Cosa fare se fosse Dislessia? - Psicologo Milano
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Cosa fare se fosse Dislessia?

dislessia cosa fare

 

Linee guida per muoversi nella giungla dei servizi alla ricerca di risposte.

 

 

Febbraio, tempo di pagellini e colloqui insegnante – genitore. E’ in questi momenti che spesso i genitori ricevono segnalazione circa le difficoltà scolastiche del proprio figlio.
Molto spesso la segnalazione degli insegnanti non coglie il genitore come “un fulmine a ciel sereno”.
Da una ricerca effettuata da Lo Presti, Spada e altri (2011) la maggioranza dei genitori riconosce le difficoltà specifiche del proprio figlio da segni caratteristici (lentezza e disfluenza nel leggere e scrivere, errori tipici, difficoltà nella memorizzazione di sequenze) oppure dalla presenza di indicatori di disagio emotivo connesso alla scuola (mal di pancia, pianto, rifiuto della scuola).
Il momento di colloquio con le insegnanti rappresenta, in ogni caso, la parziale conferma dei propri dubbi.
Per i genitori si apre quindi un dilemma: che fare? Dove poter ottenere risposte? Chi può dire se il bambino presenta o meno un disturbo specifico dell’apprendimento?

Riporto di seguito alcune linee guida

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Linee guida per muoversi nella giungla dei servizi alla ricerca di risposte.

 

 

Febbraio, tempo di pagellini e colloqui insegnante – genitore. E’ in questi momenti che spesso i genitori ricevono segnalazione circa le difficoltà scolastiche del proprio figlio.
Molto spesso la segnalazione degli insegnanti non coglie il genitore come “un fulmine a ciel sereno”.
Da una ricerca effettuata da Lo Presti, Spada e altri (2011) la maggioranza dei genitori riconosce le difficoltà specifiche del proprio figlio da segni caratteristici (lentezza e disfluenza nel leggere e scrivere, errori tipici, difficoltà nella memorizzazione di sequenze) oppure dalla presenza di indicatori di disagio emotivo connesso alla scuola (mal di pancia, pianto, rifiuto della scuola).
Il momento di colloquio con le insegnanti rappresenta, in ogni caso, la parziale conferma dei propri dubbi.
Per i genitori si apre quindi un dilemma: che fare? Dove poter ottenere risposte? Chi può dire se il bambino presenta o meno un disturbo specifico dell’apprendimento?

Riporto di seguito alcune linee guida

 

Chi è responsabile di scoprire se c’è un problema?

Le insegnanti sono le esperte dei processi di apprendimento; il loro quotidiano apporto consente loro di cogliere delle differenze sul funzionamento e il livello di sviluppo che possono mettere in risalto situazioni di maggior problematicità. Una segnalazione da parte del corpo docente, che evidenzia un apprendimento lento o anomalo nelle modalità e tempistiche, costituisce un elemento importante di allarme.
Nonostante ciò, è il genitore il vero “esperto competente” circa proprio figlio. Solo il genitore, che vede e convive con il bambino tutti i giorni sin dalla sua nascita, che conosce minuziosamente la sua storia evolutiva, il suo funzionamento, i suoi bisogni, il suo contesto emotivo e relazionale, può comprendere se la segnalazione delle insegnanti costituisce un vero indizio di problema.
Il genitore, nella sua posizione privilegiata di osservatore, può inserire le osservazioni fornite dalle insegnanti in una cornice di contesto più ampia, allargata, infatti, da quanto osservato quotidianamente a casa e in momenti anche diversi da quelli scolastici e didattici. E’ l’”istinto” del genitore a costituire il vero indicatore di un problema.

 

Chi è esperto nel formulare la diagnosi?

Una volta individuato che esiste un problema di apprendimento, occorre consultare un esperto nella psicopatologia dell’apprendimento, che possa apportare sapere scientifico e metodologia, con l’obiettivo di formulare una diagnosi specialistica.

Le figure professionali deputate alla diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento sono tre: neuropsichiatra, psicologo e logopedista. La diagnosi ha quindi carattere multidisciplinare. Il neuropsichiatra esclude la presenza di deficit sensoriali; in pratica, individua che il bambino legge e scrive male, o fa male i conti, non a causa di deficit visivi o uditivi. Lo psicologo esegue una valutazione globale del funzionamento, sia negli aspetti d’intelligenza, sia nelle funzioni specifiche di lettura, scrittura, calcolo, memoria, attenzione. Valuta inoltre l’aspetto emotivo e come questo incide nelle difficoltà riscontrate. Il logopedista esegue una valutazione globale del linguaggio e della comunicazione.

Pubblico o privato?

La legge n°170 / 2010 ha posto alcuni problemi sul versante dell’iter diagnostico. La prima indicazione fornita dalla norma legislativa andava nella direzione di una diagnosi solo eseguita in ambito del Servizio Sanitario Nazionale.

Nel corso del primo periodo di applicazione della legge, l’evidenza delle lunghe liste di attesa del Servizio Pubblio in tutto il territorio nazionale, con attese anche di molto superiori ai 6 mesi, ha portato in molte regioni, fra cui la Lombardia, a non porre distinzioni fra diagnosi effettuate nel Servizio Pubblico e diagnosi da privato.

La recente circolare dell’AID, Associazione Italiana Dislessia, indica la necessità che ogni operatore, accreditato dall’iscrizione a un albo professionale e da adeguata preparazione, possa formulare diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento, senza distinzione fra pubblico e privato. 

Come e in quanto tempo?

La formulazione di una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento richiede un iter sufficientemente strutturato. Esistono delle linee guida nazionali, rappresentate da un documento redatto e firmato da numerose associazioni che raccolgono le figure professionali coinvolte. Tale documento, che prende il nome di Consensus Conference, indica quali sono le metodologie e le aree indagate per la formulazione della diagnosi.Un iter ben strutturato comprende: almeno un colloquio di raccolta dati con i genitori, in cui indagare la storia personale e di sviluppo del bambino e raccogliere dati circa la famiglia e il contesto sociale; almeno quattro incontri di valutazione con il bambino, in cui somministrare i test di apprendimento specifici; almeno un incontro di valutazione testale del funzionamento intellettivo; almeno un colloquio psicologico con il bambino; un incontro di risposta con i genitori e di restituzione di una relazione scritta da consegnare alla scuola.

 

E dopo la diagnosi cosa si fa?

Le indicazioni di percorso sono differenti secondo l’età del bambino e della classe frequentata, dei risultati della valutazione, del rapporto genitore – scuola – bambino.

L’intervento nei primi periodi di scolarizzazione è prettamente funzionale e logopedico, e va a lavorare sui prerequisiti dell’apprendimento e sulle funzioni specifiche di lettura e scrittura.

Negli ultimi anni di elementari, e soprattutto alle scuole medie, è necessario un percorso più globale, che tenga conto non solo degli aspetti funzionali, ma anche del funzionamento emotivo e relazionale e degli aspetti di contesto. È importante, infatti, lavorare non solo con il bambino, ma anche, e soprattutto, con la scuola e i genitori, per gestire, in un’ottica di sistema, significati, attribuzioni e modalità che riguardano non solo “l’essere a scuola” ma anche “l’essere con gli altri”.

 

 

Bibliografia

Lo Presti, Spada, Servino, Milazzo – Punto di vista sulla dislessia da parte di genitori con figli con dislessia: cosa ne pensano, cosa consigliano. Poster presentato al XX° Congresso Nazionale AIRIPA onlus, Prato 2011

AID, Associazione Italiana Dislessia – La posizione dell’AID sull’iter diagnostico. Sito AID www.aiditalia.org 2011

 

 

 

 

 

 

Elisa Spada

 

Psicologa

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.