Illuminante viaggio nel buio (parte 3) - Psicologo Milano
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Illuminante viaggio nel buio (parte 3)

paura del buio

paura del buioLa paura del buio… Eccovi altri spunti interessanti di riflessione attorno al buio. La prima parte di questo articolo potrà, forse, trovare più interesse in chi segue bambini piccoli, ma anche in chi vorrà averne! Leggerete alcuni consigli utili per provare ad evitare che crescano con la classica e costante paura del buio. Più avanti, per concludere, faremo una riflessione più ampia che riguarderà la differenza tra il buio reale, quello che c’entra coi nostri sensi, e quello metaforico, mentale. La paura del buio La luce è la “novità assoluta” in cui si imbatte il neonato: è stato ipotizzato, per primo fra tutti da Otto Rank, che la prima fantasia neonatale sia proprio quella di farla sparire, di “fare buio”, di ritornare “al buio e all’acqua dello stadio intrauterino” (Galzigna, 1995). E allora come mai in alcuni bambini si manifesta la paura del buio?

Innanzitutto, vediamo la definizione che la dott.ssa Oliverio Ferraris (2001) dà della paura. “La paura è una delle emozioni fondamentali con cui noi nasciamo e che, come ogni emozione, ci serve per strutturare il nostro mondo, la nostra vita. Non bisogna lasciare che la paura superi certi limiti e che diventi invasiva, perché la si contrasta individuando i modi per fronteggiarla. Se noi pensiamo di poter avere un controllo su certe situazioni, la paura diminuisce lasciando spazio alla razionalità che interviene per trovare possibili soluzioni. Invece in certe situazioni la paura finisce per diventare terrore, soprattutto quando pensiamo di non avere vie d’uscita.
È importante dunque che si impari fin da piccoli a valutare i modi per fronteggiarla, che sono tanti e diversi. La paura è sempre istintiva, poi si colora in base a fattori culturali. Naturalmente ogni epoca ha le sue paure.” A suo avviso, inoltre, tutte le paure originano dalla consapevolezza che noi siamo persone finite e che un giorno moriremo. Va anche aggiunto che, per Oliverio Ferraris, “la paura è molto contagiosa, perché noi siamo degli animali gregari che vivono in gruppo, e se qualcuno individua una minaccia, la trasmette agli altri attraverso segnali specifici. Scatta l’allarme che, spesso, anziché venire elaborato al fine di trovare una soluzione adeguata per fronteggiarlo, si trasforma in panico incontrollabile”. Condividere le paure, parlarne con gli altri, può aiutare ad esorcizzarle.
Tra le cause della paura, c’è l’ignoranza: si ha paura di situazioni nuove, complesse, che non si sa come risolvere, perché sin dall’infanzia non sono stati forniti gli strumenti adeguati allo scopo. “Più si conosce, in genere, più la paura diminuisce. Maggiore è la conoscenza e minore è la paura. L’esperienza insegna, anche se talvolta è traumatizzante”. Per contro, “più si lascia passare il tempo, più c’è il rischio che s’ingigantisca a causa della nostra immaginazione” (Oliverio Ferraris, 2001). Le paure sono, spesso, sane, perché aiutano a proteggerci dai pericoli. Già a sei mesi i bambini sanno distinguere alcune situazioni pericolose. Osservando l’ambiente circostante e le altre persone, i piccoli apprendono cos’è il pericolo e cosa non lo è. In questo senso, è importante che chi si prende cura di loro non trasmetta i propri timori, se ingiustificati. Osserva Oliverio Ferraris che “il neonato alla nascita ha paura dei rumori forti, del dolore, ma non del buio, perché viene da un luogo buio. Avrà paura del buio intorno ai due, tre anni, perché si sarà abituato alla differenza luce/buio, dunque capirà che al buio ha un minore controllo della realtà. Quindi ha la paura non del buio, ma nel buio”.
Un errore, ad esempio, è far dormire il bimbo con la luce sempre accesa, anche se la situazione non lo richiede: in questo modo, si altera una sua abitudine fino al punto che avrà paura se la luce resterà spenta. Inoltre, quando i piccoli iniziano ad andare al nido, all’asilo, a guardare la televisione, accedono ad altre possibili fonti d’influenza negativa. I mostri, ad esempio, che per l’adulto sono creature inesistenti, sono considerate reali dai nuovi fruitori della tv. Per questa ragione, quando di notte si percepiscono molto più forti dei rumori che di giorno sono impercettibili, come cigolii o scricchiolii, i bambini, che non capiscono cosa sta accadendo intorno, li associano a programmi televisivi spaventosi e siterrorizzano. Alcuni esperti (Redazione di Universo Online, 2005) affermano che, in questi casi, non è auspicabile combattere la paura portandoli nel letto dei genitori, ma è meglio che sia uno dei due ad andare nella loro stanza spiegando da cosa sono provocati i rumori in modo che non li associno a cose irrealistiche, e non temano che mostri spaventosi possano annidarsi nel buio. Più i genitori si mostrano sicuri di sé, per niente spaventati, più il bambino riesce ad elaborare la sua paura ed a cacciare i mostri della notte dalla sua vita.
In effetti, di notte, i più piccoli tendono a spaventarsi con facilità anche perché, vedendosi soli e sapendo i genitori addormentati in un’altra stanza, non si sentono protetti da loro come di giorno.
La paura del buio, che a volte raggiunge anche un’intensità fobica (tecnicamente “acluofobia”, dall’antica parola achluo, tenebra, d’origine greca, o anche “scotofobia”, dal greco σκότος, oscurità; la nictofobia è limitata alla paura del buio esclusivamente notturno), è molto comune tra i due e i cinque anni, età in cui i piccoli accrescono la loro percezione del pericolo. Col tempo, la maggior parte delle paure, comprese queste, vengono “esorcizzate” o perdono d’intensità fino a sparire. Tuttavia, spesso i timori più grandi, razionali o irrazionali che siano, continuano a rimanere nell’ombra, pronti a venir fuori nei momenti in cui si è più vulnerabili, nei momenti bui della nostra vita, e a volte, magari…proprio quando siamo al buio.
Ciò dipende, in parte, dal fatto che il buio può aumentare anche lo stress. Fa parte dell’esperienza di ciascuno di noi il camminare in un vicolo buio e non sentirsi sicuri, oppure il sobbalzare dallo spavento al più piccolo rumore! L’oscurità diventa ansiogena sopratutto in condizioni che vengono definite di stress sociale, quali per esempio la percezione di vivere in un luogo poco sicuro. 

Siamo sicuri che sia sempre utile vedere tutto?

Non sempre è utile, o positivo, portare alla luce tutto ciò che in ombra. Come ricorda Mauri (2007), la psicoanalisi ci ha insegnato che “la macchina umana poggia su un equilibrio fragile e portentoso al tempo stesso: il disvelamento, o l’illuminazione integrale, non vuol dire affatto il raggiungimento di un maggior benessere o di una maggior consapevolezza”. Troppa luce acceca e ferisce. Non solo è necessaria cautela, nell’esplorare le nostre zone buie, ma non è consigliabile, e nemmeno possibile, comprendere ed analizzare ogni cosa. Questo non solo per il fatto che certe rimozioni sono sane e necessarie, ma soprattutto perché è dal mistero, da ciò che è indefinito, e indefinibile, da quel quid di incomprensibilità irriducibile, che originano creatività e trasformazione. Psiche trovò l’estasi con Amore (il dio greco Eros) nella notte più buia e più profonda. Quando volle guardare alla luce la sua bellezza, una goccia d’olio dalla lampada cadde sulla pelle di lui, che, ferito, fuggì via.
Del resto, più chiaramente vediamo qualcosa, più il nostro sguardo sfugge ed esclude il resto. E’ il potere, ma anche il limite, della visione focalizzata, logica e razionale.
 

buio paureBuio reale e metaforico

Come osserva in proposito Paolo Mauri, “sappiamo ormai da qualche secolo che non ci possiamo fidare della cosiddetta esperienza, di ciò che solo in apparenza è ragionevole. Noi, “vediamo”, il sole che gira intorno alla terra, ma in realtà accade il contrario. Dunque ciò che appare chiaro è in realtà oscuro: un buio che non si vede è ancora più ingannevole del buio che cade sotto i nostri sensi. Noi non possiamo dubitare di tutto ciò che sperimentiamo: non vivremmo più. Ma dobbiamo essere pronti a rimettere in discussione le nostre certezze, poiché potremmo essere, “al buio”, senza saperlo. Il buio metaforico è dunque più difficile da dissipare del buio reale, poiché quest’ultimo si vede e in qualche modo si tocca, mentre il buio metaforico ci avvolge senza che lo sappiamo.” (Mauri, 2007).
Il buio ci fa paura ma, al contempo, è anche necessario, tanto che, per dormire, siamo costretti a chiudere porte e finestre per crearlo. In un luogo a noi familiare, muoverci al buio non spaventa, ma in luoghi bui e sconosciuti, l’oscurità copre e nasconde ogni cosa, e noi brancoliamo con le mani protese in avanti per orientarci. Mauri immagina un parallelismo tra il buio reale e quello del cammino della nostra vita, un viaggio a tentoni durante il quale illuminiamo, una dopo l’altra, le nostre giornate senza sapere dove questo viaggio si interromperà.
Il buio, quindi, custodisce molte cose, ma non le rivela. Noi vediamo solo ciò che è illuminato, senza renderci conto di quanto è sommerso perché dimenticato, o non ancora conosciuto: religioni, libri, saperi. E’ a questo punto, ancora una volta, che intervengono i miti: essi custodiscono tradizioni senza tempo, per le quali, in realtà, esiste anche una vera e propria data di nascita. In fondo, è più facile credere che sapere.
Pensiamo, ad esempio, a quante informazioni sui nostri antenati, come bisnonni o trisavoli, ci sono precluse, ed a quanta indifferenza c’è, spesso, verso queste parti della nostra famiglia, che, comunque, ci sono abbastanza vicine. Non è anche questo un modo per circondarci di buio? Lo stesso si può dire dei nostri gusti o inclinazioni personali, che portano ad accendere lucine solo su quanto è di nostro interesse lasciando in ombra molta parte del sapere comune.
Del resto, al giorno d’oggi ormai, l’unica oscurità alla quale gli esseri umani sono abituati è quella confortante della stanza da letto, e la notte sembra una prosecuzione ininterrotta del giorno, poiché fanno da padrone le luci delle insegne, i lampioni e così via. Le tenebre delle campagne di cinquanta anni fa, invece, potevano essere complete, totali, avvolgenti e disorientanti. Il buio dell’interno, in casa, e quello dell’esterno, la città, sono molto diversi tra loro. “Ogni sera noi sconfiggiamo il buio con la semplice pressione di un dito su un interruttore. Il progresso tecnologico ha inventato il giorno artificiale, il giorno infinito. È stata una battaglia lunga contro la tenebra, che prima era appena scalfita dalla fiamma del fuoco o dalla luce esigua di una candela, che tremolando rendevano spesso ancora più suggestiva e terribile la tenebra circostante.” (Mauri, 2007).
Nelle favole, ad esempio, era spesso salvifica un’unica e piccola lucina che faceva da guida al disperso nella buia e intricata foresta, il quale, in questo modo, riusciva ad uscirne, e a farsi aiutare a trovare la strada di casa. “Il buio interno rende il noto ignoto, specie se la casa è la nostra e cerchiamo a tentoni di ristabilire distanze e misure per trovare magari una candela, una pila o l’interruttore della luce. Da bambini il buio di una stanza ci incuteva un disagio terribile. Il buio esterno raramente è così fitto, e anche la notte più cupa e nuvolosa lascia intravedere in lontananza qualche spiraglio”. (Mauri, 2007).

Siamo giunti alla fine di questo excursus. Di cose ne sono state dette tante. Nel primo articolo vi ho chiesto di pensare a qualche parola legata al buio. Chissà se, dopo aver letto tutti e tre gli articoli, le vostre convinzioni sono cambiate?
Se ne avete voglia scrivetecelo! E anche se non è cambiato nulla, scrivetecelo comunque, nel prossimo articolo proverò a far cambiare idea anche ai più “conservatori”.

Chiara Schiroli

Bibliografia
Galzigna M., “Il respiro dell’essere. Riflessioni sull’immagine”. Tratto dalla rivista “Il sogno della farfalla”, Nuove Edizioni Romane, n. 2 – 1995.

Mauri P., “Buio”. Einaudi 2007.

Oliverio Ferraris Anna, “Psicologia della Paura”. Rai Educational, intervista de “Il Grillo”, Dicembre 2001.
http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=899

Redazione di Universo Online, “Paura del buio”, Giugno 2005.
http://www.universonline.it/_psicologia/psico_sessuologia/05_06_22_a.php

 

 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.