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Il potere di Mozart: 20 minuti di musica classica aumentano apprendimento e memoria

musica e psicologia

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Un nuovo studio (Kanduri et al., 2015) dimostra che ascoltare musica classica aumenta l’attività dei geni coinvolti nell’apprendimento e nella memoria, e allo stesso tempo riduce l’attività dei geni implicati nella neurodegenerazione (…).

Lo studio aiuta a spiegare i numerosi effetti sul cervello della musica, che ha un notevole potere nell’aumentare la memoria e le prestazioni cognitive, nonché un ruolo fondamentale nelle nostre emozioni.

Nello studio, i partecipanti hanno ascoltato il concerto per violino n. 3 in sol maggiore (K 216) di Mozart

Ai soggetti sono stati prelevati campioni di sangue poco prima dell’ascolto e subito dopo.

Al fine di predisporre un gruppo di controllo, sono stati inoltre analizzati campioni di sangue di una parte dei partecipanti, prelevati prima e dopo altre attività non musicali.

Dall’analisi dei campioni di sangue, è stato rilevato che la musica classica aumentava (“sovra-regolava”) l’attività dei geni implicati nella neurotrasmissione sinaptica e nella secrezione di dopamina, entrambi elementi importanti per la memoria e per l’apprendimento.

Oltre a questo, l’ascolto di musica classica andava a ridurre (“sotto-regolava”) l’attività di alcuni geni noti per essere coinvolti nelle malattie neurodegenerative come il Parkinson.

Tuttavia, questi effetti sono stati osservati solamente nelle persone con una certa conoscenza musicale.

La dottoressa Irma Järvelä, che ha condotto lo studio, ha commentato: “Gli effetti sono rilevabili solamente nei partecipanti con una certa esperienza in fatto di musica, suggerendo l’importanza della familiarità e dell’esperienza in campo musicale per favorire l’azione benefica.”

Inoltre, uno dei geni sovra-regolati dalla musica classica è conosciuto anche per il suo contributo all’apprendimento dei vocalizzi da parte degli uccelli canori.

“La sovra-regolazione (up-regulation) di diversi geni che sappiamo essere responsabili sia dell’apprendimento di canzoni sia del canto degli uccelli canori suggerisce uno sfondo evolutivo comune della percezione sonora tra i vocalizzi degli uccelli e degli esseri umani”, ha concluso la dottoressa Järvelä.

Lo studio è stato pubblicato nella rivista Peerj.

 

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Oggi vi propongo un breve articolo che sintetizza i risultati di una recentissima ricerca scientifica sugli effetti della musica sul nostro cervello.

Un gruppo di ricercatori finlandesi ha studiato come l’ascolto di musica classica (in particolare del Concerto per Violino N°3 di Wolfgang Amadeus Mozart, della durata di 20 minuti) influenzava i profili di espressione genica dei partecipanti ad uno studio.

I risultati? L’ascolto della musica potenziava l’attività di alcuni geni coinvolti nei processi di apprendimento e memoria, e riduceva l’attività di altri geni associati con la neurodegenerazione, indicando il ruolo protettivo della musica.

Questi risultati sono particolarmente interessanti anche perchè possono fornire alcuni spunti sui meccanismi molecolari alla base della musicoterapia.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.