adesso?”. Per fare questo, aiuta tuo figlio a concentrarsi sul proprio respiro per alcuni minuti.

 

7. Evita di fargli evitare tutto quello che causa ansia

Tuo figlio vorrebbe non andare a scuola o alle feste di compleanno? vorrebbe stare lontano dai cani? vorrebbe evitare tutte le situazioni che creano ansia? E tu, come genitore, l’aiuti a evitare tutto ciò che lo preoccupa? Certamente è una cosa naturale. Nelle situazioni di forte ansia, la risposta privilegiata è proprio quella della fuga, che porta il bambino a scappare di fronte a tutte le situazioni che percepisce come minacciose. Sfortunatamente, a lungo andare, l’evitamento rende l’ansia ancor più ingestibile. Qual è allora la soluzione? Prova un metodo chiamato “Scala a pioli”. Per diventare più abiliti a maneggiare le loro preoccupazion, i bambini possono utilizzare una strategia che consiste nel romperle in pezzi più piccoli, in modo tale da affrontare un pezzettino alla volta, fino a quando quel pezzettino non innesca più una reazione di ansia. Permetti a tuo figlio di dire che ha paura di sedersi sull’altalena al parco. Poi, invece di evitare questa attività, crea piccoli obiettivi che si avvicinino lentamente alla situazione temuta: all’inizio arrivate solo davanti all’ingresso del parco, poi fate un giro all’interno, poi siedete sull’altalena, solo alla fine cominciate a dondolare lentamente. Aspettate che l’attivazione emotiva di fronte al piccolo obiettivo ansiogeno diminuisca, per poi passare all’obiettivo successivo.

 

8. Aiutalo a lavorare attraverso una lista

Cosa fa un pilota addestrato quando incontra una emergenza? Non improvvisa, ma consulta la sua “lista delle emergenze”. Anche se hanno fatto anni di addestramento, tutti i piloti lavorano con la loro lista perché quando c’è un pericolo è difficile pensare in maniera chiara. Anche i bambini, quando sono di fronte alle loro ansie, si sentono nello stesso modo. Perché non creare una lista che permette di calmarli passo dopo passo? Cosa devono fare quando sentono che l’ansia sta aumentando vertiginosamente? Il primo passo potrebbe essere prendersi una pausa e fare un respiro profondo. Per i punti successivi, puoi farti ispirare dai suggerimenti contenuti in questo articolo. Può essere divertente creare insieme a tuo figlio una copia cartacea che il bimbo può tenere sempre con sé e che lo aiuti quando si sente preoccupato.

 

9. Pratica auto-compassione

Guardare il proprio figlio che soffre d’ansia può essere molto doloroso, frustrante e confusivo. Almeno una volta ciascun genitore si è chiesto se possa essere lui la causa dell’ansia del figlio. Le ricerche in merito hanno mostrato che l’ansia è spesso il risultato di più fattori (geni, fisiologia del cervello, temperamento, fattori ambientali, eventi traumatici passati). Ricordati dunque che non sei la causa dell’ansia di tuo figlio, ma puoi aiutarlo a superare il problema. Per migliorare il benessere di tutto il tuo nucleo familiare, impara a praticare l’auto-compassione. Ricordati che non sei solo/a e non sei colpevole. È tempo di abbandonare le auto-critiche ingiustificate e perdonare se stessi.

Vai alla fonte in lingua originale

Secondo un recente studio epidemiologico condotto da De Girolamo e collaboratori, circa l’11% della popolazione italiana soffre di un disturbo d’ansia. Stime americane sulla popolazione in età di sviluppo rivelano che, a soffrine, è circa 1 bambino su 8.

Quando a sperimentare l’ansia sono i bambini, molto spesso anche i genitori si trovano a fare i conti con emozioni di disorientamento, impotenza e frustrazione. Non di rado si sentono in colpa e non sempre sanno come aiutare i loro filgi. Ecco un semplice programma in 9 passi che i genitori di bambini ansiosi dovrebbero conoscere e provare.

Se questi accorgimenti non dovessero riverlarsi sufficienti, è auspicabile consultare uno psicologo esperto in età evolutiva.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.