Chi ha problemi psicologici ha avuto dei traumi da piccolo? - Psicologo Milano
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Chi ha problemi psicologici ha avuto dei traumi da piccolo?

 

Chi ha problemi psicologici ha avuto dei traumi da piccolo?

 
La paura dell'acqua
Che mi piacesse da matti il nuoto l'ho scoperto (con mio grande rimpianto) solo da adulta. Perchè? Semplice e banale: come tutti quelli che non sanno nuotare, avevo una paura tremenda dell'acqua. E come tutti quelli che hanno paura dell'acqua non trovavo il coraggio di avventurarmi in mare se non dove si toccava. Di andare in piscina, poi, non se ne parlava proprio: potevo tollerarlo al massimo per prendere il sole, ma ovviamente stando ben lontana dalla vasca.
Quelli tra i miei amici che sapevano nuotare mi chiedevano: "Non è che hai avuto un qualche trauma da piccola?". Niente di tutto ciò: nessuno mi aveva mai spinta in acqua, nè ero mai stata forzata a tentare di apprendere il nuoto, nè ero mai stata ridicolizzata o rimproverata durante la mia infanzia per le mie paure.

 

Chi ha problemi psicologici ha avuto dei traumi da piccolo?

 
La paura dell’acqua
Che mi piacesse da matti il nuoto l’ho scoperto (con mio grande rimpianto) solo da adulta. Perchè? Semplice e banale: come tutti quelli che non sanno nuotare, avevo una paura tremenda dell’acqua. E come tutti quelli che hanno paura dell’acqua non trovavo il coraggio di avventurarmi in mare se non dove si toccava. Di andare in piscina, poi, non se ne parlava proprio: potevo tollerarlo al massimo per prendere il sole, ma ovviamente stando ben lontana dalla vasca.
Quelli tra i miei amici che sapevano nuotare mi chiedevano: “Non è che hai avuto un qualche trauma da piccola?”. Niente di tutto ciò: nessuno mi aveva mai spinta in acqua, nè ero mai stata forzata a tentare di apprendere il nuoto, nè ero mai stata ridicolizzata o rimproverata durante la mia infanzia per le mie paure. Insomma: ero solo una normalissima fifona che aveva paura di galleggiare, tutto qua. In acqua ci si muove in modo totalmente diverso dalla terraferma e finchè non si prende confidenza con questa cosa è normale aver paura.
E’ sulla frase dei miei amici che voglio soffermarmi: “Non avrai avuto un trauma da piccola?”. Cosa intendevano?
 
Problemi da adulti = traumi da piccoli
La loro ipotesi era che nel mio bagaglio di esperienze passate ci fossero dei ricordi sgradevoli associati al nuoto; che so, qualcuno che in giovane età mi avesse buttata dove non si toccava confidando nella mia capacità di trovare istintivamente i movimenti giusti (beh, a volte succede; io non la trovo una grande idea ma a me non era mai successo nulla del genere).
In questa ipotesi c’era implicita una teoria che è molto diffusa nel pensiero comune: quella per cui le paure degli adulti sarebbero causate da traumi patiti da bambini.
Più in generale, molte persone pensano che non solo le paure ma tutti i problemi, grandi e piccoli, di cui si soffre discendano da esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia. Così facendo, probabilmente senza saperlo, fanno riferimento a una delle idee chiave della psicoanalisi.
 
Un po’ di teoria
Freud descriveva il trauma come “qualsiasi esperienza provochi gli affetti penosi del terrore, dell’angoscia, della vergogna, del dolore psichico” (tratto da “Studi sull’isteria”, 1895). E’ passato molto tempo da quando è stata scritta questa definizione. Le teorie si sono susseguite, le riflessioni sono andate avanti, la terminologia si è evoluta: ma penso che la sostanza sia più o meno sempre questa.
In altre parole potremmo dire così: il trauma è un’esperienza emotiva che la persona non riesce a gestire con le sue sole forze.
Torniamo allora alla teoria dei miei amici. Essi sostanzialmente ragionavano così: qualcuno, da piccola, ti butta in acqua contro la tua volontà > questo ti fa passare un enorme spavento perchè, non sapendo nuotare, non sai fronteggiare la cosa > questo è quindi un trauma per te > lo spavento resta indissolubilmente legato a ogni situazione che ti ricorda quell’esperienza > conclusione: non hai più il coraggio di imparare a nuotare.
Non fa una grinza. E in effetti molte volte succede qualcosa di simile: faccio un’esperienza negativa che mi segna profondamente, e da quel momento in poi reagirò negativamente a tutto quel che mi ricorderà quell’esperienza. E’ un modo istintivo per proteggermi dal provare ulteriore dolore: certe volte anche il ricordo stesso fa star male, quindi evito accuratamente tutto quel che mi può fare rivivere mentalmente ciò che ho passato.
Ma funziona sempre e solo così?
 
Complichiamo un po’ le cose!
La risposta è no: non sempre e non solo.
Vorrei farvi notare, per cominciare, che due persone possono vivere la stessa esperienza in modi del tutto diversi. Prendete le montagne russe: c’è chi si diverte da matti a farsi sballottare e chi neanche se lo pagassero ci salirebbe mai. Perchè?
Perchè la stessa cosa che per uno è normale (o divertente, o stimolante, o elettrizzante) per un altro può essere tremendamente angosciante. Questione, semplicemente, di sensibilità individuale e di gusti personali. Torniamo allo scritto di Freud: “Dipende ovviamente dalla sensibilità della persona colpita […] se l’esperienza stessa agisce come trauma”.
 
Stesso trauma = stessa reazione?
C’è dell’altro, però. Se anche due persone vivono lo stesso evento come traumatico, le vedrete di sicuro reagirvi in modo diverso.. Assorbiranno il colpo in modo del tutto personale. Così può succedere che ci siano persone che reagiscono con grande sofferenza a fatti che per altri hanno una portata, tutto sommato, limitata. C’è quindi una diversità non solo nel vivere la situazione come traumatica o meno, ma anche nel far fronte al trauma.
Pensiamo a come si può reagire al licenziamento. Qualcuno può prenderla molto male e andare in profonda crisi. Qualcun altro può passare qualche momento nero per poi reagire. Qualcun altro ancora può viverlo come un’occasione per cercarsi un lavoro migliore e affrontare la cosa un po’ come una sfida.
Voglio dire, cioè, che l’avere fatto un’esperienza negativa (o anche varie esperienze negative) non significa di per sè nulla. Bisogna vedere anche che risorse si mettono in gioco per rispondere al colpo.
 
Tanti piccoli fatti
Un’altra osservazione ancora. Certuni dicono: “Non capisco perchè sto male: eppure non ho avuto dei traumi da piccolo”. Sì, perchè in genere noi pensiamo al trauma come a un singolo evento clamoroso; che so, la morte di una persona cara, un grave incidente d’auto, la rottura di una relazione importante…
Ma non ci sono solo i singoli fatti “clamorosi” che ci possono fare star male. Possono essere le situazioni nel loro complesso a darci disagio. Il mobbing è un buon esempio di quel che sto dicendo: un lavoratore è fatto bersaglio di ripetuti e continui piccoli soprusi, è costantemente preso di mira con dispetti e cattiverie, lentamente gli si crea attorno un ambiente sfavorevole… e tutto succede in modo così impercettibile che non si riesce a identificare un evento singolo come causa del disagio. Il mobbizzato, nondimeno, sta male. Ecco, qui è la situazione nel suo complesso che diventa traumatica.
 
Non finisce qui
E poi, paradossalmente, ci sono i traumi legati a eventi piacevoli.
Lo so, ora ci sarà qualcuno che obietterà che un evento positivo non può essere traumatico. In fondo anche la definizione di Freud che ho citato sopra sembra far pensare che i traumi siano legati solo a fatti negativi.
A dir la verità qui si apre un altro discorso che ci porterebbe troppo lontano, perciò riserverò queste e altre argomentazioni a un’altra pagina:
www.psicologia-imola.it/Trauma%20=%20solo%20fatti%20negativi.htm

Per gentile concessione della Dottoressa Silvia Bianconcini www.psicologia-imola.it

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.