Perchè tante persone sostengono Donald Trump? - Psicologo Milano
hikikomori e ritiro in adolescenza
Hikikomori e ritiro sociale in adolescenza  – intervista ad Antonio Piotti
30 settembre 2016
antidepressivi
Antidepressivi: perché a volte non funzionano? arrivano nuove ipotesi
10 ottobre 2016
Mostra tutto

Perchè tante persone sostengono Donald Trump?

trump2

di David Dunning

La candidatura di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha suscitato diverse perplessità in tutto il mondo.

Tali perplessità spaziano dalle posizioni estreme di Trump nei confronti di argomenti delicati (quali, ad esempio, l’immigrazione), alle dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi e, in generale, al suo personaggio.

Inoltre questi dubbi accomunano sia le file dei democratici, sia quelle dei repubblicani, molti dei quali hanno preso le distanze dal loro stesso rappresentante.

Ancora più sorprendente sembra essere, dall’altra parte, il forte sostegno che Trump ha incontrato e sta incontrato da numerosissimi americani. A questo proposito, in molti hanno ipotizzato che il supporto ottenuto da Trump possa essere in gran parte spiegato dall’ignoranza degli elettori. La sua candidatura, a ben vedere, è diffusamente sostenuta da elettori repubblicani senza un diploma di scuola superiore. Secondo PolitiFact, la competenza di questi elettori sui temi di attualità è troppo frammentata per permettere loro di capire che solo il 16% delle dichiarazioni di Trump sono “vere” o “per lo più” vere, mentre il 66% sono “false” o “in gran parte false”, e il resto sono “mancate verità” (proporzioni in continuo aggiornamento). Lo stesso Trump ha dichiarato di puntare sul consenso dei “poorly educated”.

Da psicologo che ha studiato per decenni il comportamento umano, compreso il comportamento di voto, ritengo tuttavia che alla base del fenomeno Trump vi sia qualcosa di più profondo.

A mio parere, il problema degli elettori di Trump non è quello di essere troppo disinformati, ma quello di non conoscere l’ampiezza della propria disinformazione, un effetto noto in psicologia con il nome di “Dunning-Kruger effect”.

La psicologia e l’effetto Dunning-Kruger

La ricerca psicologica suggerisce che le persone, in generale, soffrono di un fattore noto come effetto Dunning-Kruger: sono poco consapevoli delle lacune esistenti nella loro conoscenze e competenze.

Secondo questo effetto, le persone con gravi lacune nelle conoscenze e nelle competenze in genere non riescono nemmeno a riconoscere la scarsezza della propria conoscenza e il basso livello della propria performance.

In pratica, la conoscenza e l’intelligenza che sono necessarie per diventare esperti in un compito, sono spesso anche le qualità imprescindibili per riconoscere i propri limiti nello stesso ambito; perciò, se ci mancano la conoscenza e l’intelligenza, ignoreremo anche il livello della nostra conoscenza e performance nel compito.

Tale effetto è stato riscontrato in molti ambiti: nel ragionamento logico, nella grammatica, nell’intelligenza emotiva, nell’alfabetizzazione finanziaria, nel contare, nella sicurezza delle armi da fuoco, nei dibattiti e nei corsi universitari. Altri ricercatori hanno rinvenuto una simile mancanza di comprensione nei giocatori di scacchi perdenti, nei tecnici di laboratorio medico non qualificati, negli studenti di medicina che non hanno successo, e tra le persone che falliscono in test di performance.

L’effetto Dunning-Kruger applicato alla politica

L’effetto Dunning-Kruger suggerisce quindi che il problema non sia la disinformazione (se una persona sa di essere disinformato può porvi rimedio), bensì il fatto che vi siano persone che credono di essere ben informate ma in realtà sono profondamente mis-informate.

L’effetto Dunning-Kruger si applica anche alla politica e riguarda sia politici che elettori: potrebbe quindi essere la chiave per capire gli elettori di Trump, e anche lo stesso Trump.

L’effetto Dunning-Kruger applicato ai politici (e a Trump)

Trump ha fornito numerosi esempi illustrativi dell’effetto Dunning-Kruger applicato ai politici, dato che si mostra sicuro di poter essere un leader, ma non sembra possedere le informazioni fondamentali per farlo.

Ad esempio, in un dibattito di dicembre scorso è apparso ignaro del termine “triade nucleare” mentre, in un altro momento, ha sostenuto che il Giappone e la Corea del Sud dovrebbero sviluppare le proprie armi nucleari, capovolgendo accidentalmente decenni di politica estera degli Stati Uniti.

Altro esempio: in un’intervista alla CNBC, Trump ha suggerito che se l’economia degli Stati Uniti incominciasse ad avere dei problemi, il debito pubblico potrebbe essere facilmente ridotto richiedendo agli obbligazionisti federali l’accettazione di un pagamento inferiore al valore nominale dei bond stipulati. In un certo senso, questa è una idea sensata e comunemente applicata, almeno nel mondo degli affari, dove le aziende sono abituate a rinegoziare i termini del proprio debito. Ma l’estensione di questa idea alla finanza governativa porta le sue ragioni al di là dell’accettabilità. Dando questo consiglio, Trump ha mostrato di non conoscere le pericolose conseguenze che risulterebbero dall’applicazione dalla sua apparentemente modesta proposta. Secondo il governo degli Stati Uniti, il suggerimento di Trump produrrebbe un terremoto senza precedenti nella finanza mondiale, dato che la certezza e la sicurezza di cui sono impregnati i titoli del Tesoro degli Stati Uniti sono le fondamenta su cui riposa gran parte della finanza a livello di tutto il mondo. Inoltre, il fatto che queste obbligazioni possano restituire meno del 100%, darebbe ai futuri acquirenti motivo di richiedere tassi di interesse più elevati, producendo in tal modo un costo per il governo degli Stati Uniti, e per i contribuenti, di milioni e milioni di dollari, che potrebbe mettere a rischio la salute dell’economia americana.

Insomma, l’effetto Dunning-Kruger può portare a quello che appare un indomabile senso di certezza, nella misura la persona non riesce a comprendere i limiti delle proprie conoscenze e competenze.

Queste osservazioni sono suffragate dalla ricerca scientifica. In una serie di esperimenti, Paul Fernbach e colleghi hanno chiesto ad alcuni politici di valutare la propria conoscenza di diverse politiche sociali, tra cui l’imposizione di sanzioni contro l’Iran, l’istituzione di una flat tax o la creazione di un sistema sanitario basato sulla singola contribuzione. Nella maggior parte dei casi, i partecipanti all’indagine hanno espresso una buona dose di fiducia nella propria conoscenza in merito. O meglio, lo hanno fatto fino a quando i ricercatori li hanno messi alla prova, chiedendo loro di descrivere dettagliatamente i meccanismi di due delle politiche in questione. Questa sfida ha portato i partecipanti all’indagine a rendersi conto che la loro comprensione era un’illusione. Ciò li ha portati a moderare le proprie posizioni sulle politiche di cui non erano esperti e a donare meno soldi, guadagnati nell’esperimento, a gruppi di pressione politici.

Di nuovo, ciò che ci dice l’effetto Dunning-Kruger è che il problema non è la disinformazione, bensì l’incorretta informazione: le teste di questi politici sono piene di dati, fatti e teorie false, che possono portarli a conclusioni sbagliate e a mantenere queste convinzioni con tenace fiducia  (e forse anche portarli ad annuire a Trump durante i suoi comizi in qualità di sostenitori).

L’effetto Dunning-Kruger applicato agli elettori (tra cui quelli di Trump)

Ovviamente, il problema di misinformazione riguarda anche gli elettori, come mostrato in un sondaggio del 2015 sugli standard Common Core proposti per l’istruzione in USA.

Il 41% degli intervistati ha sostenuto che le nuove norme avrebbero comportato un aumento della frequenza dei test nelle scuole della California. Questo era falso. Solo il 18% ha dichiarato con precisione che il livello dei test sarebbe rimasto lo stesso. Inoltre, solo il 28% ha riferito correttamente che gli standard vengono limitati alla matematica e all’inglese, mentre il 35% ha erroneamente affermato l’applicabilità delle norme ad altre materie. Questo dimostra che molti elettori sono disinformati.

Ma ciò che è più interessante, e preoccupante, sono le risposte di quei partecipanti all’indagine che affermavano di sapere “molto” sulle nuove norme. Ciò che “sapevano” questi cittadini “informati” era più falso che vero. Ad esempio, il 52% pensava che le norme fossero applicate al di là della matematica e dell’inglese (contro il 32% che ne era a conoscenza); e il 57% riteneva che le norme avrebbero obbligato ad ulteriori test (rispetto al 31% che lo aveva correttamente capito). Le idee sbagliate hanno un peso: nella misura in cui i partecipanti all’indagine hanno appoggiato le idee errate, si sono opposti al Common Core.

Con i miei colleghi di ricerca abbiamo rintracciato altre prove del fatto che anche gli elettori che credono di essere informati possono invece avere una buona dose di mis-informazione nelle proprie teste. In uno studio non ancora pubblicato, abbiamo intervistato delle persone il giorno dopo le elezioni di medio termine del 2014, chiedendo loro se avessero votato. Volevamo riuscire a capire se stessero votando con più probabilità i cittadini informati, quelli non informati o quelli mis-informati. Abbiamo scoperto che il voto era fortemente legato all’idea di sé stessi come cittadini “bene informati”, ma anche che questa percezione non era necessariamente collegata all’essere davvero correttamente informati. A dire il vero, gli intervistati “ben informati” avevano correttamente appoggiato alcune affermazioni veritiere sulle condizioni economiche e sociali degli Stati Uniti, ma solo se tali dichiarazioni concordavano con la loro politica. I conservatori avevano affermato che il tasso di povertà negli Stati Uniti è salito durante l’amministrazione Obama (vero); i liberali avevano invece affermato che il tasso di disoccupazione è sceso (vero). Tuttavia, entrambi i gruppi avevano sostenuto anche alcune falsità che risultavano coerenti con la propria linea politica. Quindi, tutto sommato, nel determinare ciò in cui credevano, la linea politica ha contato molto di più della verità. L’aver sostenuto fatti sia veri che falsi ha portato alla percezione di essere cittadini informati, e quindi a una maggiore probabilità di voto. Con tutta questa mis-informazione, fiduciosamente mantenuta, non c’è da meravigliarsi che Trump non abbia provocato indignazione o scandalo tra quegli elettori che trovano le sue opinioni affini alle proprie.

Conclusioni

Per spiegare il “fenomeno Trump” basta quindi la comparsa di un candidato troppo inesperto e misinformato per evitare gaffe politiche (o almeno gaffe che contravvengono alla saggezza) unitamente a elettori troppo dis- e misinformati per notare le violazioni.

La mancanza di competenza degli elettori sarebbe deplorevole, ma forse non così preoccupante, se questi comprendessero, almeno modicamente, i limiti della propria conoscenza civica. Se lo facessero, potrebbero ripararvi. E’ invece la misinformazione che conduce gli elettori a cui piacciono alcune cose dette da Trump, a non riconoscere le gaffe da lui compiute come passi falsi, e la stessa misiformazione che conduce Trump a non comprendere i limiti delle proprie conoscenze e competenze, come spiegato dall’effetto Dunning-Kruger.

Attenzione: l’effeto Dunning-Kruger si applica a tutti

La prospettiva Dunning-Kruger suggerisce però anche un ammonimento che si spinge ben oltre gli elettori di Trump. Il fenomeno Trump può essere inteso come un esempio stravagante e ben visibile dell’incapacità, da parte degli elettori, di individuare una figura politica esperta.

La lezione chiave dell’effetto Dunning-Kruger è che questo effetto si applica a tutti, prima o poi.

Ognuno di noi, ad un certo punto, raggiunge i propri limiti di competenza e conoscenza e tali limiti portano a errori di valutazione, che si trovano al di là di confini per noi riconoscibili.

Sulla base di tutto questo, se siamo preoccupati dell’apparente ingenuità degli elettori di Trump, che può sembrare appariscente e ovvia, dovremmo anche tuttavia preoccuparci delle nostre opinioni politiche ingenue, suscettibili di essere più sfumate, sottili e invisibili ma non meno foriere di conseguenze.

Tutti noi corriamo il rischio di essere troppo malinformati da non riuscire a notare quando i nostri candidati favoriti, o i leader nazionali, compiono errori di valutazione catastrofici.

Vai alla fonte in lingua originale

Condivido con voi un articolo che ho trovato sul web che tenta di spiegare, alla luce dell’effetto psicologico Dunning-Kruger, il sostegno che Donald Trump, candidato repubblicano, sta avendo tra gli americani nella corsa presidenziale agli Stati Uniti.

Che ne pensate?

Commenti
Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.