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PsicoCuriosità: perchè i neonati si calmano quando vengono cullati?

calmare un neonato psicologia

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Che cosa fa un genitore quando sente il proprio figlio appena nato piangere disperatamente? Lo prende in braccio, inizia a camminare per la stanza cullandolo leggermente ed ecco che il neonato si placa. Tutti i genitori lo sanno e lo fanno naturalmente. Una recente ricerca pubblicata su Current Biology (2013) cerca di dare una spiegazione a questo fenomeno universale.

Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori giapponesi del Centro RIKEN – Brain Science Institute e diretto dalla dottoressa Kumi Kuroda, è il primo a dimostrare come la risposta di calma del neonato quando viene preso in braccio e trasportato sia il risultato di una complessa interazione tra sistema nervoso, motorio e cardiaco e abbia lo scopo di aumentare la prossimità tra madre e bambino favorendo così la sopravvivenza del neonato.

Infatti, le braccia della mamma costituiscono il luogo più sicuro per un neonato e la mamma stessa si tranquillizza vedendo il proprio figlioletto così rilassato. Il fatto che i neonati siano neurobiologicamente predisposti a smettere di piangere quando sono trasportati e cullati è una fattore evoluzionistico che permette la sopravvivenza della specie.

Tale risposta, per altro, non riguarda solo i neonati ma è esperienza anche dei cuccioli di topo: anche questi ultimi quando vengono trasportati dalla mamma si calmano e smettono di emettere i tipici ultrasuoni da richiamo. L’idea che anche i topolini si calmano se trasportati è venuta proprio alla dottoressa Kuroda mentre puliva le gabbie dei topi del suo laboratorio. “Quando prendevo i cuccioli per il collo in modo molto delicato, proprio come fa la loro mamma quando li trasporta, mi sono accorta che smettevano di agitarsi. La risposta nei topi mi è sembrata simile all’effetto calmante della madre che prende in braccio i neonati che piangono”, ha commentato la dottoressa.

Kuroda e colleghi hanno scoperto che la risposta di calma del neonato quando viene preso in braccio e trasportato sarebbe mediata dai collegamenti tra cervelletto e sistema nervoso parasimpatico.

Il ruolo principale del cervelletto è quello di coordinare i movimenti dei muscoli fini, l’equilibrio e di regolare la propriocezione (= capacità di percepire la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, riconoscendo così i propri movimenti del corpo). Inoltre, gli scienziati hanno recentemente scoperto che il cervelletto è direttamente collegato con il nervo vago, deputato al controllo del battito cardiaco lento (sistema parasimpatico).

Dunque, nel momento il cui il neonato viene preso in braccio e trasportato, attraverso gli imput propriocettivi il cervelletto manderebbe un segnale al nervo vago facendo diminuire i battiti del cuore e generando uno stato di calma.

Come i neonati, anche gli adulti possono calmarsi da soli praticando esercizi di mindfulness (una pratica che consiste nel coltivare una consapevolezza focalizzata sul momento presente) e altre tecniche di meditazione che agiscono inducendo una risposta parasimpatica di benessere e tranquillità. Questo è quello che succede nei neonati quando sono presi in braccio e cullati.

I ricercatori reputano che i loro risultati possano avere una grossa implicazione sulla gestione dei neonati da parte dei genitori. E’ esperienza di molte mamme e papà, infatti, esperire frustrazione quando adagiano il loro piccolo calmo e rilassato nella culla, e questo comincia a strillare rompendo improvvisamente un momento che sembrava di totale serenità. Purtroppo, il pianto difficilmente consolabile è uno dei maggiori fattori di stress per i genitori e anche uno dei fattori di rischio di maltrattamento e rabbia nei confronti dei piccoli. Una migliore conoscenza del valore evolutivo del pianto dei neonati e dei meccanismi che portano il neonato a calmarsi potrebbe aiutare i genitori a leggere in maniera corretta il pianto e non più come un capriccio del bambino, e consentirebbe di ridurre eventuale nervosismo da parte dei genitori nei momenti in cui questo ricompare.

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Una ricerca condotta nel 2013 da un team di ricercatoti giapponesi ha fornito per la prima volta un riscontro sperimentale di un’esperienza comune a moltissimi neo-genitori: spesso i neonati smettono di piangere quando quando vengono presi in braccio, trasportati e cullati, mentre ricominciano quando sono adagiati nella culla o tenuti tra le braccia da seduti. Tale risposta, per altro, non riguarderebbe solo i cuccioli d’uomo ma anche i topolini, sottolinenando il valore interspecifico ed evolutivo di questo comportamento.

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.