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Omosessualità e coming out – Intervista a Vittorio Lingiardi

Omosessualità e coming out – Intervista a Vittorio Lingiardi

Omosessualità e coming out

Vittorio Lingiardi (Milano, 1960) è uno psichiatra e psicoanalista italiano, professore ordinario di psicologia dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma.Si è laureato nel 1985 in Medicina e chirurgia e specializzato in psichiatria nel 1989. Ha svolto attività clinica e di ricerca presso l’Istituto di Clinica Psichiatrica dell’Università degli Studi di Milano e presso l’Ospedale San Raffaele di Milano e ha trascorso periodi di studio e formazione negli Stati Uniti e in Canada, presso la Menninger Clinic (Topeka, Kansas), la Chestnut Lodge Clinic (Rockville, Maryland) e la McGill University (Montreal, Canada). È psicologo analista con funzioni di training presso il Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA) e socio analista della International Association for Relational Psychoanalysis and Psychotherapy (IARPP). Dal 2006 al 2013 ha diretto la Scuola di Specializzazione in psicologia clinica della Sapienza Università di Roma. I suoi studi riguardano principalmente la personalità e i suoi disturbi, i meccanismi di difesa, l’alleanza terapeutica, la ricerca in psicoterapia, gli studi di genere e l’orientamento sessuale.

 

Indice

00:34 E’ sempre bene fare coming out?

02:06 Accettare e comunicare il proprio orientamento

04:12 Quando la famiglia non accetta

07:00 Omosessualità e genitorialità

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Sbobinatura intervista

Luca Mazzucchelli: Un saluto a tutti da Luca Mazzucchelli, oggi parliamo di omosessualità e delle problematiche che talvolta vivono le persone omosessuali nel rapportarsi al loro orientamento sessuale. Con me c’è Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista italiano, professore ordinario di Psicologia Dinamica presso la facoltà di Medicina e Psicologia de La Sapienza. Vittorio ciao e benvenuto.

Vittorio Lingiardi: Ciao …

 

E’ sempre bene fare coming out?

LM: Vittorio, prima domanda: comunicare il proprio orientamento sessuale al mondo per alcuni è un momento molto delicato. E’ sempre bene fare coming out?

VL: La domanda si divide in due parti, rispondo alla prima. E’ un momento delicato perché è il momento di conclusione di un processo in cui la persona ha fatto coming out con sé stesso, è entrato in relazione con il suo orientamento sessuale, lo ha capito, riconosciuto e vissuto e ha deciso che può parlarne anche con altre persone. E’ delicato perché in un mondo, fortunatamente sempre meno, segnato storicamente dallo stigma nei confronti delle persone omosessuali non sempre è sicuro l’incontro con una risposta di accoglienza o anche di normale presa d’atto di questa realtà e quindi c’è un elemento di delicatezza che ha a che fare con il percorso compiuto e un altro che ha a che fare con l’ambiente che accoglierà questa informazione. Io penso che sia sempre bene fare coming out, ma penso anche che ciascuno abbia il suo tempo, il suo momento e la sua storia.

 

Accettare e comunicare  il proprio orientamento.

LM: Senti prima hai detto che prima di tutto bisogna comunicarlo a noi stessi, per alcuni è più facile rispetto ad altri accettare il proprio orientamento sessuale, come mai questa differenza?

VL: […]Accettazione del proprio orientamento omosessuale, perché l’accettazione del proprio orientamento eterosessuale è data per scontato e in questo ti ho in parte risposto. In realtà dovrebbe essere che ciascuno accetta il proprio orientamento sessuale, punto, perché l’ orientamento sessuale è una cosa che capita e nessuno sa perché una persona è omosessuale e una persona è eterosessuale. Il coming out è anche un momento che segna forse un passaggio che possiamo descrivere così: dalla presa d’atto della propria omosessualità, alla scelta di essere gay o essere lesbica, cioè di riconoscere che l’orientamento sessuale implica anche un’identità sociale, una comunicazione pubblica e quindi in questo senso per alcune persone può essere più facile per altre può essere più difficile, perché? Per l’ambiente e la cultura e soprattutto direi la risposta familiare . Noi sappiamo che c’è un rapporto, lo dicono le ricerche, estremamente positivo fra la serenità del proprio coming out e l’accettazione da parte della famiglia e della comunità  e invece ci sono ricerche che documentano dati anche preoccupanti come un pensiero suicidario o problematiche di benessere psicologico anche molto significativi quando la scuola e la famiglia rifiutano di riconoscere e di rispettare l’orientamento sessuale e quindi la comunicazione di questo orientamento è anche legata diciamo da una parte alla resilienza personale e dall’altra alla sicurezza dell’ambiente.

 

Quando la famiglia non accetta l’omosessualità .

LM: Cosa si può fare quando la famiglia non accetta questa cosa?

VL: Io partirei raccontando un episodio positivo che indica che le famiglie hanno fatto dei passi da gigante rispetto a una volta. Una volta i genitori andavano dallo psicologo dicendo: “ Ho un figlio che penso abbia dei problemi, che sia omosessuale, come possiamo aiutarlo?”  Ora è più facile che dei genitori si rivolgano allo psicologo o alla psicologa dicendo: “ Abbiamo bisogno noi di essere aiutati per non fare del male a nostro figlio”, perché per molti genitori l’omosessualità del figlio è ancora legata all’idea di una vita infelice, all’idea di una vita stigmatizzata e purtroppo anche legata a fattori come una vita sbagliata, o una vita che dovrebbe essere in un altro modo e invece va raddrizzata. Da qui purtroppo anche la ricerca e la richiesta delle cosiddette terapie riparative, che terapie non sono. Io penso che da una parte è importante che si sviluppi il dialogo e che ciascuno abbia dei tempi di comprensione e riconoscimento dell’altro, purtroppo non è sempre possibile e questo lo vediamo in alcune storie in cui avvengono degli strappi, avvengono dei silenzi, avvengono delle finte comprensioni che in realtà poi si trasformano in disinteresse, ostilità, difficoltà di riconoscimento. A questo proposito è molto importante e molto bello il lavoro dei genitori dell’agedo che possono aiutare i genitori che fanno fatica ad accettare qualcosa che né va accettato né va respinto, è una cosa che esiste e c’è.

LM: Ti senti di fornirci, se ci sono, dei suggerimenti, delle precauzioni, delle “ linee guida”  da tenere a mente per fare coming out?

VL: Io penso che c’è un momento in cui il ragazzo o la ragazza si sente pronto per farlo. Io penso che ci siano delle persone con cui sia più facile partire da lì, possono essere degli amici o dei parenti o i genitori stessi . Non ci sono delle linee guida, se non la consapevolezza che la ricerca della propria verità personale e una vita non costruita intorno alla finzione e alla clandestinità è l’unica possibilità per essere sereni.

 

Omosessualità e genitorialità .

LM: si parla molto in questo periodo di adozioni da parte di coppie omosessuali, legge Cirinnà … ti chiedo se ci sono delle ricerche, quale è la tua idea su questo, come succederà in futuro, come cambierà la società …

VL: Io penso che la società da questo punto di vista cambierà molto, ma al tempo stesso rimarrà la stessa perché il tessuto sociale è composto da relazioni affettive, non è composto da relazioni differenziate in base al genere di chi vive queste relazioni affettive. Tutta la ricerca scientifica ormai da quarant’anni racconta di figli cresciuti da coppie o da persone di orientamento omosessuale che non presentano delle problematicità specifiche e quello che è emerso direi da una parte i figli hanno bisogno di essere amati e riconosciuti quindi è vero un po’ lo slogan delle famiglie arcobaleno che poi è il titolo di una pubblicazione dell’American Psychological Association che dice “love makes a family” l’amore fa una famiglia. Dall’altro punto di vista io credo che sia anche questa un’affermazione da superare. Mi spiego: le attenzioni che le omogenitorialità hanno ricevuto negli ultimi anni hanno in qualche modo spinto tutti a riflettere e a pensare e ripensare a che cosa è la genitorialità, a ridefinire la genitorialità e si è visto che ovviamente l’amore e il piacere di crescere un figlio o una figlia è il nucleo centrale della genitorialità, ma ci sono tanti elementi che hanno a che fare con la possibilità di essere buoni genitori: saper dare dei limiti, saper contenere, saper riconoscere i bisogni, saper fare un passo indietro o un passo avanti in relazione alle necessità e alle caratteristiche del figlio o della figlia. Le caratteristiche della genitorialità non sono specificate dal prefisso “omo”  o “etero” genitorialità. Si è buoni o cattivi genitori indipendentemente dal proprio genere. Quanto alla Cirinnà quella per me  è una legge importantissima perché comunque introduce con l’autorevolezza della giurisprudenza e della legge quindi un cambiamento importantissimo in un paese come l’Italia arretrato in queste tematiche. Purtroppo proprio perché l’Italia è un paese molto arretrato una parte molto importante, cioè la possibilità di poter riconoscere il figlio del partner o la figlia del partner e le tematiche di stepchild adoption e di genitorialità, sono state al momento sacrificate. Io sono sicuro che presto grazie anche al lavoro della giurisprudenza quindi al lavoro dei tribunali anche questa parte stralciata avrà, insieme probabilmente ad un testo più ampio sulle adozioni, un suo riconoscimento pieno, ma in ogni caso credo che grazie al lavoro magnifico fatto dal Cirinnà e dal governo in questo senso, che è rimasto unito intorno a questo progetto di legge, molte persone si sentiranno più difese e più protette perché vivere in un paese che ti fornisce una cittadinanza di serie B significa in qualche modo autorizzare l’ostilità, la discriminazione in una parole l’omofobia sociale.

LM: Vittorio, chiarissimo, molto gentile. Grazie anche a voi per averci seguito fin qui e alla prossima.

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.