Il pensiero critico - Psicologo Milano
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pensiero critico2“Lo spirito critico è una curiosità investigativa, un’acutezza della mente, una zelante dedicazione alla ragione  e un appetito o brama di informazioni attendibili”( a statement of expert census for porpose of educational assesment and istruction 1990).

Stili di pensiero

Secondo la psicologia esistono diversi stili di pensiero che l’uomo adotta nella sua vita quotidiana tra cui troviamo il pensiero critico, il pensiero laterale e il pensiero creativo.

Il pensiero critico

Oggi vorrei proporre  una riflessione sul pensiero critico e ciò che potenzialmente lo contrasta. Innanzitutto cosa intendiamo per “critical thinking”? Nella definizione soprastante abbiamo una definizione che può corrispondere a ciò che intuitivamente tutti intendiamo per “spirito critico”. In psicologia il pensiero critico è un processo mentale che consiste nell’analizzare o valutare delle informazioni, queste informazioni possono essere ottenute tramite l’osservazione, l’esperienza, il ragionamento o la comunicazione. Questo pensiero è strettamente legato a delle strategie messe in atto dal soggetto per analizzare i dati in entrata che vanno in due direzioni:

 

pensiero critico2“Lo spirito critico è una curiosità investigativa, un’acutezza della mente, una zelante dedicazione alla ragione  e un appetito o brama di informazioni attendibili”( a statement of expert census for porpose of educational assesment and istruction 1990).

Stili di pensiero

Secondo la psicologia esistono diversi stili di pensiero che l’uomo adotta nella sua vita quotidiana tra cui troviamo il pensiero critico, il pensiero laterale e il pensiero creativo.

Il pensiero critico

Oggi vorrei proporre  una riflessione sul pensiero critico e ciò che potenzialmente lo contrasta. Innanzitutto cosa intendiamo per “critical thinking”? Nella definizione soprastante abbiamo una definizione che può corrispondere a ciò che intuitivamente tutti intendiamo per “spirito critico”. In psicologia il pensiero critico è un processo mentale che consiste nell’analizzare o valutare delle informazioni, queste informazioni possono essere ottenute tramite l’osservazione, l’esperienza, il ragionamento o la comunicazione. Questo pensiero è strettamente legato a delle strategie messe in atto dal soggetto per analizzare i dati in entrata che vanno in due direzioni:

  • La messa a fuoco: di fronte a un problema o a differenti informazioni, il pensiero critico agisce ricercandone la direzione, selezionando le idee pertinenti e focalizzando i punti chiave (ciò concerne la messa a fuoco.
  • La capacità di scavare a fondo: andare in profondità del problema o delle informazioni che ci sono fornite significa invece essere in grado di farsi domande a spettro completo, fare delle connessioni e considerare diverse prospettive.

Da quanto emerso sembra che il pensiero critico per essere messo in moto non risponda al bisogno di trovare una soluzione il più in fretta possibile, ma esso ha una natura dialogica e nella comprensione profonda necessiti di un interlocutore che può essere rappresentato dalla propria voce interna o da un compagno di discussione. In tal senso credo sia esperienza comune aver ben presente come il pensiero critico trovi maggiore “sbocco” quando si ha la possibilità e il desiderio di confrontarsi con gli altri.

Quali sono le abilità che sostengono il pensiero critico? 

pensiero critico

Non è difficile comprendere come queste abilità entrino in gioco in maniera circolare nel processare le informazioni a partire dall’analisi per finire con l’interpretazione. Il pensiero critico segue un chiaro percorso che nella vita quotidiana è contraddetto dall’uso sovrabbondante di euristiche (modalità di ragionamento che fanno affidamento sull’intuito e alla stato temporaneo delle cose per giungere a una soluzione, senza prendere in considerazione con accuratezza le informazioni).

Non siamo scienziati

Ovviamente non siamo degli scienziati e neppure abbiamo un tempo infinito da dedicare ad ogni problema o informazione in entrata; facciamo spesso utilizzo di inferenze che possono essere deduttive e quindi corrette, ma spesso esse si rivelano illusorie. Un’inferenza è un ragionamento per trarre una conseguenza da una o più premesse, l’inferenza deduttiva funziona sulla base del sillogismo logico (esempio: se nella mano c’è un asso allora c’è un 2. C’è un asso.Che cosa ne consegue? Nella mano c’è un 2à risposta corretta). Mentre l’inferenza illusoria è un errore di ragionamento che si presenta in situazioni di incertezza ossia quando abbiamo una rappresentazione incompleta di due condizionali; le persone traggono un’inferenza che sembra ovvia, ma in realtà è un’illusione (es: Paolo dice “Se nella mano c’è un Asso allora c’è un 2”. Maria dice “Se nella mano c’è un Re allora c’è un 2”.Sapendo che uno dei due dice il vero e l’altro il falso, cosa potete concludere? Risposta diffusa ma non corretta: “c’è un due”. In realtà quella logicamente valida è che non c’è).

Non vorrei suggerire che un buon pensatore si distingua per la sua capacità di raggiungere o avvicinarsi alla verità assoluta, lasciamo questo cruccio agli scienziati. Consideriamo altri aspetti che vanno oltre l’esclusiva cognizione: il pensiero critico si interseca con il pensiero creativo, presuppone capacità di problem solving (risoluzione di problemi) e di decision making (capacità di prendere decisioni) e coinvolge inoltre l’ambito delle scelte morali.

Sembra che il pensiero critico si sviluppi a partire dalla curiosità del soggetto che deve accompagnarsi all’interesse ad acquisire e mantenere informazioni adeguate, alla fiducia  nei processi di indagine ponderata, alla comprensione delle opinioni altrui e a una certa onestà nel contrastare i propri bias, pregiudizi, stereotipi o tendenze egocentriche (presunzione di essere migliore di tutti gli altri in un determinato ambito).

Chi è un buon pensatore?

Ci sono altre qualità che un buon pensatore deve avere:

  • Chiarezza nell’esporre questioni o fatti
  • Disciplina nel lavorare nella complessità
  • Diligenza nel ricercare informazioni rilevanti
  • Accortezza nel selezionare a applicare criteri
  • Sollecitudine nel prestare attenzione ai fatti in oggetto
  • Perseveranza nonostante le difficoltà incontrate
  • Precisione, secondo quanto permesso dalla tematica e dalle circostanze

Un profilo di questo  tipo risulta davvero interessante e, tenendo in considerazione l’aspirazione di crescita personale, è  utile capire come maturare un pensiero critico.

Come diventare un buon pensatore?

Per imparare ad essere un buon pensatore innanzitutto è bene rivedere l’utilizzo di schemi o mappe concettuali (sia che questi siano riportati su carta o siano visualizzati mentalmente). e l’impegno ad ordinare le proprie priorità. È importante in questo percorso allenarsi a mantenere uno sguardo sulle cose che tenga conto delle loro implicazioni e riesca a individuare gli elementi mancanti. Altrettanto importante è sviluppare un senso dell’organizzazione e della categorizzazione su cui poter far affidamento.

L’elemento che ritengo essere quello più importante è la capacità di tenere in considerazione le posizioni altrui sia in situazioni positive che negative e comprendere le relazioni di collaborazione o contrasto.

Tutte queste capacità sembrano essere accomunate dalla tendenza ad avere un pensiero il più possibile aderente alla realtà che ci circonda, obiettivo ambizioso che si accompagna ad una elasticità mentale sempre maggiore. Siete d’accordo con me nel ritenere che la lungimiranza sia una tra le capacità che permette di distinguere una personalità autentica e interessante da una che non lo è? È effettivamente probabile che un pensatore critico o buon pensatore nel corso della sua vita abbia modo di valutare situazioni e informazioni delle più disparate e cominciare a sviluppare un orologio interno del tempo da dedicare ad ogni fase del pensiero, diventando appunto lungimirante.

Per l’uomo non esiste abilità in grado di essere sviluppata se non con il giusto tempo, allenamento e pazienza. Il pensiero critico matura se si percepisce la necessità di far fronte ai propri pregiudizi e stereotipi ossia quei giudizi di valore e rappresentazioni che abbiamo del mondo fisse e automatiche e, quindi, dipende strettamente dall’onestà e della conoscenza che abbiamo di noi stessi.

Ci sono pensieri irrazionali che vengono a trovarci almeno una volta al giorno e che dovremmo imparare a riconoscere. Essi riguardano:

  • L’incapacità di ritenere una critica costruttiva: ricevere una critica non è mai bello. Certe volte siamo ben disposti ad ascoltare chi ce la fa perché riconosciamo in quella persona qualcuno di affidabile e ben disposto nei nostri confronti. In contesti nuovi come ad esempio un nuovo ambito lavorativo in cui ci siamo appena inseriti, è probabile che questa capacità si scontri con l’ansia di dimostrare il meglio di se stessi. In ogni caso è bene considerare che l’opinione altrui, corretta o scorretta che sia, riflette soltanto una parte della nostra persona. È sbagliato mettere a repentaglio per una critica altrui la fiducia che riponiamo in noi stessi o l’autostima.
  • Recepire negativamente una critica non porta soltanto a ripiegarsi su se stessi, ma può portare a proiettarsi nel futuro in maniera sconveniente: il timore accumulato con le esperienze passate e quindi il senso di inadeguatezza (giustificato o ingiustificato) provato aumenta la sospettosità del soggetto. Essere buoni  ricettori dei pericoli che ci circondano è un meccanismo difensivo che non aiuta, anzi talvolta può portare ad aumentare un allarmismo ingiustificato. Un’altra aspettativa illusoria è che le circostanze migliori in cui intervenire/agire da protagonisti si debbano presentare prive di alcun rischio.
  • La frustrazione è un ulteriore ostacolo per il buon pensiero. Essa tende a ricollocarci nella sfera dei nostri interessi privi di responsabilità, inermi o con poco margine di azione. Certo, esistono situazioni di effettivo disagio in cui la piena autonomia del soggetto è ostacolata da cose che non dipendono dalla sua volontà, ma non bisogna perdere di vista la propria responsabilità (non a caso in precedenza ho parlato di valori morali che entrano in gioco nel pensiero critico: essi se uniti bene con la propria personalità richiamano il soggetto anche in situazioni di sconforto).
  • L’apice dell’irrazionalità vuole concedere spazio alla “subordinazione”. Utilizzo questo termine in maniera insolita per intendere un confronto sociale mal condotto. È improduttivo nonché inibitorio ritenere gli altri migliori di noi. Arrendersi di fronte a ciò che ci ha messo con le spalle al muro in un’occasione perdendo di vista la situazione specifica è un altro ostacolo alla possibilità di rimettersi in gioco.
  • Le doverizzazioni sono un’altra categoria di pensieri sottilmente negativi. Essi pretendono di recuperare il controllo sulle situazioni critiche e per tale motivo si presentano con un’aurea di legittimità. Un pizzico di “polso” è bene averlo nella vita di tutti i giorni, ma quando esso sfocia in obblighi rivolti a se stessi, agli altri o sulle condizioni di vita in generale c’è l’estremo rischio di non fare mai pace con la realtà sfuggevole.  Un esempio di doverizzazione è la seguente affermazione “io devo agire bene ed essere approvato da tutte le persone per me significative, altrimenti sono completamente un incapace e ciò è terribile”. Non suona un po’ come una minaccia? Il buon senso non ha bisogno di fare ricorso a questa modalità di pensiero per arrivare al’obiettivo.

Per riassumere possiamo dire che i pensieri irrazionali non sono evitabili, ma è bene osservarli da lontano affinché non ci portino a rimuginare o anticipare gli eventi in maniera eccessivamente negativa. È importante evitare  la  strada del pensiero catastrofico, dell’intolleranza, della svalutazione globale di sé o degli altri o ancora dell’indispensabilità per raggiungere un obiettivo e mantenere il controllo sulle cose che ci circondano. A riguardo dei pensieri irrazionali si potrebbe dire ancora molto, i sentieri che il pensiero può percorrere vanno a disegnare una mappa nella nostra mente; una parte di questa è  governata dai pensieri irrazionali e come un piccolo labirinto è impossibile uscirvi se non si disponga di un paio di ali; in tal senso per spiccare il volo dev’esserci qualcosa che ci richiama alla realtà vista dall’alto.

A quanto pare per essere un buon pensatore non basta un semplice esercizio da svolgere con carta e penna, ma c’è la necessità di un crescente automonitoraggio interno ed esterno.

Come tenere alla larga i pensieri sbagliati

Per combattere i pensieri irrazionali attiviamo allora:

  • Un ascolto attivo ed empatico
  • La sospensione del giudizio
  • Accettazione ed espressione del sentimento
  • L’indicazione degli effetti prodotti dal comportamento

Questi possono essere considerati come i quattro punti cardinali per orientarsi sempre e seguire la propria e personale strada della maturità intesa come l’unica via maestra per riuscire a essere buoni pensatori critici. Infine, tutti i suggerimenti raccolti in questo articolo si rivelano essere le ali di salvezza che ci permettono di sorvolare un labirinto di pensieri irrazionali.

Silvia Scorrano

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.