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Festività natalizie e dintorni: 4 implicazioni psicologiche

psicologia natale

Come ogni anno, l’avvicinarsi delle festività invernali porta con sé alcuni tradizionali appuntamenti tra cui lo scambio dei regali, la beneficenza natalizia e, per qualcuno, la scrittura dei propositi per il nuovo anno. C’è chi, poi, questo clima di festa proprio non lo digerisce e può sperimentare il cosiddetto “holiday blues”, un deflessione dell’umore da festività natalizie.

Ecco un breve rassegna di alcune situazioni tipicamente natalizie lette da un punto di vista psicologico.

1. Beneficenza natalizia

In prossimità delle festività natalizie, molte realtà (supermercati, negozi, associazioni di volontariato) cominciano ad attivare raccolte di beni per le persone più svantaggiate o bisognose.

Alcuni di noi si lasciano coinvolgere volentieri in nome dello spirito natalizio, altri sono meno sensibili a questo tipo di iniziative e anzi ne sono quasi infastiditi.

A tal proposito, ecco un’interessante notizia: le ricerche hanno rilevato che spendere il proprio denaro per sostenere persone più bisognose ci rende molto più felici rispetto a spendere la stessa somma per noi stessi.

Sorprendentemente, questa generosità sembra universale. Uno studio pubblicato nel 2013 sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology che ha coinvolto soggetti provenienti da 136 nazioni, ricchi e poveri, ha scoperto che coloro che avevano donato del denaro in beneficenza durante il mese precedente riportavano un maggior benessere rispetto a coloro che non l’avevano fatto. Addirittura i ricercatori hanno stimato che l’effetto di azioni di beneficenza sul benessere è approssimativamente uguale al raddoppiamento del proprio reddito!

In un altro studio che ha coinvolto il Canada e l’Uganda, ai soggetti dal campione è stato chiesto di rievocare un mom
ento in cui avevano speso del denaro per se stessi o per qualcun altro. Le persone che avevano ricordato un evento in cui avevano speso una somma per un altra persona riportavano un livello più elevato di felicità rispetto a coloro che avevano pensato ad un’occasione in cui avevano comprato qualcosa per se stessi.. rafforzando l’ipotesi che dare sia davvero meglio di ricevere!

2. Desideri natakeep-calm-its-nearly-christmas-101lizi.. e possibili delusioni

Se Babbo Natale non vi porta tutto ciò che avete messo sulla lista dei desideri di quest’anno, ringraziate comunque 🙂

La ricerca riporta che i beni materiali non rendono felici. Naturalmente, tutti abbiamo bisogno che alcuni requisiti di base siano soddisfatti, ma una volta che si raggiunge un certo livello di benessere economico, più soldi non sembrano poter comprare più felicità, e anzi ottenere nuovi beni materiali è spesso deludente. In que
sto senso, alcuni studi hanno rilevato che il materialismo è spesso collegato con un minor benessere. 

“Una cosa deludente degli oggetti materiali è che spesso non portano con sé anche l’attitudine o la passione ad usarli, rimanendo qualcosa di fine a se stesso”, ha commentato Ryan Howell, uno psicologo che studia i rapporti tra consumismo e felicità presso l’Università della California. “Pensiamo che se scartiamo un nuovo utensile per fare dolci la mattina di Natale, diventeremo magicamente il tipo di persona che fa dolci.. ma non è così!”.

Inoltre, le persone spesso sottovalutano che possedere molti beni materiali, a fronte dei possibili benefici, ha anche numerosi costi: doversene ricordare, doversene prendere cura e sostituirli quando non funzionano più. In aggiunta, le persone tendono a confrontare ciò che possiedono con quanto posseduto da altri, creando una competizione sociale sgradevole senza considerare quanto la gente spende invece per fare esperienze, che è qualcosa di più prezioso del bene materiale.

In breve, una montagna di regali da scartare può anche farci sentire paradossalmente un po’ vuoti. Senza tutti questi oggetti “si perde un po’ del bagaglio a volte scomodo che questi beni materiali portano con loro”, ha detto Howell.

3. I propositi per il nuovo anno.. e la difficoltà a mantenerli

Sapete di cosa stiamo parlando: arrivato gennaio, ci promettiamo di apprendere nuovi comportamenti o di voltare pagina su vecchie abitudini, ed effettivamente lo facciamo… ma solo per un po’. Si tratta di uno spreco di energia inutile?

La risposta è no: anche solo cercare di fare qualcosa che reputiamo difficile può avere conseguenze positive sul nostro umore!

Questo è vero, ad esempio, per coloro che cercano di smettere di fumare, un processo che molti fumatori temono. Uno studio del 2010 pubblicato sulla rivista Nicotine & Tobacco Research ha infatti scoperto che i fumatori mostravano un aumento di umore mentre cercavano di liberarsi dal vizio della sigaretta, anche se poi non ci riuscivano. Coloro che invece non avevano mai provato a smettere di fumare durante il periodo di studio di 28 settimane riportavano i livelli più bassi in termini di umore.

Infatti, fissarsi obiettivi ambiziosi (naturalmente che siano realistici e non impossibili) è spesso connesso con un miglioramento della felicità, anche se tali obiettivi spesso comportano rischi maggiori rispetto a quelli più conservativi (…).

4. L’holiday blues (la depressione da feste)

L’allegria forzata che accompagna il periodo festivo può essere per alcuni qualcosa di opprimente. La ricerca suggerisce di abbracciare quella malinconia.

Infatti, il vero benessere non consiste nel provare solo felicità e nessuna emozione spiacevole e, come trovato da uno studio del 2012, anche le emozioni negative contribuiscono a rendere le persone mentalmente sane.

I ricercatori hanno esaminato 47 adulti che stavano seguendo un percorso psicoterapeutico. Ogni persona scriveva un resoconto dei suoi pensieri, sentimenti ed esperienze in terapia. Molti riferivano sentimenti contrastanti: ad esempio, gioia per una gravidanza, ma contemporaneamente tristezza per essere disoccupati. Una donna aveva descritto sentimenti di tristezza e impotenza, ma anche felicità per il fatto che stava cercando di migliorare la sua situazione attraverso la terapia.

Non sorprendentemente, più i sentimenti positivi riportati aumentavano e quelli negativi diminuivano, più il benessere dei soggetti migliorava. Tuttavia, anche coloro che riportavano emozioni di gioia miste a tristezza riportavano, successivamente, un aumento considerevole della felicità e del benessere percepito. Gli autori hanno commentato: “L’esperienza contemporanea di felicità e tristezza precede aumenti di benessere psicologico. Il vantaggio delle emozioni contrastanti sul benessere non è istantanea, ma si sviluppa nel corso del tempo. Cercare di eliminare i cattivi pensieri è, di conseguenza, controproducente”.

“Il trattamento psicologico non deve concentrarsi esclusivamente sull’eliminazione di esperienze emotive negative, dal momento che anche le emozioni negative possono essere fondamentali nel processo di miglioramento clinico”, hanno concluso gli autori.

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Visto l’imminente arrivo delle festività natalizie, ecco un articolo che affronta alcune situazione tipiche di questo periodo con un occhio psicologico 😉

Inoltre, i genitori che si stanno chiedendo come gestire con i propri figli la questione “Babbo Natale” possono dare un occhio a quest’altro mio contributo: La verità su Babbo Natale: che cosa succede quando i bambini la scoprono?

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.