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Psicologia dell’italiano medio – da Andreotti al terzo Reich, come cambiamo e come diventeremo

Psicologia dell'italiano medio

salvatore parisiSalvatore Parisi è uno psicologo e psicoterapeuta, dal 1983 è il direttore della Scuola Romana Rorschach e membro Executive Board International Rorschach Society dal 1999 al 2005.

Dal 1973 al 1983 frequenta i corsi di psicodiagnostica di Carlo Rizzo, del quale diviene presto allievo prediletto e stretto collaboratore. Oltre all’attività didattica nei corsi e seminari promossi dall’Istituto, negli anni ricopre numerosi incarichi di docenza in tecniche psicodiagnostiche presso varie Università italiane ed internazionali. Dal 1977 ha avuto il ruolo di Delegato della Società Italiana Rorschach ed altre Tecniche Proiettive ai Congressi Internazionali promossi dalla International Rorschach Society, è stato Presidente dell’ XVII Congresso Internazionale Rorschach Ed Altre Tecniche Proiettive svoltosi a Roma  nel Settembre 2002.

Indice:

01:06 Differenze nei tratti psicologici degli italiani negli ultimi 80 anni.

04:25 E’ possibile fare una proiezione futura? Il bisogno di analisi approfondite.

05:39 Un esempio illustre: Il Rorschach di Giulio Andreotti.

06:54 Il Rorschach di Norimberga.

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Differenze nei tratti psicologici degli italiani negli ultimi 80 anni.

LM: Un saluto a tutti da Luca Mazzucchelli. Oggi cercheremo di rispondere a questa domanda: Come cambia la psicologia degli italiani? Sembra una domanda con una risposta molto impegnativa ed in effetti lo è, però forse abbiamo qualche elemento per iniziare una ricostruzione di quello che è il processo dell’evoluzione della psicologia degli italiani. L’ospite di oggi è il dottor Parisi, direttore della Scuola Romana di Rorschach. Questa scuola dal 1932 ha raccolto migliaia di somministrazioni delle macchie e ha creato un archivio di oltre 23mila Rorschach di soggetti tutti italiani, una casistica veramente immensa, che permette di monitorare l’evoluzione della psicologia degli ultimi 80 anni in Italia. Quali sono le differenze importanti che ha visto affermarsi nei tratti psicologici degli italiani dal 1930 ad oggi?

Salvatore Parisi: Rispetto agli anni ‘30 si è fatto un solo step che comprende gli anni ’30 – ‘40. C’è stata una tesi di laurea, che ha avuto 110 e lode della dottoressa Daniela Fioretti, che ha lavorato nel nostro archivio. La tesi era sull’identità virile maschile nei soggetti degli anni ‘30 – ‘40, rapportato ai maschi di oggi, stessa classe di età e le differenze sono state davvero impressionanti. Questo è uno step, ma il risultato più sorprendente ce l’abbiamo un po’ sotto gli occhi noi tutti: c’è un po’ di perdita dell’identità maschile nell’italiano “moderno”. Abbiamo fatto un primo studio pilota su come eravamo negli anni ‘70 rispetto a come siamo oggi, qui posso darle qualche informazione in più, purtroppo non sono delle belle informazioni. Intanto possiamo dire che l’italiano medio oggi ha i valori Rorschach simili a quelli degli americani, quindi si è indubbiamente impoverito rispetto alle sue capacità produttive, un soggetto meno curioso, un soggetto che tende a dare giudizi più superficiali, in linea di massima più pigro, con un livello di ambizione molto elevato, ma con poche capacità per raggiungere queste ambizioni, quindi con un umore tendenzialmente depressivo. C’è un livello di impossibilità che ha aumentato questi fattori negli ultimi decenni, che hanno evidentemente ed eccessivamente stressato gli italiani, queste sono le caratteristiche che mi vengono in mente così a bruciapelo.

LM: Come siete arrivati a queste conclusioni?

SP: Abbiamo comparato i valori medi degli anni ‘70 con i valori medi di oggi, sia maschi che femmine. Dicevo prima che i maschi hanno perso molto della propria identità virile, ma anche le donne hanno perso molto della loro spontaneità emozionale. C’è stato un enorme cambiamento nella società, fino agli anni ‘60 il numero delle donne che lavorava era assai minore rispetto ai maschi. L’attività lavorativa riduce la possibilità di poter esprimere le proprie emozioni liberamente, poiché in qualche modo il lavoro coarta la dimensione affettiva e questo è quanto riguarda il versante femminile. Sicuramente anche le donne hanno perso molto rispetto agli anni 70…

LM: Siamo riusciti a guadagnare qualcosa?

SP: Sinceramente vorrei tanto dire sì, ma non vedo dei miglioramenti.

E’ possibile fare una proiezione futura? Il bisogno di analisi approfondite.

LM: Proviamo allora a guardare nel futuro: se possiamo fare la proiezione tra vent’anni, cos’altro cambierà e in quale direzione? Non so se sia possibile farlo…

SP: Noi vorremmo tanto studiare tutto il nostro archivio, perché come giustamente diceva Lei abbiamo Rorschach dal 1930 fino ai nostri giorni. Sarebbe straordinario studiare ogni decennio e metterli a confronto, dire il dopoguerra, gli anni 30-40 che siamo sotto il fascismo, il dopoguerra, il boom economico, gli anni della rivoluzione sessuale che sono iniziate all’inizio degli anni 60 e tutto quello che poi è successo anche rispetto a un sistema televisivo diverso. E’ cambiato molto quello che “coinvolge” gli italiani di tutti i giorni e spero che anche grazie a questa intervista si possa trovare qualche finanziatore che ci aiuti nel mettere a punto il nostro progetto e soprattutto a digitalizzare tutti questi test, l’andamento comunque non è eccessivamente positivo.

Un esempio illustre: il Rorschach di Giulio Andreotti.

LM: Io so che Lei ha somministrato il Rorschach a molti personaggi, anche personaggi noti, politici… anche al Presidente Giulio Andreotti, è corretto?

SP: Non gliel’ho somministrato, gliel’ho consegnato. Ho avuto il piacere di studiare il test di Andreotti quando egli era ospite del Celio e il mio maestro Carlo Rizzo, il fondatore della Scuola Romana Rorschach, gli somministrò il test. All’ epoca della somministrazione Andreotti aveva 22 anni e ci ha dato il permesso di elaborare il suo test  e stilare un dettagliato profilo di personalità. Quando andai a leggergli il suo referto rimase molto contento, molto colpito. Quello che posso dirle visto che è curioso sulla materia è che indubbiamente Andreotti sarebbe stato un rorschachista perfetto, perché era molto preciso, molto pignolo, molto minuzioso, estremamente intelligente. Gli facemmo omaggio di una targa, perché lui aveva dato tante risposte non convenzionali che avevano arricchito il nostro database con risposte uniche.

Il Rorschach di Norimberga.

LM: So che nel corso della storia il Rorschach è stato utilizzato anche in altri contesti, ad esempio a Norimberga. So che è stato somministrato ai criminali nazisti e in particolare anche al numero 2 del Terzo Reich, è corretto?

SP: Come no, difatti c’è un bellissimo libro Il Rorschach a Norimberga, curato dal professor Zizolfi. La cosa interessante è che gli americani rimasero un po’ sconcertati dal fatto che non trovarono patologie, psicopatologie gravi o personalità psicopatiche… bisogna anche dire che quei Rorschach non furono raccolti molto bene, anche se un grande studioso, poi diventato successivamente studioso del Rorschach e stiamo parlandi di Kelley aveva somministrato qualche test. Ad Hermann Goering venne fatto due volte il Rorschach, quindi abbiamo due protocolli diversi e la dimensione psicometrica di Hermann Goering ricalca un po’ quello che disse la madre, che disse: “Mio figlio o sarà un grande criminale o sarà un grande uomo di Stato” ed in effetti è stato tutti e due…

LM: Grazie per queste curiosità, ma anche per questi dati, speriamo che il progetto di approfondimento di quest’archivio possa essere concluso presto, quindi in bocca al lupo per questo progetto e grazie anche a chi ci ha seguito, ci vediamo alla prossima.

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.