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5 passi per mantenere in salute il proprio cervello (e prevenire la demenza senile)

demenza senile

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Recenti studi hanno osservato che il numero di persone che potrebbero sviluppare demenza nei prossimi 20 anni è in notevole aumento.

Non sorprende che milioni di dollari siano destinati alla ricerca in questo campo, al fine di comprendere le modalità con cui assicurare una salute più longeva possibile al cervello, andando a prevenire o almeno a rallentare l’invecchiamento cognitivo.

Molti dei fondi sono stanziati in favore della ricerca farmacologica, tuttavia oggigiorno un numero sempre maggiore di studi sta dando importanza anche allo stile di vita come fattore essenziale per mantenere in salute il cervello e tutte le sue funzioni.

Esaminiamo insieme 5 aspetti che sembrano influenzare notevolmente il buon funzionamento della mente, dunque contribuire alla prevenzione della demenza.

1. Nutrizione

Non sorprende che la nutrizione abbia un ruolo fondamentale. Le tipologie di cibi e le abitudini alimentari che riducono le malattie cardiache e il diabete, sembrano apportare dei benefici anche alla salute del cervello. Una dieta povera di grassi saturi e di zuccheri promuove una migliore circolazione del sangue all’interno dei vasi sanguigni del cervello, mentre cibi grassi possono ostruire le arterie provocando possibili ischemie. Vari studi hanno trovato che il consumo di pesce, in particolare quello ricco di omega 3 come il salmone e il tonno, è un fattore protettivo nei confronti del deterioramento del cervello. Anche le nocciole e i frutti scuri, come per esempio i mirtilli, così come la dieta mediterranea che enfatizza il consumo di cibi a base vegetale come il grano, i legumi e l’olio di oliva, sembrano apportare benefici al funzionamento cerebrale. Più recentemente, in uno studio del 2014, Daiello e collaboratori hanno trovato che assumere integratori alimentari a base di olio di pesce, contenenti alte percentuali di omega 3, aiuta a preservare le funzioni cognitive e il volume del cervello. Inoltre, livelli bassi di vitamina D sembrano aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer, come riportato nello studio di Littlejohns e collaboratori del 2014.

2. Pressione sanguigna e peso

Come possiamo immaginare, l’ipertensione e l’essere in sovrappeso incrementano il rischio di sviluppare demenza col passare degli anni. L’aumento di peso induce un incremento significativo della pressione sanguigna, e la pressione alta aumenta il rischio di infarti. Anche i piccoli infarti, che sono spesso non diagnosticati, possono innescare più velocemente il processo di decadimento cognitivo. Per esempio, in uno studio condotto nel 2001, Petersen e colleghi hanno trovato che gli individui con un maggior numero di microinfarti ottenevano bassi punteggi in test cognitivi.

3. Allenamento cognitivo

Il cervello è come un muscolo, e come tale ha bisogno di continuo allenamento. Nuovi stimoli promuovono l’apprendimento ed esso conduce alla formazione di connessioni cerebrali sempre più articolate e veloci. I giochi di logica o le parole crociate, oppure il sudoku, sono ottimi strumenti che aiutano a mantenere la mente in buona salute. Recentemente, compagnie private hanno sviluppato giochi al computer e applicazioni per cellulari utili a stimolare differenti funzioni mentali, in particolar modo la concentrazione. Owen e colleghi (2010) hanno scoperto che questi giochi permettono di potenziare l’attenzione, la memoria, il ragionamento e le abilità visuo-spaziali.

4. Attivazione emotiva

I muscoli crescono perché sono continuamente messi sotto sforzo. Anche il cervello cresce nello stesso modo: richiede di essere messo costantemente sotto pressione per potersi evolvere. Tuttavia non è detto che l’apprendimento sia il solo strumento per far crescere il cervello; anche le sfide emotive offrono stimoli per la maturazione e l’organizzazione cerebrale. Per esempio, molti studi hanno mostrato come le persone che devono risolvere problemi in gruppo hanno un rischio minore di sviluppare demenza. Molto probabilmente questo effetto protettivo è dovuto al fatto che il cervello è stimolato sia nella risoluzione di problemi cognitivi sia nell’attivazione emotiva. Dall’altra parte, individui che sono depressi e isolati sono più a rischio di invecchiamento cognitivo precoce. Globalmente, sembra che attività che includono sia un coinvolgimento cognitivo sia emotivo siano quelle che apportano maggiori benefici al nostro cervelllo. Esempi di questo tipo includono imparare e conversare in una nova lingua, imparare a suonare uno strumento ed esibirsi davanti ad una platea, partecipare ad attività di volontariato su cause che appassionano o parlare in pubblico, soprattutto se ciò faceva molto paura in passato.

5. Meditazione e ipnosi

Sia l’ipnosi sia la meditazione sono in grado di modificare in maniera consistente il funzionamento cerebrale. Queste due attività sono capaci di influenzare il flusso vascolare del sangue, l’attività elettrica e di stimolare regioni specifiche del cervello. Inoltre, entrambi i metodi possono influenzare il livello di infiammazione corporea. Essi sono infatti strumenti eccellenti per controllare la risposta allo stress e la risposta alla paura, che sono fattori in parte responsabili della risposta infiammatoria. Ciò è particolarmente importante alla luce del fatto che il processo infiammatorio è associato all’invecchiamento cognitivo. Sebbene non sia stata trovata una connessione diretta con la demenza, evidenze in campo scientifico hanno mostrato che infiammazioni del tessuto cerebrale influenzino l’avanzamento del processo di deterioramento. In aggiunta, l’infiammazione è risultata associata a riduzione dell’ippocampo, che è il centro della memoria, e un’atrofia dell’ippocampo è stata spesso riscontrata in pazienti affetti da Alzheimer. Nello studio condotto da Schoen & Nowack (2013), gli autori hanno mostrato come piccole sessioni di ipnosi e di meditazione, ascoltando semplicemente registrazioni durante il sonno, possono ridurre la risposta infiammatoria.

Un ottimo testo da cui iniziare per imparare la meditazione è questo: “Dovunque tu vada, ci sei già“.

Ricordate: un cervello opportunamente stimolato è anche un cervello felice.

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Ecco un altro interessante articolo in ambito di Psicologia della Salute, una branca della psicologia che si occupa di promuovere condotte che assicurano il benessere globale dell’individuo.

In particolare oggi parliamo di demenza senile, analizzando 5 spunti tratti dalla ricerca medica e psicologica contemporanea utili a contrastare l’invecchiamenti cerebrale.

Per saperne di più su questo tema estremamente attuale, vi consiglio l’intervista che ho fatto alla dott.ssa Leonetti, una collega psicologa che si occupa nella sua pratica clinica di demenze. Nel video vengono forniti suggerimenti utili per chi si trova a convivere con persone affette da questa patologia, per un corretta gestione pratica ed emotiva del proprio caro malato.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.