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Reazioni alle rotture sentimentali e personalità: quale associazione?

Reazioni alle rotture sentimentali

Reazioni alle rotture sentimentali e personalità: quale associazione?

Quando le persone si trovano coinvolte in relazioni sentimentali serie, molte di loro temono di essere lasciate e si chiedono se e come potranno andare avanti nelle loro vite qualora la relazione dovesse finire. Eppure, la maggior parte delle ricerche sul recupero dopo rifiuti sentimentali suggerisce che, per la persona media, questi timori sono fortemente esagerati. La maggior parte delle persone superano le rotture molto più velocemente di quanto avessero previsto (1,2) e, alla fine, riescono ad essere felici come lo erano prima della rottura (3).

Tuttavia questi sono effetti medi: ciò significa che alcune persone possono ritrovare con relativa velocità la felicità dopo una rottura, mentre altre possono fare una grande fatica a riprendersi (3).

 

Che cosa determina le differenze tra le persone nelle reazioni alle rotture sentimentali?

Una nuova ricerca di Lauren Howe e Carol Dweck mostra che il modo di affrontare un rifiuto dipende da come viene affrontato personalmente (4). In particolare, il fronteggiare positivamente o negativamente un rifiuto dipende dalle proprie convinzioni sulla natura della personalità, nello specifico dalle idee sulla stabilità/instabilità dei tratti di personalità.

 

Teorie implicite della personalità

Secondo un ampio corpus di ricerca, le persone differiscono tra loro nella misura in cui possiedono convinzioni “entitarie” o “incrementali” sulla natura della personalità. Queste sono chiamate “teorie implicite della personalità”.

  • Coloro che hanno una “visione entitaria della personalità” credono che i tratti di personalità siano fissi: le persone sono come sono, e non c’è molto che si possa fare a riguardo. Avere una teoria entitaria della personalità implica anche che le cose che facciamo o che ci accadono non ci cambiano, ma anzi possono rivelare il nostro reale modo di essere (7).
  • Coloro che hanno una “visione incrementale della personalità” credono che i tratti di personalità possano cambiare: le persone possono lavorare per migliorare sé stesse e le cose che ci accadono possono cambiarci (5,6).

 

Teorie implicite e rifiuto

In che modo queste teorie implicite della personalità sono connesse alle nostre reazioni al rifiuto? Quando vengono respinte, le persone con una teoria entitaria della personalità sono più propense a ritenere che il rifiuto indichi la presenza di qualcosa di sbagliato in loro. Pensare che i tratti siano fissi, infatti, non significa avere la certezza di conoscere le proprie caratteristiche psicologiche, i teorici dell’entità potranno anzi “realizzare” che ci sia stato qualcosa di sbagliato in loro “per tutto il tempo”. Perciò, se siete teorici entitari, i rifiuti potranno condurvi a mettervi in discussione e farvi sentire male verso voi stessi.

Dato che i rifiuti portano a queste “realizzazioni” sul proprio sé, i teorici entitari potranno scoprirsi negativamente influenzati dalle rotture, in particolare:

  • Gli ci vorrà più tempo per superare un rifiuto emotivo.
  • Potrebbero aspettarsi che anche le relazioni future siano destinate a finire male, poiché questo rapporto li ha portati a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in loro.
  • Possono rinunciare a parlare dei rifiuti passati con i loro partner attuali, avendo paura di rivelare qualche loro “difetto fatale”.

 

La ricerca

Howe e Dweck hanno condotto una serie di studi per esaminare i legami tra le teorie implicite di personalità e le reazioni alle rotture sentimentali (4).

I primi due studi erano sondaggi, condotti su un totale complessivo di 419 partecipanti. In entrambi gli studi, i partecipanti completavano un questionario per valutare le teorie implicite. I partecipanti giudicavano il loro accordo con alcune dichiarazioni riferite a una teoria incrementale (ad esempio “Tutti, non importa chi siano, possono cambiare in modo significativo le loro caratteristiche di base”) o a una teoria entitaria (ad es. “Il tipo di persona che sei è qualcosa di costituzionale e non può essere modificato di molto”). Ai partecipanti è stato poi chiesto di pensare ad un rifiuto sentimentale doloroso verificatosi in passato. Hanno poi giudicato come la loro percezione di sé fosse stata modificata dall’esperienza (ad esempio “Sono preoccupato che ci sia qualcosa di sbagliato in me poiché sono stato rifiutato”), quanto gli altri da quell’evento li avessero visti in modo diverso e se il rifiuto avesse avuto un impatto persistente sulle loro relazioni successive (ad es. “Quando inizio un nuovo rapporto, sono preoccupato di parlare dei momenti passati in cui altre persone hanno chiuso i loro rapporti con me”). I partecipanti al secondo studio hanno inoltre risposto a domande sulla probabilità di rifiuti futuri: “A volte mi preoccupo di non poter più trovare qualcuno che mi ami veramente”, “A causa di questa esperienza, a volte ‘erigo dei muri’ per proteggermi nelle nuove relazioni”. Entrambi gli studi hanno dimostrato che tanto più le persone avevano una teoria entitaria della personalità, tanto più ritenevano che il rifiuto avesse determinato un cambio nella loro visione di sé, nel modo in cui gli altri avrebbero potuto vederli, oltre ad aver avuto un persistente impatto sulla propria vita sentimentale. Ed era proprio questa alterata visione di sé che aveva condotto ad un tale impatto negativo del rifiuto sulle loro vite.

Nel terzo studio, 184 partecipanti hanno completato un questionario sulle teorie implicite e sono stati invitati a riflettere su un proprio doloroso rifiuto passato. Invece di rispondere a domande specifiche sull’esperienza, come nei primi due studi, è però stato chiesto loro di mettere per iscritto quello che avevano ricavato dal loro rapporto. Nei loro scritti, i sostenitori della teoria dell’entità erano più propensi a fare delle “affermazioni universali” sulla loro futura vita sentimentale, come “Sono troppo sensibile, e questa mia caratteristica allontana le persone” o “Non importa quanto fortemente ci provi, non posso ottenere che qualcuno mi ami”.

Nel quarto studio, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di immaginare uno scenario di rifiuto ipotetico (invece che pensare ad un rifiuto accadutogli realmente in passato). In particolare, è stato chiesto loro di immaginare un rifiuto sentimentale minore (come incontrare qualcuno a una festa e sentire una scintilla, ma poi udire che quella persona non è interessata) o un rifiuto importante (l’addio improvviso di un partner sentimentale di diversi anni, dopo un litigio). Ancora una volta, i partecipanti venivano invitati a valutare le loro reazioni alla situazione. I risultati mostrano che in entrambi i casi (rifiuto maggiore o minore) i teorici dell’entità ritenevano che l’evento si fosse riflettuto maggiormente sul proprio carattere e avesse avuto un impatto più persistente. Ci si poteva aspettare la differenza pronunciata, tra teorici entitari e incrementali, nel caso di un rifiuto importante; ma i risultati indicano che, anche nel caso di un rifiuto minore, i teorici dell’entità pensavano ad un qualche loro difetto profondo, finalmente rivelato, come causa dell’evento, anche quando conoscevano a malapena il rifiutante.

Nel quinto e ultimo studio, i ricercatori hanno voluto valutare se una manipolazione sperimentale delle teorie implicite avesse un effetto sulla reazione delle persone ad un ipotetico rifiuto, in modo da comprendere in che misura avere determinate credenze determinasse le differenti risposte al rifiuto. In questo esperimento, 121 partecipanti hanno letto alcuni presunti articoli di psicologia a sostegno di una visione entitaria (i tratti e le abilità sociali sono fissi) o incrementale (i tratti sono modificabili); hanno poi completato il questionario sulle teorie implicite, per confermare che la manipolazione fosse stata efficace. Successivamente è stato chiesto loro di immaginare di aver subito un importante rifiuto. I soggetti indotti ad accettare una teoria entitaria hanno previsto che si sarebbero sentiti peggio verso sé stessi e avrebbero avuto un timore maggiore di futuri guai sentimentali, rispetto agli individui indotti ad accettare una teoria incrementale. Questi risultati suggeriscono che le credenze hanno un’influenza causale sulle reazioni al rifiuto. Inoltre, il fatto stesso che i ricercatori siano stati in grado di manipolare le teorie implicite, dimostra che è possibile modificare la propria prospettiva.

 

Quali sono le implicazioni di tutto ciò?

  • Se credete che la personalità sia immutabile, allora è più probabile che i rifiuti sentimentali vi faranno dubitare di voi stessi. I rifiuti potranno mettervi in discussione e farvi temere di essere stati rifiutati a causa di un qualche vostro difetto sinora non emerso, un difetto che tenterete di nascondere ai futuri partner, evitando di parlare delle vostre dolorose rotture. (Benché il legame riscontrato tra la teoria entitaria e le reazioni al rifiuto possano spiegare il modo in cui affrontiamo i rifiuti, le teorie implicite di personalità non sono certo l’unico fattore rilevante. Altre ricerche hanno dimostrato che anche lo stile di attaccamento (9) e le caratteristiche della relazione stessa (10) influiscono sulla modalità di ripresa dopo un rifiuto).
  • Anche se gli autori non ne discutono, sembra esserci una relazione tra il tipo di ragionamento dei teorici dell’entità e il ragionamento di coloro che sono depressi. Quando accadono eventi negativi come le rotture, le persone depresse tendono a credere che quegli eventi siano causati da propri tratti interni (8). Quindi, se qualcuno crede che la personalità sia fissa, quando le cose vanno male questa credenza andrà di pari passo con il pensiero “c’è qualcosa di sbagliato in me”.
  • Gli autori di questi studi hanno esaminato le reazioni ad un evento negativo, il rifiuto. Ma come i teorici dell’entità rispondono ad aventi positivi? Presumibilmente, questi individui crederanno che l’evento positivo sia indicativo di un sottostante attributo desiderabile. Questo tipo di risposta è però molto diversa dalle risposte degli individui depressi, che tendono a vedere i loro successi come riferibili a fattori transitori. Quando si tratta di affrontare un rifiuto sentimentale, avere una teoria dell’entità porta a modelli disadattivi, ma potrebbe non accadere quando si interpretano alcuni eventi positivi. Tuttavia, un ampio corpus di ricerca mostra come il mantenimento di una teoria entitaria dell’intelligenza (cioè credere che l’intelligenza sia fissa) risulti associato con limitate strategie di coping scolastiche. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le varie circostanze in cui risultino più adattativi i vari tipi di teoria implicita di personalità.

 

Conclusioni

Ci si potrebbe chiedere: La personalità è fissa o immutabile? Questa è una domanda completamente diversa. Ci sono prove che la personalità è malleabile e stabile allo stesso tempo, così sia i teorici entitari che quelli incrementali hanno una parte di ragione. Tuttavia, ci sono prove anche del fatto che la teoria in cui crediamo può influenzare il nostro modo di gestire un rifiuto. Come dimostrato nell’ultimo studio presentato, tuttavia, è possibile modificare la propria teoria implicita della personalità. La prossima volta che avrete a che fare con un rifiuto, cercare quindi di adottare una visione incrementale di personalità!

 

Bibliografia

1 Eastwick, P. W., Finkel, E. J., Krishnamurti, T., & Loewenstein, G. (2008). Mispredicting distress following romantic breakup: Revealing the time course of the affective forecasting error. Journal of Experimental Social Psychology, 44, 800-807.

2 Gilbert, D. T., Pinel, E. C., Wilson, T. D., Blumberg, S. J., & Wheatley, T. P. (1998). Immune neglect: A source of durability bias in affective forecasting. Journal of Personality and Social Psychology, 75, 617-638.

3 Lucas, R. E., Clark, A. E., Georgellis, Y., & Diener, E. (2003). Reexamining adaptation and the set point model of happiness: Reactions to changes in marital status. Journal of Personality and Social Psychology, 84, 529-539.

4 Howe, L. C., & Dweck, C. S. (2016). Changes in self-definition impede recovery from rejection. Personality and Social Psychology Bulletin, 42, 54-71.

5 Dweck, C. S., & Legget, E. L. (1988). A social-cognitive approach to motivation and personality. Psychological Review, 95, 256-273.

6 Chiu, C., Hong, Y., & Dweck, C. S. (1997). Lay dispositionism and implicit theories of personality. Journal of Personality and Social Psychology, 73, 19-30.

7 Plaks, J. E., Levy, S. R., & Dweck, C. S. (2009). Lay theories of personality: Cornerstones of meaning in social cognition. Social & Personality Psychology Compass, 3, 1069-1081.

8 Seligman, M. E., Abramson, L. Y., Semmel, A., & von Baeyer, C. (1979). Depressive attributional style. Journal of Abnormal Psychology, 88, 242-247.

9 Davis, D, Shaver, P. R., Vernon, M. L. (2003). Physical, emotional, and behavioral reactions to breaking up: The roles of gender, age, emotional involvement, and attachment style. Personality and Social Psychology Bulletin, 29, 871-884.

10 Sprecher, S., Felmlee, D., & Metts, S. (1998). Factors associated with distress following the breakup of a close relationship. Journal of Social and Personal Relationships, 15, 791-809.

 

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A seguito di una rottura sentimentale, c’è chi, dopo un “fisiologico” periodo di sofferenza, riesce a ritrovare la felicità e chi invece fa una grandissima fatica a riprendersi. Una nuova ricerca, pubblicata nel 2016 sulla rivista “Personality and Social Psychology Bulletin”, ha cercato di dare una spiegazione a queste differenze tra individui nel reagire alle separazioni. Ecco cosa le ricercatrici che hanno condotto lo studio hanno scoperto…

Sull’argomento, può interessarvi anche il seguente articolo: 3 modi per prendersi cura di se stessi dopo la fine di una relazione 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.