Che cosa i sopravvissuti all'Olocausto possono insegnarci... sulla gratitudine - Psicologo Milano
rischi videogiochi
Videogiochi: i possibili effetti negativi
14 novembre 2015
videogiochi regole
Troppo tempo ai videogiochi? Vademecum per genitori
14 novembre 2015
Mostra tutto

Che cosa i sopravvissuti all’Olocausto possono insegnarci… sulla gratitudine

gratitudine

holocaust

La gratitudine può essere straordinariamente benefica per la mente. Essa costituisce un utilissimo espediente per aumentare la felicità, il benessere psicofisico e può rafforzare le relazioni.

In uno studio (Fox et al., 2015) recentemente pubblicato sulla rivista “Frontiers in Psychology”, un gruppo di ricercatori  dell’Università della California del Sud supervisionati da Antonio Damasio sono giunti a scoprire i correlati neurali del sentimento della gratitudine grazie ad una fonte completamente inaspettata: le testimonianze dei sopravvissuti dall’Olocausto.

Il dottor Glenn Fox, che ha condotto lo studio, ha commentato: “In mezzo a questa tragedia terribile, ci sono stati molti atti di coraggio e azioni volte a salvare le vite delle altre persone che stavano vivendo la stessa situazione. Spesso, quando pensiamo all’Olocausto, ci vengo in mente unicamente cose terribili. Invece, se ci soffermiamo ad ascoltare con attenzione le testimonianze dei sopravvissuti, scopriamo anche storie di incredibili virtù e di gratitudine per l’aiuto ricevuto”.

Nella ricerca sono stati coinvolti 23 soggetti che non avevano alcun collegamento con l’Olocausto.

Come prima cosa ai soggetti sono stati mostrati documentari sull’ascesa del Nazismo, sulla persecuzione degli Ebrei, sui campi di concentramento, sulla “Soluzione Finale” e, infine, sulla Liberazione.

Successivamente, ai soggetti è stato chiesto di leggere alcune storie basate sulle testimonianze dei sopravvissuti raccolte nel vasto archivio della USC Shoah Foundation e di immedesimarsi nei sopravvissuti stessi durante alcuni atti tipici di gentilezza che spesso si verificavano tra loro, ad esempio: “Sei stato malato per settimane. Un altro prigioniero, che è un medico, trova la medicina e ti salva la vita”. I soggetti dovevano, infine, dare un punteggio alla gratitudine sperimentata in ogni storia. Nel frattempo, l’attività cerebrale dei partecipanti veniva misurata tramite risonanza magnetica funzionale, cosa che ha permesso ai ricercatori di tracciare i circuiti coinvolti nella gratitudine.

I risultato hanno rivelato che il punteggio di gratitudine correlava con l’attività cerebrale in una parte della corteccia prefrontale mediale che comprendeva la corteccia cingolata anteriore e quella prefrontale mediale e dorsale. L’attività in queste regioni era stata precedentemente associata a processi di ricompensa e relativi alla cognizione morale, come la ricompensa successiva all’eliminazione di uno stimolo stressante (Leknes et al., 2013), le valutazioni soggettive di valore (Kringelbach, 2005; D’Argembeau, 2013), l’equità e le decisioni di tipo economico (Tabibnia and Lieberman, 2007; Weber et al., 2009) e i processi di autorefenialità (Denny et al., 2012; Araujo et al., 2013).

Il dottor Stephen Smith, direttore della USC Shoah Foundation, ha commentato: “Quando sono venuti a rilasciare le loro testimonianze preso la USC Shoah Foundation, molti sopravvissuti all’Olocausto hanno riferito di aver avuto molte occasioni in cui avevano sperimentato sentimenti di gratitudine, che fossero nei confronti di uno sconosciuto che aveva offerto loro del cibo o di un vicino di casa che aveva offerto loro un posto dove nascondersi. Questi piccoli atti di generosità li hanno aiutati a mantenere la loro umanità. Il modo in cui Glenn Fox è stato in grado di usare la testimonianze dei sopravvissuti dell’Olocausto nella sua incredibile ricerca sulla gratitudine dimostra perchè è così importante conservare le voci di persone che hanno vissuto tempi così oscuri”

 

Vai alla fonte in lingua originale

 

Alcuni ricercatori dell’università della California del Sud, coordinati dal Professor Antonio Damasio, hanno condotto un nuovo studio che ha permesso loro di identificare i correlati neurali della gratitudine.

L’aspetto interessante e sorprendente della ricerca risiede negli stimoli utilizzati dai ricercatori per evocare la gratitudine: le testimonianze di persone che hanno vissuto l’Olocausto.

Sembra davvero controintuitivo, ma non lo è. Scoprite i dettagli leggendo l’articolo di oggi…

Sempre rispetto alla gratitudine, numerose ricerche sono ormai concordi nel riconoscere la potenzialità di questo sentimento nel migliorare l’umore: qui un videotutorial in cui fornisco i miei 4 punti cardinali per imparare l’arte di essere grati.

Commenti
Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.