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Psicologi: come lavorare di più – testimonianze di grandi autori

lavorare di più come psicologo

come lavorare di più

Indice
00:32 Robert Roe – Prestare attenzione ai bisogni delle persone
00:55 David Lazzari – Essere curiosi
01:03 Claudio Bosio – lavorare meglio investendo sulla propria qualificazione professionale
01:18 Giuseppe Riva – non soffermarsi solo sulla psicologia clinica
01:48 Stefano Gheno – usare della psicologia e non preoccuparsi di fare lo psicologo
02:14 Umberto Galimberti – dedicarsi all’aiuto e mutuo aiuto e lanciarsi in nuovi ambiti
03:09 Cesare Kaneklin – leggere ed intervenire nella realtà organizzativa
03:57 Fulvio Giardina – individuare una nicchia su cui investire e avere competenze trasversali
04:32 Antony Scioli – ampia formazione e flessibilità
05:34 Philip Zimbardo – psicologi come imprenditori delle proprie capacità
06:45 Gianluca Castelnuovo – adattamento e flessibilità ai contesti di cura
07:40 Sath Cooper – entrare concretamente in contatto con la società
08:19 Matteo Lancini – Utilizzo della rete e progetti innovativi
09:07 Isabel Fernandez – far conoscere ruolo e potenzialità dello psicologo nella società
10:18 Franco Del Corno – distinguere psicologia da psicoterapia e ampliare le aree di intervento
11:22 Luca Mazzucchelli – proporsi correttamente ai clienti tramite il marketing della professione

Luca Mazzucchelli: Cari amici, oggi un video richiesto a gran voce dai colleghi psicologi: come poter lavorare di più. Ho posto questa domanda a diversi dei professionisti che ho intervistato ultimamente e le risposte che sono uscite credo possano essere molto utili non solo agli psicologi, ma anche a chi svolge un’altra professione. Buona visione, ci vediamo dopo …

Robert Roe: Gli psicologi lavorano anche in diversi campi già organizzati, quali la psicoterapia, la selezione di personale, la formazione e così via. È importante che gli psicologi prestino un po’ di attenzione anche agli aspetti di “marketing”, per scoprire quali altri bisogni esistono e per quali persone potrebbero aver necessità di un supporto. Se siamo aperti ai bisogni delle persone possiamo fare un lavoro migliore per aiutarle a risolverli.

David Lazzari: Se si riesce ad essere curiosi ci si guarda intorno e guardandosi intorno lo spunto giusto alla fine si trova.

Claudio Bosio: Direi, più che lavorare di più, che è un po’ una tendenza che abbiamo oggi un po’ bulimica, lavorare meglio e per lavorare meglio investire di più sul proprio progetto di costruzione e qualificazione professionale.

Giuseppe Riva: Lavorare di più oggi vuol dire essere consapevole che non c’è soltanto lo psicologo clinico. Tutti i miei studenti quando entrano in università pensano che essere uno psicologo vuol dire essere lo psicologo della terapia. Secondo me esistono tanti altri lati dell’esperienza psicologica, in particolare la psicologia del lavoro, ma soprattutto la psicologia del benessere per chi vuol comunque lavorare cambiando le persone, ma necessariamente non deve occuparsi di persone con patologie.

Stefano Gheno: Io suggerirei di usare il più possibile della psicologia piuttosto che preoccuparsi di fare lo psicologo. Le professioni cambiano inevitabilmente… i contenuti, le discipline e le risorse possono essere adattate a quello che il mondo chiede. Io credo che ci sia tantissimo bisogno di psicologia e anche molto desiderio di psicologia, magari non di psicologi.

Umberto Galimberti: Di sicuro il lavoro non lo si inventa, lo psicologo che vuole lavorare di più direi che potrebbe benissimo ricominciare in tutte quelle forme di aiuto e mutuo aiuto anche in forma volontaria, ci sono i volontari che lo fanno in tutte le dimensioni e si può farlo anche psicologicamente. Ricordo per esempio un mio caro amico a tutti noto, che è Massimo Cirri, il quale cosa ha fatto? Ha fatto un sindacato dei matti e ha scritto anche un bel libro su questa sua esperienza, poi si è messo a fare una sorta di psicoterapia di mutuo aiuto con i disoccupati a seguito della crisi. Bisogna lanciarsi in diversi mondi anche se non guadagni, perché solo se ti esponi allora cominci ad essere significativo per te stesso e noto agli altri. Se stai chiuso nel tuo risentimento perché non c’è lavoro, nessuno ti chiama, allora spegniti come una candela.

Cesare Kanekiln: Se vuole lavorare di più impari a leggere la realtà organizzativa e intervenire nella realtà organizzativa. Oggi la domanda più forte di psicologia si ha dentro a gruppi e organizzazioni, parlo dell’azienda, parlo della cooperativa, parlo delle associazioni che fanno fatica a cooperare assieme a fronte di un obiettivo, a fronte di un compito allora da questo punto di vista quella domanda lì è molto disponibile, però a monte ci sta la capacità di lettura delle situazioni micro organizzative, di analisi delle situazioni micro organizzative, che mi sembra gli psicologi non abbiano.

Fulvio Giardina: Io credo che sia importante individuare una nicchia su cui investire le proprie risolse culturali, mentali e professionali. Studiare è importante e avere competenze trasversali in questa società liquida, capite bene che non possiamo strutturare soltanto alcune competenze quindi le nuove tecnologie, le lingue, tutto questo ci permette di muoverci a 360 gradi . Un giovane ha soprattutto grandi energie, mentali e fisiche, per cui consiglierei di approfondire meglio una nicchia su cui avere credibilità professionale e poi in maniera trasversale allargare su tutti gli scenari che ci possono essere.

Antony Scioli: Questo è sempre un problema. Penso che per essere più efficaci sul piano commerciale sia necessario avere una preparazione più ampia possibile ed essere in grado di fare cose diverse. Uno dei fondamenti della speranza è avere più possibilità di scelta e non sentirsi bloccati. Per esempio, studierei la statistica, non sono molti coloro che lo fanno e credo che valga sempre la pena conoscere la psicometria ed essere preparati nelle sue tecniche; se ti piace la terapia, formati sui bambini oltre che sugli adulti, perché non ci sono abbastanza terapisti infantili; se ti piace insegnare, puoi sempre farlo part – time . Moltissimi psicologi negli Stati Uniti fanno due o tre cose diverse: è stimolante, ma essere capaci di fare più di una cosa è anche una maniera di sopravvivere. Bisogna guardare anche all’ industria: qui ci si deve vendere bene e dimostrare di poter essere produttivi, di far risparmiare denaro all’azienda,aumentare il valore dell’azienda o della vita di chi ci lavora, bisogna essere flessibili.

Philip Zimbardo: È un problema che esiste in tutto il mondo. La maggior parte delle economie sono sempre in crisi e la psicologia non è considerata un settore fondamentale. Perciò, consiglierei a tutti gli aspiranti psicologi di diventare anche degli imprenditori. Ciò significa pensare a come monetizzare, vendere le proprie capacità. Sviluppare nuove applicazioni per aiutare le persone in vari modi. Anche lavorare in gruppo, sviluppando così una propria organizzazione. Ora, per gli psicologi è molto difficile lavorare nelle Università. Questo perché la maggior parte degli atenei si comportano allo stesso modo, assumendo chi ha un dottorato di Psicologia non come professore, ma in qualità di aggiunto. In questo modo, si viene pagati a ora, a studente . È un cambiamento molto negativo rispetto a quando io ero uno psicologo. L’altra cosa è per riuscire a entrare e a crescere nel campo della psicologia, che si deve lavorare duramente, devi pubblicare molto e far sapere al mondo le tue idee.

Gianluca Castelnuovo: Il suggerimento che posso dare è quello di andare oltre degli schemi, che sono stati appresi durante l’università, durante la prima parte della formazione di ciascuno, pensando che lo psicologo può lavorare in molti contesti, in molti setting, in molte situazioni diverse, a volte addirittura inimmaginabili rispetto all’inizio della formazione, per cui vedo che alcuni psicologi fanno fatica ad adattarsi. Mi ricordo per esempio il caso di uno psicologo ospedaliero, che se non faceva tot sedute alla settimana per tot settimane non poteva dire di curare il paziente, mentre magari quel contesto ospedaliero chiedeva di fare tre o quattro incontri in una settimana. Bisogna adattarsi ai contesti di cura, ricordandosi che bisogna portare beneficio dove viene richiesto, non tanto imporre delle teorie. Se c’è flessibilità e adattamento ai contesti, anche ai più diversi, secondo me lo psicologo anche giovane può avere successo.

Sath Cooper: Gli psicologi devono guardare ai nuovi media, dobbiamo guardare ai social media. Dobbiamo rivolgerci al sistema scolastico e ai ragazzi. Dobbiamo uscire dai nostri studi ed entrare in contatto con le diverse componenti della società: scuole, asili, ospedali, enti ricreativi e pubblici, per far sapere che siamo disponibili a fornire loro i nostri servizi professionali .Dobbiamo darci da fare, non possiamo stare seduti ad aspettare che i clienti vengano da noi.

Matteo Lancini: Tutti i giorni mi impegno a cercare di capire, insegnando in università e nelle scuole di specialità, come i giovani allievi possano trovare un mercato futuro di sviluppo lavorativo. E’ chiaro che anche in questo senso credo che il tema dell’utilizzo delle tecnologie, pensando anche a recenti finanziamenti del ministero della salute vadano in questa direzione. Credo che per i giovani [sia importante] pensare a modalità di utilizzo della rete e a progetti innovativi che prevedano anche la costruzione di siti, come succede già per certe asl o di iniziative attraverso le quali si possa offrire un primo aiuto poi vedremo se anche un aiuto più approfondito attraverso appunto internet e la rete, perché no app, penso che sia meglio che lo governino i giovani psicologi che altre figure come sta accadendo adesso.

Isabel Fernandez: Pensandoci bene, una delle cose che impressiona di più della psicologia è che può essere applicabile in tantissimi campi, in tante situazioni umane, in tante fasi che possono affrontare le persone, quindi penso che fare dei progetti e cercare di presentare quello che lo psicologo ha da dire, da offrire in tutti questi campi, in questa diversità penso che sia anche un buon modo per far conoscere il ruolo dello psicologo. Penso che lo psicologo debba avvicinarsi molto alle persone, quindi alle istituzioni, ai gruppi e cercare di spiegare e presentare tutto quello che può offrire. Abbiamo credo un bagaglio di strumenti importanti, che possono essere efficaci ed utili a moltissime persone in tantissime situazioni. Bisogna farlo conoscere… Quindi penso che lo psicologo debba promuovere moltissimo e avvicinarsi molto alle persone e alla società in tutte le sue dimensioni.

Franco Del Corno: Io credo che sia molto importante non identificare tout court la psicologia con la psicoterapia. Oggi credo che si debba dire che il mercato della psicoterapia, per usare questo termine, è abbastanza saturo e quindi certamente se i giovani psicologi si orientano soltanto sull’attività clinica e psicoterapeutica sono destinati ad avere delle difficoltà poi a trovare clienti, pazienti, o come li vogliamo chiamare. Sarebbe davvero importante che soprattutto i giovani psicologi si appassionassero ai vari ambiti in cui si può fare lavoro psicologico. Ce ne sono tantissimi: la psicologia scolastica, la psicologia della prevenzione, la psicologia della salute… Non identificare tout court la psicologia con la psicoterapia e lavorare ampliando le aree di intervento della psicologia io credo che sia una delle condizioni che consentirebbero agli psicologi soprattutto giovani di trovare più occasioni di lavoro.

Luca Mazzucchelli: Più che un suggerimento in conclusione vorrei fare una riflessione e mettere un alert per chi vende il prodotto psicologia, perché il nostro è un prodotto molto speciale perché riguarda il disagio, riguarda l’umano, riguarda la sofferenza. Non bisogna insomma diventare la Wanna Marchi della psicologia e vendere il nostro prodotto come se fosse una batteria di pentole, anzi, occorrerebbe ricordare che il nostro intervento clinico per certi versi inizia già dal modo attraverso il quale ci proponiamo ai nostri utenti attraverso il marketing della professione. Se ci fosse qualcuno all’ascolto interessato al mio personale modo di promuovermi potete andare a dare un occhio sul mio sito www.psicologo-milano.it sotto la sezione risorse per psicologi troverete un corso gratuito per scoprire alcuni dei principi a cui mi ispiro per parlare con il pubblico. Ciao e alla prossima.

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.