L'impatto delle mail sul nostro benessere psicologico - Psicologo Milano
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L’impatto delle mail sul nostro benessere psicologico

psicologia della mail

Quanto tempo della vostra giornata dedicate a guardare le mail?

Siete tra quelli che, appena si svegliano, controllano la casella di posta come prima azione della giornata?

Vi è mai capitato di essere sereni e felici, e di diventare ansiosi o frustrati dopo la lettura di un messaggio di posta elettronica?

Di seguito sono riportati alcuni studi scientifici che sono andati ad indagare come il semplice leggere e rispondere alle mail, azione che quotidianamente ciascuno di noi compie, può potenzialmente influire negativamente sulla nostra salute psicologica.

 

1) Aumentata risposta allo stress

Una ricerca condotta dal professor Jackson (2010) è andata ad indagare l’associazione tra lettura di mail e stress e ha messo in evidenza come basti anche soltanto guardare la casella di posta elettronica per incrementare in maniera significativa il proprio livello di stress.

Per quale motivo?

Lo stress consiste nell’esperienza di avere a che fare con un compito molto grande da compiere – oppure molteplici piccoli compiti – avendo a disposizione una quantità non sufficiente di energie per fronteggiare la richiesta.

Nel passato, per i nostri avi, una situazione stressante poteva essere incontrare nella foresta un animale particolarmente affamato.Oggi la natura degli agenti stressanti si è modificata e anche la lettura della casella di posta, che apparentemente sembra un’azione innocua, è in grado di scatenare una risposta di allarme e di attivazione fisiologica: avere troppe mail di cui occuparsi induce la sensazione di essere sopraffatti da molteplici compiti.

Nello studio sopra citato si è osservato che le mail risultavano associate con una aumentata risposta allo stress, rilevata attraverso misure fisiologiche come il battito cardiaco, la pressione sanguigna e la misurazione del cortisolo (l’ormone dello stress).

La ricerca è stata effettuata su un campione di 30 impiegati del Governo Inglese e i risultati hanno mostrato che il battito e la pressione si alzavano soprattutto nei momenti di lettura e invio delle mail.

Inoltre è stato chiesto ai partecipanti di stare senza mail per un intero giorno, con il risultato che il livello di cortisolo si abbassava notevolmente.

 

2) Attivazione emotiva negativa

È solo il numero di mail che riceviamo ad aumentare il nostro livello di stress? C’è un altro elemento che spesso dimentichiamo, ossia l’impatto emotivo che ciascuna mail ha su di noi.

Pensiamo a tutte le mail che riceviamo ogni giorno: sicuramente almeno una porta con sé un forte carico emotivo (forse anche più di una), per esempio quando leggiamo le critiche da parte di un collega, oppure lo scambio incalzante di lamentele con il proprio partner.

La risposta allo stress è sempre stata presente nell’uomo e ha una funzione adattiva: conduce ad attivarsi e a gestire nel miglior modo le variegate situazioni che quotidianamente ci ostacolano. Tuttavia, gli esseri umani sono “programmati” per fronteggiare una richiesta alla volta, non tutte insieme contemporaneamente.

Oggigiorno, anche semplicemente stando seduti alla scrivania con una tazza di caffè in mano mentre si controllano le mail, si possono sperimentare numerosi eventi stressanti che conducono ad una attivazione emotiva negativa.

Pensiamo a quando ci arriva una mail del nostro capo che ci chiede di completare urgentemente un progetto appena abbozzato, oppure quando riceviamo un messaggio ambiguo e aggressivo da parte di un nostro familiare, oppure ancora quando leggiamo che nostro collega si è ammalato e quindi occorre sostituirlo. Una sola ora di mail può farci provare una miriade di emozioni.

Certamente ci sono anche mail felici, con bellissime notizie: le foto dei nipotini, l’annuncio del matrimonio di un amico, i biglietti aerei per andare in vacanza.

Sfortunatamente alcune ricerche hanno osservato che il nostro cervello rimane maggiormente colpito e ancorato alle notizie negative, non bilanciandole con quelle positive.

3) Funzionamento dell’amigdala e della corteccia prefrontale

Quando ci imbattiamo in situazioni nuove e complesse, occorre attivarsi per trovare la modalità di adattamento più adeguata.

Ecco che si innesca in noi una particolare reazione fisiologica in risposta al fattore stressante (innalzamento della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare, diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo) che permette all’organismo di mobilitare tutte le energie necessarie a fronteggiare l’evento.

L’area del cervello che si attiva principalmente in questi casi è quella deputata alla paura e all’ansia: l’amigdala.

Quando questa area rimane accesa a lungo, essa tende a prendere il sopravvento e indebolire altre parti più evolute del cervello, come la corteccia prefrontale, che invece è quella adibita alla risoluzione di problemi e al ragionamento logico (Holmes et al., 2012).

Se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa, l’organismo non riesce più a difendersi a causa dell’esaurimento delle energie, e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare.

Inoltre, come riportato in uno studio di Raio e colleghi del 2013, l’attivazione della corteccia prefrontale si riduce significativamente e di conseguenza c’è un impatto negativo sulle strategie cognitive adottate, che sono poco funzionali e appropriate all’evento.

Pensiamo a quante mail riceviamo ogni giorno, e quante di esse ci portano informazioni potenzialmente allarmanti o problematiche… Immaginiamo quindi l’attivazione continua della nostra amigdala che influenzerà le decisioni che andremo a prendere, con il rischio che non siano sempre le migliori.

 

4) Ridotto self-control

Avete mai premuto il tasto INVIA per poi pentirvi di ciò che avevate scritto nella mail quando ormai era troppo tardi?

Non incolpatevi. Alcune ricerche mostrano che avere troppe cose da fare porta al desiderio di “svuotarsi” il prima possibile, riducendo la propria capacità di controllo.

Inzlicht & Schmeichel (2012) hanno osservato che avere troppe cose da fare porta a una riduzione della motivazione e dell’attenzione, che a loro volta inducono successivamente una diminuzione dell’auto-controllo.

È molto più probabile correre rischi quando si hanno numerosi compiti da svolgere, non tanto per il numero elevato quanto per la tendenza a gettarsi immediatamente nella prima soluzione ipotizzata solo per terminare il prima possibile. Insomma, sembra difficile mettere un freno ai propri impulsi quando si hanno troppe cose da fare.

Pensiamo a tutti quei messaggi che arrivano continuamente nella nostra casella di posta elettronica da mittenti differenti, a tutto lo stress accumulato e al peso emotivo connesso… siamo davvero così lucidi e pronti per rispondere alle varie mail?

 

5) Diminuzione della produttività

Ogni giorno leggiamo e rispondiamo a numerose mail che riguardano problemi diversi e richieste variegate, anche in un lasso di tempo molto ristretto.

Questa condizione si chiama multitasking, cioè l’abilità di occuparsi di due o più compiti simultaneamente, passando continuamente da una attività all’altra.

Uno studio condotto da Rubinstein e colleghi (2001) ha mostrato che, a differenza di quanto ci si aspettava, l’abilità di multitasking porta a una produttività inferiore e fa sprecare tempo prezioso ogni giorno.

Questo succede perché saltare continuamente da un compito all’altro richiede di riformulare le regole che sottostanno al nuovo esercizio da eseguire, perdendo così ogni volta decimi di secondo. Inoltre, continuando a passare di qua e di là, aumenta il rischio di creare piccoli “blocchi mentali” che congelano temporaneamente le capacità cognitive ed esecutive.

Vai alla fonte in lingua originale

 

Che effetto può avere sulle nostre menti l’essere sempre connessi in rete e, in particolare, il mandare e ricevere miriadi di mail giornalmente?

Secondo questo articolo, basato su recenti studi scientifici, gli effetti sono moltissimi e spaziano da un’aumentata risposta allo stress, ad un abbassamento della produttività e ad una diminuzione delle capacità di autocontrollo.

Reputo certamente di grande interesse l’andare a comprendere a fondo come la tecnologia rischi di impattare negativamente sulle nostre menti; ritengo non siano da tralasciare, per contro, gli altrettanto numerosi vantaggi di questi strumenti, che sono qui per restare.

Globalmente, penso che il messaggio più importante di questo articolo stia nell’invito ad un utilizzo misurato e consapevole dei supporti tecnologici. Ciò significa anche ritagliarsi dei momenti durante la giornata scevri dalla tecnologia, momenti di sana “non raggiungibilità”, e saper tracciare i propri confini personali indispensabili per il proprio benessere.

Data l’importanza che attribuisco al tema, ho recentemente creato un videocorso sulla “Media Education”, per un utilizzo sano e consapevole delle nuove tecnologie. L’educazione alle nuove tecnologie previene i rischi legati all’utilizzo di internet, informando e accrescendo la capacità critica sulla natura dei nuovi strumenti tecnologici.

Il corso è rivolto a tutti gli educatori, insegnanti, genitori ed operatori del sociale che desiderano acquisire le coordinate necessarie per orientarsi nel mondo online a fianco dei loro ragazzi, i “nativi digitali”.

Il corso è online sul sito www.media-education.it ed è venduto in questa fase lancio a 49 euro. Ecco un breve filmato di presentazione

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.