Psicologia del matrimonio: 4 miti da sfatare - Psicologo Milano
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Psicologia del matrimonio: 4 miti da sfatare

psicologia del matrimonio

amore-matrimonioEcco 4 miti sul matrimonio a quali probabilmente molti di noi credono, ma che la ricerca psicologica attuale ha contribuito a mettere in discussione.

1. Convivere prima del matrimonio è sempre la scelta migliore

Recenti ricerche hanno sfatato il mito secondo cui una lunga convivenza prima del matrimonio sia la scelta migliore per tutte le coppie.

Nonostante un lungo periodo di convivenza, infatti, sposarsi segna comunque un’importante transizione che porta a nuovi cambiamenti. Nel momento in cui ci si sposa, molte delle idee su come dovrebbe essere la vita matrimoniale e su come dovrebbe comportarsi il proprio partner iniziano a farsi sentire. Queste concezioni, di solito poco affrontate e discusse, nascono già a partire dall’infanzia osservando la vita di coppia dei genitori, e si sviluppano durante l’adolescenza e la prima vita adulta generando specifiche aspettative. Può succedere che i comportamenti del partner non criticati durante la convivenza inizino a dare fastidio quando si è sposati. Stanley e colleghi hanno osservato che una parte delle coppie che decidono di convivere “scivolano” poi nel matrimonio senza troppo pensare all’impegno che esso richiede, spiegando una parte dei divorzi.

Un’altra curiosità: Treas e Giesen hanno studiato l’infedeltà di coppia e hanno trovato che le coppie che convivono tendono ad essere più infedeli rispetto a quelle sposate. A differenza delle coppie conviventi, le persone sposate sembrano fare un’analisi più approfondita costi/benefici prima di lasciare il proprio compagno. (…)

 

2. Discutere fa bene alla coppia

Fincham e Bradbury hanno studiato il ruolo della attribuzione di colpa all’interno del matrimonio, ossia come gli sposi spiegano le tensioni interne alla coppia e a chi attribuiscono la causa.

E’ molto frequente che, in caso di situazioni particolarmente faticose, la persona dia la colpa alle caratteristiche del partner, ad esempio al suo “egocentrismo”. Invece, nei matrimoni più felici e stabili, la coppia tende a minimizzare gli eventi negativi e guarda piuttosto a cause esterne per spiegarli.

Per esempio: chiedete a vostro marito di andare a ritirare i panni in lavanderia dopo il lavoro e di essere a casa puntuale per la cena, ma lui arriva a casa due ore dopo e senza i vestiti. Racconta che c’è stato un contrattempo inderogabile sul lavoro ed era così preso a risolvere il problema che si è dimenticato della commissione e di che ore fossero. Siete infastidite ma accettate le spiegazioni fornite, oppure rinfacciate a vostro marito che questo comportamento è tipico di lui e non dà mai priorità a quello che gli chiedete? La risposta che darete a questa domanda può essere predittiva di divorzio.

L’esperto di matrimoni Gottman, autore del libro “Perché i matrimoni riescono o falliscono”, ha inoltre suggerito che se si desidera far sì che il proprio matrimonio abbia successo occorre un rapporto 5:1, cinque gesti amorevoli per uno negativo. In più, Gottman sostiene che non è tanto importante l’argomento di discussione, ma è la modalità di affrontarla che favorisce o incrina il legame di coppia: ha delineato 4 modelli distintivi di interazioni distruttive che ha chiamato “I quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Ho già parlato diffusamente di questi 4 elementi che attentano alla relazione d’amore, se vi interessa approfondire li trovate in questo articolo.

3. Essere diversi amalgama la coppia

Da un certo punto di vista può essere anche vero che gli opposti si attraggono, tuttavia è ancora più vero che certe differenze fondamentali possono rappresentare un problema insormontabile. Una di queste è come ci si comporta davanti ai problemi. Esistono principalmente due categorie: le persone orientate ad affrontare il problema e quelle che scappano per evitare risultati negativi. Alcuni vedono le difficoltà come sfida per migliorarsi, altri come possibilità di fallimento (…). Può essere molto difficile vivere ogni giorno insieme a qualcuno che ha un approccio alle sfide opposto.

Il linguaggio è un ottimo indice per scoprire come le persone guardano il mondo. Per esempio, in terapia i pazienti che sono orientati a risolvere i problemi dicono che desiderano scoprire chi sono, i loro sentimenti e trovare finalmente la felicità e la stabilità, mentre quelli che tendono a scappare di fronte alle difficoltà dicono che vogliono iniziare la terapia perché si sentono confusi e depressi. L’obiettivo è lo stesso, ma l’approccio è opposto.

 

4. Le relazioni precedenti del partner non sono importanti e non devono interessare

Se sono innamorato, perché mai dovrei scavare nel passato e scoprire le relazioni del mio compagno?

C’è almeno un buon motivo: è bene ricordarsi che solitamente i comportamenti persistono e la personalità tende ad essere stabile nel tempo. Chiedere in maniera calma delle relazioni passate può essere utile non tanto per sottoporre il partner a un interrogatorio alimentando così la propria gelosia, ma per notare possibili somiglianze in modo da cogliere prima quali sono i segnali di allarme e così intervenire in modo differente. Se avete la fortuna di avere un partner interessato a modificare certi suoi aspetti, lavorare insieme può essere un’ottima strategia per consolidare la relazione. Tuttavia, non tutte le persone credono che sia possibile cambiare la loro natura, come sottolineato da Dweck nel suo articolo “Può la personalità essere cambiata?”. Alcuni credono che la loro intelligenza, i loro comportamenti emotivi e la personalità sono fissi: questi individui non sono i candidati ideali per mettersi in discussione. Altre persone, invece, hanno una teoria del Sé più malleabile e credono che sia possibile cambiare, certamente solo con tanto sforzo e impegno. L’autrice ha scoperto che quelli con una teoria del Sé malleabile sono desiderosi di apprendere, abili nel fronteggiare il fallimento, aperti al confronto con nuove sfide e capaci di lavorare sulle difficoltà della relazione. Quindi, una buona domanda da fare al vostro potenziale sposo è se la sua teoria del Sé sia fissa o malleabile 🙂 Il vostro futuro potrebbe dipendere anche da questo!

Vai alla fonte in lingua originale

Due libri “obbligatori” per chi è in procinto di sposarsi o per chi avesse voglia di approfondire questo articolo.

Il primo di Giulio Cesare Giacobbe “Come fare un matrimonio felice che duri per tutta la vita“;

Il secondo sicuramente  “Intelligenza emotiva per la coppia“, dell’ottimo Gottman;

Quella di sposarsi (e con chi sposarsi) e’ una tra le scelte più decisive che le persone prendono nella loro vita. Tuttavia, con un tasso di divorzi tra il 40 e il 50 % per il primo matrimonio, e del 60% per il secondo, non sembriamo essere così abili in questa decisione. Forse, il problema risiede in quello in cui crediamo circa il matrimonio. Uno sguardo agli studi scientifici rivela che molte delle nostre credenze circa il matrimonio sono errate…

Per conoscere invece 4 elementi che contribuiscono a rendere una coppia (sposata o non) sana, puoi guardare questo video

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.